Linfoma
Il linfoma è una malattia neoplastica del tessuto linfoide (linfociti T e B e loro precursori). Il linfoma ha molti tratti (fenotipici e citogenetici) in comune alle leucemie, tuttavia si indica con il termine linfoma un tumore che si presenta sotto forma di masse distinte (in un tessuto linfoide periferico, generalmente), mentre con il termine leucemia (letteralmente “sangue bianco”) si indica un diffuso interessamento del midollo osseo, la presenza in circolo di ingenti quantità di cellule tumorali e la mancanza di una massa distinta localizzata.
I linfomi sono la terza più frequente neoplasia a livello mondiale, che costituisce il 5% dei tumori maligni e la quinta causa di morte per cancro; la sua prevalenza sta crescendo costantemente ad un ritmo del 3% annuo (dati USA, comunque applicabili agli altri paesi occidentali).
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Classificazione modifica
La WHO Classification è l’ultima classificazione dei linfomi, pubblicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2001.[1] Essa prosegue il lavoro della prima classificazione REAL ("Revised European-American Lymphoma") che nel 1991 portò studiosi americani ed europei a confrontarsi sui parametri necessari all’identificazione di reali entità clinico-patologiche riconoscibili mediante le tecniche al momento disponibili. La più moderna revisione della classificazione è stata pubblicata a metà del 2008 (segue nell'articolo).
La WHO Classification propone 5 grandi categorie per inquadrare le numerose forme di disordini neoplastici linfoidi. Ai tumori delle prime 4 categorie ci si riferisce quotidianamente come "Linfomi non-Hodgkin".
I. Neoplasie dei precursori dei B linfociti modifica
- Leucemia/linfoma linfoblastico dei precursori B
II. Neoplasie dei linfociti B maturi modifica
- Leucemia linfatica cronica (LLC)/ linfoma a piccoli linfociti
- Leucemia prolinfocitica a cellule B
- Linfoma linfoplasmacitico
- Linfoma splenico della zona marginale
- Linfoma della zona marginale extranodale (associato al MALT)
- Linfoma della zona marginale nodale
- Leucemia a cellule capellute
- Neoplasie delle Plasmacellule:
- Mieloma plasmacellulare
- Plasmocitoma solitario dell'osso
- Plasmocitoma extraosseo
- Malattie delle catene pesanti
- Linfoma follicolare
- Linfoma mantellare
- Linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL)
- Linfoma mediastinico (timico) primario a grandi cellule B
- Linfoma intravascolare primario a grandi cellule B
- Linfoma primitivo effusivo
- Granulomatosi linfomatoide
- Linfoma a grandi cellule ALK-positivo
- Linfoma plasmoblastico
- Linfoma a grandi cellule B sviluppato in HHV-8 associato alla malattia di Castleman multienterica
- Linfoma di Burkitt
- Linfoma a cellule B non classificabile con caratteristiche tra DLBCL e Burkitt
- Linfoma a cellule B non classificabile con caratteristiche tra DLBCL e LLC
III. Neoplasie dei precursori dei T linfociti modifica
- Leucemia/linfoma linfoblastico dei precursori T
IV. Neoplasie dei linfociti T ed NK maturi modifica
- Leucemia prolinfocitica a cellule T
- Leucemia a grandi linfociti T granulari
- Leucemia/Linfoma a cellule T dell'adulto
- Linfoma a cellule T tipo enteropatia
- Linfoma epatosplenico a cellule T
- Micosi fungoide/ Sindrome di Sézary
- Disordini linfoproliferativi primari della cute a cellule T CD30-positivi:
- Linfoma angioimmunoblastico a cellule T
- Linfoma a cellule T periferiche, non altrimenti specificato
- Linfoma a grandi cellule anaplastico
- Linfoma a cellule NK/T extranodale, tipo nasale
- Leucemia aggressiva a cellule NK
- Linfoma blastico a cellule NK
- Leucemia a cellule T dell'adulto causato da HTLV
V. Linfoma di Hodgkin modifica
- Linfoma di Hodgkin classico, sottotipi:
- Sclerosi nodulare
- Cellularità mista
- Ricco di linfociti
- Deplezione linfocitaria
- Linfoma di Hodgkin a prevalenza linfocitaria nodulare
Altre classificazioni modifica
Si usava classificare i linfomi secondo un alto e basso grado di malignità, tuttavia tale classificazione risulta non sempre applicabile. Oggi ciascuna delle entità patologiche descritte dalla REAL/WHO può essere sottoposto a classificazione (grading) secondo criteri specifici istologici, citologici e anatomo-patologici.
È comunque essenziale, all’interno delle categorie succitate, tipizzare anche a livello genetico ogni particolare linfoma, difatti a ciascuna aberrazione genetica (mutazioni, delezioni, traslocazioni) corrisponde una prognosi più o meno fausta. Inoltre è necessario tipizzare il fenotipo, ovvero l’espressione di molecole più o meno aberranti nella quantità (sovra o sotto-espressione) o qualità (proteine di fusione, ecc).
Un'altra semplice distinzione, in base alla clinica, si fa tra:
- Linfomi indolenti: che esordiscono senza un deperimento delle condizioni generali ed hanno una storia naturale di lunga sopravvivenza (anni) senza trattamento. Di questi fanno parte, in maggioranza, i linfomi a derivazione B, e solo un linfoma T. Grossolanamente, questi linfomi sono guaribili con fatica.
- Linfomi aggressivi: esordiscono con un rapido deperimento delle condizioni di salute e portano all’exitus in poche settimane se non trattati. Tuttavia, al contrario degli indolenti, hanno generalmente più possibilità terapeutiche. Quasi tutti i linfomi T sono aggressivi, mentre di meno sono i B aggressivi.
Stadiazione dei linfomi modifica
Oltre alla classificazione è necessaria, nella pratica medica, la stadiazione (staging) del linfoma che si esamina. Lo stadio di un tumore ne indica la diffusione e sovente ne aggrava la prognosi o comunque richiede un approccio terapeutico più aggressivo per disseminazioni e masse più abbondanti. Per la stadiazione dei linfomi si usa la classificazione di Ann Arbor (dalla città dove fu stilata, Michigan, USA), inizialmente pensata per la malattia di Hodgkin nel 1971.
Al fine di classificare un linfoma è necessario avere numerose informazioni derivanti dalla storia clinica del paziente e dall’anamnesi, dall’esame obiettivo (adenomegalie?), dalle tecniche di diagnostica per immagini (TAC, TAC/PET), dall’analisi del sangue, dalla biopsia (sempre escissionale) linfonodale e dall’aspirato midollare o biopsia ossea.
Stadiazione clinica modifica
- Stadio I: Interessamento di una sola regione linfonodale (I), o interessamento di un solo organo o sito extranodale (IE).
- Stadio II: Interessamento di due o più regioni linfonodali dallo stesso lato del diaframma (o sopra o sotto), o affezione localizzata ad un solo organo o zona extralinfatica contigua (IIE).
- Stadio III: Interessamento di due o più distretti linfonodali da entrambi i lati del diaframma, che si può accompagnare all’interessamento della milza (IIIS), e/o dell’organo o della zona extralinfatica contigua (IIIE, IIIES).
- Stadio IV: Affezione disseminata o multipla di uno o più organi o tessuti extralinfatici, con o senza interessamento linfatico. La localizzazione midollare definisce sempre uno stadio IV.
Sintomatologia (suddivisioni A e B) modifica
Ogni stadio clinico può essere suddiviso a seconda della assenza (A) o presenza (B) di specifici sintomi generali. I sintomi che caratterizzano la suddivisione B sono:
- Perdita di peso inspiegabile di più del 10% del peso corporeo negli ultimi 6 mesi.
- Febbre significativa (con una temperatura superiore a 38 °C), non dovuta ad infezione.
- Sudorazione notturna profusa (tale da obbligare a cambiarsi durante la notte anche più volte).
Principi generali di patobiologia dei linfomi modifica
L’eziologia dei linfomi è a tutt’oggi, in gran parte (70%), sconosciuta. Il 15-20% potrebbe essere ricollegato ad infezioni da patogeni quali helicobacter pilori (linfoma follicolare primitivo del duodeno), virus di Epstein-Barr (linfoma di Burkitt), virus dell'epatite C, HTLV 1 (leucemia/linfoma dell'adulto a cellule T). Il 5% invece viene ricondotto a situazioni di immunodeficienza (primaria, associata ad HIV, post-trapianto, da utilizzo di metotrexate) o autoimmunità (sindrome di Sjogren, tiroidite di Hashimoto, artrite reumatoide, ecc.) e altri tumori. Infine, solo meno dell’1% evidenzia una correlazione con l’esposizione ad agenti ambientali fisici o chimici (radiazioni, pesticidi, farmaci chemioterapici, ecc.)
La cancerogenesi dei linfomi è molto vicina a quel modello “multi-steps” proposto per moltissimi tumori. Sono necessarie infatti sovraespressioni di un certo oncogene seguite dall’attivazione di altri protoncogeni e/o dal silenziamento di geni oncosoppressori. L’attivazione dei protoncogeni avviene allorquando tale gene viene traslocato nell’area di DNA controllata da un regolatore che permette la trascrizione costitutivamente (nel caso dei linfociti B, un tipico regolatore sempre attivo è quello delle immunoglobuline). Oppure un oncogene può diventare costitutivamente espresso quando una traslocazione ne porta la fusione con un altro gene, se il prodotto proteico ibrido (chimerico) ha perso i domini di regolazione o attivazione questa proteina (interessata nelle vie di segnalazione intracellulari di proliferazione) risulta sempre attiva. L’attivazione di un protoncogene può avvenire anche per mutazione puntiforme del suo regolatore fisiologico, che a seguito della mutazione iperesprime il suo gene. Infine, anche eventi epigenetici possono portare alla maggiore capacità trascrizionale dell’oncogene (metilazione del DNA e acetilazione degli istoni).
Note modifica
- ^ Pathology and Genetics of Haemo (World Health Organization Classification of Tumours S.), Oxford Univ Pr. ISBN 92-832-2411-6
Collegamenti esterni modifica
- MedlinePlus: Lymphoma
- ICD10 classification of lymphoma
- About Lymphoma: A guide to lymphoma for patients
- Lymphomas in Children and Adolescents From the Centre for Cancer and Blood Disorders at Sydney Children's Hospital
- Summary at NIH/National Cancer Institute
- Non-Hodgkin's Lymphoma Symptoms & Support Information










