L'uomo del giorno dopo

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L'uomo del giorno dopo
Titolo originale The Postman
Paese di produzione USA
Anno 1997
Durata 177 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere fantascienza
Regia Kevin Costner
Soggetto David Brin (romanzo omonimo)
Sceneggiatura Eric Roth, Brian Helgeland
Produttore TIG Productions - Warner Bros
Distribuzione (Italia) Warner Bros (1998)
Fotografia Stephen F. Windon
Montaggio Peter Boyle
Effetti speciali Sony Pictures ImageWorks, Cinesite, Caliban Filmworks
Musiche James Newton Howard
Scenografia Ida Random
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

L'uomo del giorno dopo (The Postman) è un film del 1997, diretto e interpretato da Kevin Costner, basato sul romanzo post apocalittico Il simbolo della rinascita (The Postman, 1985) di David Brin.

Tramamodifica | modifica sorgente

2013, da qualche parte nel territorio di quelli che un tempo erano gli Stati Uniti d'America. Un uomo solitario bussa agli alti cancelli di uno sperduto villaggio in mezzo ai boschi. L'uomo è appiedato, disarmato e porta solo una borsa a tracolla. Gli sparuti abitanti del villaggio – abituati a soprusi e violenze di ogni tipo – non abbassano il fucile e gli chiedono di nuovo, diffidenti, chi egli sia mai. L'uomo solitario si tocca il berretto d'ordinanza, si sistema la borsa, e dice infine l'unica cosa che questi sopravvissuti non avrebbero mai e poi mai potuto aspettarsi: "Sono il vostro portalettere!"

Quindici anni sono passati dalla più terribile e più breve tra tutte le guerre della storia. La scarsa umanità miracolosamente sopravvissuta è tornata a dividersi in piccoli e distanti villaggi, come nel Medioevo; oppure si è unita al branco più forte e spietato di predatori, gli Holnisti, capitanati dal locale signore della guerra, il Generale Bethlehem. L'unica legge è la sua, quella del più forte, l'unica punizione per i deboli è la morte.

Può la venuta di un semplice postino, uno strano individuo che dice di essere al servizio del governo degli Stati Uniti ricostituiti, scatenare una serie di eventi in grado di cambiare il mondo, per i miseri disperati che non erano più capaci di alcuna speranza?

Del protagonista non sapremo mai il nome: egli vive ed entra nel mito semplicemente come il "portalettere" (The Postman). Tempo dopo egli stesso confesserà, in un momento di rabbia e sconforto, proprio alla donna che da lui ha voluto una figlia: "Ho solo strappato una vecchia uniforme ad uno scheletro. Ho finto di essere postino per poter mangiare!". Il solitario portalettere tuttavia ha ormai messo in moto, suo malgrado, un meccanismo rimasto sepolto nell'anima collettiva dei sopravvissuti. Posta uguale comunicazioni uguale civiltà. Quando non se l'era sentita di disilludere il giovane e sognante Ford, lo aveva nominato postino degli Stati Uniti, per scoprire tempo dopo che l'idea era stata altamente contagiosa e che un corpo regolare di postini stile Pony Express si era formato. Ragazzi ancora minorenni che rischiano la vita per portare a cavallo lettere, da una parte all'altra della vasta regione.

Ben presto le implicazioni tuttavia risultano chiare al sanguinario generale Bethlehem, signore della guerra pericoloso (e colto al punto di citare Shakespeare), che vede il suo piccolo impero in pericolo a causa della rinascente civiltà, dichiarando una spietata guerra ai corrieri. Il Portalettere – che ha sempre rifiutato la violenza – cede e, sciolto il rinato servizio postale, fugge. Ma nessuno può davvero sfuggire al proprio destino… Fino all'inevitabile confronto finale dove, nella cornice delle colline, si ritrovano schierati due opposti fronti di uomini a cavallo, pronti per la battaglia, come nordisti e sudisti durante la guerra di secessione.

Tematichemodifica | modifica sorgente

Kevin Costner con questo film torna alla scenario postatomico - come già era stato in Waterworld - unendolo però ad un'altra tematica molto presente nei suoi film, quella dei sogni, dei miti e dei valori del popolo americano (nel suo L'uomo dei sogni era il baseball), il tutto visto attraverso gli occhi di un eroe/antieroe dalla forte individualità, interiormente combattuto tra conformismo e ribellione, tra pace e guerra, come in Balla coi lupi girato sette anni prima.

Al contrario di quanto accade in alcune storie di anticipazione[1], in cui basta un piccolo incidente per far collassare il delicato "sistema" tecnologico della nostra società moderna, qui un piccolo gesto può rimettere in moto la civiltà apparentemente dimenticata: la consegna della posta, che parte come un pretesto motivato solo dalla sopravvivenza, ma diventa poi un modo per ribellarsi alla prepotenza degli Holnisti.
Inoltre Kevin Costner risuscita il filone Western di cui è un grande estimatore (lo testimoniano film come Wyatt Earp e Terra di confine) forse senza grande successo, ma proponendo in maniera molto originale il tema della speranza, più nascosto rispetto alla rievocazione del mito della Frontiera, ma presente lungo tutto il film.

Curiositàmodifica | modifica sorgente

Quando gli viene chiesto dal popolo del paese chi fosse il nuovo presidente del ricostituito Stato Unito d'America, Kevin Costner titubante dice che è Richard Starkey, meglio conosciuto come Ringo Starr, batterista dei Beatles.
Nel film compare in un cameo il cantautore Tom Petty nel ruolo di sindaco della cittadina di Bridge City. Al suo arrivo Kevin Costner dice "Io la conosco, lei è famoso". Questo è un chiaro riferimento alla reale carriera di Tom Petty negli Heartbreakers e in altri gruppi musicali.
In anni passati questo film è stato pubblicizzato talvolta come Il Postino. Successivamente però, il titolo fedele all'originale è stato sostituito, di sicuro per evitare confusione con il film omonimo con Massimo Troisi di qualche anno precedente.

Razzie Awardmodifica | modifica sorgente

Il film ha vinto diversi Razzie Award nel 1997:

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ La morte di megalopoli di Roberto Vacca

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente








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