Tomba di Tutankhamon

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« Qui prima di noi c'era una prova sufficiente a mostrare che questa è veramente l'entrata di una tomba, e dal sigillo, mostrò a tutti che era intatta. [1] »
(Howard Carter)
KV62
L'ingresso della tomba
L'ingresso della tomba
Civiltà Antico Egitto (XVIII dinastia)
Utilizzo Tomba di Tutankhamon (sarcofago multiplo. Dal più vicino al corpo:

oro massiccio, due in legno dorato, granito,

tre cappelle in legno rivestito d'oro)
Epoca 1336 - 1327 a.C.
Localizzazione
Stato Egitto Egitto
Località Luxor
Dimensioni
Larghezza 40 m circa
Scavi
Data scoperta novembre 1922
Archeologo Howard Carter
Amministrazione
Patrimonio Tebe (Valle dei Re)

Coordinate: 25°44′33″N 32°36′37″E / 25.7425°N 32.610278°E25.7425; 32.610278

La Tomba di Tutankhamon (nota anche come KV62)[2] è il luogo di sepoltura, nella Valle dei Re, del giovanissimo sovrano della XVIII dinastia che salì al trono all'età di 9 anni e morì all'età di 18-20 anni[3]. Analisi eseguite nel corso degli anni dalla scoperta della tomba, non ultime analisi del DNA compiute nel 2009, hanno consentito di appurare che il faraone soffriva di diverse malattie, alcune delle quali ereditarie, ma si è ritenuto che a nessuna di esse possa essere imputata la morte[3]. L'esito di tali analisi, pubblicate nel febbraio 2010 sulla rivista statunitense JAMA (Journal of the American Medical Association), oltre a chiarire aspetti legati alla genealogia del Re, hanno diagnosticato che questi era affetto dal male di Kohler, a causa del quale era costretto a camminare appoggiandosi ad un bastone. Ciò giustificherebbe, peraltro, la presenza nella KV62 di 130 di tali oggetti le cui condizioni fanno intendere che si tratti di strumenti di deambulazione effettivamente usati e non di semplice corredo. Nel corpo di Tutankhamon è inoltre stata rilevata la presenza del parassita della malaria in forma grave, come suffragato anche dalla presenza di piante con proprietà analgesiche ed antipiretiche nella tomba stessa[4].

La tomba in trattazione porta il numero 62 ed è bene rammentare che le 63 sepolture principali della Valle dei Re sono numerate progressivamente (sigla "KV"= King's Valley, seguita da un numero); è inoltre utile tenere anche presente che la numerazione non ha nulla a che vedere con la progressione sul trono dei titolari; nel 1827, infatti, l'egittologo inglese John Gardner Wilkinson numerò le tombe già scoperte da 1 a 22 seguendo l'ordine geografico da nord a sud. Da tale data, però, ovvero dalla KV23 in poi, il numero corrisponde all'ordine di scoperta e, di qui, il numero 62 assegnato alla sepoltura del faraone fanciullo.

L'importanza della scoperta, forse la più famosa della storia dell'egittologia, risiede, prima di tutto, nel fatto che si tratta di una delle poche sepolture dell'antico Egitto pervenutaci quasi intatta, l'unica di un Sovrano e, conseguentemente, tra tutte quelle note, la più ricca. La scoperta di Howard Carter, il 4 novembre 1922, fu permessa dalle sovvenzioni di Lord Carnarvon.

Storia minima dello scavomodifica | modifica sorgente

Assonometria della tomba di Tutankhamon

Theodore Davis, un eccentrico avvocato americano, iniziò a scavare nella Valle dei Re nel 1902 e portò alla luce parecchie tombe, più attratto dalla ricerca di tesori che non dello studio archeologico, nei suoi scavi Davis "sfiorò" più volte (senza mai scoprirla) la tomba di Tutankhamon e suo fu lo scavo della KV54 che conteneva oggetti proprio del giovane Re (si ritiene trattarsi di Disseppellimenti di oggetti trafugati dalla KV62); egli considerò la KV54 essere, appunto, la vera tomba del Re tanto che dichiarò che la Valle non aveva più nulla da offrire[5]. Davis era in pessimi rapporti con Carter[6] e i due non perdevano occasione per colpirsi sul piano lavorativo; Carter accusava Davis di effettuare gli scavi senza alcun rilevamento e tanto meno effettuare relazioni sui reperti rinvenuti[7].

Nel 1903, per motivi di salute, era intanto giunto in Egitto anche un nobile inglese, George Edward Stanhope Molyneux Herbert, quinto conte di Carnarvon che, dopo aver tentato, con ripetuti insuccessi, di ottenere risultati archeologici validi, decise di affidarsi, nel 1907, ad un "archeologo" professionista scegliendo, così, Howard Carter che, già precedentemente aveva lavorato nella Valle. Dal 1907 al 1914 gli scavi, tra successi e sconfitte, consentirono alla coppia Carter-Carnavon di scoprire alcune tombe, ma il sodalizio venne interrotto dallo scoppio della prima guerra mondiale. Nel 1917 Carter riprese gli scavi nella Valle che, però, non fornirono i risultati sperati dal magnate inglese; cionondimeno gli scavi continuarono. In previsione del rinnovo della concessione di scavo, il direttore del Servizio delle antichità egiziano, Pierre Lacau, preavvertì Lord Carnarvon dell'impossibilità di rinnovare la concessione che sarebbe perciò scaduta nell'aprile del 1923, annullando così gli accordi già intervenuti tra lo stesso Carnarvon ed il precedente direttore del servizio, il francese Gaston Maspero[8]. Fu così che Carnarvon decise di non rinnovare la concessione e rientrò in Gran Bretagna. Carter, perciò, abbandonò momentaneamente gli scavi, e lo raggiunse ottenendo un'ultima campagna di scavo e giungendo, addirittura, a dichiarare di essere disposto a sostenerne personalmente le spese. Rientrato in Egitto il 1º novembre 1922, Carter fece spostare il campo di scavo proprio dinanzi all'ingresso della tomba KV9 di Ramses VI, faraone della XX dinastia, (in un triangolo ove aveva già lavorato parecchi anni prima, ma che aveva incomprensibilmente abbandonato). Qui erano precedentemente stati rinvenuti i resti (ritenuti archeologicamente privi di importanza) di alcune capanne costruite proprio dagli operai che avevano lavorato alla tomba KV9 e proprio in questo punto, tre giorni dopo, il 4 novembre 1922[9], venne scoperto il primo gradino di una scala di accesso ad un ipogeo (dalla figura sotto riportata, è possibile rilevare la sovrapposizione della KV9 alla KV62).

Ingressi relativi delle tombe KV9 su KV62

Il resto è ormai parte della storia dell'archeologia:

  • 1922
    • 4 novembre: scoperta del 1º gradino della scala ("A" nella planimetria che segue);
    • 5 novembre: portata alla luce l'intera Scala ("A");
    • 24 novembre: Carter si accorge che la tomba è stata violata[10];
    • 25 novembre: svuotato il Corridoio ("B");
    • 26 novembre: accesso all'Anticamera ("C") e scoperta dell'Annesso ("F");
    • 28 novembre: accesso alla Camera Funeraria ("D") ed al "Tesoro" ("E");
    • 29 novembre: apertura ufficiale della Tomba;
    • 30 novembre: prima conferenza stampa;
    • 27 dicembre: rimozione del primo oggetto dalla tomba (una scatola dipinta dall'Anticamera)[11];
  • 1923
    • 16 febbraio: apertura ufficiale delle Camera Funeraria;
    • 5 aprile: morte di Lord Carnarvon;
  • 1924
    • 12 febbraio: sollevamento del coperchio del sarcofago in granito;
    • 12 aprile: Carter, dopo una discussione con la Sovrintendenza alle Antichità, lascia gli scavi per un giro di conferenze negli Stati Uniti;
Apertura del sarcofago
  • 1925
    • 13 gennaio: Carter riprende le attività con una nuova concessione;
    • 13 ottobre: rimozione del coperchio del sarcofago più esterno;
    • 23 ottobre: rimozione del coperchio del secondo sarcofago;
    • 28 ottobre: rimozione del coperchio del sarcofago più interno e visione della mummia;
    • 11 novembre: inizia l'autopsia sulla mummia di Tutankhamon;
  • 1926
    • 24 ottobre: inizio dei lavori nel "Tesoro";
  • 1927
    • 30 ottobre: inizio dei lavori nell'"Annesso" (ultimati il 15 dicembre);
  • 1930
    • 10 novembre: 8 anni dopo la scoperta, vengono rimossi gli ultimi oggetti dalla tomba[12].

Planimetriamodifica | modifica sorgente

Planimetria della tomba KV62 con indicazione dei locali

Il complesso tombale è formato da un ipogeo che si sviluppa nel calcare del wadi[13]. Originariamente doveva esistere una grotta sotterranea, che gli scalpellini del Faraone regolarizzarono, dando forma di stanze a pianta rettangolari.

codice stanza dimensioni
m
area
A Scala 4,70 x 1,60 7,52
B Corridoio 7,60 x 1,70 12,92
C Anticamera 3,60 x 8[14] 28,8
D Camera funeraria 6,40 x 4 25,6
E Tesoro 3,80 x 4,70 17,86
F Annesso 2,60 x 4,30 11,18
Per un totale complessivo di poco più di 100 m²

Una scalinata (A) composta da 16 gradini porta ad un corridoio in leggera discesa (B), che conduce ad una sala rettangolare, denominata dagli archeologi "Anticamera" (C), da cui si dipartono gli accessi ad altre due camere: la "Camera Funeraria" che conteneva i sarcofagi (D) ed il cosiddetto "Annesso" (F)[13]. Il complesso ipogeo, mediamente, si trova a circa 8 m di profondità rispetto al piano della Valle, nelle immediate vicinanze della tomba KV9 di Ramses VI che, sia pure involontariamente come sopra visto, giocherà un ruolo importante proprio nella salvaguardia della sottostante KV62.

Dalla sala D si accede alla cosiddetta "camera del Tesoro" (E)[13]. Per quanto attiene le dimensioni (orientative) (le lettere fanno sempre riferimento alla planimetria sopra riportata):

Come si nota, si tratta, di una tomba molto piccola (almeno per gli standard della Valle dei Re); si ritiene infatti che la morte prematura del giovane sovrano abbia colto impreparati i dignitari che avrebbero optato, perciò, su una tomba già predisposta verosimilmente destinata ad Ay, alto funzionario a corte. Di fatto, si ritiene che la vera tomba di Tutankhamon, quella cioè di cui era iniziato lo scavo all'atto dell'ascesa al trono del giovane, sia da individuarsi nella tomba KV23 poi occupata dal successore Ay.

A. La Scalamodifica | modifica sorgente

Ad un piccolo ripiano iniziale, segue la scala vera e propria, ripida e breve, costituita da 16 gradini al termine della quale si trovava una "prima porta" murata ("ab" in planimetria).

Tomba di Tutankhamon

B. Il Corridoiomodifica | modifica sorgente

Dalla scala si diparte, sullo stesso asse, un lungo corridoio con inclinazione costante, verso il basso, di circa 18° chiuso, all'estremità opposta, da una "seconda porta" murata ("bc") abbattuta e sostituita, in tempi moderni, da una robusta grata[15]. Per avere una sensazione dell'immane lavoro svolto non solo dagli scavatori moderni, ma ancor più da quelli antichi, si consideri che giù per la scala "A", e lungo il corridoio "B", venne trasportato all'interno della tomba il sarcofago di granito del peso di quasi 430 kg che ospitava (ed ospita tutt'oggi) il corpo di Tutankhamon. All'atto della scoperta, scala (A) e corridoio (B) erano completamente riempiti di pietrisco[16] mentre le porte ("ab" e "bc"), che presentavano chiari segni di due aperture almeno da parte di ladri, e successive chiusure a cura dei funzionari preposti, recavano numerosi sigilli della necropoli tebana (il dio-sciacallo Anubi che sovrasta nove prigionieri con le braccia legate: i nemici dell'Egitto).

A proposito dei sigilli, nella tomba (specie sulle pareti murate) verranno trovati sette tipi di sigillo differenti tutti impressi sulle pareti fresche mediante una sorta di "timbri" verosimilmente in legno. Proprio la sovrapposizione di alcuni di questi timbri, ha consentito di individuare le cronologie dei fatti relativi alle incursioni ladresche.

C. L'Anticameramodifica | modifica sorgente

Statua di legno dipinto

La porta murata (bc) presentava segni di effrazione, di ricostruzione e di conseguente apposizione dei sigilli della necropoli[17]. Abbattuto il tramezzo che chiudeva il corridoio, Carter si trovò in un vasto locale (di circa 30 m²) che si sviluppa ortogonalmente rispetto al corridoio (B), da cui si accede, per mezzo di un gradino. Al momento dell'apertura l'anticamera era piena di oggetti accatastati alla rinfusa.

Spiccavano, sul lato sinistro dell'ingresso, i carri del re, smontati, mentre davanti alla porta troneggiavano tre letti zoomorfi[14], con l'iscrizione Osiride Nebkheperura e quindi esclusivamente funerari, di cui:
* il primo con le sponde laterali in forma di leonessa, nelle sembianze della dea Mehet che garantiva annualmente la regolare piena del Nilo e quindi indicava il rinnovamento;
* il secondo in forma di vacca, rappresentante la dea Mehetueret intimamente connessa al rito della rinascita di Ra e del re;
* il terzo presentava teste di ippopotamo, rappresentazione, come animale ibrido, della dea Ammut detta "la divoratrice di cadaveri" che, in questo caso, similmente a Nut, ingoiava il defunto per partorirlo rigenerato.

Sulla parete di destra (nord) gli scavatori notarono subito una "terza porta" ("cd" nella planimetria sopra riportata) murata. Il fatto che fosse presidiata da due statue in grandezza naturale fece intendere che doveva nascondere qualcosa di particolarmente importante. L'apertura di questa porta, secondo le leggi vigenti all'epoca, se si fosse trattato di tomba "intatta", sarebbe dovuta avvenire alla presenza del sovrintendente alle Antichità Lacau, ma questi delegò uno dei suoi assistenti, Rex Engelbach, che dopo aver annotato le considerazioni di Carter sulla violazione della tomba e successiva riapposizione dei sigilli, avvenuta durante l'antichità, il 26 novembre non si ripresentò al cantiere[18]; pertanto Carter, con cautela, sfondò la porta murata nell'angolo superiore sinistro[19] ed osservò l'interno, seguito poi da lord Carnarvon, sua figlia Evelyn e l'americano Callender, tecnico ferroviario in pensione e suo aiutante[20]. Poi richiuse il foro e fece applicare un cancello di legno sulla porta esterna. La stessa notte, il gruppo tornò alla tomba, dopo aver inviato un messaggio al Servizio delle Antichità, ma ben sapendo che lo stesso sarebbe stato ricevuto solo dopo l'orario di chiusura[21] e allargarono il buco; la prima ad entrare fu lady Evelyn, seguita dagli altri.

Cappella in legno laminato d'oro

Come tutto lasciava supporre, dietro questa porta si trovava la camera funeraria (D) quasi completamente occupata da una struttura in legno dorato, una sorta di cappella che, come successivamente si appurerà, ne contiene altre 3 prima di raggiungere il sarcofago in granito. Rimossi alcuni altri blocchi, il gruppo entrò anche nella camera funeraria, ammirandone il contenuto[22]. Questa apertura sarebbe poi stata coperta (e lo si può vedere chiaramente in tutte le fotografie della tomba) da una cesta rotonda poggiata e circondata su uno strato di frecce che abbondavano sul pavimento, o secondo un'altra fonte da steli di giunco[22].

D. La Camera funerariamodifica | modifica sorgente

Le pareti della camera di sepoltura. L'angolo visibile nella foto è quello rivolto in direzione Nord-Ovest.

La porta (cd), che separava l'Anticamera (C) dalla Camera Funeraria (D), venne demolita (con metodo e salvaguardando ogni possibile frammento dati anche i numerosi cartigli che ne ricoprivano la superficie), una volta sgombrata completamente l'anticamera, alla presenza di un "folto pubblico" (sono famose le foto di Carter e dello stesso Carnavon in camicia che attaccano la muratura con un piccone). Apparve una seconda parete, come si è visto, di legno completamente ricoperta d'oro[23] e pasta vetrosa di colore blu.

Questa "cappella" occupava quasi per intero la stanza più interna (si consideri che tra il soffitto della cappella e quello della camera funeraria c'erano meno di 90 cm, mentre tra le pareti di quest'ultima e quella della cappella c'erano meno di 30 cm) e presentava le porte ancora chiuse e recanti il sigillo della necropoli.

Cappella in legno laminato d'oro

L'apertura della "prima cappella" ne rivelò una seconda (su cui era stato disteso un telo di lino con "rosette" in bronzo), quindi una terza ed una quarta prima di giungere al sarcofago vero e proprio, in granito, del peso sopraindicato di oltre 430 kg. Si tratta, peraltro, dello stesso sarcofago che, ancora oggi, è possibile ammirare nella camera funeraria di KV62 e che, sostituito il coperchio in granito (peraltro spezzato), con una lastra di vetro, ospita ancora uno dei sarcofagi antropomorfi (il primo per l'esattezza in legno ed oro) e le spoglie mortali di Tutankhamon.

Sarcofago in quarzite "brown"

Si tratta dell'unica camera dipinta della tomba; su una delle pareti (quella peraltro riportata nella foto qui accanto) sono rappresentate le ore della notte, che il sole deve attraversare durante il suo percorso notturno, sotto forma di scimmie. Su un'altra parete è visibile Ay, successore di Tutankhamon, che officia, sul corpo del suo giovane predecessore, la cerimonia dell'"apertura degli occhi e delle orecchie". Per i sostenitori del complotto che avrebbe portato a morte il re diciottenne, in questa rappresentazione sarebbe immortalato l'autore, o il mandante, dell'omicidio del Re. Ay, infatti, svolge la cerimonia che era prevista per l'erede al trono, ma indossa già i simboli della sovranità e sul suo capo è riportato il cartiglio con il suo Nome di incoronazione (o prenomen, o Nesut Bity). Tale situazione apparirebbe anormale poiché, prima della cerimonia rappresentata, non potevano coesistere (se non come correggenti, cosa che non risulta) due Faraoni e la cerimonia di insediamento del successore non poteva avvenire se non dopo che il defunto Tutankhamon si fosse "trasformato" in Osiride, ovvero proprio dopo la cerimonia dell'"apertura degli occhi e delle orecchie".

I sarcofagi antropomorfi e la maschera d'oromodifica | modifica sorgente

Casse interne

All'interno del sarcofago di granito, proseguendo in questa sorta di "matrioska", venne rinvenuto un primo sarcofago antropomorfo in legno rivestito d'oro, cui ne seguì un secondo, della stessa fattura, ed un terzo in oro massiccio, alto 188 cm, di spessore variabile da 2 a 3 mm, e del peso complessivo di circa 110 kg[24]. Nella figura a lato lo schema degli strati della serie di casse contenenti la mummia, dalla Cappella più esterna al sarcofago d'oro.

Maschera funeraria di Tutankhamon esposta al Museo Egizio del Cairo

Gli occhi, originariamente in calcare e ossidiana, sono andati perduti per decomposizione. Le braccia del re sono incrociate sul petto e recano il flagello ed il bastone pastorale ricurvo, simboli di Osiride, col significato regale di protezione e di guida. Ma anche la rimozione di questo sarcofago non doveva consentire agli scopritori di guardare, infine, in faccia Tutankhamon; la mummia, finalmente rivelata, portava sul capo, infatti, quello che è oggi, sicuramente, l'oggetto più famoso della iconografia egiziana e che, da solo, basta a caratterizzare l'intera avventura dell'egittologia: la maschera d'oro.

Si tratta di una sorta di "casco", in oro massiccio, lapislazzuli e paste vitree, che riproduce le fattezze del giovane Re, del peso complessivo di circa 10 kg[25]. Tutankhamon indossa il "nemes", sulla fronte reca le due dee protettrici dell'Alto e Basso Egitto (Nekhbet l'avvoltoio ed Uto il cobra); gli occhi, truccati secondo l'usanza, sono in quarzo ed ossidiana e sopracciglia e trucco sono realizzati in lapislazzuli.

Retro della maschera

Il retro della maschera è, infine, decorato con geroglifici del capitolo CLI (151°) del Libro dei Morti[26]. Il geroglifico è ripartito in tre divisioni, incastonate tra due figurine uguali: Anubis, lo Sciacallo divino, tra due figure antropomorfe a forma di mummia. La sezione di mezzo è a sua volta ripartita in tre suddivisioni e porta l'immagine di Iside e Neftis alle estremità del catafalco funebre.
Nella parte superiore si dice:

  • Osiride solleva il tuo ciglio e la tua testa. Osiride sulla sua Montagna! Il momento nefasto è respinto! Io sono qui per respingere la tua ora e per proteggere Osiride. Ho respinto Ra da Osiride.

In mezzo c'è scritto:

  1. Dice Iside: io giungo con i soffi, io vengo per essere la tua protezione. Io do i soffi alle tue nari, il vento del Nord che proviene da Atum.
  2. Dice Anubis, residente nella Tenda: Io ti do la giustificazione, io pongo le mie braccia su di te, Osiride per il tuo bene e per farti vivere.
  3. Dice Neftis: Io veglio su di te, Osiride.

Nella parte inferiore:

  • Dice colui che batte la sabbia: Io imploro l'Essere nascosto il cui braccio ostacola chi lo respinge verso la fiamma dell'orizzonte. Io vengo sulla mia strada per proteggere Osiride e ciò fatto torno per la mia strada.

E. Il Tesoromodifica | modifica sorgente

Statua in legno di Anubi

Dalla camera funeraria (D), attraverso un passaggio (non murato), si accede al cosiddetto "Tesoro" (E). Il nome assegnato a questa stanza può trarre in inganno giacché in questo locale non vennero, di fatto, immagazzinati oggetti e suppellettili di pregio particolare rispetto a quelli che vennero rinvenuti nelle altre camere. In meno di 20 m² erano tuttavia conservati o comunque immagazzinati, una gran quantità di oggetti del corredo funebre, specie di natura religiosa, come una statua di Anubi.

Vasi canopi

In particolare, si trovarono i vasi canopi, contenenti i visceri estratti da Tutankhamon e conservati in vasi di alabastro e due piccole mummie, che erano due figlie del faraone, morte appena nate[27].

F. L'Annessomodifica | modifica sorgente

Tornati nell'anticamera gli scopritori notarono, tuttavia, che sotto uno dei letti funebri (ed esattamente quello recante le teste di Ammut) era visibile una "quarta porta" murata ("cf" nella planimetria sopra riportata) l'apertura della quale consentì di accedere ad un altro locale, denominato "annesso" (F), il cui pavimento (così come peraltro quello della camera funeraria) si trovava ad un livello inferiore, a quello dell'anticamera, di circa 1 metro. Questa porta venne poi aperta il 17 febbraio, in una cerimonia che vide la presenza di molte autorità, tra le quali avrrebbe dovuto comparire anche la regina del Belgio che però rinunciò a presenziare alla cerimonia.[28]

Gli oggetti trovati nell'annesso, prevalentemente cibo, oli e unguenti preziosi, erano in uno stato di estremo disordine[29] certamente a causa, come sopra scritto, delle due ruberie di cui la tomba era stata oggetto. In entrambi i casi, tuttavia, verosimilmente i ladri (viste anche le dimensioni delle brecce rinvenute nelle porte) avevano potuto asportare solo piccola oggettistica di valore o contenitori di profumi ed unguenti preziosi. Una serie di piccoli contenitori venne rinvenuta, così come un involto contenente alcuni anelli, nel corridoio di ingresso mentre una delle tombe della Valle (KV54) conteneva altri oggetti recanti il nome di Tutankhamon tanto che, i primi scopritori, ritennero che proprio quella fosse la tomba del Re, già rinvenuta e depredata.

La mummia di Tutankhamonmodifica | modifica sorgente

Flagello e pastorale

Come visto sopra, trattando della Camera Funeraria (D), il sarcofago in granito, protetto da una serie di cappelle in legno ricoperto d'oro, conteneva a sua volta tre sarcofagi antropomorfi che racchiudevano il corpo mummificato di Tutankhamon con il capo coperto dalla famosa "Maschera d’oro"; sul torace, inoltre, due lamine d'oro riproducevano le mani che impugnavano i due scettri (il flagello ed il pastorale)[30]. Il corpo del Re, tuttavia, aderiva fortemente al sarcofago d'oro a causa della gran quantità di unguenti versati che avevano fatto corpo unico bloccando ogni possibilità di rimozione senza danneggiare i resti mortali di Tutankhamon. Carter tentò in vario modo di limitare il danno (come vedremo nel paragrafo seguente), con risultati negativi, cui seguirono metodi drastici che spezzeranno il corpo del re in vari pezzi. Sul capo il re recava una "coroncina" riproducente le dee protettrici (Nekhbet ed Uto) e cartigli con una delle prime varianti del nome del dio Aton[30].

Pettorale

Tra gli innumerevoli giri di bende, gli scopritori rinvennero circa 150 oggetti tra amuleti e gioielli (anelli, bracciali, collane). Di particolare interesse, due pugnali con fodero in oro, di cui uno lungo la coscia destra e l'altro infilato in una sorta di cintura in vita. Mentre il primo presentava la lama in oro, il secondo è da considerarsi il più "prezioso" con la sua lama in ferro (verosimilmente di origine meteoritica) ancora lucida e non arrugginita. Il ferro infatti, come noto, non era usuale in Egitto in questo periodo storico; si deve perciò ritenere che l'arma sia stata un dono verosimilmente di origine Ittita.

Tutankhamon: omicidio o incidentemodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tutankhamon.

Tre anni dopo la scoperta della tomba, l'11 novembre 1925 il Dr. Douglas Derry inizia, nel corridoio principale della tomba di Sethy II, l'autopsia sul corpo di Tutankhamon (a proposito della "maledizione" di Tutankhamon, è appena il caso di notare che Derry morirà nel 1969 a 87 anni). Come sopra visto, il corpo del Re, a causa degli unguenti versati nel sarcofago, vi aderisce saldamente e Carter, nel tentativo di staccarlo tenterà ogni possibile strada cercando il più possibile di limitare il danno: il sarcofago verrà perciò esposto al calore del sole (sperando sciolga gli unguenti) nonché a quello delle forti lampade e, addirittura, direttamente sul fuoco giungendo quasi al limite della temperatura di fusione dell'oro. Infine Carter tenterà di staccare il corpo con coltelli arroventati, ma l'effetto finale sarà che il corpo risulterà fratturato in più parti.

Derry stabilì che in vita il Re doveva essere poco più alto di 163 cm (forse 165,5) (circostanza confermata ad una seconda autopsia del 1968 svolta dal prof. Harrison) ovvero esattamente l'altezza delle due statue di colore nero che si trovavano ai fianchi della porta della Camera Funeraria (D) all'atto della scoperta. In base all'esame dell'ipofisi, inoltre, si stabilì che il Re doveva avere tra i 17 ed i 19 anni al momento della morte (nel 1968, sulla scorta dello stato di eruzione del 3° molare – il dente del giudizio - si abbassò tale età a 16-17 anni).

Cranio deformato

Di particolare interesse le somiglianze riscontrate (sia da Derry nel 1925 che da Harrison nel 1968) tra il cranio di Tutankhamon e quello dell'occupante la tomba KV55 con cui, peraltro, corrisponde anche il gruppo sanguigno A2. Dalle radiografie del 1968, inoltre, si appurò che il Re non era morto di tubercolosi (come precedentemente suggerito), e che all'interno del cranio era visibile un frammento osseo che, secondo gli specialisti, poteva comunque essere stato causato "post-mortem", da manovre degli imbalsamatori.

Ugualmente non venne considerata causa di morte la lesione alla base del cranio (nella zona occipitale) ove era rilevabile un considerevole ispessimento dell'osso (il cosiddetto "callo osseo dovuto ad una frattura). Il fatto stesso che ci fosse un ispessimento significava, infatti, che l’uomo era rimasto vivo almeno per due o tre mesi dopo il colpo.

Nel gennaio 2005, il corpo di Tutankhamon è stato sottoposto a tomografia computerizzata (TAC) i cui esiti sono stati pubblicati nel marzo dello stesso anno. I risultati delle analisi attribuivano la morte di Tutankhamon ad un'infezione a seguito di una frattura del femore sinistro.

Il mistero della morte di Tutankhamon era ancora lontano dal potersi dire risolto giacché il referto non chiariva definitivamente le circostanze del decesso: in quell'ipotesi l'"infezione fulminante" derivava o da un'infezione tetanica, o dalla somministrazione di un veleno. Se era stato somministrato un veleno, era verosimile che le tracce potevano essere sparite in seguito alla procedura di mummificazione e si auspicavano dati ulteriori dall'analisi batteriologica del contenuto dei vasi canopi, che ospitavano le visceri del defunto: nei resti organici veniva ritenuto possibile rinvenire traccia delle tossine batteriche, o di spore tetaniche o di altre infezioni sporigene.

Nuovi esami genetici e batteriologici, pubblicati nel febbraio 2010, hanno iniziato a rispondere a quelle domande, appurando che la morte poteva essere verosimilmente avvenuta per una necrosi ossea complicata da un'infezione malarica grave di tipo tropicale[3]. Queste analisi hanno inoltre diagnosticato come il faraone fosse affetto dal male di Kohler, che lo costringeva a camminare con un bastone[4].

Che si sia trattato di una morte prematura, tuttavia, appare peraltro confermato dal contenuto delle cosiddette "Lettere di Amarna" qualora si voglia riconoscere nella "Regina vedova", che richiese al re degli Ittiti un figlio da rendere Faraone, proprio Ankhesenamon, figlia di Akhenaton e sposa di Tutankhamon.

Oggetti rinvenutimodifica | modifica sorgente

Premesso che gli oggetti rinvenuti ammontano a circa 6.000 pezzi, la loro rimozione dalla KV62 avvenne, molto lentamente, secondo schemi organizzativi di certo degni di nota e, fondamentalmente, alla base di ogni ricerca archeologica (ed in tal senso si deve ringraziare che la tomba non fosse stata scavata da Theodore Davis che, come sopra evidenziato, non era solito usare cautela alcuna nelle attività di recupero e conservazione). Carter sfruttò le tombe già scoperte in supporto delle sue operazioni[31]; in particolare:

  • la tomba di Ramses XI KV4 come magazzino degli oggetti di minor valore (Scala e Corridoio);
  • la tomba di Sethy II KV15 come magazzino principale, come laboratorio e studio fotografico, nonché come sala da pranzo e dormitorio;
  • la misteriosa KV55 come camera oscura per lo sviluppo delle lastre del fotografo Harry Burton[32].

Ad ogni oggetto, o gruppo di oggetti, venne associato un contrassegno numerico, in loco, e la macchina fotografica venne sempre posizionata in modo che ogni oggetto comparisse almeno una volta.

Di ogni oggetto venne eseguito uno schizzo (a cura dello stesso Carter o di Arthur Mace) su schede numerate progressivamente. Gli oggetti vennero quindi riportati su una planimetria da Lindsley Foote Hall o da Walter Hauser (quest'ultimo solo per l'Anticamera).

Solo dopo queste operazioni, l'oggetto veniva finalmente rimosso e portato in laboratorio per il trattamento conservativo (eseguito da Alfred Lucas ed Arthur Mace) cui seguiva una nuova fotografia e la registrazione definitiva. Tutto questo sotto la pressione costante della stampa mondiale, che si lamentava della lentezza delle operazioni, del pubblico onnipresente (tra il 1º gennaio ed il 15 marzo 1926, ben 12.000 furono i visitatori) e dello stesso Governo Egiziano. Si consideri, a titolo esemplificativo, che lo sgombero dell'Anticamera, iniziato, come sopra indicato, il 27 dicembre del 1922, necessiterà di oltre 7 settimane.

Per il trasporto degli oggetti dopo l'imballo protettivo e l'incassamento, dalla Valle dei Re al vicino Nilo, vennero usati tratti di binario, nonostante il boicottaggio effettuato dal Servizio delle Antichità dell'Antico Egitto il cui direttore Lacau era un acerrimo avversario di Carter, di una ferrovia Decauville (a spinta manuale)[33], che furono, ogni volta, smontati posteriormente al trasporto e rimontati anteriormente tanto che per percorrere i pochi chilometri verranno impiegate oltre 15 ore.

La catalogazione di Cartermodifica | modifica sorgente

La tomba KV62, argomento di questa trattazione, era, secondo la numerazione delle scoperte di Carter, la numero 433 (dal 1915) e tale numero, pertanto, caratterizzerà tutta la catalogazione conseguente. Ad ogni oggetto, o gruppo di oggetti, venne assegnato un numero da 1 a 620. Gli oggetti appartenenti ad uno stesso gruppo furono invece indicati con lettere minuscole, singole o multiple, dell'alfabeto: a, aa, attacca, b, bb, c, cc ecc. ed ulteriori suddivisioni con numeri tra parentesi. Il gruppo 620 è anomalo giacché venne, a sua volta, suddiviso in sottocategorie da 620:1 a 620:123. Si ottenne così la seguente ripartizione, in funzione delle aree di rinvenimento:

  • 1a - 3 entrata e scala ("A" nella planimetria sopra riportata);
  • 4 prima porta murata ("ab" in planimetria);
  • 5a - 12t corridoio ("B");
  • 13 seconda porta murata ("bc");
  • 14 – 170 Anticamera ("C");
  • 28 porta murata tra l'Anticamera e la camera funeraria ("cd");
  • 172 – 260 camera funeraria ("D");
  • 261 – 336 tesoro ("E");
  • 171 blocchi della porta murata tra anticamera ed annesso ("cf");
  • 337 – 620:123 annesso ("F").

Dislocazione degli oggetti nei vari ambientimodifica | modifica sorgente

Come evidenziato sopra, trattando del metodo di catalogazione impiegato da Carter, oltre il 50% degli oggetti rinvenuti si trovava nell'Annesso ("F" in planimetria); tuttavia, gli altri locali erano ugualmente ingombri di suppellettili varie anche a causa delle incursioni ladresche che avevano messo a soqquadro l'ordine che, verosimilmente, doveva regnare in origine nella tomba. Corre qui l'obbligo di ricordare che, a parere dello stesso Carter, circa il 60% del gioiellame e dei prodotti più preziosi (come unguenti e profumi) è stato asportato già dall'antichità.

Entrata, Scala ("A") e Corridoio ("B")modifica | modifica sorgente

L'entrata, come si rammenterà, era nascosta dalle rovine delle baracche usatre dagli operai che avevano lavorato alla sovrastante tomba di Ramses VI (KV9) e già in quest'area vennero fatte piccole scoperte come un frammento di ostrakon di periodo ramesside. Lo svuotamento della "Scala" ("A") fornì invece alcuni oggetti (numeri da 1 a 3 nella catalogazione di Carter) tra cui spiccano: uno scarabeo di steatite verde trasparente intitolato a Thutmosi III, alcuni sigilli di giare o scatole probabilmente appartenenti ai contenitori saccheggiati dai ladri e frammenti di resina e turchese.

Nel Corridoio ("B") vennero invece rinvenuti (oggetti da 5 a 12t nella catalogazione di Carter) frammenti di vaso e di scatole, coppe, otri forse impiegati dai ladri per portar fuori più agevolmente sostanze liquide, pendenti in "fajence", rasoi in bronzo, la scatola di un collare, etichette in legno, frammenti di vetro.

Anticamera ("C")modifica | modifica sorgente

La maschera funebre di Tutankhamon conservata al Cairo

L'Anticamera si presentava in uno stato di "caos organizzato" e conteneva circa 700 oggetti (da 14 a 171 nella catalogazione di Carter). Agli scopritori balzarono subito agli occhi i tre letti funebri (sopra già menzionati) con testiere in forma rispettivamente di ippopotamo (la Dea Tueris protettrice delle nascite), di leone (o leopardo) e di vacca (la Dea Hathor)[34], nonché la componentistica, accatastata, di ben quattro carri di cui uno da "caccia", uno probabilmente da "guerra" e due da parata[34]. Il timone consentiva di aggiogare due cavalli per carro mentre sul pianale trovava posto una sola persona, oltre il conducente (si ritiene utile rammentare, per inciso, che il cavallo venne introdotto nell'Antico Egitto durante la dominazione Hyksos e che gli Ittiti, durante la battaglia di Kadesh cui partecipò Ramses II, disponevano di carri più pesanti che prevedevano un equipaggio di tre persone). Ancora dall'anticamera venne estratto, il 27 dicembre 1922, il primo oggetto che vide la luce dopo oltre tremila anni: una splendida cassa di colore bianco completamente dipinta con scene di caccia (numero 21 della catalogazione di Carter).

È interessante notare che solo questa cassa si presenta in posizione differente in due fotografie scattate da Burton prima che iniziassero le operazioni di svuotamento; si ritiene, infatti (e la circostanza è peraltro confermata dal diario del fratello di Lord Carnarvon), che sia stata utilizzata da Carter, unitamente ad una cesta rotonda in paglia che si nota sempre nelle foto scattate da Burton, per coprire un foro praticato, nella porta murata che dava accesso alla camera funeraria ("cd" in planimetria), prima ancora dell'apertura ufficiale della stessa che avverrà, lo rammentiamo, il 17 febbraio 1923 alla presenza di ospiti e Funzionari del Governo egiziano (scrive Mervyn, fratello di Lord Carnarvon "…Porch era nervoso come uno scolaretto, temeva potessero scoprire il foro che avevano già praticato…").

Camera Funeraria ("D")modifica | modifica sorgente

Schema scrigno e sarcofago

Come già più sopra scritto, la Camera Funeraria era quasi per intero occupata da un enorme "scrigno" in legno ricoperto d'oro (n. 1 nello schema sopra riportato e n. 207 della catalogazione di Carter). Per avere idea delle dimensioni di tale primo scrigno (5,08 x 3,28 x 2,75 m con pannelli in legno dello spessore di 32 mm), si consideri che, tra la parete della camera e lo scrigno, c'erano circa 60 cm anteriormente e posteriormente, e poco più di 30 cm lateralmente. In questa sorta di intercapedine trovavano posto vari oggetti, tra cui 11 remi della "barca solare", contenitori per profumi, lampade di cui una costituita da due rappresentazioni del dio Hapi che sorreggono un intricato nodo costituito dalle piante araldiche del Basso ed Alto Egitto da cui scaturisce, come un fiore di loto, la coppa (in alabastro) che conteneva l'olio per l'illuminazione.

Allo scrigno più esterno (n. 1) seguiva una impalcatura in legno (n. 2 nello schema) su cui era stato disteso un telo di lino (m. 5,5 x 4,4) di colore scuro su cui erano cucite, ad intervalli regolari, margherite in bronzo che, nel corso dei millenni, avevano strappato il supporto in tessuto[30].

Un secondo scrigno (n. 3), sempre in legno dorato (3,74 x 2,35), ne racchiudeva un terzo (n. 4) con rilievi simili al precedente (3,40 x 1,92) tratti da composizioni religiose[30].

L'ultimo scrigno, il quarto (linea non numerata, di colore nero, nello schema di cui sopra; n. 239 della catalogazione di Carter), era lungo m. 2,90 e largo m. 1,48. Sulle pareti di legno dorato era rappresentata la processione funebre mentre sul soffitto interno la dea Nut, il cielo, "abbracciava" con le sue ali il sarcofago in granito. Quest'ultimo, (lettera "a" nello schema) scavato in un unico blocco di quarzite di colore giallo (n. 240 di Carter, m. 2,74 x 1,47), presentava un coperchio in granito rosso (peraltro spezzato a metà probabilmente all'atto del posizionamento) che era stato colorato di giallo per similitudine con il sarcofago[30]. Carter valutò che tale differenza di materiali fosse dovuto all'adattamento di un coperchio preparato per un'altra tomba qui utilizzato per l'improvvisa morte del Re.

Il secondo sarcofago in legno ed oro

All'interno del sarcofago in quarzite si trovava (lettera "b") un sarcofago in legno (n. 253 di Carter), rivestito d'oro (quello che peraltro oggi ospita il corpo di Tutankhamon nella stessa Tomba).

Il 13 ottobre 1925 questo cofano venne aperto utilizzando nuovamente le quattro maniglie d'argento che erano state usate 3.000 anni prima per posizionarlo in chiusura. Al suo interno un secondo sarcofago (lettera "c"), pure in legno rivestito d'oro (oggi al museo del Cairo), che conteneva un terzo cofano (lettera "d") in oro massiccio (n. 255 della catalogazione di Carter) di meravigliosa bellezza al di là del valore venale dell'oro. Si comprese così il motivo dell'enorme peso riscontrato dagli scopritori quando avevano tentato di estrarre i tre sarcofagi dal loro letto in quarzite. Lungo 1,88 m, il cofano ha uno spessore medio di 27 mm ed un peso complessivo di oltre 110 kg.

Il terzo sarcofago in oro massiccio

Ma anche l'apertura di quest'ultimo sarcofago non doveva porre gli scopritori dinnanzi alle effettive fattezze del giovane Tutankhamon giacché la mummia, peraltro pesantemente danneggiata dalla gran quantità di resine utilizzate, "indossava" ciò che diverrà, da quel momento in poi, il simbolo stesso dell'archeologia e dell'egittologia, se non dell'intero Egitto: la Maschera d'Oro[30] (catalogata da Carter al numero 256a). Sul corpo del Re, come peraltro riportato sopra la Sezione "La mummia di Tutankhamon", vennero rinvenuti 150 oggetti simbolici tra amuleti ed gioielli tutti contrassegnati, da Carter, dal numero "256" e dalle lettere da "a" (la maschera d'oro) a "vvvv" (un poggiatesta in metallo).

Tesoro ("E")modifica | modifica sorgente

Dalla Camera Funeraria, una porta dava accesso al "Tesoro" ove, al momento della scoperta, troneggiava, protetto dalla statua di Anubi (il Dio sciacallo della necropoli su cui torneremo poi) lo scrigno dei vasi canopi. In legno dorato, come gli scrigni della camera funeraria, era sovrastato da una "merlatura" costituita da "urei" (cobra con il cappuccio aperto ed il disco solare sul capo) in oro e smalto nero, rosso e blu. Quattro divinità a "tutto tondo" (quindi non semplicemente in rilievo) proteggevano i lati dello scrigno alto quasi 2 m, e con i lati di 1,53 x 1,22 m: Iside, Nefti, Neith e Selkis, ciascuna identificata dal rispettivo geroglifico posto sul capo.

All'interno del cofano in legno, un secondo cofano, in alabastro, conteneva quattro vasi canopici, pure in alabastro, con coperchio costituito da un busto umano. All'interno di ciascuno di essi, piccoli sarcofagi in oro (alti circa 40 cm) contenevano i visceri del Re protetti dal nome di uno dei figli di Horo preposto alla tutela: Imsety per il fegato, Hapy per i polmoni, Duamutef per lo stomaco e Qebeshenuf per gli intestini.

Un ritrovamento fu particolarmente toccante in questo locale, quello di due sarcofagi in miniatura contenenti due feti[35] (verosimilmente figli della coppia Tutenkhamon-Ankhesenamon). Entrambi di sesso femminile, erano, rispettivamente al 5° ed al 7º-8º mese di gestazione. Quest'ultimo, lungo circa 30 cm, presentava la clavicola destra malformata, tracce di scoliosi e la spina dorsale bifida; se fosse nata, la piccola sarebbe stata deforme. Al feto era stata praticata una rudimentale mummificazione con una incisione addominale (2 cm circa sul lato sinistro), ma gli organi interni, forse, non erano stati asportati e nell'addome vennero inserite strisce di tela; anche il cranio era stato riempito di stoffa come si scoprì nel 1932, quando il Dr. Derry, che esaminò i due feti e la mummia dello stesso re, lo ruppe.

Il secondo feto, più piccolo del precedente, forse al 5º mese, lungo circa 25 cm, non presenta anomalie ed anche in questo caso, sia pure senza operare incisioni addominali, è stato sottoposto ad un procedimento di mummificazione (Derry nel 1932 ritenne invece il contrario).

Quanto alla statua dello sciacallo Anubi (alta circa 95 cm), questa, in legno ricoperto di resina nera, rappresenta lo sciacallo accucciato a guardia dei tesori del suo padrone e presentava un collare in oro[36] così come, in foglia d'oro erano stati sottolineati gli occhi (in calcite ed ossidiana) e l'interno delle orecchie; le unghie erano, invece, in argento massiccio[36] ed una sciarpa di lino ne cingeva il collo.

Complessivamente, il Tesoro conteneva 75 gruppi di oggetti (secondo la classifica di Carter), per un totale di circa 500 pezzi principalmente di natura puramente funeraria o religiosa. Lo svuotamento iniziò, alla fine di ottobre del 1926, proprio con la statua di Anubi (che ingombrava l'ingresso al locale). Interessante notare che anche in questa stanza erano penetrati gli antichi ladri che avevano, però, operato con discernimento, quasi scegliendo i contenitori da aprire e gli oggetti da asportare, come se ben conoscessero il contenuto della tomba.

Annesso ("F")modifica | modifica sorgente

L'Annesso, originariamente predisposto per ospitare oli, unguenti, profumi, cibi e vino[37], fu l'ultimo locale ad essere sgomberato, dalla fine di ottobre 1927 alla successiva primavera del 1928.

Nonostante le sue piccole dimensioni, conteneva circa 280 gruppi di oggetti, per un totale di oltre 2.000 pezzi. La stanza si presentava in gran disordine vuoi per il passaggio dei ladri, vuoi perché, evidentemente, in questo locale erano letteralmente stati accatastati, alla rinfusa, alcuni oggetti parte della refurtiva che i Funzionari della necropoli tebana avevano recuperata e che, originariamante, dovevano trovarsi nell'Anticamera. È da ciò desumibile che gli autori, quanto meno di una delle incursioni ladresche, furono individuati ed il materiale sottratto recuperato, ipotesi peraltro confermata dalla presenza di involti in tela contenenti anelli e bracciali già pronti per l'asportazione.

Lo svuotamento dell'Annesso fu particolarmente difficoltoso poiché il pavimento era così ingombro di materiali che gli archeologi furono, dapprima, costretti a recuperarli restando quasi sospesi nel vuoto con funi per creare lo spazio sufficiente ad appoggiare i piedi. Si rese inoltre necessario puntellare molti oggetti affinché, durante le operazioni di recupero, non crollassero su quelli sottostanti.

Tabella degli oggetti rinvenutimodifica | modifica sorgente

Nella tabella che segue, distinti per gruppi omogenei principali, gli oggetti ed i locali in cui furono rinvenuti (le lettere fanno riferimento sempre alla planimetria di cui sopra):

A B C D E F
Abbigliamento - - Green check.svg Green check.svg Green check.svg Green check.svg
Armi ed equipaggiamento - - Green check.svg Green check.svg Green check.svg Green check.svg
Carri ed equipaggiamento - - Green check.svg - Green check.svg Green check.svg
Equipaggiamenti da scrittura - - Green check.svg - - Green check.svg
Gioielleria, amuleti, monili Green check.svg Green check.svg Green check.svg Green check.svg Green check.svg Green check.svg
Lampade e torce - - Green check.svg Green check.svg Green check.svg -
Letti - Green check.svg - - - Green check.svg
Modelli di navi e barche - - - - Green check.svg Green check.svg
Oggetti rituali - - Green check.svg Green check.svg Green check.svg Green check.svg
Prodotti cosmetici - Green check.svg Green check.svg - Green check.svg Green check.svg
Regali al defunto Re - - Green check.svg Green check.svg Green check.svg Green check.svg
Scatole e ceste Green check.svg - Green check.svg - Green check.svg Green check.svg
Sedie e sgabelli - - Green check.svg - - Green check.svg
Sigilli (di vario genere) Green check.svg Green check.svg Green check.svg Green check.svg Green check.svg Green check.svg
Specie botaniche - Green check.svg Green check.svg Green check.svg Green check.svg Green check.svg
Strumenti musicali - - Green check.svg Green check.svg - Green check.svg
"Ushabty" ed oggetti collegati - Green check.svg Green check.svg - Green check.svg Green check.svg
Vino in contenitori Green check.svg Green check.svg - Green check.svg - Green check.svg

Attuale destinazione degli oggettimodifica | modifica sorgente

Gli oggetti rinvenuti nella tomba di Tutankhamon, come visto in numero di quasi 5.500, sono oggi conservati per la maggior parte al Museo Egizio del Cairo, in un'apposita area al secondo piano. Altri oggetti, non molti in verità ed alcuni di cui non si conosce la provenienza, sono distribuiti presso il "Metropolitan Museum of Art - Egyptian Art" (MET)[38], di New York, ed il "Griffith Institute" di Oxford, nel Regno Unito. Presso quest'ultimo, inoltre, è conservato anche l'archivio di Carter con gli appunti originali e le fotografie scattate da Harry Burton, fotografo del MET "prestato" gratuitamente, nel 1922, alla spedizione Carter-Carnarvon[39].

La "Maledizione di Tutankhamon"modifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Maledizione di Tutankhamon.

Una delle tante "leggende" sorte attorno a quella che fu, innegabilmente, una delle scoperte più importanti dell'archeologia è rappresentata dalla "Maledizione di Tutankhamon".

Fin dalla data della scoperta, novembre 1922, Carnarvon diede l'esclusiva mondiale, Egitto compreso, di tutte le notizie riguardanti la tomba al solo The Times[40] suscitando, come è intuibile, le pesanti lamentele non solo dei media, in generale, ma dello stesso Governo Egiziano che, in sostanza, si trovava dinanzi al paradosso di apprendere quanto avveniva sul suo territorio da fonti straniere. Tale tensione porterà successivamente, con l'avvento peraltro al potere della fazione più nazionalista e contraria agli inglesi, al ritiro della concessione alla vedova di Carnarvon, nonché all'allontanamento dello stesso Carter dagli scavi per circa un anno (1924-1925).

Appare tuttavia chiaro che quotidiani e periodici dell'epoca non potevano prescindere dal fornire notizie ai loro lettori su un fatto tanto eclatante e si videro costretti a scendere a patti con il The Times, per raccoglierne le briciole, e ad imbastire, spesso, articoli anche fantasiosi pur di rispondere alla egittomania dilagante.

In questo quadro, alle verità che trapelavano (in realtà molto poche), si sommarono articoli anche denigratori delle attività in corso e, tra le altre, dall'alone di mistero che circondava la figura del Faraone ritrovato, cominciò a serpeggiare (specie dopo la morte di Lord Carnarvon) la diceria che esistesse una maledizione che incombeva su tutti coloro che avevano preso parte alla spedizione; di qui la nascita di quella che, ancor oggi, viene detta la "Maledizione di Tutankhamon". Si disse che era stata rinvenuta una iscrizione, di fatto inesistente, secondo cui: "la morte verrà su agili ali per colui che profanerà la tomba del Faraone" e lo stesso Sir Arthur Conan Doyle (il "padre" di Sherlock Holmes) giunse ad attribuire la morte di Lord Carnarvon ad elementi, non spiriti o fantasmi, inventati dai preti di Tutankhamon per salvaguardare la tomba, dicendo "La causa immediata della sua morte fu la febbre tifoide, ma questo è il modo nel quale gli 'elementi' (maledizioni) che proteggevano la mummia potrebbero agire"[41].

La casa di Carter all'inizio della Valle dei Re.

In realtà, poco o nulla di misterioso accompagnò il decorso delle vite delle persone che furono i principali artefici della scoperta: Carter morirà, ad esempio, nel 1939, all'età di 65 anni e ben 17 anni dopo la data della scoperta ed il Dr. Derry, che eseguì la prima autopsia sul corpo di Tutankhamon, morirà addirittura nel 1969 all'età veneranda di 87 anni. La stessa Lady Evelyn, figlia di Lord Carnarvon, presente alla scoperta e tra le prime ad accedere alla tomba, morirà nel 1980, all'età di 79 anni.

La vita di Carter dopo la scopertamodifica | modifica sorgente

Carter completò il suo lavoro di catalogazione e conservazione degli oggetti della tomba KV62 nel 1932. L'anno successivo verrà pubblicato il terzo volume del suo giornale "La tomba di Tutankhamon" e gli ultimi anni prima della sua scomparsa saranno impiegati ancora per la preparazione del "Rapporto sulla Tomba di Tutankhamon" che appare, però, l'opera di un uomo ormai stanco e provato da questa straordinaria esperienza.

Carter muore il 2 marzo 1939 a Kensington (in Gran Bretagna) ricco di onore e di gloria, ma privo di onori pubblici. I suoi scritti passeranno ad una nipote mentre i suoi beni venduti all'asta nel dicembre 1939[42]; nel 1940 verranno invece venduti, anche questi all'asta, i suoi libri. Una parte della sua collezione di oggetti egiziani ritornerà al Cairo, al Museo Egizio, mentre un'altra parte verrà venduta a collezionisti privati sparsi per il mondo. La sua casa, all'ingresso della Valle dei Re, passerà al Metropolitan Museum of Art.

Stato attualemodifica | modifica sorgente

A tutto il 2007 la tomba era aperta ai visitatori, con un prezzo aggiuntivo rispetto a quello di accesso alla Valle dei Re. Il numero di visitatori è limitato a 400 al giorno dal maggio 2008.

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ (EN) Here before us was sufficient evidence to show that by Howard Carter. URL consultato il 23 agosto 2013.
  2. ^ (EN) Cronologia di Tutankhamon, University College London. URL consultato il 27 febbraio 2010.
  3. ^ a b c (EN) Zahi Hawass et al., Ancestry and Pathology in King Tutankhamun's Family (abstract) in The Journal of the American Medical Association, vol. 303, nº 7, 17 febbraio, 2010, pp. 638-647. URL consultato il 28 febbraio 2010.
  4. ^ a b Tutankhamon, chiarito il mistero della sua fine in Galileo, giornale di scienza e problemi globali, 17 febbraio 2010. URL consultato il 28 febbraio 2010.
  5. ^ Davis 2001.
  6. ^ Jacq 2001, p. 167 e p. 178.
  7. ^ Jacq 2001, p. 160.
  8. ^ Jacq 2001, p. 247.
  9. ^ (EN) Diario di Howard Carter dal 28 ottobre al 30 dicembre 1922, Griffith Institute. URL consultato il 28 febbraio 2010.
  10. ^ Jacq 2001, p. 273.
  11. ^ (EN) Diario di Arthur Cruttenden Mace dal 27 dicembre 1922 al 13 maggio 1923, Griffith Institute. URL consultato il 28 febbraio 2010.
  12. ^ (EN) Diario di Howard Carter dal 24 settembre al 10 novembre 1930, Griffith Institute. URL consultato il 28 febbraio 2010.
  13. ^ a b c (EN) Pianterreno della tomba di Tutankhamon, Theban mapping project. URL consultato il 28 febbraio 2010.
  14. ^ a b Jacq 2001, p. 281.
  15. ^ Jacq 2001, pp. 287.
  16. ^ Jacq 2001, pp. 274-277.
  17. ^ Jacq 2001, p. 276.
  18. ^ Jacq 2001, p. 277.
  19. ^ Jacq 2001, p. 278.
  20. ^ Jacq 2001, p. 278-279.
  21. ^ Jacq 2001, p. 280.
  22. ^ a b Jacq 2001, p. 284.
  23. ^ Jacq 2001, p. 283.
  24. ^ (EN) Sarcofago di Tutankhamon, Griffith Institute. URL consultato il 28 febbraio 2010.
  25. ^ Bongioanni e Croce 2003, p. 310.
  26. ^ Il libro dei morti degli antichi egizi. URL consultato il 28 febbraio 2010. (PDF)
  27. ^ Carter 1972, p. 189.
  28. ^ Jacq 2001, pp. 322-325.
  29. ^ Jacq 2001, pp. 326.
  30. ^ a b c d e f (EN) Sarcofago di Tutankhamon. URL consultato il 19 marzo 2010.
  31. ^ Jacq 2001, p. 306.
  32. ^ Jacq 2001, pp. 304-305.
  33. ^ Jacq 2001, pp. 345-350.
  34. ^ a b (EN) L'anticamera e i suoi contenuti. URL consultato il 19 marzo 2010.
  35. ^ (EN) Figli di Tutankhamon. URL consultato il 19 marzo 2010.
  36. ^ a b (EN) Tesoro di Tutankhamon. URL consultato il 19 marzo 2010.
  37. ^ (EN) L'annesso e i suoi contenuti. URL consultato il 19 marzo 2010.
    « Although it is the smallest of the four rooms in Tutankhamun's burial complex, the annex contained nearly half of the tomb's total contents. It was stacked with hundreds of reed baskets and pottery jars, containing provisions for the dead king. Royal furniture and elaborate urns were strewn among these ordinary objects. »
  38. ^ (EN) Tutankhamon, Metropolitan Museum of Art. URL consultato il 28 febbraio 2010.
  39. ^ (EN) Catalogo fotografico di tutti gli oggetti ritrovati nella Tomba di Tutankhamon, Griffith Institute. URL consultato il 27 febbraio 2010.
  40. ^ Brackman ed El Mallakh 1980, p. 82.
  41. ^ (EN) Sir Arthur Conan Doyle & the Curse of King Tut. URL consultato il 28 febbraio 2010.
    « It is impossible to say with absolute certainty if this is true. If we had proper occult powers we could determine it, but I warned Fletcher Robinson against concerning himself with the mummy at the British Museum.... I told him he was tempting fate by pursuing his inquiries, but he was fascinated and would not desist. Then he was overtaken by illness. The immediate cause of his death was typhoid fever, but that is the way in which the 'elementals' [curses] guarding the mummy might act. »
  42. ^ Jacq 2001, p. 433.

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

Sulla Valle dei Re e la scoperta della tomba KV62
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  • (EN) Nicholas Reeves, The Complete Tutankhamun: The King, the Tomb, the Royal Treasure, Thames & Hudson, 1995, ISBN 978-0500278109.
  • (EN) Nicholas Reeves, Richard H. Wilkinson, The Complete Valley of the Kings: Tombs and Treasures of Egypt's Greatest Pharaohs, Thames & Hudson, 1996, ISBN 978-0500050804.
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Su Tutankhamon
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  • Elio Moschetti, Horemhab, talento, fortuna e saggezza di un re, Ananke, 2001, ISBN 978-88-86626-86-6.
  • Christiane Desroches Noblecourt, Tutankhamon, Silvana Editrice, ISBN non esistente.
  • Philipp Vandenberg, Tutankhamon, il faraone dimenticato, Sugar, 1992, ISBN 978-88-7198-189-5.

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