Kazuo Shiraga

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Kazuo Shiraga (Amagasaki, 192411 aprile 2008) è stato un artista giapponese.

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Si unisce al gruppo Gutai nel 1955 lasciando il Gruppo O della Shineisaku Association. L'idea fondamentale del gruppo, nell'anno dopo la scoperta dell'informale, è la supremazia della materia e dell'azione sul pensiero, sullo schema e la composizione - idea che si manifesta sia nelle performance che nelle opere di Shiraga. Per la prima volta un action painting

"Non puoi ottenerlo pensandoci"

"Non puoi ottenerlo non pensandoci" (dallo Zenrin)

Inizia così il testo di Carla Lonzi per la Mostra di Kazuo Shiraga, all'ICAR di Torino il 7 marzo 1962.

Quando la tecnica del dripping di Jackson Pollock si affermò come una delle possibili tecniche del dipingere, sembrò che l'automatismo psichico avesse toccato con essa la punta estrema di liberazione del segno non solo da ogni esigenza di rappresentazione, il che era già avvenuto nell'astrattismo, ma da ogni possibile vincolamento del segno a significati precostituiti. In effetti, sia il modo stesso del dripping sia il risultato, quei grovigli ossessivi, poterono apparire privi di ogni mediazione intellettuale, momenti di una tensione certamente drammatica ma, insieme, sperimentazione di un reale che escludeva ogni dissidio.

Ma anche nelle opere più dirette dell'americano una trama mentale, una organizzazione del quadro secondo le analisi del cubismo sussiste sempre come reticolo luminoso che sostiene e accentra la disposizione dei segni colorati, li fa vivere - oltre l'immediatezza del loro vitalismo - in un possibile ordine formale.

Fu certamente uno dei motivi di frustrazione che portarono di nuovo Pollock alla figura l'accorgersi che, nello stesso momento che un braccio lancia il segno sulla tela, automaticamente si manifesta come un attento segnalatore della cultura del pittore e delle sovrastrutture ideali. Finisce che un ricordo del mondo, come particolari articolazioni formali, resta imprigliato nel procedere del dripping. Pollock lascia così un'opera in cui l'unicità del gesto pittorico e avvistata, ma non raggiunta, in cui la dissociazione, in tutti i suoi modi (coscienza-inconscio, spontaneità-controllo, ecc.), sussiste convulsamente fin nella struttura nervosa dell'artista. Questo dramma, che già una storiografia romanzesca ha trasformato in epopea con Pollock uguale "uomo di frontiera americano", è uno dei contenuti autentici degli ultimi anni della vicenda artistica e le figure che con lui meglio lo rappresentano, come Wols, sono quelle che aprono sul futuro. E con le opere di Shiraga lo stiamo forse, già toccando.

Si sa che Shiraga lavorava in questo modo: appeso a una corda si getta sulla tela stesa a terra e cosparsa di grumi di colore, che distende strisciandovi sopra con i piedi secondo il modo oscillatorio della corda medesima. Una tale tecnica, a prima vista solo una variante estremizzata di quella di Pollock, che certo costituisce il suo immedisto precedente, sembra tuttavia implicare un superamento sostanziale: la definitiva liberazione dallo schermo intellettuale e corrispondentemente, la sostituzione di un movimento naturale e completamento sciolto a un gesto ossessivo e contratto.








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