Lech Kaczyński

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Lech Kaczyński
Lech Kaczyński.jpg

Presidente della Polonia
Durata mandato 23 dicembre 2005 –
10 aprile 2010
Primo ministro Kazimierz Marcinkiewicz
Jarosław Kaczyński
Donald Tusk
Predecessore Aleksander Kwaśniewski
Successore Bronisław Komorowski (ad interim)

Dati generali
Partito politico Diritto e Giustizia
Alma mater Università di Varsavia
Firma Firma di Lech Kaczyński

Lech Aleksander Kaczyński (Varsavia, 18 giugno 1949Smolensk, 10 aprile 2010) è stato un politico polacco, morto mentre ricopriva la carica di presidente della Repubblica, nell'incidente aereo del 10 aprile 2010 a bordo di un Tupolev Tu-154 che tentava di atterrare alla base aerea di Smolensk in Russia, dove si stava recando per commemorare l'anniversario del Massacro di Katyń.

Militava nel partito conservatore Prawo i Sprawiedliwość (PiS). Era presidente della Repubblica di Polonia dal 2005 e aveva precedentemente ricoperto l'incarico di presidente (sindaco) di Varsavia dal 2002 fino al 22 dicembre 2005.

Era il fratello gemello dell'ex Primo Ministro Jarosław Kaczyński. Lech poteva essere distinto dal fratello grazie a un neo sulla sua guancia sinistra.

Gioventùmodifica | modifica sorgente

Kaczyński nacque a Żoliborz, Varsavia, figlio di Rajmund (1922-2005, ingegnere che fu anche soldato all'interno dell'Armia Krajowa nella seconda guerra mondiale e veterano della Rivolta di Varsavia[1]) e di Jadwiga (1926-2013[2], filologa presso l'Accademia Polacca delle Scienze)[3] Da bambino, recitò in un film polacco del 1962, I due che rubarono la luna (in lingua polacca O dwóch takich, co ukradli księżyc) insieme al fratello gemello Jarosław.

Lech Kaczyński si laureò in legge e amministrazione all'Università di Varsavia. Nel 1980 ottenne il dottorato di ricerca all'Università di Danzica. Nel 1990 ottenne l'abilitazione in diritto del lavoro. Assunse poi la posizione di professore all'Università di Danzica e all'Università Cardinal Stefan Wyszyński di Varsavia.

Opposizione al comunismomodifica | modifica sorgente

Negli anni settanta Lech Kaczyński fu un attivista all'interno del movimento democratico anti-comunista polacco, il Comitato di Difesa degli Operai, e nel movimento sindacale indipendente. Nell'agosto 1980 divenne consigliere del Comitato per lo Sciopero delle Fabbriche nel cantiere navale di Danzica, e del movimento Solidarność. Durante il periodo della legge marziale introdotto dai comunisti nel dicembre 1981, fu internato come elemento anti-socialista. Dopo essere uscito di prigione, tornò alle attività sindacali, divenendo membro di Solidarność, ridotta a movimento segreto.

Quando Solidarność tornò ad essere legale, alla fine degli anni ottanta, Lech Kaczyński divenne consigliere di Lech Wałęsa e del suo Comitato dei Cittadini Solidarność nel 1988. Dal febbraio all'aprile 1989 partecipò alle trattative della Tavola Rotonda polacca.

Porozumienie Centrummodifica | modifica sorgente

Kaczyński fu eletto senatore alle elezioni parlamentari polacche del 1989 e divenne vicepresidente del sindacato NSZZ Solidarność. Alle elezioni del 1991 fu eletto al Parlamento come membro di nessun partito; fu tuttavia sostenuto dal comitato elettorale Alleanza Civica di Centro, strettamente legata, ma non identica, al partito politico Porozumienie Centrum (Accordo di Centro), guidato dal fratello. Fu inoltre il principale consigliere e sostenitore di Lech Wałęsa quando questo fu eletto Presidente della Polonia nel dicembre 1990. Lech Wałęsa nominò Kaczyński Ministro della Sicurezza nella Cancelleria Presidenziale, ma lo licenziò poi nel 1992 a causa di un conflitto riguardante il governo di Jan Olszewski.

Lech Kaczyński fu Presidente della Suprema Camera di Controllo (Najwyższa Izba Kontroli, NIK) dal febbraio 1992 al maggio 1995 e poi Ministro della Giustizia e Pubblico Procuratore nel governo di Jerzy Buzek dal giugno 2000 al luglio 2001. In questo periodo fu molto popolare, a causa della sua forte campagna contro la corruzione.

Diritto e Giustiziamodifica | modifica sorgente

Nel 2001 fondò il partito politico conservatore Diritto e Giustizia (Prawo i Sprawiedliwość – PiS) insieme al fratello Jarosław. Lech Kaczyński fu Presidente del partito dal 2001 al 2003; il fratello Jarosław è l'attuale Presidente.

Sindaco di Varsaviamodifica | modifica sorgente

Nel 2002 Lech Kaczyński fu eletto sindaco di Varsavia con una grande maggioranza. Iniziò il mandato dichiarando guerra alla corruzione; sostenne poi la costruzione del Museo della Rivolta di Varsavia, e nel 2004 nominò un gruppo di storici che stimasse le perdite materiali inflitte alla città dalla Germania durante la seconda guerra mondiale (circa l'85% della città fu distrutta durante la Rivolta di Varsavia), come risposta diretta alle rimostranze provenienti dai tedeschi espulsi dalla Polonia. Il gruppo di esperti stimò le perdie in circa 45,3 miliardi di euro, al valore attuale. Kaczyński promosse anche il Museo Ebraico a Varsavia, attualmente in costruzione, donando una parte del terreno cittadino per il progetto.

Kaczyński impedì per due volte la parata del gay pride a Varsavia nel 2004 e nel 2005, localmente nota come Parada Równości, affermando che la richiesta di autorizzazione da parte degli organizzatori non era stata correttamente inoltrata[4], e dicendo anche che non rispettava il diritto degli omosessuali a manifestare, affermando che "Rispetto il vostro diritto a dimostrare come cittadini. Ma non come omosessuali".[4] Inoltre, egli temeva che la parata potesse promuovere uno "stile di vita omosessuale" e si lamentò con la polizia, che non usò forze sufficienti per interromperla, dicendo: "Perché non è stata usata la forza per sopprimere una manifestazione illegale?".[4][5] Nel 2004 i suoi oppositori definirono incostituzionali le sue azioni, e fu ripetutamente criticato dall'amministrazione del Voivodato della Masovia, che supervisiona ufficialmente l'operato del Sindaco di Varsavia. Nel 2005 autorizzò una contro-manifestazione, la "Parata della Normalità".[6]

Nel 2007 la Polonia, rappresentata da Lech Kaczyński, fu giudicata colpevole dalla Corte europea dei diritti dell'uomo per violazione della libertà di associazione, secondo quanto stabilito dall'Articolo 11 della Convenzione europea per i diritti dell'uomo.[7][8][9]

Presidenzamodifica | modifica sorgente

Elezioni presidenzialimodifica | modifica sorgente

Il 19 marzo 2005, Lech Kaczyński dichiarò formalmente la propria intenzione di concorrere alle elezioni presidenziali dell'ottobre 2005. Fu eletto al secondo turno, sconfiggendo lo sfidante Donald Tusk con il 54,04% dei voti; Kaczyński assunse i poteri il 23 dicembre 2005, prestando giuramento dinnanzi all'Assemblea Nazionale della Polonia.

Politica internamodifica | modifica sorgente

Nel suo primo discorso pubblico come Presidente eletto, Kaczyński affermò che la sua presidenza avrebbe avuto il compito fondamentale di miglioramento della Repubblica, sostenendo che questo sarebbe consistito nell'"eliminare varie patologie dalla nostra vita, e in particolare il crimine (...), la corruzione criminale, che cerca di ottenere ingiustificati arricchimenti, e che sta avvelenando la società, [e impedendo allo stato di assicurare] la sicurezza sociale di base, la sicurezza sanitaria, le condizioni di partenza per lo sviluppo della famiglia [e] la sicurezza dei commerci e dello sviluppo economico.[10]

Durante la sua inaugurazione, elencò i diversi obiettivi che intendeva perseguire durante il mandato. Tra quelli che riguardavano gli affari interni, vi erano: l'aumento della solidarietà sociale in Polonia, assicurare alla giustizia coloro che erano stati responsabili o collusi a crimini comunisti durante la Repubblica Popolare Polacca, combattendo la corruzione, assicurando serenità all'economia, e sicurezza per lo sviluppo della famiglia. Kaczyński affermò anche che avrebbe cercato di abolire le differenze tra le religioni. In questo discorso, enfatizzò anche l'unione tra modernizzazione e tradizione, ricordando gli insegnamenti di Papa Giovanni Paolo II.

Il 21 dicembre 2008 Lech Kaczyński divenne il primo Capo di Stato polacco a visitare una sinagoga polacca per una funzione religiosa. La cerimonia concise con la prima notte di Chanukkà.[11]

Incontro con Benedetto XVI

Graziamodifica | modifica sorgente

Tra il 2005 ed il 2007, secondo l'articolo 133 della Costituzione della Polonia, Kaczyński graziò 77 persone e declinò la grazia a 550 persone.

Mortemodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Incidente dell'aereo presidenziale polacco.
La camera ardente di Lech Kaczyński allestita al Palazzo Presidenziale a Varsavia

Il 10 aprile 2010 il Tupolev Tu-154 sul quale il presidente viaggiava con la moglie e il suo staff si è schiantato al suolo in fase di atterraggio nella base aerea russa di Smolensk. Il volo era diretto ad una cerimonia di commemorazione delle vittime dell'eccidio di Katyń. Si presume che le cause dell'incidente siano state la fitta nebbia e una manovra errata del pilota[12]. Nell'incidente hanno perso la vita, oltre Lech Kaczyński, la moglie del presidente Maria e altre 94 persone, di cui 86 erano esponenti di primo piano della vita politica, economica e militare polacca. A bordo dell'aereo vi erano, infatti, tra l'altro il capo di stato maggiore polacco, Franciszek Gagor, il viceministro degli esteri, il governatore della banca centrale, l'ex presidente del Governo polacco in esilio, Ryszard Kaczorowski, alcuni parlamentari di Camera dei deputati della Polonia e Senato, il candidato conservatore alle successive elezioni presidenziali, Przemyslaw Gosiewski, e diversi esponenti di primo piano dell'esercito polacco.

Le autorità polacche hanno pubblicato il testo del discorso che Lech Kaczyński avrebbe dovuto leggere. Il presidente avrebbe voluto ringraziare le famiglie delle vittime dell'eccidio come difensori della memoria nazionale, i russi per gli ultimi passi compiuti per scoprire la verità ed avrebbe lanciato un invito ai due popoli a cicatrizzare quella ferita che li ha divisi per anni[13].

La camera mortuaria di Lech Kaczyński e della moglie è stata allestita al Palazzo Presidenziale a Varsavia.[14] Essi sono stati seppelliti nella Cattedrale di Wawel a Cracovia, dopo i funerali di stato celebrati nella Basilica di Santa Maria il 18 aprile 2010, sempre a Cracovia.[15][16] Questa decisione ha sollevato molte controversie in Polonia, dato che la Cattedrale del Wawel e la Cripta di San Leonardo sono il luogo di sepoltura di diversi sovrani di Polonia e di eroi nazionali. Perciò molti, pur considerano che Lech Kaczyński sia stato un'importante figura nella storia polacca, hanno ritenuto che dovesse essere sepolto in un luogo degno, ma non nel Wawel.[17]

Molte autorità mondiali, tra cui Barack Obama, Nicolas Sarkozy e il Principe di Galles, non poterono presenziare al funerale a causa dell'eruzione del vulcano islandese Eyjafjallajökull, che ostacolò per qualche giorno gli spostamenti aerei in Europa.

Onorificenzemodifica | modifica sorgente

Onorificenze polacchemodifica | modifica sorgente

Gran Maestro dell'Ordine dell'Aquila Bianca - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine dell'Aquila Bianca
Gran Maestro e Gran Croce dell'Ordine della Polonia Restituta - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Gran Croce dell'Ordine della Polonia Restituta
Gran Maestro dell'Ordine della Croce Militare - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine della Croce Militare
Gran Maestro dell'Ordine al Merito della Repubblica di Polonia - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine al Merito della Repubblica di Polonia

Onorificenze stranieremodifica | modifica sorgente

Collare dell'Ordine pro merito Melitensi (SMOM) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine pro merito Melitensi (SMOM)
— 14 maggio 2007
Collare dell'Ordine del Re Abd al-Aziz (Arabia Saudita) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine del Re Abd al-Aziz (Arabia Saudita)
— 25 giugno 2007
Cavaliere di Gran Croce del Grand'Ordine del Re Tomislavo (Croazia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce del Grand'Ordine del Re Tomislavo (Croazia)
«Per l'eccezionale contributo alla promozione dell'amicizia e della cooperazione allo sviluppo tra la Repubblica di Croazia e la Repubblica di Polonia.»
— Zagabria, 21 marzo 2008[18]
Ordine di San Giorgio della Vittoria (Georgia) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di San Giorgio della Vittoria (Georgia)
— 23 novembre 2007
Ordine di Jaroslav il Saggio di I Classe (Ucraina) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di Jaroslav il Saggio di I Classe (Ucraina)
— 6 dicembre 2007
Collare dell'Ordine Nazionale al Merito (Malta) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine Nazionale al Merito (Malta)
— 26 gennaio 2009
Membro di I Classe dell'Ordine della Doppia Croce Bianca (Slovacchia) - nastrino per uniforme ordinaria Membro di I Classe dell'Ordine della Doppia Croce Bianca (Slovacchia)
— 21 febbraio 2009
Gran Collare dell'Ordine dell'Infante Dom Henrique (Portogallo) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Collare dell'Ordine dell'Infante Dom Henrique (Portogallo)
— 26 febbraio 2009
Gran Croce con Collare dell'Ordine al Merito della Repubblica ungherese (Ungheria) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce con Collare dell'Ordine al Merito della Repubblica ungherese (Ungheria)
— 18 marzo 2009
Gran Croce dell'Ordine di Vytautas il Grande (Lituania) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine di Vytautas il Grande (Lituania)
— 16 aprile 2009
Cavaliere dell'Ordine di Heydar Aliyev (Azerbaigian) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine di Heydar Aliyev (Azerbaigian)
— 2 luglio 2009
Collare dell'Ordine della Stella di Romania (Romania) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine della Stella di Romania (Romania)
— 7 ottobre 2009
Collare dell'Ordine del Leone Bianco (Repubblica Ceca) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine del Leone Bianco (Repubblica Ceca)
— 21 gennaio 2010
Eroe Nazionale della Georgia (Georgia) - nastrino per uniforme ordinaria Eroe Nazionale della Georgia (Georgia)
— 10 aprile 2010

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ (PL) Rajmund Kaczyñski h. Pomian: genealogia (Potomkowie Sejmu Wielkiego), Sejm-wielki.pl, 14 dicembre 2004. URL consultato il 12 maggio 2010.
  2. ^ (PL) Zmarła Jadwiga Kaczyńska in Radio Maryja, 17 gennaio 2013. URL consultato il 17 gennaio 2013.
  3. ^ (PL) Jadwiga Jasiewicz h. Rawicz: genealogia (Potomkowie Sejmu Wielkiego), Sejm-wielki.pl. URL consultato il 12 maggio 2010.
  4. ^ a b c (EN) Roger Boyes, New leader finds demons lurking at home and abroad in The Times, 23 dicembre 2005. URL consultato il 12 maggio 2010.
  5. ^ (EN) BBC News: i gay ignorano il "no" al gay pride a Varsavia, BBC News, 11 giugno 2005. URL consultato il 12 maggio 2010.
  6. ^ (EN) Danny McCoy, Pinknews: il sindaco anti-gay di Varsavia, Lech Kaczynski, vince le presidenziali, pinknews.co.uk, 26 ottobre 2005. URL consultato il 12 maggio 2010.
  7. ^ (EN) Polish gay activists win human rights case, Poland.pl, 4 maggio 2007. URL consultato il 12 maggio 2010.
  8. ^ (EN) Case of Bączkowski and others v. Poland, Verdict (PDF), cmiskp.echr.coe.int, p. 31. URL consultato il 12 maggio 2010.
  9. ^ (EN) Testo completo del verdetto, cmiskp.echr.coe.int. URL consultato il 24 luglio 2009.
  10. ^ Speech Discorso del Presidente eletto sulla pagina web ufficiale.
  11. ^ (EN) Vanessa Gera, Polish president makes historic synagogue visit in The Huffington Post, 21 dicembre 2008. URL consultato il 12 maggio 2010.
  12. ^ Russia: cade l'aereo del presidente polacco durante l'atterraggio: nessun superstite in la Repubblica, 10 aprile 2010. URL consultato il 12 maggio 2010.
  13. ^ (ENITPL) L'ultimo discorso mai pronunciato, europarussia.com, 13 aprile 2010. URL consultato il 12 maggio 2010.
  14. ^ (EN) Camera ardente del Presidente polacco e della moglie, cbsnews.com, 13 aprile 2010. URL consultato il 12 maggio 2010.
  15. ^ (EN) Poland's President Will Be Buried in State Funeral on Sunday, foxnews.com, 13 aprile 2010. URL consultato il 12 maggio 2010.
  16. ^ (EN) State funeral for Polish president Lech Kaczynski and wife in The Guardian, 13 aprile 2010. URL consultato il 12 maggio 2010.
  17. ^ (EN) Linda Evans, Lech Kaczynski Plane Crash – Polish President Dies, Controversy over Burial, cnmnewsnetwork.com, 14 aprile 2010. URL consultato il 12 maggio 2010.
  18. ^ (HR) Odluka o odlikovanju Lecha Kaczynskog, Narodne novine, 21 marzo 2008. URL consultato il 6 novembre 2010.

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

Altri progettimodifica | modifica sorgente

Predecessore Presidente della Polonia Successore Flag of Poland.svg
Aleksander Kwaśniewski 23 dicembre 2005 - 10 aprile 2010 Bronisław Komorowski

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