Legge Coppino

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

La legge 15 luglio 1877 n. 3725, detta anche legge Coppino dal nome del ministro proponente Michele Coppino, fu una legge del Regno d'Italia emanata durante il periodo di governo della Sinistra storica, con a capo Agostino Depretis.

Collaborò al testo della legge anche Aristide Gabelli, pedagogista seguace del positivismo, che si occupò di redigere i programmi scolastici.[1]

Indice

Caratteristichemodifica

Essa portava a cinque le classi della scuola elementare, che rendeva gratuita. Ma soprattutto elevava l'obbligo scolastico a tre anni e introduceva le sanzioni per chi lo disattendeva (le sanzioni non erano previste nella precedente Legge Casati).[2]

Le spese per il mantenimento delle scuole rimasero, però, a carico dei singoli comuni, i quali, nella maggior parte dei casi, non erano in grado di sostenerle e dunque la legge non fu mai attuata pienamente. Nonostante questo, la Legge Coppino, insieme alla riforma di democratizzazione dello stato con la legge elettorale del 1882, ebbe una rilevante importanza e contribuì in buona misura ad una diminuzione sempre crescente dell'analfabetismo nell'Italia di fine Ottocento.

Progresso e critichemodifica

Questa legge servì soprattutto per formare i nuovi cittadini: oltre ad imparare a leggere, a scrivere ed a far di conto, agli alunni veniva insegnata educazione civica in modo da introdurre i giovani nella società. Venne dato anche molto spazio alle materie scientifiche e venne cambiata la metodologia di insegnamento, da un rigido dogmatismo alla concretezza, poiché questa legge fu influenzata dalla filosofia positivista del momento[1].

Tuttavia, i cattolici criticarono ampiamente questa legge, dato che essa aveva un taglio laico, dovuto all'influenza positivista e alla decisione di abolire i direttori spirituali. I maestri, legittimati con la legge Casati, non poterono più insegnare il catechismo e la storia sacra. Perciò molti figli di cattolici intransigenti vennero mandati nelle scuole private, le quali erano in parte gestite dalla chiesa cattolica[3].

Notemodifica

  1. ^ a b Antonio Desideri, Storia e storiografia, Messina, G. D'Anna, 1988, pp. 1170. ISBN 8881042673
  2. ^ Il testo integrale della legge è reperibile su NormaScuola
  3. ^ Giorgio Candeloro, VI, 1871-1896 in Storia dell'Italia moderna, Milano, Feltrinelli, 1970. ISBN 8807808013

Voci correlatemodifica

Collegamenti esternimodifica