Lanterne rosse

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Lanterne rosse
Lanosse.png
Le lanterne rosse
Titolo originale Da hong deng long gao gao gua
Lingua originale mandarino
Paese di produzione Cina, Hong Kong, Taiwan
Anno 1991
Durata 125 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 1.85 : 1
Genere drammatico
Regia Zhāng Yìmóu
Soggetto Su Tong (romanzo)
Sceneggiatura Ni Zhen
Produttore Fu-Sheng Chiu
Produttore esecutivo Hsiao-hsien Hou, Wenze Zhang
Fotografia Lun Yang, Fei Zhao
Montaggio Yuan Du
Musiche Naoki Tachikawa, Jiping Zhao
Scenografia Juiping Cao
Costumi Huamiao Tong
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi

Lanterne rosse (Cinese semplificato: 大红灯笼高高挂; Cinese tradizionale: 大紅燈籠高高掛; pinyin: Dà Hóng Dēnglóng Gāogāo Guà; letteralmente "Appendete in alto la grande lanterna rossa") è un film del 1991 diretto da Zhāng Yìmóu, basato sul romanzo Mogli e concubine di Su Tong.

Con questa opera la Cina si affaccia alla ribalta cinematografica.[1]

Tramamodifica | modifica sorgente

Cina del Nord, periodo dei signori della guerra, 1920: dopo la morte del padre, la giovanissima studentessa universitaria Songlian decide di sposare Chen Zuoqin, maturo discendente di una antica dinastia, per contrasti insanabili con la matrigna. Lui ha già tre mogli: Yuru, Zhuoyun e Meishan, e tutte aspettano che davanti alla loro porta vengano appese le lanterne rosse, che stanno a significare che il marito passerà la notte con loro e che potranno disporre di certi privilegi per il giorno in corso e per quello successivo, fino a che le lanterne non si accenderanno di nuovo.

Songlian ben presto si rende conto di cosa in realtà la aspetti tra le mura del palazzo e quanto quel semplice massaggio ai piedi, privilegio per la prescelta, stia divenendo un'ossessione: Zhuoyun, la seconda moglie, nonostante i suoi modi gentili, in realtà la odia, e con la complicità di Yan'er, la domestica di Songlian, trama alle sue spalle ricorrendo a malefici mortali; la stessa Yan'er sogna di essere scelta come concubina e nell'attesa accende le lanterne rosse usandole di nascosto; Meishan, ex-soprano ancora attraente e quindi ancor più gelosa delle attenzioni rivolte a Songlian, finge di avere continui malori (complice il medico di famiglia Gao) e disturba l'intimità della coppia con il suo canto. Dopo un incidente con Zhuoyun in cui per un errore calcolato dalla stessa le taglia parte dell'orecchio, Songlian, per riconquistare le attenzioni di Chen, che la trascura per punirla del suo continuo malcontento, finge di essere incinta, e nel palazzo si festeggia illuminando il cortile con le lanterne. Intanto Feipu, figlio di Yuru e Chen, torna, affascinando Songlian con il suono del flauto, cosa che il padre di lei faceva quando era in vita, ma Chen, saputo che lei teneva un flauto in camera glielo brucia, non sapendo che era l'unico ricordo che Songlian avesse del defunto padre. Yan'er, scoperto l'inganno di Songlian, riferisce tutto a Zhuoyun, che attraverso un sospetto di malattia fa visitare Songlian e rivela l'inganno.

Chen indignato fa coprire di nero le lanterne del cortile, segno di umiliazione eterna, e Songlian, per tutta risposta, brucia le lanterne rosse usate da Yan'er nella sua camera, e rivela la vergogna della domestica; questa viene punita con l'inginocchiarsi nella neve per ore, cosa che provocherà la sua morte per polmonite. Songlian per l'accaduto cade in depressione e si ubriaca, rivelando il patto e la tresca di Meishan e Gao, e causando così anche la morte della terza moglie, con cui Songlian era infine entrata in confidenza, che viene impiccata dai servi del padrone nella camera della morte come altre prima di lei. Scoperto l'accaduto Songlian denuncia l'omicidio al padrone ma questi, che ovviamente sa tutto dato che da lui è partito l'ordine, la giudica pazza e le ordina di dire che la terza moglie si è semplicemente suicidata. Ormai sull'orlo della follia causata da quell'ambiente in cui le concubine vengono depravate dalla competizione tra loro, dalla gelosia e dalla reclusione seppure dorata, Songlian impazzisce: addobba la casa di Meishan con le lanterne, suona un suo disco e crea l'illusione di un fantasma nella casa. Trascorre un anno, e vediamo Songlian vagare in trance nel cortile. L'ultima moglie di Chen, una giovanissima ragazza poco più che bambina appena giunta al palazzo chiede chi sia costei: "Era la nostra quarta signora - le viene risposto - è diventata pazza". La vita delle concubine continua: la stessa che Songlian non ha potuto sopportare.

Differenze con il libromodifica | modifica sorgente

  • La tradizione delle lanterne rosse, non presente nel libro, non ha riscontri storici.
  • Di conseguenza, gli episodi di Yan'er che appende le lanterne rosse nella sua stanza e della sua punizione sono stati aggiunti dagli sceneggiatori.
  • Yan'er nel libro muore di tifo (e non di polmonite) dopo che Songlian la obbliga a mangiare un pezzo sporco di carta igienica dove era stato disegnato il suo ritratto (un altro tentativo di fattura da parte di Zhuoyun).
  • Songlian non finge di essere incinta per far trascorrere più tempo a Chen nella sua stanza, né infrange la tradizione pretendendo di pranzare in camera.
  • Nel libro Zhuoyun non accusa apertamente Songlian di averle tagliato l'orecchio di proposito.
  • Al posto della "stanza della Morte", nel libro le concubine traditrici vengono gettate in un pozzo nel cortile posteriore.
  • Meishan non viene "tradita" da Songlian; è Zhuoyun che, di sua iniziativa, la segue e la smaschera.
  • Il rapporto con Feipu è molto più profondo di quanto mostrato nel film, diventando addirittura causa di un litigio tra Yuru ed il figlio.
  • Dopo la morte di Meishan, Songlian non inscena nessun trucco per far credere che il fantasma della terza signora aleggi sulla casa.

Curiositàmodifica | modifica sorgente

  • Chen non si vede quasi mai in volto.
  • Il film nell'edizione cinese è stato pesantemente censurato.
  • Il film ha rivelato agli occidentali il fascino di Gong Li, la protagonista, che venne in seguito ingaggiata da Hollywood.

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ "Dizionario del cinema", di Fernaldo Di Giammatteo, Newton&Compton, Roma, 1995, pag.56

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente

cinema Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema







Creative Commons License