Lotte Eisner

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Lotte Henriette Regina Eisner (Berlino, 5 marzo 1896Parigi, 25 novembre 1983) è stata una critica cinematografica, scrittrice e poetessa tedesca naturalizzata francese.

Biografiamodifica | modifica sorgente

Fontimodifica | modifica sorgente

  • La fonte principale per le notizie sulla vita di Lotte H. Eisner è la sua autobiografia in lingua tedesca, purtroppo non ancora tradotta in italiano: Lotte H. Eisner, Ich hatte einst ein schönes Vaterland - Memoiren, Geschrieben von Martje Grohmann, Heidelberg, Wunderhorn, 1984.
  • Molto ricco di notizie sulla vita della scrittrice, critica e storica del cinema, è un articolo in francese, anch'esso non tradotto in italiano, di Laurent Mannoni, pubblicato da La Cinémathèque française, Éditions de La Martinière, 2006, e contenuto nel catalogo della Mostra Le Cinéma expressionniste allemand – Splendeurs d’une collection, tenutasi dal 26 ottobre 2006 al 22 gennaio 2007, nella sede del Museo del Cinema di Parigi, in rue de Bercy, 51, sotto la direzione di Bernard Benoliel, Marianne de Fleury e Laurent Mannoni. La Mostra era organizzata in onore dei fondatori della Cinémathèque française, Henri Langlois e Lotte Eisner, in occasione del settantesimo anniversario della sua nascita.

Formazionemodifica | modifica sorgente

Nata da una famiglia ebrea agiata, studiò storia dell'arte e archeologia a Berlino e Monaco.

Dopo il baccalaureato, discute nel 1924 una tesi di dottorato sulla composizione delle immagini sui vasi greci (Die Entwicklung der Bildkomposition auf griechischen Vasenbildern).

È poliglotta, conosce il latino e il greco antico, parla tedesco, inglese, francese, italiano, spagnolo.

Durante un lungo soggiorno a Roma si dedica a scavi archeologici.

Ritornata a Berlino, Armin T. Wegner, un giovane poeta, la mette in contatto con Willy Haas, sceneggiatore di Murnau nel film La terra che brucia, 1922, e editore della rivista Literarische Welt, sulle cui pagine lei pubblica i suoi primi articoli. Assiste alle rappresentazioni teatrali di Max Reinhardt, Brecht, Piscator.

Incontro con il cinemamodifica | modifica sorgente

Lotte Eisner incontra il cinema agli inizi del 1920.

Il primo film di Murnau che vede è L'ultima risata, 1924. Lavora per la rivista Berliner Tageblatt. A partire dal 1927 è ingaggiata dalla rivista Film-Kurier dove pubblicherà le sue recensioni cinematografiche.

Visita personalmente gli studi cinematografici, interessandosi di ogni aspetto della produzione di un film. Presenzia alle riprese di Metropolis di Fritz Lang, 1927, di (Du sollst nicht ehebrechen) Teresa Raquin, 1928, di Jacques Feyder, girato a Berlino, di Diario di una donna perduta, 1929, di Pabst. Vede tutto quello che di più interessante viene prodotto e diventa la prima donna critica di cinema in Germania, rispettata e temuta.

Ascesa del nazismomodifica | modifica sorgente

Il diffondersi delle idee nazionalsocialiste crea difficoltà alla libera circolazione della cultura: Diario di una donna perduta, (1929) di Pabst viene proibito, l'accesso al cinema in cui si proietta La corazzata Potemkin di Ejzenstein è bloccato dai soldati della Reichswehr, gruppi di estremisti interrompono le rappresentazioni teatrali d'avanguardia. Lotte Eisner difende appassionatamente dalle pagine di Film-Kurier la libertà d'espressione.

Esilio dalla Germaniamodifica | modifica sorgente

Hitler diventa cancelliere il 30 gennaio 1933.

Il 30 marzo 1933, Lotte H. Eisner lascia la Germania, dopo che gli uffici del suo giornale sono occupati dai nazisti, e si stabilisce a Parigi. Esercita svariati mestieri prima di diventare la corrispondente dell’ Internationale Filmschau e de Die Kritik e pubblica il suo primo articolo in francese su L’Intransigeant, il 19 maggio 1937, per difendere Il testamento del dottor Mabuse di Fritz Lang che era stato proibito in Germania.[1]

La Cinémathèque françaisemodifica | modifica sorgente

Leggendo La Cinématographie française, Lotte Eisner apprende che due giovani cercano di salvare i film muti minacciati di essere distrutti e stanno creando allo scopo un nuovo organismo, la Cinémathèque française. Ella desidera incontrarli. Lo storico incontro fra Eisner, Franju et Langlois avviene nel Café Wepler, place Clichy.

La Seconda Guerra Mondialemodifica | modifica sorgente

Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale Lotte Eisner, ritornata a Parigi dopo una visita al fratello a Londra, è arrestata e internata nel campo di concentramento di Gurs in Aquitania. Ella riesce ad evadere e a piedi raggiunge prima Pau, poi Montpellier. Per sviare i sospetti si iscrive all'Università della città. Nel 1942 sua madre muore dopo essere stata deportata in un campo di prigionia.

Una buona parte della collezione di film della Cinémathèque è requisita dai tedeschi, ma Langlois riesce a nascondere un insieme importante di pellicole preziose nel castello Béduer, nei pressi di Figeac (Lot), aiutato da Guy de Carmoy, responsabile del Service cinéma del governo di Vichy. Lotte Eisner, dopo una breve tappa a Parigi, nel 1941 arriva a Figeac, per conto di Langlois. Soggiorna in un collegio femminile. Durante il giorno riordina il materiale filmico portato al castello. [2]

Nel gennaio del 1942 ottiene un documento d'identità falso col nome di Louise Hélène Escoffier. Langlois le fa pervenire anche un piccolo salario per permetterle di sopravvivere e nel 1944 un certificato di lavoro che la salva da una retata tedesca a Figeac, il 2 maggio 1944. [3]

Secondo Dopoguerramodifica | modifica sorgente

Finita la guerra, Langlois, con l'intenzione di organizzare mostre a Parigi e in Europa, incarica Lotte Eisner di raccogliere una ricca documentazione. Ella riprende i contatti con esponenti del mondo culturale e cinematografico tedesco come lo storico del cinema Siegfried Kracauer, rifugato negli Stati Uniti, il regista Slatan Dudow, Rudolf Kurtz, Georg Wilhelm Pabst, che ritrova in un viaggio a Vienna nel 1947, Fritz Lang, anch'egli esule negli Stati Uniti, con il quale intrattiene fitti scambi epistolari e da cui riceve molto materiale relativo ai suoi film americani.

« Se la Cinémathèque française, associazione fondata nel 1936 da Henri Langlois, Georges Franju e Paul-Auguste Harlé, possiede una delle più belle collezioni al mondo sul cinema espressionnista tedesco, lo si deve a Lotte H. Eisner, che fu contemporaneamente giornalista, storica, capo archivista dal 1945 fino al suo ritiro nel 1975, funzioni che ella rivestì con un successo e un'autorità indiscussi e riconosciuti dal mondo intero. »
(Henri Langlois, Lettera a François Heilbronner, 1965.)

Anni Settantamodifica | modifica sorgente

Negli anni settanta, per i nuovi registi come Werner Herzog, Wim Wenders, Werner Schroeter, Herbert Achternbusch, Rainer Werner Fassbinder, Lotte Eisner rappresentò il simbolo della rinascita del cinema tedesco.

Wim Wenders dedica a Lotte Eisner L'amico americano uscito 1977 e Paris, Texas uscito nel (1984), poco dopo la sua morte.

Werner Herzog le dedica L'enigma di Kaspar Hauser, nel 1974.

Inoltre, alla fine di quell'anno, avendo appreso che l' amica era stata colpita da infarto e rischiava la vita, per voto compie, nel pieno dell'inverno, da sabato 23 novembre a sabato 12 dicembre 1974, in quindici giorni, un viaggio a piedi da Monaco a Parigi, per ottenerne la guarigione. Racconta l'esperienza in un libro pubblicato in Francia nel 1980 e tradotto e pubblicato in Italia da Guanda, nel 2008, con il titolo Sentieri nel ghiaccio. Quando arriva, Lotte è felicemente fuori pericolo.

Lotte Eisner muore a Parigi il 25 novembre 1983, all'età di 87 anni. Ella aveva lavorato fino all'ultimo per il Museo del cinema.

Operemodifica | modifica sorgente

  • L'écran démoniaque. Les influences de Max Reinhart et de l'Expressionnisme, André Bonne, Paris 1952, tradotto in Italia col titolo Lo schermo demoniaco, Editori Riuniti, Roma 1983. ISBN 88-359-2639-4
  • F. W. Murnau, Paris, Losfeld, Le Terrain Vague, 1964 prima edizione e 1967, edizione ampliata e definitiva, tradotto in Italia da Roberto Menin con il titolo Murnau. Vita e opere di un genio del cinema tedesco, Alet Edizioni, 2010. ISBN 978-88-7520-125-8
  • Fritz Lang, Secker & Warburg, Londra 1976 ISBN 0436142325, tradotto in Italia da Margaret Kunzle e Graziella Controzzi e pubblicato da Mazzotta, Milano 1978. ISBN 88-202-0237-9

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Lotte H. Eisner, Quand Fritz Lang réalisait Le Testament du Docteur Mabuse, L’Intransigeant, 19 maggio 1933, p. 10.
  2. ^ Lotte H. Eisner, Ich hatte..., p. 210.
  3. ^ Lotte H. Eisner, Ich hatte..., p. 216.

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

Autobiografiamodifica | modifica sorgente

  • Lotte H. Eisner, Ich hatte einst ein schönes Vaterland - Memoiren, Geschrieben von Martje Grohmann, Heidelberg, Wunderhorn, 1984.

Cataloghimodifica | modifica sorgente

  • Catalogo della Mostra, Le Cinéma expressionniste allemand – Splendeurs d’une collection, La Cinémathèque française, Éditions de La Martinière, 2006.

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente

Controllo di autorità VIAF: 54147270 LCCN: n50031733

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