Servio Tullio

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Servio Tullio
Servio Tullio
Servio Tullio, incisione di Frans Huys.
Re di Roma
In carica 578 a.C. - 539 a.C.
Predecessore Tarquinio Prisco[1][2]
Successore Tarquinio il Superbo[3][4][5]
Morte 539 a.C.
Casa reale re etruschi
Figli Tullia Maggiore e
Tullia Minore

Servio Tullio (... – Roma, 539 a.C.) è stato il sesto re di Roma,[6] secondo la tradizione regnò dal 578 a.C. al 539 a.C., per 44 anni.[7] La tradizione a partire dall'imperatore Claudio lo identifica anche col magister populi etrusco Macstarna (o Mastarna)[8].

Leggendamodifica | modifica sorgente

Origini familiarimodifica | modifica sorgente

Servio, come attestato anche dal nome, era di umili origini; nacque infatti da una prigioniera di guerra (che si racconta fosse stata nobile nella sua città)[6][9] ridotta a servire il focolare domestico del re Tarquinio Prisco. Si narra anche potesse essere il figlio della schiava[10] Ocresia[11] (nobile di Corniculum, fatta prigioniera[9]) e di un Tullio, sempre di Corniculum attuale Montecelio. Si racconta poi che quando da bambino, Servio stava ancora nella culla, gli brillò una fiamma sulla testa.[9][10]

Regno (578 - 539 a.C.)modifica | modifica sorgente

Deve la sua fortuna a Tanaquil, colta ed ambiziosa moglie del re Tarquinio Prisco, che ne indovinò la futura grandezza[10] e per questo gli diede in sposa la figlia e alla morte del marito fece in modo che Servio gli succedesse come re di Roma. Infatti, quando Tarquinio fu ucciso in una congiura messa in atto dai tre figli di Anco Marzio, ai quali aveva sottratto il trono, Tanaquil ne informò il popolo romano nascondendo la morte del re, dicendo invece che egli era rimasto ferito e che nel frattempo Servio Tullio ne sarebbe stato il reggente. Diede quindi modo a quest'ultimo di presentarsi come il successore spontaneamente designato da Tarquinio quando, tre giorni dopo e solo in seguito al ristabilirsi della calma, venne comunicata la morte del re etrusco. Il sesto re di Roma, saliva così al trono senza alcuna espressione di consenso da parte del popolo e col tacito patto, propostogli dalla suocera Tanaquil, di cedere la carica al primogenito orfano di Tarquinio non appena questi avesse raggiunto la maggiore età.

« [...] alla morte di Tarquinio Prisco, grazie agli sforzi della regina [Tanaquil], Servio fu posto sul trono al posto del re, come se fosse una misura non definitiva, ma conservò il regno conquistato con l'inganno con tanta abilità, che sembrava lo avesse ottenuto in modo legittimo. »
(Floro, Epitoma de Tito Livio bellorum omnium annorum DCC, I, 6.2.)

Riforma militare per classi sociali e censimentomodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Riforma serviana dell'esercito romano, censo (storia romana), comizi centuriati e tribù (storia romana).

Fu l'autore della più importante modifica dell'esercito dell'epoca pre-repubblicana, dividendo la popolazione in classi.[12][13] Si rese conto, infatti, che per assicurare a Roma una forza militare sufficiente a mantenere le proprie conquiste era necessario un esercito più numeroso di quello che possedeva (un'unica legione di circa 3.000 uomini, detto esercito romuleo).

Si impegnò quindi a favorire il reclutamento degli strati inferiori della società, fino ad allora esclusi dal servizio militare, segnando così il primo passo verso il riconoscimento politico di quella che solo grazie a questa riforma prenderà a chiamarsi plebe. L'inclusione della plebe nell'esercito portò ovviamente i re etruschi ad un primo contrasto con lo strato superiore della società romana, i patrizi, che vedevano minacciati i propri privilegi.

Servio Tullio modificò la tradizionale ripartizione in tribù del popolo romano, che non tenne più conto dell'origine delle genti, ma che considerava come criterio di appartenenza il luogo di residenza. Vennero così create quattro tribù urbane (Suburana, Palatina, Esquilina e Collina) a cui se ne aggiungevano altre ventidue nel territorio circostante (regiones o pagi);[14] in questo modo, oltre a omogenizzare i cittadini romani, si poteva anche valutare il patrimonio dei singoli cittadini e quindi fissarne il tributo che questi dovevano versare alle casse dello stato, oltre che il censo, che ne determinava i diritti ed i doveri. Primo fra i Romani condusse il primo censimento generale (dividendo i cittadini per patrimonio, dignità, età, mestieri e funzioni),[13] contando 80.000[15]-83.000 cittadini romani, insieme a quelli delle campagne circostanti.[6]

Riorganizzazione urbanisticamodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Roma antica e Mura serviane.

Ampliò il pomerium[15] ed aggiunse alla città di Roma i colli Quirinale,[15] Viminale[15] e Esquilino,[6][15][16] scavando poi tutto intorno al nuovo tratto di mura un ampio fossato.[6] Fece, quindi, costruire insieme agli alleati latini, sull'Aventino, il tempio di Diana,[12][15] che corrisponde alla dea greca Artemide, il cui tempio si trovava ad Efeso, trasferendo da Ariccia il culto latino di Diana Nemorensis. Come per i Greci, per i quali il tempio di Artemide rappresentava una federazione di città, con il tempio di Diana, costruito intorno al 540 a.C., i Romani miravano a porsi come centro politico e religioso delle popolazioni del Lazio e forse anche dell'Etruria meridionale. E sempre a Servio si ascrive anche la decisione di costruire il Tempio di Mater Matuta ed il Tempio della Dea Fortuna, entrambi al Foro Boario.

Politica militaremodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia delle campagne dell'esercito romano in età regia.

Roma continuò comunque la sua politica di espansione territoriale, sia a danno dei vicini Sabini,[6] sia delle città etrusche di Veio,[12] Cere e Tarquinia le quali, non accettando la sovranità di Servio Tullio, considerato un usurpatore, non volevano più rispettare gli accordi di tregua stipulati con Tarquinio; dopo alterne vicende i Romani ebbero la meglio su queste città e ingrandirono il loro territorio verso nord.

Morte e sepolturamodifica | modifica sorgente

Jean Bardin, Tullia fa passare il suo carro sul corpo del padre,[17] olio su tela, Mainz, Landesmuseum.

Servio Tullio fu ucciso da Lucio Tarquinio (chiamato dal popolo Tarquinio il Superbo una volta al trono),[18] che ebbe come complice la seconda moglie Tullia Minore, figlia minore di Servio.[6][19][7] Si tramanda infatti che Tarquinio, dopo aver provocato il re, gettasse questo giù dalle scale della Curia; il sovrano, ferito ma non ancora morto, fu quindi finito dalla figlia che gli passò sopra con un carro trainato da cavalli, mentre cercava di scappare dal foro.[17]

Dietro la leggenda: tradizione storiografica e realtà archeologicamodifica | modifica sorgente

Affresco dalla Tomba François di Vulci raffigurante la liberazione di Celio Vibenna; il personaggio a sinistra è Macstarna, poi re di Roma col nome di Servio Tullio.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tomba François.

Secondo un'antica tradizione, di cui veniamo a conoscenza grazie a un discorso tenuto dall'imperatore Claudio in senato, la figura di Servio Tullio si identifica con quella di Mastarna (o anche Macstarna), alleato dei fratelli Aulo e Celio Vibenna (o Vivenna), entrambi condottieri etruschi impegnati in spedizioni di conquista in Etruria e nei territori circostanti, e rifugiatisi, al termine di alterne vicende belliche, sul Monte Celio a Roma.[11] Mastarna avrebbe poi ottenuto il regno e cambiato il proprio nome etrusco, assumendo quello latino di Servio Tullio. Questa versione dei fatti fu oggetto anche di un famoso discorso al Senato dell'imperatore etruscologo Claudio (riportato nelle tavole di bronzo di Lione).[11]

Gli storici, al di là degli aspetti leggendari del racconto, non escludono che possa avere qualche fondamento di verità, e portano a sostegno di questa ipotesi anche i famosi affreschi della Tomba François di Vulci che rappresentano in modo sorprendentemente realistico questo ciclo di racconti epici.

Si può tuttavia giungere anche alla conclusione che il nome Mastarna (Macstrna) fosse soltanto il titolo con il quale Servio Tullio veniva chiamato in battaglia: non sarebbe impossibile infatti intravedere nella parola mastarna la radice di magister ("maestro"), cioè, in questo caso, magister maximus della legione romana. Secondo Massimo Pallottino (Origini e storia primitiva di Roma) Mastarna sarebbe il "servitore" di Celio Vibenna (Caile Vipinas), perché il suffisso -na indica appartenenza; quindi Macstrna sarebbe "appartenente al magister" (macstr = magister).[8] Dopo la conquista di Roma e la morte di Celio Vibenna, Mastarna entrò in contrasto con Aulo Vibenna, fratello di Celio, e infine lo uccise, restando unico padrone della città.

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Eutropio, Breviarium ab Urbe condita, I, 6.
  2. ^ Floro, Epitoma de Tito Livio bellorum omnium annorum DCC, I, 5.1.
  3. ^ Eutropio, Breviarium ab Urbe condita, I, 8.
  4. ^ Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 1.22.
  5. ^ Floro, Epitoma de Tito Livio bellorum omnium annorum DCC, I, 7.1.
  6. ^ a b c d e f g Eutropio, Breviarium ab Urbe condita, I, 7.
  7. ^ a b Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 1.41.
  8. ^ a b Pietro De Francisci, Sintesi storica del diritto romano, p.46.
  9. ^ a b c Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 1.39.
  10. ^ a b c Floro, Epitoma de Tito Livio bellorum omnium annorum DCC, I, 6.1.
  11. ^ a b c Da un discorso dell'Imperatore Claudio rinvenuto a Lugdunum: si confronti l'iscrizione CIL XIII, 1668.
  12. ^ a b c Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 1.21.
  13. ^ a b Floro, Epitoma de Tito Livio bellorum omnium annorum DCC, I, 6.3.
  14. ^ Pietro De Francisci, Sintesi storica del diritto romano, p.56.
  15. ^ a b c d e f Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 1.40.
  16. ^ Strabone, Geografia, V, 3,7.
  17. ^ a b Floro, Epitoma de Tito Livio bellorum omnium annorum DCC, I, 7.3.
  18. ^ Floro, Epitoma de Tito Livio bellorum omnium annorum DCC, I, 7.2.
  19. ^ Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 1.23.

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

Fonti primarie
Fonti storiografiche moderne
  • (IT) A.A. V.V., Storia Einaudi dei Greci e dei Romani, Roma in Italia, vol.13, Milano, Einaudi, 2008.
  • (IT) Giovanni Brizzi, Storia di Roma. 1.Dalle origini ad Azio, Bologna, Pàtron, 1997.
  • (IT) Pietro De Francisci, Sintesi storica del diritto romano, Roma, Mario Bulzoni, 1968.
  • (IT) Emilio Gabba, Dionigi e la storia di Roma arcaica, Bari, Edipuglia, 1996.
  • (EN) Philip Matyszak, Chronicle of the roman republic: the rulers of ancient Rome from Romulus to Augustus, Londra & New York, Thames and Hudson, 2003. ISBN 0-500-05121-6.
  • (IT) Theodor Mommsen, Storia di Roma antica, Firenze, Sansoni, 1972.
  • (IT) Massimo Pallottino, Origini e storia primitiva di Roma, Milano, Rusconi, 1993. ISBN 88-18-88033-0.
  • (IT) André Piganiol, Le conquiste dei Romani, Milano, Il Saggiatore, 1989. ISBN 88-04-32321-3.
  • (IT) Howard H. Scullard, Storia del mondo romano, Milano, Rizzoli, 1992. ISBN 88-17-11903-2.

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

Altri progettimodifica | modifica sorgente

Predecessore Re di Roma Successore LupaCapitolina.png
Tarquinio Prisco 579 a.C. - 535 a.C. Tarquinio il Superbo

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