Luci del varietà

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Luci del varietà
LuciDelVarietà.jpg
Paese di produzione Italia
Anno 1950
Durata 100 min
Colore B/N
Audio sonoro
Rapporto 1,37:1
Genere commedia
Regia Federico Fellini, Alberto Lattuada
Soggetto Federico Fellini
Sceneggiatura Federico Fellini, Alberto Lattuada, Tullio Pinelli
Produttore Federico Fellini, Alberto Lattuada per Capitolium Film (direttore di produzione: Bianca Lattuada)
Distribuzione (Italia) Fincine
Fotografia Otello Martelli
Montaggio Mario Bonotti
Musiche Felice Lattuada
Scenografia Aldo Buzzi
Interpreti e personaggi
Premi

Luci del varietà è un film del 1950 diretto dai registi Federico Fellini (al suo primo film) e Alberto Lattuada.

Indice

Tramamodifica

Checco Dalmonte (Peppino de Filippo) è attore comico in un'improbabile compagnia di varietà, perennemente in bolletta, dove fa coppia con la fidanzata Melina (Giulietta Masina). Una giovane e bella ragazza, Liliana (Carla Del Poggio), che sogna di entrare nel mondo del varietà, dapprima segue la compagnia e poi, anche facendo leva sul fascino che esercita sull'ingenuo Checco, riesce a farsi scritturare come ballerina. Ben presto ruba la scena agli altri membri della compagnia, ed in seguito determina la separazione tra Melina e Checco. Quest'ultimo, abbandonato il gruppo, vorrebbe proporsi come capocomico e mettere su uno spettacolo dove Liliana sarà prima soubrette. Ma il destino è avverso e Liliana si dimostra decisamente troppo libera. Ben presto Checco si rende conto che Liliana altro non è che una "calcolatrice", insensibile e cinica, animata dal solo desiderio di sfondare, a tutti i costi. Caduto in disgrazia e senza più un soldo, Checco torna da Melina, riesce ad impietosirla e si fa prestare del denaro per mettere su la propria compagnia. Sta allestendo uno spettacolo con artisti "internazionali" (in realtà ancora più scapestrati della compagnia di partenza), quando Liliana gli comunica di essere stata scritturata come "prima soubrettina" per un importante spettacolo. Nel finale Liliana (ormai "arrivata" e impellicciata) incrocia in una stazione il povero Checco, che è rientrato nella compagnia di Melina. I due si salutano e partono, ciascuno per la propria strada. L'amore tranquillo e familiare di Melina sembra aver riconquistato Checco. Ma la tentazione è sempre dietro l'angolo, come un'eterna palinodia.

Accoglienzamodifica

Arturo Lanocita, nel Corriere della Sera del 13 gennaio 1951: «Curioso che questa pellicola, al cui timone stava uno sceneggiatore (Fellini ha lavorato in tale veste anche per Roma città aperta e Paisà) sembri priva di una vera e propria sceneggiatura e dia l'impressione d'essere stata improvvisata alla vigilia delle riprese. La sua struttura manca di compattezza, molti suoi episodi di essenzialità. Qualcuno di essi (il deliquio del canzonettista) ha del melodrammatico. Ma certe sequenze (le mandibole in affannoso moto, quando i comici si sfamano, a un banchetto, lo spettatore che fischia la trasformista e non osa più farlo quando essa raffigura Garibaldi, perché Garibaldi significa qualcosa, in un locale popolare) fanno testimonianza acuta e spiritosa invenzione. Tutto il film è gustoso e piacevole, per ineguale che appaia; peccato che i suoi personaggi sappiano dì già noto e di un abusato patetismo; e fra tutti, meno nettamente delineata sia appunto la giovane protagonista...».

Manifesti e locandinemodifica

La realizzazione dei manifesti per l'Italia fu affidata al pittore cartellonista Carlantonio Longi.

Riconoscimentimodifica

Il film è stato selezionato tra i 100 film italiani da salvare[1].

Notemodifica

  1. ^ Rete degli Spettatori.

Collegamenti esternimodifica

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