L'uomo senza qualità

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L'uomo senza qualità
Titolo originale Der Mann ohne Eigenschaften
Autore Robert Musil
1ª ed. originale 1930-1942
Genere romanzo
Lingua originale tedesco

L'uomo senza qualità è un romanzo dello scrittore austriaco Robert Musil. In Italia è stato tradotto prima da Anita Rho e in seguito da Ada Vigliani e da Irene Castiglia.

L'opera racconta di Ulrich, un uomo ideale che, riassumendo in sé tutte le qualità o le non qualità del secolo appena iniziato, il Novecento, vive privo di reali interessi; questa situazione è descritta come vera e propria malattia della volontà. L'opera, che restituisce le vene emersoniane che percorrono l'opera dell'autoresenza fonte, afferma l'importanza del senso della possibilità, arrivando a sostenere che nel futuro le azioni si svolgeranno sempre di più nel pensiero piuttosto che "nella vita pratica".

Lontano da Oblomov, altro celebre svogliato letterario protagonista dell'omonimo romanzo di Ivan Goncharov, Ulrich rappresenta una critica a tutte le filosofie dei suoi compagni nella vita-romanzo, uomini archetipi del nuovo secolo, che a giudizio di Musil cercano di fuggire dal mondo; è certo che fa parte (in quanto personaggio) del "gruppo degli inetti", che ha come esponenti nella letteratura italiana ad esempio Zeno (protagonista de La coscienza di Zeno di Italo Svevo) o nei personaggi di Tozzi. È palese la vuotezza della cosiddetta "Azione Parallela", dove un grande comitato deve decidere con anni di anticipo quel qualcosa di grandioso che l'impero austroungarico dovrà realizzare per celebrare un suo importante anniversario che non potrà mai concretizzarsi; questo perché la data attesa cade dopo la prima guerra mondiale e dunque la dissoluzione dell'impero stesso (Musil inizia a scrivere il romanzo nell'immediato dopoguerra nell'ambito della Finis Austriae). Azione parallela è anche la trama esteriore del romanzo che è un accumulo di gesti velleitari e inconcludenti.

L'influenza del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche è evidentesenza fonte: quando Ulrich "desidera" salvare il criminale Moosbrugger è guidato da una filosofia prima che da un senso della realtà, totalmente alienato dal senso comune. Il romanzo, monumentale, vede l'autore non rinunciare mai alla propria onniscienza o inseguire sperimentalismi come quelli provati negli stessi anni dall'irlandese Joyce; Musil dubita della capacità e del senso di una narrazione: l'inizio del romanzo da lui giudicato arbitrario (trattandosi in effetti di un romanzo del Nulla) lo definisce una specie d'Introduzione così come il finale sarebbe stato una specie di Conclusione.senza fonte

Musil muore prima di concludere il proprio capolavoro mentre nel romanzo Ulrich abbandonava il comitato dell'Azione Parallela, e chiuso in casa con una sorella improvvisamente comparsa, cominciava esistenziali discorsi sull'Amore e il Sentimento sull'ombra di grandi suggestioni come l'ermafroditismo e il viaggio mistico. Il flusso del romanzo sembrava ormai approdato alla palude di una spettacolare immobilità, il tempo era trascorso nel mondo di Musil e dalla Finis Austriae negli ultimi anni di composizione erano già apparsi sulla scena il Nazismo e l'ideologia del Regno Millenario. Il Regno millenario di Ulrich è stasi, "mentalità delle vacanze", paura del vuoto, della morte, distruzione della comunicazione. Il particolare atteggiamento narrativo di Musil che lui stesso definisce del Saggismo contribuisce a rendere questo straordinario libro una vera bibbia del Nichilismo e dunque del Decadentismo.

Indice

I 10 caratteri e la Cacania modifica

Nel romanzo l'Impero asburgico viene con affettuosa ironia definito come "Cacania", la terra dove ogni attività statale, ogni documento, ogni proclama era sempre "Imperial-Regio" ("kaiserlich-Königlich" e dunque K-K che in tedesco appunto si legge Ka-Ka).

Molto più di una semplice nazione diviene per Musil quel perduto impero che specie nei suoi ultimi giorni si trasforma in categoria dello Spirito, in simbolo dell'Occidente, della sua Storia e forse in un profeta.

Se dunque una Nazione è Spirito e se lo Spirito agisce (non nella realtà ma sulla persona), occorre descrivere i legami che tale manifestazione spirituale intreccia coi suoi abitanti.

Musil definisce per ogni individuo nove caratteri impressionabili e modificabili dall'ambiente circostante: sono ruscelli che riempiono, ognuno col proprio contributo, quella conca che è la persona("carattere professionale, carattere nazionale, carattere statale, carattere di classe, carattere geografico, carattere sessuale, carattere conscio, carattere inconscio, e forse anche carattere privato").

Oltre a questi rivoli immissari esiste però anche un defluire, uno svuotamento dell'Io dovuto al decimo carattere inquadrato dall'autore come "la fantasia degli spazi non riempiti". Esso impedisce agli altri nove caratteri di essere presi sul serio, cioè permette all'uomo di essere completamente svuotato, di perdere di vista il valore della realtà affermando che non c'è ragione per cui questo valore esista, per cui l'esistenza sia sufficiente o tantomeno necessaria.

L'Avvenuto vede drasticamente ridotta la propria importanza. Gli eventi si spogliano della loro fondamentale rilevanza acquistando la leggerezza e la consistenza di una nuvola. La libertà di agire si tramuta in libertà negativa la quale non pensa a ciò che potrebbe fare, ma pensa a ciò che potrebbe pensare di poter fare, inserendo un ulteriore strato di riflessione.

Ovviamente il risultato di un prevalere del decimo carattere conduce a passività, ma ad una "passività attiva" (come la definisce Musil) ben diversa da una nichilistica e decadente "passività passiva". Ulrich-Musil prende dunque le distanze dalla narcisistica fiacchezza che sembrava affliggere la cultura del secolo superando la generazione letteraria degli "inetti".

Proprio in Cacania questo decimo carattere si percepiva particolarmente forte e drenava più velocemente di quanto gli altri riempissero; perciò l'Austria-Ungheria era "una nazione di geni", "lo stato più progredito del mondo", ma anche per questo, scrive Musil nostalgicamente andò in rovina.

Il senso della Possibilità modifica

Concetto chiave nella comprensione del romanzo è il "senso della possibilità", il passaggio che permette al libro di trascendere se stesso proiettando il protagonista dalle verbose quanto impalpabili sedute del comitato per l'Azione Parallela a quel tentativo di mistica, quasi incestuosa unione con la sorella Agathe.

L'uomo senza qualità è in effetti una sconfinata ontologia del possibile, una Bibbia del condizionale contrapposta al senso della realtà anche se con esso non in perenne conflitto. Il protagonista critica il mondo impedendosi di far sua, di possedere in toto una qualsiasi parte dell'esistente ("Eigenschaften", termine tedesco ormai tradizionalmente tradotto in italiano e inglese con "qualità", significa anche "proprietà").

Nella mente di Ulrich domina dunque la possibilità: ciò che è potrebbe benissimo non essere, o essere diversamente da come è; la realtà non ha nulla di necessario né tantomeno di definitivo ma è solo il concreto quanto momentaneo cristallizzarsi degli infiniti possibili che prima furono e che poi saranno. Da qui il non dare maggior peso a ciò che è rispetto a ciò che potrebbe essere e l'espansa "riflessione orizzontale" che caratterizza la saggistica del romanzo: Ulrich vede il mondo sorpassare se stesso nell'attimo stesso in cui tenta di giudicarlo, rapito dall'indefinibile indeterminatezza del reale, del suo tramutarsi in possibile.

Colui che sia afflitto dal senso della possibilità è uomo non pratico, imprevedibile nelle relazioni umane e, vedendo anche se stesso nel possibile, è senza proprietà, non può riconoscersi qualità reali: diviene un uomo senza qualità. Tutto ora è come è, ma tutto potrebbe diventare o essere diventato ugualmente diverso: ecco il motivo per cui la Cacania è "la nazione più progredita del mondo", ecco perché l'Azione Parallela non può giungere a conclusione, non è in grado di costruire nulla. Allo stesso tempo, ecco la ragione che spinge Ulrich verso quel "Regno Millenario" di compenetrazione mistica con la sorella.

Caso e Statistica. Genio e Mediocrità modifica

Fra gli innumerevoli temi toccati dal romanzo nelle sue migliaia di pagine si presenta con frequenza la distinzione fra mediocrità e genialità, la loro definizione, le colpe e i meriti che ad essi si assegnano.

Musil spesso utilizza paragoni scientifici, tratti dal mondo fisico e matematico (fu ingegnere, affascinato dalle teorie di Mach) per i suoi ragionamenti; in questo caso, rifacendosi alla teoria cinetica dei gas, paragona l'individuo e le sue idee ad una particella in moto casuale nel mondo. Così come il fisico è in grado di dare informazioni su pressione, temperatura ecc. di un gas semplicemente mediando l'imprevedibilità dei movimenti delle particelle, allo stesso modo per il mondo le informazioni significative giungono da medie. Dunque il Progresso, la situazione storica, le idee dominanti non sono che valori mediati in lento movimento, così come i parametri termodinamici in una trasformazione quasistatica.

Quello che appare è allora l'inutilità del moto personale: esso può essere secondo o contro corrente, verso l'alto o verso il basso, teso al futuro o rivolto al passato. Lo stato di un atomo in un gas è assolutamente ininfluente, in una popolazione così numerosa, sul comportamento del valor medio e "Dio e il mondo badano soltanto a lui e non a noi" scrive Musil. La Storia del mondo è allora Storia della mediocrità e questo è per Musil non senza scopo: tale configurazione permette di pesare gli alti e i bassi, la presenza di progressi e regressi, le forze e le debolezze, i diritti concessi e quelli strappati, in una parola l'"inafferrabilità spirituale" della vita giungendo a preservarne uno stato medio. La Storia è la media di milioni di storie, per definizione, e ad Ulrich pare assurdo ed infantile accusare il mondo di mediocrità: non è possibile rinfacciare ad una media la sua mediocrità.

Ulrich vede in tutto ciò non solo un ibrido compromesso di cui accontentarsi, ma una via di salvezza dell'umanità che per conservarsi deve guardarsi tanto dall'intraprendenza del genio quanto dalla stupidità (valori limite ugualmente pericolosi).

Tuttavia a distanza di centinaia di pagine Ulrich afferma con convinzione che il genio è "l'unico valore umano assoluto, anzi, l'unico valore umano e basta". Non è infrequente trovare apparenti incongruenze e contraddizioni interne nel romanzo. Il perno della questione è nello scoprire cosa sia la genialità e nella capacità di distinguerla dalle sue "imitazioni senz'anima". A tale quesito Ulrich non è in grado di rispondere e il suo ragionare, pur invogliato a penetrare il problema, si invischia nelle definizioni che man mano uomini celebri, filosofi e sapienti hanno dato del genio. Il punto di arrivo vede Ulrich paragonare le sue domande ad una meteorologia che non solo ignora che tempo farà domani, ma nemmeno sa quello che è successo ieri. Il giudizio della genialità è allora figlio dei tempi e vincolato al loro mutare: non siamo in grado di dire se qualcuno sarà genio o se qualcun altro in passato lo sia stato sebbene sia innegabile coglierne l'ombra ogni volta che si fanno strada nel mondo idee nuove. Tuttavia, nota il protagonista, non è affatto detto che la genialità sia espressione di grandezza d' animo e mente anzi, lo sperpero di energie e ambizioni spese nel tentativo di conquistarne la reputazione è da considerare più come uno scompenso dello spirito.senza fonte

Edizioni modifica

Edizioni originali
  • Der Mann ohne Eigenschaften, 1930-1933.
  • Der Mann ohne Eigenschaften, edizione critica a cura di Adolf Frisé, 1978.
Traduzioni italiane
  • L'uomo senza qualità, traduzione di Anita Rho, introduzione di Cesare Cases, Torino: Einaudi, 1956; 1962 (coll."Gli Struzzi"); 1962 (coll. "I Millenni").
  • L'uomo senza qualità, nuova edizione italiana a cura di Adolf Frisé, traduzione di Anita Rho, Gabriella Benedetti e Laura Castoldi, introduzione di Bianca Cetti Marinoni, Torino: Einaudi, 1996 (coll. "NUE"); 1997, 2005 (coll. "ET", ISBN 88-06-17382-0).
  • L'uomo senza qualità. Pagine inedite, traduzione e cura di Claudia Sonino, Milano: Il saggiatore, 1983 (coll. "Biblioteca delle Silerchie").
  • L'uomo senza qualità e scritti inediti, edizione e presentazione di Adolf Frisé, traduzione, note e bibliografia di Ada Vigliani, prefazione di Giorgio Cusatelli, Milano: Mondadori, 1998, 2001 (ISBN 88-04-41972-5).
  • L'uomo senza qualità, versione integrale dell'edizione originale, traduzione di Irene Castiglia, introduzione e cura di Micaela Latini, Roma: Newton Compton, 2013 (ISBN 978-88-541-4675-4),

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