Kagemusha - L'ombra del guerriero

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Kagemusha - L'ombra del guerriero
Kagemusha.jpg
Tatsuya Nakadai in una scena del film
Titolo originale 影武者, Kagemusha
Paese di produzione Giappone
Anno 1980
Durata 158 min (versione italiana)

179 min (versione integrale)

Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Akira Kurosawa
Soggetto Akira Kurosawa, Masato Ide
Sceneggiatura Akira Kurosawa, Masato Ide
Produttore esecutivo Francis Ford Coppola e George Lucas
Fotografia Takao Saitô, Masaharu Ueda
Montaggio Akira Kurosawa
Musiche Shinichirô Ikebe
Scenografia Yoshirô Muraki
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Kagemusha - L'ombra del guerriero (影武者 Kagemusha?, lett. "Guerriero ombra") è un film del 1980 diretto da Akira Kurosawa. È la storia di un ladruncolo che viene istruito per impersonare un signore della guerra per dissuadere i daimyo nemici dall'attaccare il vulnerabile clan.

Il film trae elementi dall'epoca Sengoku della storia giapponese. Il signore della guerra della vicenda è basato sul Daimyo Takeda Shingen e le scene di guerra sulla battaglia di Nagashino che si svolse nel 1573.

Il film è generalmente considerato un'ottima riproduzione del Giappone feudale, con le sue guerre intestine, ed anche la storia di un uomo con una doppia personalità, o più in generale la storia di un attore troppo innamorato del suo ruolo.

Una tesi filosofica importante ed evidentemente sostenuta dal film del grande maestro giapponese è l' idea che, se lo Stato o la società investe positivamente dando una nuova chance ad un individuo criminale o indegno, questo può lentamente ma finalmente far emergere in lui lati di intelligenza, nobiltà ed eroismo fino ad allora nascosti.


Tramamodifica | modifica sorgente

Nel breve prologo che precede i titoli di testa, il barone Nobukado presenta al fratello Takeda Shingen, capo del clan familiare, un ladro sottratto alla pena di morte; l'uomo gli somiglia come una goccia d'acqua, il condannato verrà utilizzato come kagemusha (sosia) di Shingen in caso di pericolo personale.

A metà del XVI secolo, Takeda Shingen è uno dei tre signori della guerra che si contendono la conquista della capitale imperiale Kyōto e la possibilità di unificare il Giappone. L'esercito del clan Takeda è impegnato nell'assedio del castello di Noda, i cui difensori sono allo stremo. Ogni sera tuttavia, appena cala l'oscurità, un soldato suona il flauto sugli spalti del castello e gli assedianti rimangono a ascoltare ammirandone la bravura. La notizia giunge alle orecchie di Shingen, che fa approntare un palco a breve distanza dalle mura per ascoltare la musica. Un cecchino nota i preparativi; al calare delle tenebre ferisce gravemente il capo del clan Takeda con un colpo di archibugio.

Il panico si diffonde tra gli assedianti. Ferito, Takeda Shingen lascia disposizione al figlio e ai baroni seguaci di tenere nascosta per tre anni la notizia della propria morte, per evitare di demoralizzare le truppe. Tuttavia la voce si diffonde tra gli eserciti dei signori della guerra suoi rivali, Tokugawa Ieyasu e Oda Nobunaga, per cui Nobukado, il fratello del defunto, convince gli altri vassalli del clan Takeda a utilizzare il kagemusha.

L’uomo fatica a inserirsi nel suo ruolo, viene fuori l’anima anarchica del ladro; durante la notte tenta di svaligiare una grossa giara nel palazzo e scopre che vi è nascosto all’interno il cadavere imbalsamato di Shingen. I capi del clan decidono che non ci si può fidare di lui e, controvoglia, optano per rivelare la morte del capo. Ma all’ultimo momento il kagemusha si scopre patriottico e accetta il suo ruolo. La sua straordinaria somiglianza inganna i feudatari e le concubine, e dopo qualche perplessità anche il nipotino e erede.

I nemici dei Takeda però non sono completamente convinti, e decidono di forzare la mano attaccando un castello di confine. Tra i Takeda, a mordere il freno è soprattutto Katsuyori, figlio del defunto ma scavalcato nella linea ereditaria. Muovendosi da solo con il suo esercito assedia una fortezza nemica, costringendo il clan a venire in suo soccorso. La presenza del sosia di Shingen spaventa il nemico, che sgombera il campo. La lunga scena di battaglia è ambientata di notte, nella confusione della scarsa visibilità, con proiettili vaganti che abbattono i cavalleggeri accanto al capo, baroni che gridano ordini di ritirata e contrattacco, reggimenti con divise di vividi colori che si precipitano giù da colline di sabbia, cavalleria che si muove sullo sfondo del riverbero di incendi.

Il kagemusha riesce a mantenere la finzione per quasi tre anni, il tempo stabilito dal defunto Shingen, ma un giorno si tradisce per un banale incidente. Mentre gioca con il nipotino, non resiste alla tentazione di montare sul cavallo del defunto signore, che lo disarciona. Le geisha accorse a soccorrerlo si accorgono che l’uomo non ha sulla schiena una ferita che lo rende riconoscibile.

È la fine della messinscena. Il kagemusha riceve un premio in denaro e viene allontanato, i feudatari decidono che Katsuyori Suwa, il figlio del defunto, è l’unico in grado di guidare il clan. Ma Katsuyori confida troppo nelle proprie possibilità, e muove con tutto l’esercito contro i nemici. Questi non aspettavano altro che una prima mossa dei Takeda.

I baroni tentano inutilmente di dissuadere il nuovo signore. Yeyasu e Nobunaga hanno fortificato una posizione inespugnabile a Nagashino. Katsuyori lancia testardamente le sue forze in un assalto allo scoperto contro uno spiegamento di fucilieri; i generali, che vedono la disparità di forze, si sottomettono al sacrificio. Una dopo l’altra, due ondate di cavalleria e una di fanteria si lanciano all’aperto contro le posizioni fortificate, e vengono sterminate prima ancora di entrare in contatto.

È la fine del clan Takeda. Il kagemusha, che ha seguito l’esercito di nascosto fino a Nagashino, cerca una morte inutile sul campo di battaglia, lasciandosi colpire a morte dalle armi da fuoco.

Criticamodifica | modifica sorgente

Dopo l'esperienza della produzione sovietica di Dersu Uzala, girato in Siberia, Kurosawa vorrebbe portare sullo schermo le Memorie dal sottosuolo di Dostoevskij, ma abbandona il progetto giudicato troppo impegnativo. Accarezzata, e rimandata, una trasposizione da Shakespeare (il Re Lear che diventerà il suo film successivo, Ran), il regista si immerge nell'immaginario del XVI secolo, al tempo della riunificazione nazionale del Giappone.[1]
Già nel 1944, durante la guerra, avrebbe voluto affrontare il soggetto, stimolato dalla possibilità di ricostruire la battaglia di Shidaragahara (設楽原, attualmente Shinshiro), ma i cavalli erano requisiti per le operazioni belliche; aveva quindi ripiegato sul soggetto di Quelli che camminavano sulla coda della tigre (1945).
La produzione fu possibile grazie all’interessamento di Francis Ford Coppola e George Lucas, ammiratori del regista giapponese; il film rappresenta il maggiore successo commerciale di Kurosawa. [2]
A Shidaragahara (1575), Takeda Katsuyori, figlio del defunto Shingen, lanciò l'esercito in un insensato attacco frontale contro le posizioni fortificate di Oda Nabunaga. Costui aveva rivoluzionato l'arte della guerra in Giapone introducendo l'uso sistematico delle armi da fuoco: i suoi fucilieri a Shidaragahara sterminarono non solo la fanteria e la cavalleria Takeda, ma l'intero clan con tutti i vassalli.
La ricerca sul colore raggiunge in questo film effetti sorprendenti, grazie soprattutto alle vivide uniformi militari e alle bandiere che ogni soldato porta sulla schiena (rosso sangue, vede brillante, azzurro, giallo), colori molto saturi sullo sfondo arido del paesaggio. La pellicola dà i risultati migliori nelle scene di massa girate con la luce incidente, all'alba o al tramonto, e soprattutto nella ricostruzione della battaglia notturna, durante la quale dona al film il grandioso tono epico di un affresco medioevale.[1] La scena finale della battaglia di Nagashino invece è risolta dal regista attraverso lo sguardo del kagemusha e di Katsuyori, che osserva a distanza: si sentono i colpi d’arma da fuoco, le urla, si vedono i fucilieri, ma soltanto dopo il terzo attacco suicida viene mostrato il campo di battaglia con il tappeto di caduti, i feriti ricoperti di sangue, i cavalli agonizzanti.

Le sequenze da citare sarebbero parecchie: la battaglia notturna e l'ecatombe conclusiva entrano di diritto a far parte dell'ideale antologia delle battaglie cinematografiche. Per l'arditezza degli scorci, dei volumi, delle prospettive e la potente scansione ritmica sono accostabili a La battaglia di San Romano di Paolo Uccello.[3]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia di Nagashino.

Curiositàmodifica | modifica sorgente

  • Nell'introduzione, l'attore Nakadai interpreta tre ruoli in un incredibile ed unico piano sequenza, ovvero quello del ladro, del principe Takeda e di suo fratello.

Riconoscimentimodifica | modifica sorgente

Il film ha vinto la Palma d'oro del Festival di Cannes 1980 ex aequo con All That Jazz - Lo spettacolo continua di Bob Fosse.[4] È stato candidato per il premio Oscar (per la migliore scenografia e per il miglior film straniero).

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ a b Aldo Tassone, Akira Kurosawa, Milano, L'Unità/Il Castoro, 1995.
  2. ^ Paolo Mereghetti, Dizionario dei Film, Baldini & Castoldi, 1998. ISBN 9788880891956.
  3. ^ Il Morandini 2013, Biblioteca Elettronica Zanichelli, cd-book versione 17-4-2012.
  4. ^ (EN) Awards 1980, festival-cannes.fr. URL consultato il 20 giugno 2011.

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente

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