La ragazza che sapeva troppo

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La ragazza che sapeva troppo
Ragazza1963Bava01.png
Letícia Román in una scena del film
Titolo originale La ragazza che sapeva troppo
Paese di produzione Italia
Anno 1963
Durata 92 minuti
Colore B/N
Audio Sonoro
Genere giallo
Regia Mario Bava
Sceneggiatura Mario Bava, Enzo Corbucci, Ennio De Concini, Eliana De Sabata, Mino Guerrini, Franco Prosperi
Fotografia Mario Bava
Montaggio Mario Serandrei
Musiche Les Baxter Adriano Celentano Roberto Nicolosi
Scenografia Giorgio Giovannini
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

La ragazza che sapeva troppo è un film del 1963, diretto da Mario Bava.

È generalmente considerato come il primo giallo all'italiana della storia.[1]

Tramamodifica | modifica sorgente

Una ragazza americana, Nora Davis, si reca in Italia per trascorrere una vacanza, ma fin dal suo arrivo a Roma le cose prendono una piega spiacevole, quando in aeroporto il suo vicino di posto in aereo, con cui ha fatto brevemente conoscenza, viene arrestato per traffico di droga. È solo l'inizio, perché l'attende una prima notte che si rivela un autentico incubo: l'anziana signora che la ospita ha un malore fatale, Nora esce in cerca di aiuto e in una Trinità dei Monti deserta viene derubata, subisce un colpo alla testa e crede di assistere ad un omicidio, prima di perdere conoscenza.

Nora si risveglia in ospedale, dove il suo racconto dell'omicidio è preso per vaneggiamenti da ubriaca o pazza. Per sua fortuna è presente anche il dottor Marcello Bassi, che assisteva la sua anziana ospite e ha avuto modo di conoscerla al suo arrivo. Al funerale Nora conosce un'amica della defunta, Laura Craven-Torrani, che le offre di occupare la propria casa, durante la sua assenza per un viaggio in Svizzera, dal marito. È proprio in quella casa che la giovane scopre, attraverso dei ritagli di giornale, che un delitto identico a quello a cui ha assistito è avvenuto davvero, anni prima, ad opera del cosiddetto killer dell'alfabeto (i cognomi delle sue tre vittime avevano iniziali consecutive), e la vittima è stata la sorella di Laura. È possibile quindi che lei abbia avuto una sorta di visione di quanto avvenuto in passato.

Mentre Marcello tenta di distrarla facendole visitare Roma e si innamora di lei, Nora, appassionata di letteratura poliziesca, è invece ben decisa a scoprire la verità sul presunto delitto di cui è convinta di essere stata testimone. Le sue indagini la portano a Andrea Landini, il giornalista che a suo tempo aveva seguito le vicende del killer dell'alfabeto, il quale aveva contribuito, con i suoi articoli, a far arrestare un uomo ma poi, convinto della sua innocenza, era stato ossessionato dal desiderio di scagionarlo fino a farsi licenziare.

I protagonisti in una delle inquadrature "turistiche" del film.
Laura Craven-Torrani, interpretata dall'attrice Valentina Cortese, in una scena del film

Quando Landini viene ritrovato morto, apparentemente suicida, con una confessione battuta alla sua macchina da scrivere, sembra sia tutto finito, Nora sta per tornare in America ma poi vede sul giornale la foto della vittima dell'omicidio a cui ha effettivamente assistito, il cui corpo è stato appena ritrovato, e si imbatte in casa nel professor Torrani, che riconosce come l'uomo visto quella terribile notte, ma che è stato appena accoltellato a morte dal vero assassino che si rivela essere la moglie Laura.

La donna, visibilmente folle, le confessa in tutta tranquillità che le prime vittime erano state del tutto casuali e l'unico vero obiettivo era la sorella, per una banalissima questione ereditaria, e sta per uccidere infine anche lei quando viene però raggiunta da due colpi di pistola sparati dal marito morente.

Lasciati alle spalle quei giorni drammatici, mentre Nora e Marcello ammirano la città dalla terrazza del Pincio, come una qualsiasi coppia di innamorati, la giovane per un momento viene colta dal dubbio che tutta l'orribile vicenda sia stata solo una visione causata dalla sigaretta alla marijuana offertale in aereo.

Analisi formalemodifica | modifica sorgente

La ragazza che sapeva troppo è il film che fonda il genere giallo italiano. In questo film sono infatti presenti molti espedienti retorici che verranno usati in seguito da altri registi:[1]

  1. L'inverosimiglianza della situazione di partenza;
  2. L'importanza delle scenografie;
  3. L'atmosfera minacciosa;
  4. L'enfasi sui rumori;
  5. Il fantastico;
  6. L'uso delle luci.
  7. Il penultimo (o ultimo in altri casi) morto viene creduto inizialmente come l'assassino;

Riferimenti ad altri filmmodifica | modifica sorgente

Criticamodifica | modifica sorgente

Il film oggi è considerato in tutto il mondo un cult movie. Morando Morandini nel suo Dizionario dei film loda questo "esercizio di regia anche perché la paura e il fantastico non nascono dal buio, dall'ombra, ma dalla luce in un suggestivo bianconero".

Colonna sonoramodifica | modifica sorgente

I titoli di testa sono accompagnati dalla canzone Furore, cantata da Adriano Celentano, che ritorna poi nel corso del film, in una scena anche distorta dalla velocità errata di riproduzione.

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ a b c Alberto Pezzotta. Mario Bava. Milano, Il Castoro Cinema, 1995.

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente

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