Lingua italiana

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Italiano
Parlato in Italia Italia
Svizzera Svizzera (Canton Ticino, Canton Grigioni)
San Marino San Marino
Città del Vaticano Città del Vaticano
Slovenia Slovenia (Litorale)
Croazia Croazia (Istria)
Malta Malta
Monaco Monaco
Francia Francia (Corsica)
Eritrea Eritrea
Somalia Somalia
Etiopia Etiopia
Brasile Brasile (Santa Teresa e Vila Velha)
Persone 63,5 milioni come madrelingua[1]
Classifica 21[2]
Scrittura Alfabeto latino
Tipo SVO, flessiva, accusativa
Filogenesi Lingue indoeuropee
 Italiche
  Romanze
   Italo-occidentali
    Italo-dalmate
     Italiano
Statuto ufficiale
Nazioni Flag of Europe.svg Unione Europea

Italia Italia
Svizzera Svizzera
San Marino San Marino
Città del Vaticano Città del Vaticano
Slovenia Slovenia (Ancarano, Pirano, Isola, Capodistria)
Croazia Croazia (Istria)
Codici di classificazione
ISO 639-1 it
ISO 639-2 ita
ISO 639-3 ita  (EN)
SIL ita  (EN)
Estratto in lingua
Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, art. 1
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.
Idioma italiano.pngItalophone.png
Distribuzione geografica dell'italiano

L'italiano ([itaˈljaːno][3] ascolta?·info) è una lingua romanza, basata sul fiorentino letterario usato nel Trecento. L'italiano è lingua ufficiale dell'Unione europea, nonché una delle lingue più parlate al mondo.

L'italiano modello[4] è utilizzato da circa 55 milioni di italiani su 60 milioni di abitanti,[5] in parallelo alle varianti regionali dell'italiano, alle lingue regionali e ai dialetti. Per la maggioranza degli italiani è la lingua materna e la lingua per tutti gli scambi della vita quotidiana. L'italiano modello è inoltre la lingua di riferimento per i mezzi di comunicazione nazionali, per l'editoria e per l'amministrazione dello Stato italiano.

L'italiano è una delle ventiquattro lingue ufficiali dell'Unione europea ed è lingua ufficiale dell'Italia[6], di San Marino[7], della Svizzera[8], della Città del Vaticano e del Sovrano Militare Ordine di Malta.

È seconda lingua ufficiale, dopo il croato, nella Regione Istriana (Croazia) e, dopo lo sloveno, nei comuni di Ancarano, Pirano, Isola d'Istria e Capodistria in Slovenia. È la seconda lingua più parlata nel Principato di Monaco e parimenti in Albania; è la terza lingua più parlata (53% della popolazione) a Malta; è inoltre diffuso in alcune aree dei paesi mediterranei, nelle ex-colonie e nelle comunità di origine italiana nei diversi continenti.

Ne è riportato l'utilizzo in Argentina, Australia, Belgio, Bosnia e Erzegovina, Brasile, Canada, Cile, Croazia, Egitto, Eritrea, Francia, Germania, Israele, Libia, Liechtenstein, Lussemburgo, Malta, Paraguay, Filippine, Porto Rico, Romania, San Marino, Arabia Saudita, Slovenia, Somalia, Sud Africa, Svizzera, Tunisia, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito, Stati Uniti, Uruguay, Venezuela, Stato Vaticano.[5]

Storiamodifica | modifica wikitesto

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della lingua italiana.
Dante Alighieri, considerato il padre della lingua italiana

L'italiano è una lingua neolatina, cioè derivata dal latino volgare parlato in Italia nell'antichità romana e profondamente trasformatosi nel corso dei secoli.

Dal latino volgare ai volgari italianimodifica | modifica wikitesto

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Latino volgare.

Già in epoca classica esisteva un uso “volgare” del latino, pervenutoci attraverso testi non letterari, graffiti, iscrizioni non ufficiali o testi letterari attenti a riprodurre la lingua parlata, come accade spesso nella commedia.[9]

Esisteva poi un latino “letterario”, quello adottato dagli scrittori classici e legato alla lingua scritta, ma anche alla lingua parlata dai ceti socialmente più rilevanti e più colti.[9]

A partire dal III secolo d.C., il Cristianesimo introdusse nella lingua latina nuovi significati e nuove esigenze pratiche. Queste nuove prospettive significarono anche un deciso passo verso l'incontro di lingua parlata e lingua scritta: autori come Ambrogio, Girolamo e Agostino adottarono nei loro scritti la lingua del popolo, la lingua di uso quotidiano, introducendo così, e con maggiore forza che in passato, altri elementi dialettali.[10]

Con la caduta dell'Impero romano e la formazione dei regni romano-barbarici, si assiste a una sorta di sclerotizzazione del latino scritto (che diviene lingua amministrativa e scolastica), mentre il latino parlato si fonde sempre più intimamente con i dialetti dei popoli latinizzati, dando vita alle lingue neolatine, tra cui l'italiano.[10]

Gli storici della lingua etichettano le parlate che si svilupparono in questo modo in Italia durante il Medioevo come volgari italiani, al plurale, e non ancora lingua italiana. Le testimonianze disponibili mostrano infatti marcate differenze tra le parlate delle diverse zone mentre manca un comune modello volgare di riferimento.

Il primo documento di uso di un volgare italiano è invece un placito notarile, conservato nell'abbazia di Montecassino, proveniente dal principato longobardo di Capua e risalente al 960: è il Placito cassinese (detto anche Placito di Capua o “Placito capuano”), che in sostanza è una testimonianza giurata di un abitante circa una lite sui confini di proprietà tra il monastero benedettino di Capua afferente ai Benedettini dell'abbazia di Montecassino e un piccolo feudo vicino, il quale aveva ingiustamente occupato una parte del territorio dell'abbazia: « Sao ko kelle terre per kelle fini que ki contene trenta anni le possette parte Sancti Benedicti. » È una frase soltanto, che tuttavia per svariati motivi può essere considerata ormai volgare e non più latina: i casi (salvo il genitivo Sancti Benedicti, che riprende la dizione del latino ecclesiastico) sono scomparsi, sono presenti la congiunzione ko (“che”) e il dimostrativo kelle (“quelle”), morfologicamente il verbo sao (dal latino sapio) è prossimo alla forma italiana ecc. Questo documento è seguito a brevissima distanza da altri placiti provenienti dalla stessa area geografico-linguistica, come il Placito di Sessa Aurunca e il Placito di Teano.

Uno dei primi casi di diffusione sovraregionale della lingua è la poesia della scuola siciliana, scritta verosimilmente in volgare siciliano da numerosi poeti (non tutti siciliani) attivi prima della metà del Duecento nell'ambiente della corte imperiale. Alcuni tratti linguistici con questa origine vennero adottati anche dagli scrittori toscani delle generazioni successive e si sono mantenuti per secoli nella lingua poetica italiana: dalle forme monottongate come core e loco ai condizionali in -ia (saria per sarebbe).

Dal volgare toscano all'italianomodifica | modifica wikitesto

Illustrazione di inizio secolo XX celebrante la lingua del sì con l'immagine di Dante e la sua famosa frase sovrapposta al tricolore
« ... del bel paese là dove 'l sì suona »
(Dante Alighieri, Inferno, canto XXXIII, v. 80)

L'assetto attuale dell'italiano discende in sostanza da quello del volgare toscano trecentesco, ripulito dei tratti più marcatamente locali.[11] Tra i numerosi tratti che l'italiano riprende dal fiorentino trecentesco, e che erano invece estranei a quasi tutti gli altri volgari italiani, si possono citare per esempio, a livello fonetico, cinque elementi discriminanti individuati da Arrigo Castellani[12]:

  • i “dittonghi spontanei” ie e uo (in realtà epentesi di /j, w/: piede e nuovo con /jɛ , wɔ/, invece di pede e novo);
  • l'anafonesi (tinca invece di tenca);
  • la chiusura di e pretonica (di- invece di de-);
  • l'esito del nesso latino -RI- in /j/ invece che in r (febbraio invece di febbraro),
  • il passaggio di ar atono a er (gambero invece di gambaro).

Già dalla fine del Trecento la lingua parlata a Firenze si distacca però da questo modello, che successivamente viene codificato da letterati non fiorentini, a cominciare da Pietro Bembo nelle Prose della volgar lingua (1525), e usato come lingua comune per la scrittura in tutta Italia a partire dalla seconda metà del Cinquecento: nelle parole di Bruno Migliorini, «Se leggiamo una pagina di prosa, anche d'arte, degli ultimi anni del Quattrocento o dei primi del Cinquecento, ci è di solito abbastanza facile dire da quale regione proviene, mentre per un testo della fine del Cinquecento la cosa è assai malagevole».[13] A partire da questo periodo tutti gli storici della lingua parlano quindi ormai di lingua italiana in senso moderno, e non più di volgare fiorentino.

Diffusione dell'italiano nell'uso quotidianomodifica | modifica wikitesto

L'italiano è rimasto per lungo tempo soprattutto la lingua scritta della parte più istruita della popolazione italiana, mentre per l'uso quotidiano erano in pratica usate solo le lingue regionali.

Nelle ricostruzioni dei linguisti, fino alla seconda metà dell'Ottocento solo fasce molto ridotte della popolazione italiana erano in grado di esprimersi in italiano. Nel 1861, secondo la stima di Tullio De Mauro[14], era in grado di parlare in italiano solo il 2,5% della popolazione italiana. Secondo la stima di Arrigo Castellani alla stessa data la percentuale era invece del 10%[15].

In seguito, fattori storici quali l'unificazione politica e la prima guerra mondiale hanno contribuito a una diffusione graduale dell'italiano. Nella seconda metà del Novecento in particolare, la diffusione della lingua è stata rapida anche grazie al contributo della televisione.

Uso in Italia nell'età contemporaneamodifica | modifica wikitesto

L'italiano è oggi usato da un'ampia maggioranza della popolazione italiana. Inoltre, la lingua è usata da diverse fasce della popolazione in tutte le situazioni comunicative, sia informali (conversazione in famiglia o tra amici) sia formali (discorsi pubblici, atti ufficiali).

Nelle situazioni comunicative informali (e occasionalmente in quelle formali) l'uso dell'italiano alterna in alcune aree geografiche e in diverse fasce della popolazione con l'uso di un dialetto, di una lingua regionale o di una lingua di minoranza.

Percentuali di parlanti in Italiamodifica | modifica wikitesto

Secondo un'indagine ISTAT condotta nel 2006 su un campione di 24.000 famiglie residenti in Italia (corrispondenti a circa 54.000 individui), nella conversazione con estranei il 72,8% dei residenti dichiara di parlare “solo o prevalentemente italiano” mentre il 19% dichiara di parlare “sia italiano che dialetto”. Parla invece “solo o prevalentemente dialetto” il 5,4% dei residenti, e “un'altra lingua” l'1,5% (la somma delle quattro voci porta al 98,7%). Almeno il 91,8% dei residenti (somma delle percentuali relative alle prime due scelte) dichiara quindi di essere in grado di parlare italiano[16]. Commentando i dati della stessa indagine, Gaetano Berruto riassume la situazione dicendo che all'inizio del XXI secolo in Italia esiste “una piccola minoranza (di entità difficile da quantificare, forse attorno al 5%, e da cercare prevalentemente fra coloro che sono privi di qualunque titolo di studio), soprattutto nelle generazioni più vecchie e in Italia meridionale, di persone che parlano solo dialetto”[17].

Secondo i dati del Ministero dell'Interno il 95% degli italiani ha come lingua madre l'italiano e il 5% degli italiani non ha come lingua madre l'italiano ma una lingua minoritaria: questi parlanti compongono le minoranze linguistiche.

Stime del numero totale di italofonimodifica | modifica wikitesto

Esistono stime assai discordanti sul numero degli italofoni, definizione che include tutti i locutori di lingua italiana nel mondo, come lingua madre o lingua seconda.

La ONG evangelica Summer Institute of Linguistics, dedita allo studio delle lingue per la diffusione della Bibbia e autrice della pubblicazione Ethnologue, stima che esistano circa 61 milioni di italofoni nel mondo, dei quali 55 milioni in Italia[18].

L'Eurobarometro, sondaggio statistico periodico condotto dalla Commissione europea, stima invece che l'italiano sia parlato come lingua madre dal 13% dei cittadini europei, a cui si aggiunge un 3% in grado di parlarlo come lingua seconda, per un totale di 72 milioni di persone nella sola Unione Europea. Rilevato nel 2006, il risultato è stato confermato dal rapporto del 2012[19][20].

Uso in situazioni informalimodifica | modifica wikitesto

La diffusione dell'italiano nella comunicazione informale è avvenuta soprattutto nella seconda metà del Novecento, e l'uso effettivo è quindi strettamente collegato all'età dei parlanti.

Secondo un'indagine ISTAT condotta nel 2006 le persone che parlavano “solo o prevalentemente italiano” sono per esempio state stimate al 72,8 % con gli estranei e al 45,5 % in famiglia, con questa distribuzione nelle fasce d'età estreme[21]:

  • da 6 a 10 anni: 68,2%
  • da 11 a 14 anni: 62,4%
  • da 65 a 74 anni: 31,9%
  • 75 e più: 28,2%

Uso nei mezzi di comunicazione di massamodifica | modifica wikitesto

L'uso dell'italiano è generalizzato nei mezzi di comunicazione di massa diffusi in Italia (giornali, radio, cinema, televisione). In Italia i film stranieri sono di regola presentati con un doppiaggio in lingua italiana e le trasmissioni radiofoniche e televisive in lingua diversa dall'italiano sono molto rare.

Varietà di italianomodifica | modifica wikitesto

L'italiano non è una lingua del tutto uniforme. Il linguista Gaetano Berruto ha distinto per esempio nove varietà di italiano[22]:

  • 1. italiano standard letterario: questo è l'italiano regolato dai manuali di grammatica, quello che quindi può considerarsi come un italiano “ideale”. È proprio degli studenti di dizione, dei relatori e degli attori.
  • 2. italiano neo-standard (= italiano regionale colto medio): è, come dice la parola stessa, il nuovo standard, ovvero quell'italiano odierno che accoglie forme grammaticali più vicine al parlato.
  • 3. italiano parlato colloquiale
  • 4. italiano regionale popolare
  • 5. italiano informale trascurato
  • 6. italiano gergale
  • 7. italiano formale aulico
  • 8. italiano tecnico-scientifico
  • 9. italiano burocratico

Fonologiamodifica | modifica wikitesto

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Fonologia dell'italiano.

Consonantimodifica | modifica wikitesto

Bilabiali Labiodentali Alveolari Postalveolare Palatali Velari Labiovelari
Nasali m (ɱ)[23] n ɲ (ŋ)[24]
Occlusive p b t d (c ɟ)[25] k ɡ
Affricate ʦ ʣ ʧ ʤ
Fricative f v s z ʃ (ʒ)[26]
Approssimanti j w
Vibranti r
Monovibranti (ɾ)[27]
Laterali l ʎ

Vocalimodifica | modifica wikitesto

Anteriore Centrale Posteriore
Alte i u
Medio-alte e o
Medio-basse ɛ ɔ
Basse a

Grammaticamodifica | modifica wikitesto

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Grammatica italiana.

La morfosintassi dell'italiano è conforme agli standard delle lingue romanze in generale, possedendo un ricco sistema flessivo e configurandosi come lingua SVO. I nomi non possiedono distinzioni di caso, mentre per i pronomi personali esiste un sistema casuale a due casi (nominativo e obliquo che funge da accusativo e dativo). Ci sono due generi (maschile e femminile) e due numeri (singolare e plurale). I nomi, gli aggettivi e gli articoli si flettono e si accordano per entrambe le categorie. Il verbo è flesso per modo (indicativo, congiuntivo, condizionale, imperativo, infinito, participio e gerundio), tempo (presente, imperfetto, passato remoto, futuro, passato prossimo, trapassato prossimo, futuro anteriore, trapassato remoto), diatesi (attiva, passiva e riflessiva), persona e numero (anche genere nel participio passato); spesso i pronomi soggetto sono omessi, poiché sono espressi dalla flessione verbale.

Lessicomodifica | modifica wikitesto

Il lessico della lingua italiana è descritto oggi da numerosi dizionari, impostati secondo criteri moderni, che includono circa 160.000 parole di uso consolidato. Alcuni dizionari includono fino a 800.000 lemmi (Vocabolario Treccani); d'altro canto, secondo gli studi di Tullio De Mauro, la lingua di comunicazione quotidiana è fondata su una base di circa 7.000 parole. Il Corpus lip (Lista Italiano Parlato) contiene un elenco delle parole che sono comunemente utilizzate nella comunicazione verbale.

Nel corso dei secoli, il lessico dell'italiano ha accolto numerosi prestiti e calchi linguistici da altre lingue e culture.

Prestiti da lingue prelatinemodifica | modifica wikitesto

Alcune parole dell'italiano derivano da lingue parlate in Italia prima dell'avvento del latino. Hanno questa origine, per esempio, persona (proveniente dall'etrusco) e bufalo (proveniente dall'osco-umbro). Attraverso la mediazione del latino, queste parole sono entrate nell'italiano e in altre lingue e dialetti d'Italia.

Latinismimodifica | modifica wikitesto

Il lessico italiano deriva in massima parte dal latino volgare. Il lessico con questa origine non è quindi considerato prestito; in alcuni casi, però, parole modellate su parole del latino letterario sono state reintrodotte nei volgari italiani prima e nell'italiano poi, fino all'età contemporanea. Questo a volte ha creato coppie di parole con la stessa origine ma significato diverso. Dal latino “Vitium” hanno origine per esempio sia la parola vezzo, per tradizione ininterrotta, sia la parola vizio, reintrodotta sulla base dell'uso latino classico. O ancora, dal latino “causa” hanno avuto origine sia “cosa” per tradizione ininterrotta che l'omografa “causa”, prestito derivante dal latino letterario. Altri latinismi sono stati reintrodotti anche attraverso la mediazione di altre lingue: per esempio le parole sponsor e media, venute dall'inglese, e la parola fazzoletto, che deriva dal latino fascia attraverso il diminutivo greco medievale faskiolon (φάσκιολον).

Grecismimodifica | modifica wikitesto

Dal greco sono entrati in italiano molti termini tecnici scientifici (come aritmia, pneumologia, nosocomio), politici e religiosi, questi ultimi dovuti alla diffusione della Vulgata (la traduzione della Bibbia dalla versione in greco detta Septuaginta, da cui parabola, angelo, chiesa, martire etc.); dai bizantini deriva lessico marinaresco (galea, gondola, molo, argano) o botanico (basilico, bambagia), con alcune altre parole (zio, tapino).

Ebraismimodifica | modifica wikitesto

Dall'Ebraico derivano parole usate nei riti cristiani come sabato, satana, osanna, alleluia, pasqua e altre come manna, cabala, sacco.

Arabismimodifica | modifica wikitesto

Numeroso il lessico che proviene da parole arabe, tra cui vegetali (spinaci, carrubo), animali o caratteristiche d'essi (cammello, fennec, ubara, ubèro), alimentari (sciroppo, sorbetto, zucchero, caffè, albicocca, zibibbo), suppellettili (materasso, zerbino), o prodotti (garbo, coffa, ghirba, probabilmente valigia), termini commerciali, amministrativi e giuridici (dogana, fondaco, magazzino, tariffa, fattura, sultano, califfo, sceicco, ammiraglio, alfiere, harem, assassino), ludici (azzàrdo), scientifici (alchimia, alambicco, elisir, calibro, zenit, nadir, azimut), matematici (algebra, algoritmo, cifra, zero), altri aggettivi o sostantivi (meschino, tarsia, risma, intarsiato, assassino) e recentemente termini come intifada, burqa e kefiah.

Persianomodifica | modifica wikitesto

Dal persiano derivano parole come arancia, limone, asparago, candito, scacchi (da cui anche il matto di scacco matto), mago, scià, satrapo, divano, pasdaran.

Sanscritomodifica | modifica wikitesto

Negli ultimi decenni sono diventate d'uso comune alcune parole provenienti dal sanscrito. Fra le più usate: guru, maharaja, karma, mahatma, mantra, pandit.

Francesismimodifica | modifica wikitesto

Dal francese medievale o dal provenzale provengono moltissimi termini, ad esempio: burro, cugino, giallo, giorno, mangiare, saggio, savio, cavaliere, gonfalone, usbergo, sparviere, levriere, dama, messere, scudiero, lignaggio, liuto, viola, gioiello...; oltre il Medioevo i prestiti dall'area francese si riducono, per riprendere in occasione dell'occupazione della Lombardia nel XV secolo (maresciallo, batteria, carabina, ma anche bignè, besciamella, ragù).
In epoca illuministica e quindi con Napoleone si insedieranno ad esempio rivoluzione, giacobino, complotto, fanatico, ghigliottina, terrorismo.
Nell'Ottocento entrano ancora parole come: ristorante, casseruola, maionese, menù, paté, рuré, crêpe, omelette, croissant (cucina); boutique, décolleté, plissé, griffe, prêt-à-porter, fuseaux (moda); boulevard, toilette, sarcasmo, cinema, avanspettacolo, soubrette, boxeur (anglismo passato al francese), chassis.
Il termine informatica entra rapidamente dopo la nascita del neologismo informatique nel 1962.

Germanismimodifica | modifica wikitesto

Numerosissimi sono in italiano i termini di uso comune che hanno un'origine germanica, soprattutto longobarda o franca, in minor misura gotica. Per esempio: aia, albergo, banca, banda, elmo, garantire, gramo, grinfia, guardare, guardia, guarnire, guercio, guerra, guidare, guitto, guizzo, lanca, landa, lenza, risparmio, sapone, sgraffignare, spola, stambecco, stamberga, schiena, snello, stanga, trincare, vanga, zanna. Alcuni prestiti sono scandinavi, come renna e sci.

Anglismimodifica | modifica wikitesto

I prestiti dall'inglese sono relativamente recenti, indicativamente dalla fine del Novecento, ma considerevoli. Secondo Tullio De Mauro gli anglismi entrati nell'italiano si attestano attorno all'8% del lessico complessivo.

Dopo la seconda guerra mondiale, si insediano stabilmente termini relativi allo sviluppo tecnologico ed economico; alcuni sono prestiti di necessità, ovvero non traducibili con lemmi già esistenti: kit, jeans, partner, puzzle, scout, punk, rock; altri, pur avendo corrispondente in italiano, sono entrati nell'uso comune: sono quelli propri del lessico finanziario come budget (esso stesso un prestito dal francese), marketing, meeting, business; altri ancora del lessico informatico come click, cliccare, computer, formattare, hardware, software, mouse, blog (da web-log); altri, infine, sono del lessico sportivo come goal, corner, cross, assist, baseball, basket (da basketball)'.

Iberismimodifica | modifica wikitesto

Tramite lo spagnolo, prima e durante l'occupazione asburgica, sono giunti nell'italiano termini esotici quali amaca, ananas, brio, cacao, cioccolata (originariamente nahuatl), condor (originariamente quechua), creanza, etichetta, guerriglia, lama (originariamente quechua), lazzarone, mais (originariamente taino), parata, patata (originariamente quechua), nonché parole queste sì castigliane quale posata, puntiglio, sfarzo, sussiego, zaino.

Dal portoghese derivano parole come, banana, cocco, mandarino (originariamente cinese), pagoda (originariamente cinese)...

Tra questi, molti hanno origine dai nuovi referenti provenienti dalla scoperta dell'America.

Fra le lingue iberiche minoritarie che ebbero una certa influenza sull'italiano, va senz'altro menzionato il catalano, parlato, insieme all'italiano o alle lingue e dialetti locali, in alcune corti medievali: in Sicilia, fra il XIII e il XV secolo, a Napoli nel corso del XV secolo e soprattutto in Sardegna, dove ebbe carattere di ufficialità (o coufficilità, insieme al sardo) fra la prima metà del XIV e la prima metà del XVII secolo, sostituito dallo spagnolo, che a sua volta, nel 1760, cedette il posto all'italiano.

Tutela della lingua italianamodifica | modifica wikitesto

La lingua italiana è attualmente priva di organismi ufficiali di normazione. Nonostante vi siano numerose istituzioni dedicate al suo studio e alla sua promozione, nessuna di queste è ufficialmente deputata alla elaborazione attiva di regole linguistiche, per esempio una grammatica normativa, sul modello della Real Academia Española, dell'Académie française, delle accademie portoghesi (lusitana e brasiliana) o altre. Non vi sono nemmeno organismi linguistici semi-ufficiali, sul modello svedese[28]. A differenza di questi e altri paesi, inoltre, non si trovano riferimenti alla lingua italiana nei principi fondamentali della Costituzione nazionale[29]: l'unico riferimento esplicito nella carta costituzionale emerge all'articolo 99 (DPR n. 670 del 31 agosto 1972), a cui si aggiungono riferimenti normativi di fonti subordinate (art. 1 l. 482.1999, codici di procedura civile e penale)[30].

Accademia della Cruscamodifica | modifica wikitesto

L'Accademia della Crusca si propone in particolare l'obiettivo di fare acquisire e diffondere nella società italiana, specialmente nella scuola e all'estero, la conoscenza storica della lingua nazionale. È inoltre membro fondatore della Federazione Europea delle Istituzioni Linguistiche Nazionali (EFNIL).
Come evidenziato nello statuto, l'accademia si occupa di promuovere lo studio della lingua italiana a fini storico-linguistici, lessicografici ed etimoloEgici. L'attività scientifica dell'Accademia si svolge in tre campi principali:

  1. il Centro studi di filologia italiana, che promuove lo studio e l'edizione critica degli antichi testi e degli scrittori italiani;
  2. il Centro di studi di lessicografia italiana, che si occupa di studi sul lessico italiano e della compilazione di opere lessicografiche;
  3. il Centro di studi di grammatica italiana, addetto allo studio della grammatica storica, descrittiva e normativa della lingua italiana.

Opera del Vocabolario Italianomodifica | modifica wikitesto

L'Opera del Vocabolario Italiano è l'istituto del CNR che ha il compito di elaborare il Vocabolario Storico Italiano. È membro fondatore della Federazione Europea delle Istituzioni Linguistiche Nazionali (EFNIL).

Paesi in cui l'italiano è lingua ufficialemodifica | modifica wikitesto

L'italiano è lingua ufficiale in Italia, a San Marino, in Città del Vaticano (la lingua ufficiale della Santa Sede è il latino), in Svizzera (insieme a tedesco, francese e romancio), in tre comuni della Slovenia e nella Regione istriana (Croazia). Fu lingua ufficiale in Somalia fino al 1963, in Etiopia fino al 1943, in Eritrea fino al 1941, a Malta fino al 1934 e in Corsica e Nizza fino al 1859. L'italiano è inoltre una delle 24 lingue ufficiali dell'Unione europea.

Italiamodifica | modifica wikitesto

La Costituzione della repubblica italiana non indica l'italiano come lingua ufficiale. Tuttavia, in Italia l'italiano è considerato lingua ufficiale in quanto lo Statuto di Autonomia della Regione Autonoma Trentino-Alto Adige (DPR n. 670 del 31 agosto 1972), che ha valore di legge costituzionale, dichiara all'art. 99 che «[...] quella italiana [...] è la lingua ufficiale dello Stato». La dicitura viene ripetuta dall'art. 1 del DPR n. 574 del 15 luglio 1988 “Norme di attuazione dello Statuto Speciale per la Regione Trentino-Alto Adige” e richiamata dalla Legge ordinaria n. 482 del 15 dicembre 1999 “Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche” che stabilisce all'art. 1 che “la lingua ufficiale della Repubblica è l'italiano”. Una proposta di legge costituzionale approvata dalla Camera il 28 marzo 2007 prevedeva la modifica dell'art. 12 della Costituzione in « L'italiano è la lingua ufficiale della Repubblica nel rispetto delle garanzie previste dalla Costituzione e dalle leggi costituzionali »: la proposta però non è stata approvata dal Senato e l'art. 12 nella forma in vigore al 31 dicembre 2012 non contiene indicazioni sulla lingua ufficiale.

Svizzeramodifica | modifica wikitesto

Ripartizione delle lingue ufficiali in Svizzera (2000).

La lingua italiana in Svizzera è una delle quattro lingue ufficiali insieme al tedesco, al francese e al romancio. Secondo i dati del censimento dell'anno 2009, l'italiano è la lingua principale di 525.000 persone residenti nella Confederazione (pari al 6,8 % della popolazione), di cui 332.950 residenti nel Canton Ticino, dove l'italiano, oltre a essere lingua ufficiale, è considerato la lingua principale dall'83,1% della popolazione. Già la prima Costituzione moderna (quella che nel 1848 fa della Svizzera uno Stato federale), assegna all'italiano lo statuto di lingua nazionale. L'articolo 4 della costituzione federale recita appunto: Le lingue nazionali sono il tedesco, il francese, l'italiano e il romancio.

Il territorio di lingua italiana (la cosiddetta Svizzera italiana) è costituito dal Canton Ticino e dalle quattro valli italofone del Cantone trilingue dei Grigioni (da Est a Ovest, si tratta delle valli Poschiavo, Bregaglia, Mesolcina e Calanca; le altre lingue di questo Cantone nel Sud-Est della Svizzera sono il tedesco e il romancio). L'italiano è considerato lingua principale dal 10,2 % della popolazione nel Canton Grigioni. L'italiano è diffuso infine nell'uso per ragioni turistiche nell'alta Engadina. L'unico comune svizzero sul versante settentrionale delle Alpi di lingua italiana, Bivio, è invece oggi ormai sostanzialmente germanizzato. In questo comune la lingua italiana è ora parlata solamente dal 29% degli abitanti (erano ancora l'80% nel 1860).

Essendo lingua di gran lunga minoritaria, l'italiano in Svizzera gode di protezione e sussidi da parte di confederazione e cantoni. L'articolo 70 della costituzione federale riguarda la politica linguistica svizzera, parte di esso recita: Le lingue ufficiali della Confederazione sono il tedesco, il francese e l'italiano... La Confederazione sostiene i provvedimenti dei Cantoni dei Grigioni e del Ticino volti a conservare e promuovere le lingue romancia e italiana. Il censimento del 2000 ha tracciato una mappa svizzera delle diffusione delle lingue in Svizzera[31][32]. I risultati sono riportati di seguito:

Cantone Parlanti italiano  % Diffuso come Cantone Parlanti italiano  % Diffuso come
Ticino 332.950 83,1 1ª lingua Zugo 2.525 2,5 3ª lingua
Grigioni 19.106 10,2 3ª lingua San Gallo 10.640 2,4 3ª lingua
Basilea Città 9.409 5,0 2ª lingua Vallese 5.987 2,2 3ª lingua
Glarona 1.689 4,4 2ª lingua Berna 18.908 2,0 3ª lingua
Zurigo 49.750 4,0 2ª lingua Lucerna 6.801 1,9 3ª lingua
Ginevra 15.191 3,7 4ª lingua Svitto 2.447 1,9 4ª lingua
Basilea Campagna 8.979 3,5 2ª lingua Giura 1.210 1,8 3ª lingua
Argovia 17.847 3,3 2ª lingua Appenzello Esterno 905 1,7 3ª lingua
Neuchâtel 5.407 3,2 3ª lingua Nidvaldo 533 1,4 2ª lingua
Soletta 7.678 3,1 2ª lingua Uri 462 1,3 3ª lingua
Vaud 18.713 2,9 3ª lingua Friburgo 3.100 1,3 4ª lingua
Turgovia 6.317 2,8 2ª lingua Canton Obvaldo 329 1,0 4ª lingua
Sciaffusa 1.897 2,6 2ª lingua Canton Appenzello Interno 134 0,9 4ª lingua

Sloveniamodifica | modifica wikitesto

In Slovenia l'italiano è lingua ufficiale (con lo sloveno) nei quattro comuni costieri di Ancarano, Capodistria, Isola d'Istria e Pirano.
L'articolo 64 della Costituzione slovena riconosce diritti particolari alla comunità nazionale autoctona italiana. In particolare, gli italofoni autoctoni sloveni hanno diritto[33][34]:

« ...di istituire organizzazioni, di sviluppare attività economiche, culturali e di ricerca scientifica, nonché attività nel settore della pubblica informazione e dell'editoria.
...all'educazione e all'istruzione nella propria lingua nonché alla formazione e allo sviluppo di tale educazione e istruzione nella propria lingua.
...di coltivare i rapporti con la propria nazione madre e con i rispettivi Stati »
(Costituzione della repubblica Slovena, Articolo 64)

Tali diritti sono garantiti costituzionalmente dallo stato sloveno, materialmente e moralmente[34].
Alla comunità nazionale autoctona si aggiungono poi i cittadini italiani residenti in Slovenia: l'unione di queste due componenti costituisce il gruppo etnico degli sloveni italiani. In particolare riferimento al sistema educativo e scolastico è da notare come, in seguito alle leggi del 1996 sulle istituzioni prescolari, sulle scuole elementari e sulle scuole superiori, nelle scuole di madrelingua slovena operanti sul territorio dei comuni bilingui, l'italiano sia insegnata come lingua obbligatoria [35], così come lo sloveno è insegnamento obbligatorio nelle scuole di madrelingua italiana.

Croaziamodifica | modifica wikitesto

Distribuzione per comuni degli italiani madrelingua nella Regione Istriana (Croazia) (2001).

Nella Regione Istriana, in Croazia, l'italiano è lingua ufficiale a livello regionale insieme al croato (parlata dal 7,69% della popolazione secondo il censimento ufficiale del 2001), e a livello comunale a: Buie, Castellier-Santa Domenica, Cittanova, Dignano, Fasana, Grisignana, Lisignano, Montona, Orsera, Parenzo, Portole, Rovigno, Torre-Abrega, Umago, Valle d'Istria, Verteneglio, Visignano, Visinada.

Secondo Ethnologue e Dieta Istriana, i parlanti italiano in Istria sarebbero almeno il 25%, e pure gran parte della popolazione croata della costa lo conoscerebbe. Anche in Dalmazia molti sono coloro che comprendono l'italiano.

San Marinomodifica | modifica wikitesto

Nella Repubblica di San Marino è lingua nazionale dello Stato.

I Paesi in dettagliomodifica | modifica wikitesto

Paese Abitanti (anno) Parlanti italiano (%) Diffuso come Note
Città del Vaticano Città del Vaticano 829 (2010) 89 % 1ª lingua Co-ufficiale assieme al latino, lingua ufficiale della Santa Sede.
Croazia Croazia 4.290.612 (2011) 0,44% 4ª lingua Co-ufficiale assieme al croato nella Regione Istriana che comprende gran parte dell'Istria croata.
Italia Italia 60.100.000 (2011) 95 % 1ª lingua
San Marino San Marino 32.448 (2013) 100 % 1ª lingua
Slovenia Slovenia 2.029.680 (2012) 0,11% 4ª lingua Lingua co-ufficiale insieme allo sloveno nei comuni di Ancarano, Capodistria, Isola d'Istria e Pirano nell'Istria slovena.
Svizzera Svizzera 7.900.000 (2010) 8,4 % 3ª lingua Unica lingua ufficiale in Canton Ticino e co-ufficiale assieme al tedesco e al romancio nel Canton Grigioni.

Diffusione nei paesi in cui non è lingua ufficialemodifica | modifica wikitesto

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lingua italiana nel mondo.

Le stime della Società di Linguistica Internazionale valutano che al mondo esistano circa 61,7 milioni di persone in grado di parlare italiano: 55 milioni di questi sono residenti in Italia e 6,7 sono residenti all'estero.[36] Stime simili hanno un certo grado di arbitrarietà per quanto riguarda la definizione (più o meno rigorosa) del “parlare italiano”.

In alcuni paesi l'italiano è lingua ufficiale; in altri ha un uso relativamente diffuso, anche se privo di riconoscimento giuridico. È inoltre fra le cinque lingue più studiate al mondo (come lingua non madre).[37]

Secondo Ethnologue, la lingua italiana è la 19ª lingua parlata come prima lingua per dimensione; essa è parlata in complessivamente 34 paesi da 61,7 milioni di persone.[38]

I paesi in cui l'italiano è più parlato, in rapporto alla popolazione, sono Malta (84%) e Albania (73%)[39]; in termini assoluti i paesi in cui l'italiano è più parlato sono Albania (1 600 000 abitanti) e Argentina (1 500 000 abitanti, ma stime non ufficiali indicano addirittura più di 5 000 000 di italofoni). Seguono Canada, Francia e USA, con 1 000 000 di italofoni ciascuno.

L'italiano come lingua ufficiale:[40]
L'italiano come lingua amministrativa, turistica e/o insegnata obbligatoriamente nelle scuole
  • Albania Albania (lingua straniera conosciuta dal 73% della popolazione e dal 2002 insegnata nelle scuole come prima lingua straniera obbligatoria)
  • Brasile Brasile (ufficiale a livello regionale ed etnico a Santa Teresa e Vila Velha, e come tale insegnato obbligatoriamente nelle scuole. Nel Rio Grande do Sul è riconosciuto come lingua ufficiale regionale, e a São Paulo è diffuso non ufficialmente)
  • Eritrea Eritrea (lingua coufficiale de facto, amministrativa e commerciale, per ragioni storiche, al pari dell'inglese, dopo arabo e tigrino)
  • Etiopia Etiopia (lingua amministrativa e commerciale, per ragioni storiche, al pari dell'inglese)
  • Malta Malta (lingua ufficiale fino al 1934; acquisita come lingua straniera, soprattutto per il commercio e il turismo, dall'84% della popolazione, e insegnata come prima o seconda lingua straniera obbligatoria in tutte le scuole)
  • Somalia Somalia (lingua ufficiale fino al 1963, ora è lingua amministrativa e commerciale, e contemplata nella Costituzione di Transizione somala come lingua coufficiale, secondaria dopo arabo e somalo, e al pari dell'inglese)
L'italiano come altra lingua parlata:[40]
  • Argentina Argentina (lingua minoritaria di peso, la seconda dopo lo spagnolo)
  • Austria Austria (lingua minoritaria)
  • Australia Australia (parlato da comunità consistenti)
  • Belgio Belgio (parlato dai discendenti di immigrazione italiana)
  • Bosnia ed Erzegovina Bosnia ed Erzegovina (parlato da profughi in Italia durante la guerra di Jugoslavia e da persone lavoranti nella cooperazione)
  • Bulgaria Bulgaria (piuttosto diffuso per ragioni economiche)
  • Canada Canada (parlato da comunità assai consistenti)
  • Cina Cina (lingua commerciale e minoritaria)
  • Cile Cile (lingua minoritaria)
  • Cuba Cuba (lingua utilizzata per il turismo italiano)
  • Egitto Egitto (parlato vicino al confine della Libia)
  • Emirati Arabi Uniti Emirati Arabi Uniti
  • Filippine Filippine (lingua commerciale)
  • Francia Francia (usato a livello regionale in Corsica e a Nizza, lingua ufficiale fino al 1860)
  • Germania Germania (Parlato dei discendenti dei immigrazione italiana)
  • Giappone Giappone (Solo parlata nelle comunità minori e commerciale)
  • Grecia Grecia (Parlato solo nelle isole del Dodecaneso. Utilizzato anche per motivi commerciali)

Cittadini italiani residenti all'esteromodifica | modifica wikitesto

In base ai dati dell'Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero (AIRE) pubblicati dal Ministero dell'Interno,[43] aggiornato al 2010, risultano presenti forti comunità di cittadini italiani residenti all'estero; queste cifre indicano solo i cittadini italiani residenti e non tutti gli italofoni presenti nei diversi paesi:

In totale, i cittadini italiani all'estero sono 4.115.235; in particolare, 2.258.180 in Europa, 384.819 in Nord e Centroamerica, 1.244.703 in Sudamerica, 53.741 in Africa, 42.047 in Asia e 131.745 in Oceania.

In particolare è significativo il dato del Principato di Monaco e di San Marino, dove i cittadini italiani costituiscono rispettivamente il 18% e il 35% della popolazione residente totale.

Gli iscritti all'AIRE “provengono da residenze anagrafiche in Italia ed erano quindi precedentemente iscritti anagraficamente presso comuni italiani”[44]; sono quindi spesso in grado di parlare italiano. Tuttavia, alcuni di loro “non sono mai stati scolarizzati in italiano né hanno mai parlato la (…) lingua in contesti formali e non, non avendo neanche appreso l'italiano in famiglia”[44]. Per questo motivo, Barbara Turchetta ritiene che “sebbene il numero di cittadini italiani residenti all'estero si avvicini a quello degli italofoni all'estero, esso è certamente in eccesso rispetto a quest'ultimo”[44].

Discendenti di emigrati italianimodifica | modifica wikitesto

Le stime sul numero di discendenti di emigrati italiani all'estero arrivano fino a un massimo di 80 milioni di persone[45]. Tuttavia, “degli oltre 25.000.000 Italiani emigrati tra il 1876 e il 1976 appena 7.000.000 circa possono considerarsi espatriati in maniera definitiva; il resto si limitò a un soggiorno variabilmente lungo all'estero prima di un ritorno definitivo in patria”[46].

Nelle comunità stabili di italiani all'estero la lingua nazionale è comunque usata relativamente di rado. Nel primo rapporto organico sulla diffusione dell'italiano nel mondo, la storia dell'uso della lingua italiana all'estero è stata in effetti descritta come quella di “un grande naufragio”[47]: tuttavia, i cittadini di altri paesi che dichiarano di avere come lingua madre l'italiano sono complessivamente stimabili in due o tre milioni di persone[47].

L'italiano come lingua stranieramodifica | modifica wikitesto

L'italiano come lingua straniera (LS) è l'italiano insegnato fuori d'Italia ad apprendenti di madrelingua non italiana. Alla fine degli anni settanta, l'Istituto dell'Enciclopedia Italiana commissionò a Ignazio Baldelli la prima indagine sui motivi che spingevano il pubblico degli apprendenti italiano LS a studiare l'italiano. L'italiano appare studiato soprattutto per due ragioni: il prestigio della cultura italiana o una ascendenza familiare italiana. Sempre in base all'indagine di Baldelli, furono stimati più di 700.000 apprendenti stranieri, donne per i due terzi; del totale, il 70% studenti, nei restanti casi soprattutto impiegati.[48]

Enti di promozione della lingua italiana nel mondomodifica | modifica wikitesto

Istituti Italiani di Culturamodifica | modifica wikitesto

Il Ministero per gli Affari Esteri, attraverso la rete degli Istituti Italiani di Cultura, assicura la promozione della lingua italiana all'estero grazie a corsi di lingua e cultura italiana. Ogni anno, nel mese di ottobre, ha luogo la Settimana della lingua Italiana nel Mondo[49].

Società Dante Alighierimodifica | modifica wikitesto

La Società Dante Alighieri nasce nel 1889 grazie a un gruppo di intellettuali guidati da Giosuè Carducci e viene eretta Ente Morale con R. Decreto del 18 luglio 1893, n. 347; con d.l. n. 186 del 27 luglio 2004 è assimilata, per struttura e finalità, alle ONLUS. Il suo scopo primario, come recita l'articolo 1 dello Statuto sociale, è quello di “tutelare e diffondere la lingua e la cultura italiane nel mondo, ravvivando i legami spirituali dei connazionali all'estero con la madre patria e alimentando tra gli stranieri l'amore e il culto per la civiltà italiana”. Per il conseguimento di queste finalità, la “Dante Alighieri” si è affidata e si affida tuttora all'aiuto costante e generoso di oltre 500 Comitati, di cui più di 400 attivi in Africa, America, Europa, Asia e Oceania.

Comunità Radiotelevisiva Italofonamodifica | modifica wikitesto

Costituita il 3 aprile 1985 quale collaborazione istituzionale tra radiotelevisioni di servizio pubblico – Rai, Rtsi, TV Koper-Capodistria, Radio Vaticana e San Marino Rtv – la Comunità radiotelevisiva italofona nasce come strumento di valorizzazione della lingua italiana. Oggi la sua struttura articolata può essere illustrata da uno schema in tre cerchi: il primo cerchio è formato dai soci fondatori; il secondo comprende tutti i media “osservatori”, registrati; il terzo cerchio, infine, include gli “amici”, cioè quel quadro ambientale che favorisce l'humus di crescita della Comunità.

Quotidiani in lingua italianamodifica | modifica wikitesto

Sono sei i quotidiani italiani all'estero:

Sistema di scritturamodifica | modifica wikitesto

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Alfabeto italiano e Ortografia italiana.

La lingua italiana usa l'alfabeto italiano costituito da 21 lettere; al quale si aggiungono 5 lettere, tradizionalmente definite straniere, 'j' 'k', 'w', 'x', 'y', con cui forma l'alfabeto latino. X e j erano lettere utilizzate nell'italiano antico soprattutto nei toponimi (Jesi, Jesolo) e in alcuni cognomi come Lo Jacono e Bixio, o come varianti grafiche di scrittura (ad es. in Pirandello gioja invece di gioia). Esistono accenti grafici sulle vocali: in particolare quello acuto (´) solo sulla e e raramente sulla o (una grafia ricercata li esigerebbe anche su i e u dal momento che sono sempre “vocali chiuse”) e quello grave (`) su tutte le altre. Il circonflesso (^) serve per indicare la contrazione di due vocali, in particolare due /i/. Si è soliti indicarlo soprattutto nei (pochi) casi in cui vi possa essere ambiguità di tipo omografico. Per esempio la parola “geni” può riferirsi sia a delle menti brillanti (al singolare: “genio”) sia ai nostri caratteri ereditari (al singolare: “gene”). Scritta “genî” non può che riferirsi al primo significato. L'accento grafico è obbligatorio sulle parole tronche (o ossitone o meglio ancora “ultimali”), che hanno cioè l'accento sull'ultima sillaba e finiscono per vocale. Altrove l'accento grafico è facoltativo, ma utile per distinguere parole altrimenti omografe (àncora - ancóra).

Lingue e dialetti d'Italiamodifica | modifica wikitesto

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Varianti regionali della lingua italiana, elenco dei dialetti d'Italia, lingue parlate in Italia e Italiano popolare.
Mappa delle lingue e dei cosiddetti "dialetti" in Italia

In Italia pressoché tutti gli idiomi parlati insieme all'italiano sono impropriamente chiamati “dialetti italiani”, essendo però molti di essi lingue romanze a tutti gli effetti, linguisticamente distinte dall'italiano[52]; risulta perciò importante distinguere fra dialetti d'Italia (ovvero lingue non ufficialmente riconosciute come tali) e dialetti dell'italiano (ovvero varianti dell'italiano diverse rispetto a quella modello). Al di fuori degli ambiti delle lingue romanze riconosciute dallo Stato italiano (sardo, catalano, francese, occitano, francoprovenzale, friulano e ladino), il primo gruppo include lingue non riconosciute dallo Stato italiano, come il piemontese, il napoletano, il ligure, il siciliano, il veneto, il lombardo e le rispettive varianti regionali. Il secondo gruppo invece include tutte le varianti dell'italiano modello, spesso chiamate con l'appellativo di “italiano popolare”, le quali si distinguono almeno su due dimensioni, ovvero quella geografica e quella sociale[53].

La distinzione tra lingue e dialetti è stata talvolta utilizzata dagli studiosi (come Francesco Bruni) per discernere tra la lingua che costituiva la koinè italiana, e quelle che hanno avuto poca o nessuna parte nella sua formazione, quali albanese, greco, tedesco, ladino, occitano, sardo e catalano, che sono parlate dalle minoranze.

Le discriminazioni verificatesi nel Novecento contro le lingue minoritarie furono tanto pesanti, che i suoi locutori subivano spesso uno stigma sociale, e parlare in una di esse è ancor oggi deprecato come segno di scarsa istruzione nell'immaginario comune; inoltre, la maggior parte di esse (fanno eccezione le varietà linguistiche di idiomi che godono di una certa diffusione e prestigio internazionale, quali il francese e il tedesco[54]) non sono generalmente usate nella comunicazione di massa e sono usualmente limitate ai parlanti nativi in contesti informali, essendo in pericolo di estinzione.

Per quanto riguarda i dialetti dell'italiano, le sue variazioni diatopiche possono essere dimostrate da vari fattori: l'apertura delle vocali, la lunghezza delle consonanti, e l'influenza della parlata locale (per esempio, annà può rimpiazzare andare nell'area di Roma, anche nell'uso di chi parla abitualmente italiano). Numerose varianti regionali dell'italiano sono discernibili all'interno dei canali di comunicazione.

Premi Nobel per la letteratura di lingua italianamodifica | modifica wikitesto

Notemodifica | modifica wikitesto

  1. ^ Lewis, M. Paul (a cura di), 2009. Ethnologue: Languages of the World, sedicesima edizione. Dallas, Tex.: SIL International. Citato dalla versione online http://www.ethnologue.com/ [1] (per l'italiano: [2]).
  2. ^ Statistica Ethnologue 2009. URL consultato il 30-6-2013.
  3. ^ La trascrizione fonemica (tra barre oblique) non prevede che sia segnalata la lunghezza della vocale ([ː]); quella fonetica (tra parentesi quadre: [itaˈljaːno]) sì.
  4. ^ Si indica con questo termine la lingua "ideale", caratterizzata dall'uso della grammatica e dei tempi verbali classici, in maniera omogenea e senza variazioni regionali, provinciali, o sociali della pronuncia. Questo italiano è stato spesso definito standard.
  5. ^ a b Italian | Ethnologue
  6. ^ Questo ruolo non gli è affidato direttamente dalla Costituzione, ma dalla legge ordinaria (art. 1 l. 15 dicembre 1999 n. 482). Cfr. Claudio Marazzini, Breve storia della lingua italiana, ed. il Mulino, 2004, Bologna, ISBN 88-15-09438-5, p. 221.
  7. ^ Benvenuti Zanichelli - Intercultura blog - Lingua italiana e intercultura » Blog Archive » La lingua italiana
  8. ^ Claudio Marazzini, Breve storia della lingua italiana, ed. il Mulino, 2004, Bologna, ISBN 88-15-09438-5, p. 221.
  9. ^ a b Villa, cit., p. 7.
  10. ^ a b Villa, cit., p. 9.
  11. ^ Il ruolo del fiorentino trecentesco nella formazione dell'italiano è tanto importante che in alcuni casi gli storici della lingua descrivono questa fase già come "italiano antico" e non come "volgare fiorentino". In particolare, sceglie questa soluzione fin dal titolo la Grammatica dell'italiano antico a cura di Giampaolo Salvi e Lorenzo Renzi (Bologna, il Mulino, 2010), che «descrive il fiorentino del Duecento, prima fase documentata della lingua italiana, e dei primi del Trecento» (p. 7).
  12. ^ Arrigo Castellani, Nuovi testi fiorentini del Dugento, Firenze, Sansoni, 1952, vol. 1, pp. 21-34.
  13. ^ Bruno Migliorini, Storia della lingua italiana, Firenze, Sansoni, 1960, p. 303.
  14. ^ Tullio De Mauro, Storia linguistica dell'Italia unita, Bari, Laterza, 1963, seconda edizione 1970, p. 43.
  15. ^ Arrigo Castellani, Quanti erano gli italofoni nel 1861?, "Studi linguistici italiani" 8, 1982, pp. 3-26.
  16. ^ Indagine multiscopo La lingua italiana, i dialetti, le lingue straniere, Roma, ISTAT, 2007, Tavola 1, p. 2.
  17. ^ Gaetano Berruto, voce Sociolinguistica, in Enciclopedia dell'italiano, a cura di Raffaele Simone, Roma, Treccani, 2011, pp. 1370-1375, p. 1372.
  18. ^ (EN) Ethnologue: lingua italiana.
  19. ^ Commissione europea, Eurobarometers - European and their languages (PDF) in Eurobarometro, 2006. URL consultato il 19 agosto 2013.
  20. ^ Commissione europea, European and their languages-Report 2012 (PDF) in Eurobarometro, 2012. URL consultato il 19 agosto 2013.
  21. ^ Sintesi riportata in Mari D'Agostino, Sociolinguistica dell'Italia contemporanea, Bologna, il Mulino, 2007, p. 58. Documento completo nel sito ISTAT.
  22. ^ Gaetano Berruto, Sociolinguistica dell'italiano contemporaneo, Roma, Carocci, 1987, pp. 19-27.
  23. ^ Allofono di /n/ davanti a /f/ e /v/.
  24. ^ Allofono di /n/ davanti a /k/ e /g/.
  25. ^ Allofoni rispettivamente di /k/ e /g/ davanti a /i/, /e/, /ɛ/.
  26. ^ Solo in prestiti linguistici
  27. ^ Allofono di /r/ tra vocali; davanti a /j/ e /w/.
  28. ^ Concilio della lingua svedese-Språkrådet, Sito ufficiale (svedese)
  29. ^ Costituzione della Repubblica Italiana
  30. ^ Testo della legge 482.1999
  31. ^ Statistiche federali sintetiche
  32. ^ Statistiche federali analitiche
  33. ^ Di identici diritti gode la comunità nazionale autoctona magiara
  34. ^ a b Università degli Studi di Milano. Dipartimento di Studi Internazionali, Giuridici e Storico-Politici., La Costituzione della Repubblica di Slovenia in lingua italiana (PDF) in Osservatorio sul Diritto Pubblico dei Paesi dell'Europa Centro-Orientale (DIPEO), nº 22, 2013, pp. 51-56. URL consultato il 1 giugno 2013.
  35. ^ Cfr. "Lo statuto giuridico della lingua italiana in Europa" di L.Panzeri, Ed. Giuffré 2011, alle pp. 74-75.
  36. ^ name="Scheda su Ethnologue"
  37. ^ Convegno ASILS: la lingua italiana in Europa e nel mondo, 5 maggio 2011.
  38. ^ Ethnologue Statistical Summaries
  39. ^ Mappa degli italofoni nel mondo
  40. ^ a b Ethnologue report for language code: ita
  41. ^ Ambasciata d'Italia a Skopje, Ufficio culturale.
  42. ^ L'italiano a Skopje. Intervista a Anastasija Gjurcinova. Bollettino Itals Novembre 2005
  43. ^ Ministero dell'Interno - AIRE
  44. ^ a b c Turchetta 2005, p. 13
  45. ^ Statistiche dell'emigrazione italiana secondo la Chiesa cattolica
  46. ^ Turchetta 2005, p. 4
  47. ^ a b Baldelli 1987.
  48. ^ Pierangela Diadori, Massimo Palermo e Donatella Troncarelli, Manuale di didattica dell'italiano L2, Guerra Edizioni, Perugia, 2009, ISBN 978-88-557-0194-5, p. 23.
  49. ^ La Settimana della Lingua Italiana nel Mondo in http://www.esteri.it/MAE/IT/Politica_Estera/Cultura/PromozioneLinguaItaliana/settimanalinguaitaliana/.
  50. ^ Sito ufficiale
  51. ^ Sito ufficiale
  52. ^ Roberto Bolognesi, Matteo Incerti, Le Lingue parlate nel territorio dello Stato italiano.
  53. ^ Carla Marcato, Dialetto, Dialetti, Italiano. Bologna: Il Mulino, 2002.
  54. ^ Fra questi vanno segnalati soprattutto il francoprovenzale, parlato nella Valle d'Aosta e i dialetti tirolesi dell'Alto Adige. Va comunque rilevato che coloro che utilizzano tali varietà idiomatiche hanno rispettivamente il francese e il tedesco come lingue di cultura e di comunicazione di massa, non le parlate più propriamente autoctone.

Bibliografiamodifica | modifica wikitesto

La lingua italiana è l'oggetto dell'Enciclopedia dell'italiano curata da Raffaele Simone, Roma, Treccani, 2010.

La più nota grammatica moderna dell'italiano è la Grammatica italiana: italiano comune e lingua letteraria di Luca Serianni, in collaborazione con Alberto Castelvecchi, Torino, UTET, 1988. L'edizione minore della stessa grammatica è pubblicata come Italiano. Grammatica, sintassi, dubbi, Milano, Garzanti, 1997.

Per una descrizione dell'italiano contemporaneo un importante punto di riferimento è: Gaetano Berruto, Sociolinguistica dell'italiano contemporaneo, Roma, Carocci, 1987.

Altri testimodifica | modifica wikitesto

  • Baldelli, Ignazio (a cura di). 1987. La lingua italiana nel mondo: indagine sulle motivazioni allo studio dell'italiano. Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana.
  • Rogers, Derek, D'Arcangeli, Luciana. 2004. Illustrations of the IPA: Italian. In: Journal of the International Phonetics Association. Cambridge, Cambridge University Press, pp. 117–121.
  • Turchetta, Barbara. 2005. Il mondo in italiano: varietà e usi internazionali della lingua. Roma-Bari, Laterza. ISBN 88-420-7706-2.
  • Villa, Franco. 1991. Nuovo maiorum sermo. Torino, Paravia. ISBN 88-395-0170-3.

Voci correlatemodifica | modifica wikitesto

Altri progettimodifica | modifica wikitesto

Collegamenti esternimodifica | modifica wikitesto

Dizionari e grammatiche in lineamodifica | modifica wikitesto








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