La metafisica dei costumi

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La metafisica dei costumi
Titolo originale Die Metaphysik der Sitten
Kantmetafisicadeicostumi.jpg
Autore Immanuel Kant
1ª ed. originale 1790
Genere Saggio
Lingua originale tedesco

La metafisica dei costumi (titolo originale: Die Metaphysik der Sitten) è la più grande opera di Immanuel Kant per quanto concerne la filosofia morale e politica. Sebbene non fosse conosciuta quanto la Fondazione della metafisica dei costumi o la Critica della ragion pratica, fu riscoperta grazie a Mary J. Gregor e alla sua opera Laws of Freedom del 1963.

L'opera è divisa in due parti principali: la prima, la Scienza del diritto, si basa sull'interpretazione repubblicana delle origini della comunità politica come società civile e l'istituzione della legge positiva. Pubblicata separatamente nel 1790, la Scienza del diritto è uno degli ultimi esempi del repubblicanesimo classico nella filosofia politica.[1] La Scienza del diritto contiene la più matura delle asserzioni di Kant sul progetto della pace e un sistema di legge per garantire i diritti individuali. La seconda parte, la Scienza della virtù, tocca temi legati allo sviluppo morale della persona.

Possono essere usate anche le traduzioni alternative "Dottrina del diritto" e "Dottrina della virtù".

Struttura dell'operamodifica | modifica sorgente

La metafisica dei costumi è divisa in due parti fondamentali ossia la dottrina del diritto e la dottrina della virtù: la necessità di questa partizione è esplicitata a più riprese nell'opera dallo stesso autore; nel capitolo XIV intitolato "Il principio di distinzione della dottrina delle virtù dalla dottrina del diritto" Kant sottolinea che questa distinzione "si fonda sul fatto che il concetto di libertà,comune ad entrambe le dottrine,rende necessaria la divisione dei doveri in doveri della libertà esterna e doveri della libertà interna". Inoltre l'opera consta di due prefazioni e di due introduzioni, quest'ultime relative rispettivamente alla metafisica dei costumi ed alla dottrina delle virtù. Inoltre la dottrina delle virtù è divisa in due parti fondamentali che sono la "dottrina degli elementi",suddivisa in "dogmatica" e "casuistica", e"dottrina del metodo" a sua volta suddivisa in "catechesi" ed "ascetica".

Qual è il motivo che conduce Kant ad introdurre una dottrina del metodo in ambito etico e non in ambito giuridico? Dal momento in cui l'etica ha a che fare con "doveri larghi" ( doveri che lasciano uno spazio per agire alla libertà d'arbitrio detto "latitudo") mentre la dottrina del diritto con doveri esclusivamente stretti. Perciò quest'ultima, in base alla sua natura strettamente determinante, non richiede una prescrizione generale (metodo).

Introduzione alla metafisica dei costumimodifica | modifica sorgente

L'introduzione alla metafisica dei costumi risolve ed anticipa problematiche che trovano nuova rielaborazione ed articolazione all'interno dell'opera come il concetto di libertà,volontà ed imperativo categorico; nella prima parte intitolata "Il rapporto fra facoltà dell'animo umano e leggi etiche" trova per la prima volta esposizione il concetto di libertà inteso nel suo concetto negativo come "indipendenza dagli impulsi sensibili", mentre nel suo concetto positivo come " la facoltà della ragione pura di essere di per se stessa pratica".

Introduzione alla dottrina delle virtùmodifica | modifica sorgente

In questa parte dell'opera Kant si interroga su quello che può essere considerato lo statuto autentico dell'etica partendo da una riflessione sul rapporto tra scopo e dovere: se in ambito giuridico partendo dallo scopo rintraccio massime delle azioni conformi al dovere, in ambito etico la strada sarà opposta, dal momento in cui è il concetto di dovere che conduce agli scopi(ottica etica deontologica). A questo punto ci si domanda quale possa essere un "dovere di virtù" : Kant risponderà ponendo l'accento sul fatto che un "dovere di virtù" è tale solo se uno scopo è contemporaneamente un dovere.

Quali sono gli scopi che sono contemporaneamente doveri?modifica | modifica sorgente

Essi sono:

  • la propria perfezione
  • la felicità altrui

Questi doveri che sono allo stesso tempo scopi non sono interscambiabili ossia non posso elevare al loro "status" la propria felicità e la perfezione altrui. Cosa intende Kant per "propria perfezione"?

La "perfezione" Kantiana non è intesa né come un concetto della filosofia trascendentale (totalità del molteplice), né come concetto della teleologia; Kant intende sia una perfezione sia in senso fisico che in senso morale: per quello che riguarda la "perfezione naturale" è un dovere per l'uomo risollevarsi dalla rozzezza della sua natura e dall'animalità per orientarsi verso l'umanità che risiede in lui. Allo stesso tempo per l'uomo è un dovere coltivare la propria volontà affinché si elevi ad intenzione pura, in modo che la legge diventi contemporaneamente anche lo sprone delle sue azioni conformi al dovere.

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  1. ^ Manfred Riedel Between Tradition and Revolution: The Hegelian Transformation of Political Philosophy, Cambridge 1984
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