Luigi Marchesi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando altre occorrenze per questo nome, vedi Luigi Marchesi (disambigua).
Luigi Marchesi

Luigi Marchesi (Milano, 8 agosto 1754Inzago, 14 dicembre 1829) è stato un cantante castrato italiano (soprano).

Biografiamodifica | modifica sorgente

Iniziò gli studi a Bologna, per poi entrare nel coro del Duomo di Milano nel 1765. Fece il suo debutto nell'opera nel 1774, a Roma, al Teatro delle Dame, in un ruolo femminile, in una ripresa de La serva padrona di Giovanni Battista Pergolesi. Nel 1782 cantò a Torino ne Il trionfo della pace di Bianchi, compositore oggi sconosciuto, con enorme successo: divenne infatti musicista del re di Sardegna, con una retribuzione di 1500 lire piemontesi e il permesso di recarsi per 9 mesi all'anno all'estero. In effetti, Marchesi nel 1785 si spinse fino a San Pietroburgo, ma, spaventato dal clima troppo rigido, tornò indietro, a Vienna fino al 1788, quindi a Londra, dove la sua fama raggiunse l'apice e venne proclamato il più grande cantante del suo tempo. Un cronista del tempo, Lord Mount Edgcumbe, così descrive l'impressione suscitata da Marchesi nella capitale inglese:

« Marchesi era in quel tempo un giovane di bell'aspetto, con una figura prestante ed un portamento pieno di grazia. La sua recitazione era animata ed espressiva, grande la sua potenza vocale, ampia la sua estensione, anche se poco portata ad irrobustirsi. La sua abilità era veramente notevole, ma gli piaceva troppo farne sfoggio, né d'altra parte il suo cantabile era pari al virtuosismo. Nel recitativo e nelle scene di violenza e di passione era insuperabile, e se fosse stato meno prodigo di ornamenti, che non erano sempre appropriati, e se avesse avuto il gusto più schietto e semplice, la sua esecuzione sarebbe stata perfetta; essa però era sempre gagliarda, animata e di grande efficacia. Debuttò con l'opera Giulio Sabino, opera del Sarti, nella quale tutte le arie del personaggio principale, molte e varie, sono della più raffinata qualità. Fui però deluso dalla interpretazione del Marchesi, poiché le arie mi erano familiari cantate da Pacchierotti in privato: sentivo la mancanza della dolce espressione di Pacchierotti, soprattutto nell'ultima scena patetica, e mi dispiaceva che la loro naturalezza fosse rovinata da uno stile troppo fiorito. Ma questo stile fiorito era di un'assoluta semplicità in confronto a quello udito ultimamente. Il confronto fece sì che il Marchesi mi piacesse meno di quanto non fosse avvenuto a Mantova o di quanto non mi fosse accaduto in altre opere ascoltate qui in seguito. Venne accolto comunque da un caldo applauso. »

Nel 1796 Marchesi si rifiutò di cantare per Napoleone, quando questi entrò in Milano: per questo gesto venne onorato come un eroe nazionale dal pubblico, come scrive Vernon Lee: "La società italiana più frivola chiacchierava, danzava, adorava il Marchesi, che addirittura venne incitato dall'Alfieri ad agganciarsi l'elmetto e a marciare contro l'invasore francese, anche se solamente col canto".

Marchesi cantò anche nella Ginevra di Scozia di Mayr per l'inaugurazione del Teatro Nuovo di Trieste (1801). La sua carriera proseguì fino al 1806, quando si ritirò dalla scena e si trasferì nella sua villa a Inzago, dove morì nel 1829, sebbene ogni tanto anche dopo il suo ritiro organizzasse dei concerti privati, alcuni a scopo di beneficenza.

Oltre all'attività di cantante, Marchesi era anche compositore: a Londra pubblicò un volume di Ariette italiane e alcuni solfeggi.

Di aspetto molto piacevole, Marchesi era noto per essere adorato dalle donne. Durante la sua permanenza a Londra, Maria Cosway, moglie del pittore Richard Cosway, lasciò marito e figli per seguirlo in giro per l'Europa per anni. Nel 1791 circolò la falsa notizia che fosse stato avvelenato da un marito geloso.
Allo stesso tempo, il cantante era famoso per i suoi capricci e il suo temperamento turbolento: ad esempio, pretendeva che la sua entrata in scena avvenisse sempre, indipendentemente dall'opera o dal personaggio che interpretava, scendendo a cavallo da una collina, con un elmo a piume sgargianti pluricolorate lunghe almeno un metro, con un allegro suono di trombe e cantando la sua aria preferita, Mia speranza, io pur vorrei, espressamente per lui scritta da Giuseppe Sarti; anche la rivalità con gli altri cantanti raggiungeva livelli molto accesi, soprattutto, nel 1790, a Venezia, con il celebre soprano portoghese Luísa Todi.

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • Achille Maccapani, Confessioni di un evirato cantore, Fratelli Frilli Editori, Genova 2009, ISBN 978-88-7563-493-3
  • Angus Heriot, The Castrati in Opera, London, 1956.

Altri progettimodifica | modifica sorgente

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente

Controllo di autorità VIAF: 66658528

musica classica Portale Musica classica: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di musica classica







Creative Commons License