Mara Cantoni

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Mara Cantoni (Milano, 1951) è una regista, drammaturga e scrittrice italiana.

Biografiamodifica | modifica sorgente

Nata a Milano da famiglia ebraica italiana, studia alla scuola della comunità israelitica fino alla maturità classica e alla facoltà di filosofia presso l’Università Statale di Milano. La sua formazione è interdisciplinare: ne fanno parte la musica (con Liliana Renzi), l'arte del movimento (presso Carla Strauss) e più tardi la danza jazz (con Ben Johnson e Wendy Lynton). Da queste basi si sviluppa un percorso artistico dalle molte facce, di particolare rilievo nel teatro musicale.

Per il Saggiatore traduce Autoritratto a settant’anni e Simone de Beauvoir interroga Sartre sul femminismo (1976, ristampa 2005) oltre a diverse parti de L'universale singolare (1980). La relazione con la lingua francese ritornerà più volte nelle sue opere, dall'analisi di classici della musica (Carmen, 1984, Pelléas et Mélisande, 1986 - Teatro alla Scala/Mondadori) a testi di canzoni (Petit poème, CD Little Poems di Arrigo Cappelletti, 2001) a spettacoli e concerti scenici (Entr'acte - frammenti di vita parigina tra le due guerre, 2002, Son récif/Il canto di Ulisse, musica di Jacqueline Ozanne, 2003).

Continua l'attività musicale: nel Gruppo Folk Internazionale fino al 1974 e come cantautrice subito dopo. Per Milva scrive brani originali e testi su musica di Mikis Theodorakis e di Vangelis.

Lavora per un decennio nell'ambito dell'opera lirica, dove tra il 1977 e il 1979 è assistente alla regia, collaborando con Gianfranco De Bosio, Liliana Cavani e gli scenografi Gambaro, Frigerio, Luzzati. Firma quindi i primi spettacoli, Manon (1979), Balletti del Novecento e Tane (1982). Nel 1978 incontra Luca Ronconi, sul quale pubblica Norma - come nasce uno spettacolo (1979) e Wagner - mito, racconto, musica (1982) - in relazione ad alcuni suoi allestimenti. Parallelamente al lavoro in palcoscenico si occupa di critica teatrale e musicale per alcune testate. Pubblica per l'infanzia Lohengrin, con la pittrice e scenografa Maria Antonietta Gambaro (Emme Edizioni, 1979) e Le Papiéroplane, con il pittore Fulvio Testa (Nord-Sud, 1981). Dal 1983 al 1986 collabora con il Teatro alla Scala.

Nel 1987 lascia il mondo dell'opera e per il Festival Internazionale di Cultura Ebraica del Salone Pier Lombardo di Milano (ora Teatro Franco Parenti) crea lo spettacolo Dalla sabbia dal Tempo, che innova il rapporto tra parola e musica, movimento e ricerca formale[1], trovando in Moni Ovadia l'interprete ideale. Ancora con Moni Ovadia concepisce e realizza una serie di trasmissioni radiofoniche (Note spettinate, RAI RadioDue, 1994) alle quali fanno seguito due nuovi spettacoli: Dybbuk (1995)[2], "rito teatrale" in memoria della Shoah, e Ballata di fine millennio (1996)[3], per il Festival Brecht del Piccolo Teatro di Milano. Testo e cd della Ballata saranno pubblicati da Einaudi nella collana Stilelibero (2000).

Con i fotografi Silvia Lelli e Roberto Masotti e il compositore Luigi Ceccarelli progetta e realizza l'installazione Bianco Nero Piano Forte, della quale firma i testi in prosa e in versi e, con gli altri autori, l'elaborazione video (Ravenna Festival 2009). Altro lavoro in video è il cortometraggio Parquet (il Giovedì) (2000, 35') dedicato ai "Giovedì" dell'avvocato e commediografo Augusto Bianchi.

Tra il 2007 e il 2010 realizza ed espone opere a carattere figurativo: poesia visiva, libri d'arte, installazioni (Edizioni Pulcinoelefante, Galleria d'Arte Derbylius, Galleria Daniela Rallo, Politecnico di Milano).

Nel 2012 pubblica il CD Elles sont venues pour dire, la "canzone delle donne" di cui è autrice, compositrice e interprete, con testo originale in francese e in altre dieci lingue del Mediterraneo.

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ "Gran merito della regista Mara Cantoni - oltre a quello di cucire frammenti sparsi e brevi intuizioni in un testo vero e proprio, dotato di un'autonoma articolazione drammaturgica - è di avere sottratto tutto questo ai limiti di un cabaret sofisticato o di un puro recital, proiettando la trascinante esuberanza dell'attore-cantante, del suo compagno di scena (...) e dei sei bravissimi musicisti (...) nella prospettiva di uno spettacolo autentico, che nel bell'impianto scenico di pannelli neri e candida sabbia, negli scuri abiti senza tempo di tutti gli interpreti (...), nelle rarefatte e struggenti figurazioni rivela una precisa e raffinata cifra stilistica" Renato Palazzi, Corriere della Sera, 21 maggio 1987
    "Mara Cantoni (…) ha provveduto a un intelligente copione, che è testimonianza antologica “minore” ma preziosa di umori e di gusti e che alterna le parti recitate a quelle cantate; sono una quindicina di canzoni, con le loro melodie ora festevoli ora gravi, (…) a punteggiare la rappresentazione, che ha luogo su un palcoscenico coperto di sabbia e chiuso da un nero apparato. Vi giocano luci accorte ed efficaci, provvedute, come tutto il resto, dalla Cantoni, che organizza anche un preciso e delicato movimento del complesso, con effetti assai suggestivi. (…) La rappresentazione ha ottimo ritmo e figurazioni sempre nuove; si appoggia su sicure arguzie e su incanti musicali; insomma, è accattivante in ogni sua parte" Odoardo Bertani, Avvenire, 22 maggio 1987 .
  2. ^ Le anime di milioni di vittime tornano a cantare l'indicibile - Corriere della Sera, 18-03-1995
  3. ^ La fine del millennio è una Ballata piena di fantasia - Repubblica, 22-03-1997

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente








Creative Commons License