Libro delle Lamentazioni

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Progetto Religione
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Il Libro delle Lamentazioni (ebraico איכה, 'ekàh, esclamazione di lutto; greco Θρήνοι, thrénoi, "lamenti"; latino Lamentationes) è un testo contenuto nella Bibbia ebraica (Tanakh) e cristiana.

È scritto in ebraico e la redazione del libro è avvenuta in Giudea poco dopo la distruzione di Gerusalemme (587 a.C.). L'autore è stato tradizionalmente identificato col profeta Geremia ma l'attribuzione è probabilmente pseudoepigrafa.

È composto da 5 capitoli contenenti vari inni poetici descriventi la desolazione di Gerusalemme distrutta, vista come un castigo divino per i peccati degli Ebrei.

Caratteristichemodifica | modifica sorgente

Questo libro è composto da cinque poemi lirici, suddivisi in altrettanti capitoli. Il primo, il secondo ed il quarto sono acrostici (ogni verso inizia successivamente con una delle 22 lettere dell'alfabeto ebraico).

Descrive il grande dolore causato per l'assedio, la cattura e la distruzione di Gerusalemme ad opera di Nabucodonosor, re di Babilonia.

Questo libro esprime la pena profonda alla vista della desolazione, della miseria, della confusione, della fame: tutte espressioni del castigo divino per i peccati del popolo, dei profeti e dei sacerdoti. Il libro termina tuttavia con una nota di speranza.

Riassuntomodifica | modifica sorgente

Il primo poema descrive Gerusalemme come una principessa abbandonata, punita a causa dell'abbondanza delle sue trasgressioni. Ella ha perso il suo splendore ed i suoi avversari si inorgogliscono per la sua caduta. Conclude allora dicendosi:

« Giusto è il Signore, poiché mi sono ribellata alla sua parola. »   (Lamentazioni 1,18)

Nel secondo poema Geremia dice, ad esempio:

« Si son consunti per le lacrime i miei occhi, le mie viscere sono sconvolte; si riversa per terra la mia bile per la rovina della figlia del mio popolo; mentre vien meno il bambino e il lattante nelle piazze della città. »   (Lamentazioni 2,11)

e descrive le atrocità dell'assedio, della carestia e della morte, concludendo:

« Nel giorno dell'ira del Signore non vi fu né superstite né fuggiasco. Quelli che io avevo portati in braccio e allevati li ha sterminati il mio nemico. »   (Lamentazioni 2,22)

Il terzo poema annuncia la speranza di Sion nella misericordia divina.

Il quarto poema deplora la gloria passata del tempio di Gerusalemme, al momento distrutto.

L'ultimo poema inizia con una supplica nella quale si domanda a Dio di ricordarsi del suo popolo. Sono i loro antenati che hanno peccato ed è il loro castigo che il popolo deve oggigiorno portare. Umilmente essi implorano:

« Facci ritornare a te, Signore, e noi ritorneremo; rinnova i nostri giorni come in antico, poiché non ci hai rigettati per sempre, né senza limite sei sdegnato contro di noi. »   (Lamentazioni 5,21-22)
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