Lanterna di Genova

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Lanterna di Genova
Lanterna di Genova
La "Lanterna" al tramonto.
Stato Italia Italia
Località Genova
Coordinate 44°24′16.44″N 8°54′17″E / 44.404567°N 8.904722°E44.404567; 8.904722
Mappa di localizzazione: Italia
Costruzione 1128
Anno ultima ricostruzione 1538
Altezza 77 m
Elevazione 117 m s.l.m.
Portata 26 miglia nautiche
Tipo ottica Fresnel di primo ordine, rotante
Elenco fari nazionale: 1569[1]
ALL: E1206[2]

NGA: 7568[3]

Visitabile si

Coordinate: 44°24′16.44″N 8°54′17″E / 44.404567°N 8.904722°E44.404567; 8.904722

La Lanterna di Genova (o semplicemente "Lanterna") è il faro portuale del capoluogo della Liguria, la città un tempo definita la Superba o Dominante dei mari.

Oltre che strumento indispensabile alla navigazione notturna delle navi in entrata ed uscita dal porto, la Lanterna è anche il simbolo principe cittadino, quasi un totem alla genovesità, e come tale fa parte della storia della città.

Edificata sulla collina promontorio di San Benigno, a poca distanza da Sampierdarena, è costituita da due tronchi di settantasei metri e, considerata nella sua monumentalità che comprende lo storico scoglio sul quale si poggia, raggiunge i 117 metri d'altezza. Consiste in una torre su due ordini di sezione quadrata con terrazza alla sommità di ciascun ordine.

Storia della Lanternamodifica | modifica sorgente

La porta di accessomodifica | modifica sorgente

Come ricorda lo storico Federico Donaver, dal primo Ottocento al faro si poteva accedere attraverso una porta costruita nel 1828 su disegni del generale Agostino Chiodo. Serviva, tale porta, a separare Genova da Sampierdarena. La stessa porta e le vie adiacenti prendevano "nome della Lanterna o Faro pei naviganti che si eleva a 127 m. sul livello del mare, la cui costruzione rimonta al 1549". In tempi precedenti, sempre secondo il Donaver, le mura della città scendevano da San Benigno, "e la porta della Lanterna si trovava presso il Tunnel del tramway, come lo ricorda una inscrizione ivi apposta".[4]

Promontoriomodifica | modifica sorgente

Il luogo in cui sorge - appunto, Promontorio (le cui coordinate sono 44°24′16.44″N 8°54′17″E / 44.404567°N 8.904722°E44.404567; 8.904722) - così veniva chiamato poiché - prima che la mano dell'uomo ridisegnasse i contorni della baia genovese - era circondato da tre lati dal mare. Ad ovest, la collina delimitava l'originario porto di Genova, quello che oggi è il porto antico.

Con il passare del tempo la collina ha assunto il nome di Capo di Faro o di San Benigno, dal nome dell'omonimo convento che su essa sorgeva. Di fatto, oggi la collina non esiste più (eccetto appunto la piccola propaggine su cui sorge il faro), rasa al suolo per creare nuovi spazi alla città e ai suoi insediamenti produttivi (tra l'altro, una centrale a carbone dell'ENEL).


La Lanterna nel Medioevomodifica | modifica sorgente

Una delle stampe raffiguranti le due Lanterne (1490 circa).

La prima torre risale all'epoca medioevale (1128) ed era caratterizzata da una struttura architettonica formata da tre tronchi merlati. La strada di collegamento tra Genova ed il ponente, la Via di Francia, costeggiava l'arco portuale ed il Promontorio, probabilmente passando in origine a picco sul mare. Le rappresentazioni grafiche della strada la descrivono invece in una veste più recente, sicuramente non anteriore al XVII secolo, passante all'interno del faro attraverso la cosiddetta "tagliata", una profonda trincea scavata a monte della Lanterna.

A livello urbanistico la Lanterna era in quel periodo quindi relativamente lontana dalla città, e solo nel XVII secolo venne inglobata nella cosiddetta Cerchia Seicentesca, la poderosa cerchia di mura lunga quasi diciannove chilometri attorno alla città, quasi interamente esistente ancora ai nostri giorni.

Sulla sommità venivano accesi steli secchi di erica ("brugo") o di ginestra ("brusca") allo scopo di segnalare le navi in avvicinamento, i cui padroni dovevano pagare una tassa "pro igne facendo in capite fari"[5] al momento dell'approdo. La torre diventò protagonista della guerra tra Guelfi e Ghibellini, quando venne danneggiata da questi ultimi che tentarono di far scendere i guelfi che vi si erano rifugiati all'interno.

Era il 1318 e, tre anni dopo, nel 1321, si procedette ad un primo consolidamento scavando un fossato a difesa. Nel 1326 vennero installate in entrambi i fati le prime lanterne alimentate ad olio di oliva[6], per aiutare le navi a bene individuare l'ingresso alla città. Con lo stesso scopo vi venne dipinto nel 1340[7] lo stemma del comune di Genova. Del 1371 è la prima raffigurazione grafica del fare di Capo Faro (perlomeno tra quelle giunte a noi), presente nella copertina della pergamena intitolata Manuale dei Salvatori del Molo e del Porto[8]. Attorno al 1400 la torre diventò anche prigione per ospitare come ostaggi, per cinque anni, il re di Cipro, Giacomo di Lusignano, qui rinchiuso assieme alla moglie.

Nel 1405 i sacerdoti guardiani della Lanterna posero sulla cupola un pesce ed una croce di metallo dorato, simbolo di cristianità. Nel 1413 un decreto dei "Consoli del Mare" stanziò un fondo di "lire 36" per assicurare la gestione del faro, divenuto ormai indispensabile per la sicurezza della navigazione. Nel 1449 tra i custodi della lanterna venne nominato anche Antonio Colombo zio paterno di Cristoforo Colombo.

La ricostruzione del 1543modifica | modifica sorgente

Nel 1507 ai piedi della Lanterna venne edificato il "Forte Briglia", una fortificazione che ospitava una guarnigione francese. Da qui, e da un vascello da guerra che bloccava il traffico navale, nel 1513 i francesi assediarono il porto di Genova, che venne liberato dalle forze genovesi capitanate da Andrea Doria, comandante del porto e della flotta. Durante questa battaglia la Lanterna venne pesantemente danneggiata dal fuoco amico dei colpi di bombarda esplosi dagli insorti genovesi contro i dominatori francesi. Dopo trent'anni, nel 1543, la Lanterna venne ricostruita per volontà del doge Andrea Centurione Pietrasanta che fece finanziare il lavori dal Banco di San Giorgio, ed assunse così l'aspetto attuale.

Il fuoco di Luigi XIV e le innovazioni del Risorgimentomodifica | modifica sorgente

La Lanterna in un'acquatinta del 1810 ca. di Ambroise-Louis Garneray.
La Lanterna in una foto di fine Ottocento, con il promontorio di San Benigno e le sue caserme

Nel 1692 si ebbe poi la ricostruzione della vetrata distrutta dal bombardamento del 1684 voluto dall'ammiraglio francese Marchese di Segnalay per ordine di re Luigi XIV.

Al 1778 risale la costruzione di un impianto antifulmine destinato a mettere fine ai numerosi danni provocati dai fulmini nell'arco di diversi secoli. Va detto che per secoli l'illuminazione è avvenuta con lampade di metallo o di vetro a stoppino.

Nel 1840 venne realizzata un'ottica rotante su carro a ruote con lente di Fresnel e il 15 gennaio del 1841 venne acceso ed avviato il nuovo sistema di illuminazione.

Verso la fine dell'Ottocento tale sistema venne però modificato per aumentarne la portata. Dopo un ulteriore aggiornamento nel 1913, nel 1936 si ebbe il passaggio alla elettrificazione moderna, fino agli ultimi lavori compiuti nel 1956 dopo i danni ricevuti dall'aviazione statunitense e britannica nella Seconda guerra mondiale.

Il Museo della Lanternamodifica | modifica sorgente

Museo della Lanterna
Lanterna di Genova
Tipo museo storico
Indirizzo Via Milano - San Benigno
Sito Unione Regionale Province Liguri

Annesso alla torre sorge il Museo della Lanterna raggiungibile attraverso una passeggiata di circa seicento metri che costeggia le vecchie mura fino ai piedi del faro partendo da via Milano (parcheggio del terminal traghetti). L'area è raggiungibile dal vicino casello autostradale di Genova-Ovest (Sampierdarena).

Dopo una prima opera di riqualificazione del sito portata a termine nel 2004, nell'aprile del 2006 è stato completato ad opera della Soprintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici della Liguria il restauro e l'adattamento della Porta Nuova della Lanterna, adiacente alle fortificazioni che ospitano i locali del museo (in origine la porta aveva una rotazione di 90° in direzione nord, chiudendo l'accesso alla città dalla parte di ponente).

In particolare, il lavoro di restauro ha riguardato il riassetto e la pulizia degli elementi in marmo della porta, il riposizionamento di elementi distaccati dall'attico e la sistemazione della pavimentazione in pietra antistante la via di accesso. Contestualmente è stata ripristinata l'agibilità del parco urbano situato a nord della torre.

Lo scopo principale del Museo della Lanterna è quello di restituire il nuovo spirito che anima Genova dopo i massicci interventi di restauro a cui è stata sottoposta negli anni novanta, fornendo testimonianze sulla trasformazione della città e sulla sua scelta di mantenere vivi i più significativi legami con il proprio storico passato.

In questo senso essenziali sono i materiali video di repertorio e d'archivio, i filmati di attualità (frutto di circa 250 ore di riprese per oltre otto ore complessive di documentazione video) e le foto grafie restituiti con effetto olografico in grado di fissare le fasi della trasformazione urbanistica e del vissuto cittadino, trasformazione esplicata anche attraverso una grafica didascalica multilingue. L'indagine visiva approfondisce e mette in stretta connessione, nella sostanza, temi e situazioni che solo apparentemente sono slegati tra di loro.

Una parte del museo - ovvero le Sale dei cannoni - è riservata specificatamente all'uso ed alla funzione dei fari navali e ai sistemi di segnalamento in mare. Un tipo particolare di lente - la lente di Fresnel, simile a quella adottata dal faro genovese - riproduce per il visitatore, con il proprio fascio di luce in rotazione, la visione in soggettiva dall'interno dell'ottica di un faro vero e proprio.

All'interno del museo sono ospitate periodicamente anche mostre tematiche.

Gestione del faromodifica | modifica sorgente

Il faro è completamente controllato e gestito dal Comando di Zona Fari della Marina Militare con sede nella Spezia (che tra l'altro si occupa di tutti i fari dell'Alto Tirreno). La Marina Militare si occupa della gestione di tutti i fari (di cui 128 d'altura) sugli 8.000 km circa di coste italiane dal 1910, avvalendosi sia di tecnici militari che civili.

Curiositàmodifica | modifica sorgente

  • Nel corso della storia la Lanterna è stata colpita più volte da fulmini, i danni più gravi si registrarono nel 1481 quando un fulmine colpì la torre uccidendo uno dei guardiani. Nel 1602 un fulmine colpì la Lanterna demolendo la parte merlata della torre superiore.
  • Nel 1603, alla base della torre superiore, venne murata una targa in marmo recante la scritta Jesus Christus rex venit in pace et Deus Homo factus est. Oggi l'antica targa è murata sul fronte a terra, alla base della torre superiore.
  • Un tempo la Lanterna non era sola, ma aveva una "sorella minore", che si trovava come in tutti i porti all'estremo opposto dell'arco portuale, all'incirca nella zona dove attualmente sorgono i Magazzini del cotone nel Porto Antico.

Galleria fotograficamodifica | modifica sorgente

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Elenco dei Fari e Segnali da Nebbia, Istituto idrografico della Marina.
  2. ^ Admiralty List of Lights & Fog Signals (A.L.L.), British Admiralty. volume E
  3. ^ Publication 113, National-Geospatial Intelligence Agency.
  4. ^ Fonte: Videidgenova.com
  5. ^ * Annamaria "Lilla" Mariotti, Fari, Vercelli, Edizioni White Star, 2005, pagina 28. ISBN 88-540-0342-5.
  6. ^ Aldo Padovano, Felice Volpe, La grande storia di Genova - Volume terzo, Artemisia Progetti Editoriali, 2008, ISBN 886070023X, p. 63
  7. ^ Aldo Padovano, Felice Volpe, La grande storia di Genova - Volume terzo, Artemisia Progetti Editoriali, 2008, ISBN 886070023X, p. 101
  8. ^ Aldo Padovano, Felice Volpe, La grande storia di Genova - Volume terzo, Artemisia Progetti Editoriali, 2008, ISBN 886070023X, p. 87

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • La Lanterna, storie e leggende del Faro più famoso del mondo, Editrice Il Golfo, 2000.
  • Annamaria "Lilla" Mariotti, Fari, Vercelli, Edizioni White Star, 2005, pp. 28-31. ISBN 88-540-0342-5.

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

Altri progettimodifica | modifica sorgente

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente

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