Mario Napoli

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Mario Napoli (Napoli, 14 marzo 1915Salerno, 11 settembre 1976) è stato un archeologo italiano.

La sua area di elezione è stata quella dell'archeologia romana e della Magna Grecia, nella quale diede prova di un sicuro e felice intuito.
Fu anche professore di Storia della Magna Grecia all'Università di Salerno il cui Laboratorio di Archeologia è oggi a lui intitolato.

Tomba del Tuffatore: Dettaglio

Biografiamodifica | modifica sorgente

Il periodo napoletanomodifica | modifica sorgente

Era nato in una famiglia di musicisti, figlio di Gennaro Napoli e fratello di Jacopo.[1]

La sua attività di archeologo, iniziata sotto la direzione di Amedeo Maiuri, lo mise subito in luce quale protagonista di importanti scoperte. Fra queste, l'esplorazione del complesso termale di epoca romana di Baia e il conseguente rinvenimento, avvenuto nel 1953, di una copia integra in marmo di un originale bronzeo dell’Afrodite Sosandra (“salvatrice degli uomini”) di Kalamis.[2] La statua, datata al I secolo d.C. ed esposta nella sala XLV[3] del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, è stata la prima delle due repliche integre tuttora note dell’originale greco. Essa ha permesso la sicura associazione di una serie di statue acefale drappeggiate a teste femminili panneggiate, precedentemente ritenute raffigurazioni di Aspasia di Mileto.[4]

A Mario Napoli si devono inoltre gli scavi della necropoli di Pizzofalcone, iniziati nel maggio 1949 sull’omonimo colle del centro storico di Napoli, presso il ponte di Chiaia. La provenienza dei materiali restituiti ha permesso di documentare l’origine cumana del primo nucleo urbano della città (Partenope), probabilmente uno dei porti fortificati (epineia) dislocati dai coloni di Cuma a controllo del Golfo di Napoli.[5]

Il periodo salernitanomodifica | modifica sorgente

Tomba del Tuffatore: La lastra di copertura
Tomba del Tuffatore: scena di simposio e kottabos dall'affresco della lastra nord

Nel 1960 fu chiamato a dirigere la Soprintendenza Archeologica di Salerno e Potenza, che, quattro anni dopo, sarà riorganizzata quale Soprintendenza di Salerno, Avellino e Benevento. La carica ricoperta gli consentirà di promuovere e svolgere in prima persona importanti ricerche archeologiche.[1]

Tomba del Tuffatore: scena di simposio

Sono da annoverare a questo periodo le campagne di scavo condotte nell’area di Paestum che culminarono nel 1968 nella memorabile scoperta della Tomba del tuffatore, unico esempio a noi noto, nel mondo greco, di tomba a cassa affrescata con rappresentazioni figurative.[6]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tomba del tuffatore.

Le raffigurazioni pittoriche apposte sulle cinque lastre calcaree che delimitano la Tomba del Tuffatore, rappresentano tuttora l’unica testimonianza, in ambiente greco, di pittura non vascolare.

Il reperto, da lui datato al 480 a.C. circa, è visibile presso il Museo Archeologico Nazionale di Paestum. Nella stessa sezione è ospitato il ciclo di tombe affrescate, appartenenti al periodo della dominazione lucana della città (IV secolo),[7] da lui portate alla luce nel corso delle stesse ricerche.

Il suo nome rimane indissolubilmente legato all’impulso impresso alla ricerca archeologica nell'antica colonia greca di Elea-Velia. Le sistematiche campagne di scavo da lui condotte hanno permesso di disegnarne il volto topografico, portandone alla luce il quartiere meridionale, il quartiere portuale e tratti delle notevoli fortificazioni, del centro abitato e dell’acropoli.

A questo periodo risale la notevolissima scoperta della cosiddetta Porta Rosa, monumentale esempio, pressoché unico in ambiente greco, di arco a tutto sesto.

Scoperta di Porta Rosamodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Porta Rosa.

La Porta Rosa fu scoperta l’8 marzo 1964 e nel suo nome è contenuto un omaggio dello scopritore alla propria moglie Rosa, sorella dell'archeologo Alfonso De Franciscis. È destituita di fondamento l’associazione del nome a particolari cromatismi assunti dal monumento nell’ora dell’alba e del tramonto.

La Porta Rosa a Velia

A dispetto del nome inizialmente attribuitogli, e poi entrato nell’uso, la costruzione, quando fu completato lo scavo nel 1971, si è rivelata essere non una porta bensì un viadotto. Non vi fu trovata traccia, infatti, di cardini, battenti o strutture consimili.

Essa aveva lo scopo di superare una stretta gola naturale presente lungo il crinale del promontorio su cui sorgeva l’acropoli, permettendo al contempo, attraverso la luce del suo arco, la comunicazione tra il quartiere meridionale e quello settentrionale della città, posti ai lati opposti del promontorio. L’asse viario soprastante metteva invece in comunicazione l’acropoli con le fortificazioni difensive costruite nel territorio interno, scoperte in una località che ne conservava la memoria nel significativo toponimo di Castelluccio.

Il compito di interrompere, all'occorrenza, la comunicazione tra i due quartieri era invece affidato ad una preesistente struttura architettonica, venuta alla luce pochi metri più a Sud nel corso della stessa campagna di scavi e denominata Porta arcaica.

La scoperta del sistema viario che collegava il quartiere meridionale con quello settentrionale, di cui fanno parte la Porta Rosa e la cosiddetta Porta arcaica, con il conseguente disvelamento della topografia del sito, hanno stimolato lo studioso di filosofia antica Antonio Capizzi, a una rilettura affascinante,[8] ma non universalmente accettata,[9] del proemio Parmenideo al poema in versi Peri Physeos (Sulla Natura).

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ a b Mario Napoli: notizie biografiche, Velia Teatro..
  2. ^ La replica dell'Afrodite Sosandra, Museo Archeologico Nazionale di Napoli.. URL consultato il 2014-02-16.
  3. ^ Sala XLV, Museo Archeologico Nazionale di Napoli.. URL consultato il 2014-02-16.
  4. ^ Studi Veleiati, EPT Piacenza, 1955. URL consultato il 2014-02-16.
  5. ^ Necropoli di Pizzofalcone, Museo Archeologico Nazionale di Napoli. URL consultato il 2014-02-16.
  6. ^ Esempi di tombe a cassa dipinte sono peraltro frequenti nell'area compresa tra Capua e Paestum, cioè in territori transitati al dominio di popolazioni locali. In altri territori greci dell'Italia Meridionale rappresentano invece un fenomeno eccezionale, con alcuni esempi in Puglia, con dipinti, però, a motivi floreali e geometrici.
    La tipologia è poi completamente sconosciuta all'ambiente etrusco presso il quale, la pur diffusissima pittura funeraria, era riservata alle tombe a camera, le uniche utilizzate. Si vedano: M. Napoli, Civiltà della Magna Grecia, 1978, in bibliografia e R. Ross Holloway. The Tomb of the Diver, in American Journal of Archaeology, Vol. 110, n. 3, luglio 2006 (pp. 365-388) (EN) (PDF).
  7. ^ Museo Archeologico Nazionale di Paestum. URL consultato il 204-02-16.
  8. ^ Antonio Capizzi, La porta di Parmenide, Roma, 1975 e, dello stesso autore, Introduzione a Parmenide, Bari, 1975.
  9. ^ Margherita Isnardi Parente, Parmenide e Socrate demistificati, Rivista critica di storia della filosofia, 31, 1976, pp. 422-436.

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • Mario Mello. Ricordo di Mario Napoli in Rassegna Storica Salernitana, XIII, 1, 1996, pp. 285-293
  • Mario Napoli, Civiltà della Magna Grecia. Roma, Eurodes, 1978
  • Sulla controversia relativa all'interpretazione topografica del proemio parmenideo, originata dalle scoperte archeologiche di Mario Napoli:
    • Antonio Capizzi, La porta di Parmenide. Due saggi per una nuova lettura del Poema. Roma, Edizioni dell’Ateneo, 1975
    • Antonio Capizzi, Introduzione a Parmenide. Bari, Laterza, 1975
    • Margherita Isnardi Parente, Parmenide e Socrate demistificati. Rivista critica di storia della filosofia, 31, 1976, pp. 422-436
    • Antonio Capizzi, A proposito di Parmenide e di Socrate demistificati. Rivista critica di storia della filosofia, 32, 1977, pp. 401-405

Pubblicazioni di Mario Napolimodifica | modifica sorgente

  • Napoli greco-romana (con una presentazione di Domenico Mustilli). Napoli, 1959 (2a edizione, Colonnese, 1997)
  • Le metope arcaiche dal thesauros dell’Heraion del Sele. Bari, Adriatica, 1963
  • Le pitture greche della tomba del tuffatore. in Le Scienze, 2, 1969, n. 8, pp. 9-19
  • Paestum. Novara, De Agostini, 1970
  • La tomba del Tuffatore. Bari, 1970
  • Topografia e archeologia in AA.VV., Storia di Napoli. 1° Vol. L'Età Classica, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1971 - 1978
  • Le arti figurative in AA.VV., Storia di Napoli. 1° Vol. L'Età Classica, op.cit.
  • La città e i suoi monumenti in AA.VV., Storia di Napoli. 2° Vol. L'Alto Medioevo, op.cit.
  • Guida agli scavi di Velia. Cava de' Tirreni, Di Mauro Editore, 1972
  • Civiltà della Magna Grecia. Roma, Eurodes, 1978

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente









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