Molassana

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Molassana
Genova Molassana panorama.jpg
Stato Italia Italia
Regione Liguria Liguria
Provincia Genova Genova
Città Genova-Stemma.png Genova
Circoscrizione Municipio IV Valbisagno
Altri quartieri Montesignano, Sant'Eusebio
Superficie 15,91 km²
Abitanti 25 929 ab. (2012)
Densità 1 629,73 ab./km²
Nome abitanti molassanesi
Mappa dei quartieri di Genova
Mappa dei quartieri di Genova

Coordinate: 44°27′15″N 8°58′50″E / 44.454167°N 8.980556°E44.454167; 8.980556

Molassana (Moâsànn-a, pronuncia in genovese /mwa:'saŋa/) è un quartiere del comune di Genova, nella Val Bisagno.

Descrizione del quartieremodifica | modifica sorgente

Veduta panoramica del quartiere

L’ex circoscrizione di Molassana (comune autonomo fino al 1926, quando insieme ad altri 18 comuni fu accorpato al comune di Genova per costituire la cosiddetta Grande Genova) fa oggi parte del Municipio IV Valbisagno e comprende le unità urbanistiche di Molassana, Montesignano e Sant'Eusebio, che insieme hanno una popolazione di 25.929 abitanti (aggiornata al 31 dicembre 2012).[1][2]

All’interno dell’unità urbanistica di Molassana, il cui centro si trova nel fondovalle sulla sponda destra del Bisagno, sono comprese diverse frazioni sparse nella valle del torrente Geirato, affluente del Bisagno, mentre Montesignano e Sant'Eusebio, un tempo frazioni del comune di Bavari, si trovano sul lato sinistro della val Bisagno.

Il nome della località deriva da Mollicciana, vulgata per terra mollis, per indicare il terreno umido e paludoso, talvolta franoso ma anche molto fertile, della valle del Geirato. Il toponimo Mollicciana compare in documenti medioevali e a quell'epoca era riferito anche alla porzione più a monte della val Bisagno, che in seguito avrebbe preso la denominazione di Struppa.

L’area centrale di Molassana comprende una parte bassa lungo la riva del torrente, con quartieri prevalentemente popolari ed una parte collinare che costituisce il nucleo più antico del paese, nei pressi della chiesa di S. Maria Assunta. Alla tardiva urbanizzazione Molassana deve la sua particolare conformazione, ancora oggi composta da borghi di aspetto rurale accostate a moderni palazzoni di edilizia popolare. Una periferia residenziale, sia pure popolare, ma che conserva ancora aspetti di ruralità nelle zone collinari.

La parte bassa, in origine un piccolo borgo, anticamente chiamato Olmo, attorno ad una cappella dedicata a San Rocco (ora sede del Gruppo Scout "Genova 20"), era una stazione di sosta sulla strada per Piacenza, situata alla confluenza del rio Geirato nel torrente Bisagno. Oggi, ingranditasi con lo sviluppo edilizio del dopoguerra, è il centro del quartiere. La copertura del Geirato nel suo tratto finale che ha creato una grande e animata piazza, poco più a monte della quale, in via Sertoli, nell'area popolarmente chiamata Arizona, si trovano alcuni grandi caseggiati di edilizia popolare, realizzati negli anni trenta e destinati inizialmente agli abitanti del centro storico di Genova, i cui originari rioni venivano demoliti, nella zona di piazza Ponticello (vedi Piano di Sant'Andrea).

Proprio al centro del quartiere ha operato per oltre cinquant’anni lo storico colorificio Boero, che nel 2007 ha comunicato la propria decisione di trasferire dal 2010 gli impianti produttivi a Tortona; a seguito di questa decisione è stato avviato un progetto di riconversione dell’area. Il progetto presentato nel 2007 dalla proprietà Boero (attualmente - aprile 2010 - oggetto di un dibattito pubblico) prevede la realizzazione di edifici residenziali, un supermercato, esercizi commerciali, un’area verde con spazi pedonali, parcheggi e servizi pubblici, tra i quali un auditorium e una biblioteca. Nell’area ex Boero è prevista anche la costruzione di un nuovo centro civico dove troveranno posto gli uffici comunali decentrati e la sede della Pubblica Assistenza Molassana.[3]

Le colline alle spalle del quartiere offrono la possibilità di compiere diversi percorsi escursionistici: risalendo la valle del Geirato si può salire al valico di Creto e al monte Alpe, oppure al Prato Casarile o raggiungere i ruderi del Castelluzzo. Uno dei percorsi più interessanti è il sentiero in pietra di Luserna dell'Acquedotto storico che qui compie gran parte del suo percorso.

Storiamodifica | modifica sorgente

La zona di Molassana, un tempo chiamata “Mollicciana”, per secoli costituì un’unica entità amministrativa con la vicina Struppa.

Intorno all’anno 1000 i borghi rurali allora compresi nelle due circoscrizioni facevano parte di una vasta tenuta vescovile, in pratica un vero e proprio feudo ecclesiastico, chiamata “Isola del Vescovo”; questa tenuta, unico possedimento vescovile nell’entroterra di Genova, a partire dal XIII secolo passò in gran parte alla potente famiglia dei Fieschi, contrastati dalla Repubblica di Genova che intendeva limitare la loro influenza.

Nel XV secolo Molassana e Struppa divennero entità amministrative distinte, per ritrovarsi poi entrambe inglobate nel comune di Genova nel 1926. A Molassana rimase la conca formata dalla valle del Geirato, con i suoi piccoli borghi, centri di via sulla strada per Creto e la Valle Scrivia da una parte e la Crociera di Pino e la Val Polcevera dall’altra. Capoluogo divenne il nucleo di case vicino alla chiesa di Santa Maria Assunta, citata nel registro arcivescovile del 1143, ma certamente più antica, nella quale erano conservate lapidi sepolcrali di epoca imperiale.

«  … e poi, sul monte, Pino soprano e Pino sottano, ambi sotto la parrocchia di S. Giacobo, e fanno circa novanta fuochi: e quanto allo spirituale appartengono a Bisagno, e quanto al temporale sono della Podestaria di Polcevera. E poi viene la rettoria di Morassana, con fuochi quarantasette.  »
(Agostino Giustiniani, "Annali della Repubblica di Genova", 1537)

Molassana per la sua posizione fu per secoli un importante nodo viario, in cui convergevano le strade provenienti da Genova, dal levante (attraverso Bavari), dalla valle Scrivia (attraverso il valico di Creto), dalla Val Polcevera (attraverso la Crociera di Pino), dall’alta val Bisagno e dalla Val Trebbia.

All’inizio dell’Ottocento l’antica rete viaria divenne insufficiente per le nuove esigenze portate dalla nascente industrializzazione: a partire dal periodo napoleonico, e soprattutto dopo l’annessione della Repubblica Ligure al regno sabaudo fu avviata la costruzione di nuove strade. Nel 1809 iniziò la costruzione della strada nazionale da Genova a Piacenza, completata solo nel 1870. La località Olmo, nella piana alla confluenza del Geirato nel Bisagno, che si trovava sul percorso della nuova arteria, iniziò a svilupparsi intorno alla stazione di posta, divenendo in breve il centro più popoloso del comune e luogo d’incontro degli abitanti dei vari borghi collinari, finendo con il superare per importanza gli altri due nuclei storici, quello intorno alla chiesa dell’Assunta e quello di Pino, circostanza sancita dallo spostamento a valle della casa comunale.

Un episodio di cronaca della fine del Settecento racconta di un’incursione compiuta a Molassana durante una festa religiosa dalla banda del brigante Giuseppe Musso, soprannominato “Gran Diavolo”[4]. I banditi derubarono di denaro e gioielli i partecipanti ad una processione. L’episodio ebbe localmente grande risonanza e rimase per molti anni nella memoria degli abitanti della zona.[5].

Nel 1926, il comune di Molassana, insieme ad altri 18 comuni del genovesato è stato accorpato al comune di Genova per costituire la cosiddetta Grande Genova[6]. Nel dopoguerra l’imponente espansione edilizia e l’insediamento di strutture commerciali e produttive hanno definitivamente cambiato il volto del quartiere, in particolare nelle aree di fondovalle.

Frazioni e localitàmodifica | modifica sorgente

Montesignanomodifica | modifica sorgente

La collina di Montesignano

Montesignano è un quartiere situato in collina sulla sponda sinistra del Bisagno, fino al 1926 frazione del comune di Bavari e successivamente aggregato alla circoscrizione di Molassana. L’impetuosa crescita edilizia del secondo dopoguerra, con la costruzione di numerose case di edilizia popolare, ha portato la popolazione di questo centro a superare quella di Molassana.

La località, che comprende anche le frazioni di Terpi e Mermi, oggi inglobate in un unico agglomerato urbano, è citata per la prima volta in un documento del 1061 come Monte Asenino e nel 1142 come Monteasciano, ma non è nota l’origine di questi antichi toponimi, dai quali deriva l’attuale.

Il nucleo originario del paese, ancora individuabile tra le moderne costruzioni

Nel XVIII secolo nella zona furono costruite numerose ville di famiglie patrizie genovesi, tra le quali degno di nota il palazzo Durazzo, intorno al quale sopravvivono alcune di queste antiche residenze. La zona fu coinvolta dagli eventi bellici del 1746-1747 (guerra di successione austriaca) e nell'anno l800 durante l'assedio di Genova, quando volontari della val Bisagno affiancarono i soldati francesi del generale Massena nella difesa della collina di Montesignano e del ponte Carrega, importante collegamento tra le due sponde del Bisagno.

Veduta di Montesignano con il complesso polisportivo della Sciorba (in basso, sulla destra del Bisagno, San Gottardo

Il “ponte delle Carraie” (in genovese “ponte de Carræ”, in italiano divenuto impropriamente “ponte Carrega”) era stato costruito negli ultimi decenni del Settecento, su richiesta degli abitanti, per collegare Montesignano con la sponda destra del Bisagno, in luogo del guado utilizzato fino ad allora. Il ponte, idoneo al transito di carri con carichi pesanti, da cui il nome, restaurato nel 1907, oggi è utilizzato come passerella pedonale; si presenta più corto rispetto all’epoca della sua costruzione perché la moderna viabilità di sponda e l’espansione edilizia nel fondovalle hanno ristretto l’alveo del torrente, rendendo necessario demolire alcune arcate.[7]

Sant'Eusebiomodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sant'Eusebio (quartiere di Genova).

Sant'Eusebio è un centro residenziale collinare (222 m slm) sul versante sinistro della val Bisagno, più in alto di Montesignano. Come Montesignano fino al 1926 era una frazione del comune di Bavari.

Antico centro di via sulla strada dalla val Bisagno al levante genovese, un tempo chiamato “Luco”, nell’XI secolo vi si stanziarono i benedettini dopo aver lasciato al clero ordinario l’antica l’abbazia di San Siro. Le prime notizie della chiesa di Sant'Eusebio risalgono al XIII secolo; già parrocchia autonoma, all’inizio del XV secolo divenne una dipendenza di San Michele di Montesignano, e solo quattro secoli più tardi, nel 1929, fu nuovamente eretta in parrocchia.[7]

Fino a pochi decenni fa era un paese agricolo, località di villeggiatura delle famiglie genovesi. Vi sorgono molte vilette costruite nell’Ottocento e la prima metà del Novecento e molte trattorie, ancora oggi frequentate dai genovesi.[7]

Anche Sant'Eusebio dopo la seconda guerra mondiale ha visto una notevole espansione edilizia, in parte formata da grandi caseggiati di edilizia popolare, che hanno reso necessaria l’apertura di nuove strade di collegamento con il fondovalle, in sostituzione delle vecchie mulattiere.

San Gottardomodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi San Gottardo (quartiere di Genova).
Genova San Gottardo 001.jpg

San Gottardo, oggi compreso nell' unità urbanistica "Montesignano", ha fatto parte di Staglieno dal XV secolo fino alla prima metà del Novecento, quando fu aggregato alla circoscrizione di Molassana. Si presenta come un quartiere moderno posto lungo la ex Strada statale 45, nel punto dove ha inizio la strada che sale al valico di Trensasco, un tempo importante collegamento con la via del sale e la val Polcevera.

Nonostante l’aspetto moderno (la maggior parte degli edifici è stata costruita nell’ultimo secolo) San Gottardo ha origini antiche; un tempo era chiamato San Martino de' Corsi e se ne ha notizia a partire dal 1138, quando vi sorgeva una chiesa con annesso ospitale per pellegrini lungo la via di Trensasco. Compreso nel Medioevo nel territorio di Molassana fu aggregato a Staglieno dopo che l’epidemia di peste del 1473 aveva causato uno spopolamento della zona. A causa di questo evento ed anche per la contemporanea apertura di nuove vie tra Genova e la pianura Padana, San Martino de' Corsi perse d’importanza. In seguito, quando il paese tornò a popolarsi, non più sulla collina ma nel fondovalle, l’antico toponimo fu sostituito dal nome del santo al quale era stata nel frattempo dedicata la piccola chiesa.[7]

Carpimodifica | modifica sorgente

Carpi (o più precisamente “i Carpi”, secondo l’uso locale che ne declina il toponimo al plurale) sono un piccolo borgo in collina sulla sponda destra del torrente Geirato, che prende il nome da una famiglia locale. Nei tempi passati adiacente alla cappella c'era "l osteria della Bianca" conosciuta per fave e salame domenicali con il vino dei Carpi odoroso di zolfo e ritrovo di appassionati canterini Genovesi. Vi si arriva con una carrozzabile che ha inizio nel fondovalle del Geirato, ma anche a piedi attraverso le antiche “creuze” che portavano verso Pino Soprano e la Val Polcevera. È un abitato compatto formato da antiche case oggi completamente rinnovate. La piccola cappella dedicata ai santi Rocco e Nicolò è stata restaurata nel 2006. Nei pressi del borgo orti, alberi da frutto e filari di vite; un tempo veniva prodotto, sia pure in modeste quantità, un rinomato il vino bianco.[7][8]

Cartagenovamodifica | modifica sorgente

Veduta di Cartagenova

Cartagenova, la più popolata tra le frazioni di Molassana nella valle del Geirato, è situata a 244 m slm, sulla collina in sponda sinistra del torrente. Anticamente chiamata Cartagena (toponimo di probabile origine etnica, in genovese “Cartazena”, poi tradotto in italiano come Cartagenova), è raggiungibile dal centro di Molassana percorrendo via S. Felice.

Un tratto dell'antica mulattiera per Creto

Il paese ha l’aspetto di un borgo compatto, con abitazioni vicinissime tra loro, piazzette e antichi trogoli ed un tempo era al centro di una fitta rete di stradine che collegavano il fondovalle del Geirato con la via per Creto e Montoggio.[7]

Cartagenova comprende il piccolo borgo di Tre Coste, poco a valle dell’abitato ma raggiungibile solo a piedi.

Geiratomodifica | modifica sorgente

Il borgo, che prende il nome dal torrente che sfocia nel Bisagno nel centro di Molassana, si trova in collina sulla sponda sinistra della valle ed è raggiungibile solo a piedi: la carrozzabile che risale la valle del Geirato termina dopo due chilometri davanti al ponte-canale secentesco del civico acquedotto ed occorre proseguire a piedi, sia pure per un breve tratto. Il borgo è formato da piccole case a schiera; vi si trova una cappella dedicata a San Bernardo, aperta solo in occasione della festa patronale.[7]

Pino Sottanomodifica | modifica sorgente

Pino Sottano

Pino Sottano, poco sopra il centro di Molassana, lungo la strada che collega la Val Bisagno con la Val Polcevera, si presenta oggi come una moderna zona residenziale, con eleganti condomini e villette a schiera. Il nucleo storico del paese, raccolto attorno al palazzo fatto costruire nel XVII secolo dalla famiglia Durazzo, oggi casa di riposo, si raggiunge percorrendo un viale che si distacca dalla carrozzabile. Un tempo l’unico collegamento con il fondovalle era la mulattiera che aveva inizio sulla sponda destra del Geirato.[7] La villa Durazzo è ornata di affreschi di Domenico Parodi e Bartolomeo Guidobono.[9]

Pino Sopranomodifica | modifica sorgente

Pino Soprano

La carrozzabile da Molassana, dopo aver superato Pino Sottano, risale la collina diretta a Pino Soprano (314 m slm) e al valico della Crociera di Pino (340 m slm), dove oggi una galleria porta a Torrazza e Casanova, nel comune di Sant'Olcese, in Val Polcevera. Questa via era molto importante nei tempi antichi, perché fungeva da collegamento tra la val Bisagno e la via del sale che passava da Torrazza, proveniente dal porto di Genova e diretta verso il Piemonte. È presente un stazione della ferrovia Genova-Casella.

San Giacomomodifica | modifica sorgente

Il busto di papa Giovanni XXIII

San Giacomo è un borgo sparso in collina sulla sponda destra del torrente Geirato, lungo la mulattiera che saliva al valico di Pino.

Il nucleo principale del paese è raccolto attorno alla chiesa di San Giacomo Maggiore, antico oratorio fondato nel 1347 poi trasformato in chiesa, dal cui piazzale si ha un’ampia vista sulla valle del Geirato. Sul piazzale è collocato un busto in marmo di papa Giovanni XXIII, scolpito riadattando un monumento a Costanzo Ciano abbattuto dopo la caduta del fascismo.

Monumenti e luoghi di interessemodifica | modifica sorgente

Acquedotto storicomodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Acquedotto storico di Genova.

L’area di Molassana è da tempi remoti legata, sul piano storico, alla città ed al suo porto. Il quartiere è infatti attraversato dall’antico acquedotto che riforniva Genova, prelevando l’acqua del Bisagno poco a monte di Prato, nella località detta appunto “La Presa” (nel comune di Bargagli). L’acquedotto storico (che localmente era chiamato “o condûtu”) ricalca in gran parte il percorso di quello che fin dai tempi dell'antica Roma portava l'acqua in città da questo comprensorio, attingendo a sorgenti nella zona al confine tra le aree di Molassana e Struppa.

Nella zona di Molassana si trovano alcune strutture di questo acquedotto: quella più imponente e meglio conservata è il ponte-sifone sul torrente Geirato, ben visibile dal centro di Molassana, che con le sue 23 arcate in pietra per una lunghezza complessiva di 648 m trasportava l’acqua da Molassana alta a Pino Sottano. La costruzione del ponte (il primo ponte-sifone della storia, per il cui progetto gli ingegneri genovesi ebbero contatti anche con Galileo Galilei) fu decisa nel 1660 ma attuata oltre un secolo più tardi (tra il 1772 e il 1777) su progetto dell'architetto Claudio Storace, per abbreviare il percorso dell’acquedotto, che in origine si addentrava nella valle del Geirato con un percorso lungo e tortuoso in un’area soggetta a frane, fatto che rendeva molto onerosa la manutenzione. Inizialmente sul ponte furono collocati dei tubi in ferro che però non sopportarono la pressione.

Tubi in ghisa dell'acquedotto storico all'imbocco del ponte sifone sul torrente Geirato

Si pensò allora di sostituirli con dei tubi in marmo, trasformando nel contempo il ponte-sifone in ponte-canale, ma i nuovi tubi non furono mai installati e rimasero abbandonati nel greto del torrente. Nel 1831 furono invece installati nuovi tubi in ghisa, ancora oggi ben visibili sul ponte.

Negli anni duemila il ponte (così come la vicina “Casa dei filtri”, che aveva la funzione di consentire l’accesso all'interno del condotto per ispezioni) è stato ristrutturato nell'ambito del recupero dell'Acquedotto storico, un vero capolavoro di ingegneria antica.

Un’altra struttura ancora ben conservata è il ponte-canale seicentesco (lungo 69 m) nella parte alta del Geirato, a circa 2 km da Molassana, che faceva parte del tratto di acquedotto abbandonato con la costruzione del nuovo ponte. Il vecchio tratto dell’acquedotto nell’alta valle del Geirato è invece in parte scomparso per l’espansione edilizia e le frane o nascosto dalla fitta vegetazione.[8]

Castelluzzomodifica | modifica sorgente

I ruderi del Castelluzzo di Molassana

Da menzionare, tra i monumenti di interesse storici, vi sono i ruderi del “Castelluzzo”, situato a 307 metri di quota su uno sperone roccioso affacciato sulla val Bisagno e su parte della valle del Geirato, un baluardo difensivo tra i più antichi del genovesato, non compreso nel circuito dei forti di Genova ma risalente alla fine del X secolo. Questa struttura difensiva alto-medioevale aveva la funzione di presidiare contro le scorrerie dei Saraceni la tenuta vescovile e le strade che attraversavano la val Bisagno. Il Castelluzzo era formato da una torre quadrata, da una torre centrale semicircolare e da una cinta di mura.[10]

Le "Terre Rosse"

Poco al di sotto del Castelluzzo, a 270 m slm, si trova una piccola area, chiamata "Terre rosse", caratterizzata da un affioramento di "Argilliti di Montoggio" rossastre prive di vegetazione, le quali creano un ambiente suggestivo, anche per il contrasto con il verde circostante.

Sempre in zona Molassana "alta", nel bosco sopra a Via Olivo vi è una piccola grotta scavata nella roccia, utilizzata durante la guerra come rifugio anti aereo. La galleria è lunga circa 50 metri, alta 2 metri, larga 2 metri, è dotata di tre ingressi, solo uno dei quali risulta agevolmente libero dalla boscaglia. Nella grotta vive una delle specie di geotritone.

Prato Casarilemodifica | modifica sorgente

A nord della dorsale su cui sorge Cartagenova si trova Prato Casarile (250 m slm), nell’alta valle del Geirato, ai piedi del monte Alpe (800 m slm, il rilievo più alto della zona di Molassana). L’area è costituita da un ampio prato pianeggiante (circa 18.000 m2), risultato di un’antica frana che circa duemila anni fa sbarrò la valle del Geirato formando un lago. Con il tempo il lago si colmò e l’area divenne un prato. A causa del terreno permeabile le acque del Torrente Geirato, poco a valle delle cascate, si infiltrano scorrendo sotto al prato, per riemergere a valle del castagneto. In caso di forti piogge la permeabilità del terreno non riesce a far fronte al cospicuo apporto d'acqua lasciando scorrere in superficie il torrente ed allagando temporaneamente l’area.

Giardini pubblici "Giorgio Falco"modifica | modifica sorgente

I giardini pubblici intitolati a Giorgio Falco si trovano nei pressi del centro di Molassana, sulla sinistra orografica del Torrente Geirato, tra largo Paolo Boccardo e Via Sertoli e sono luogo di aggregazione per la cittadinanza. Tali giardini hanno sviluppo longitudinale e sono caratterizzati dalla presenza di diversi tipi di piante liguri, tra cui grandi tigli, pini marittimi, alloro, tassi. Nei pressi dell'ingresso sud, sono presenti due tubi di marmo appartenenti all'acquedotto storico di genova; mentre più avanti è possibile osservare un monumento ai Partigiani caduti nella Resistenza. In tali giardini vengono spesso tenute manifestazioni di quartiere, come mercati all'aperto e attività rivolte ai più piccoli . In collaborazione con il Municipio IV - Media Val Bisagno, dal 2010 i Giardini "G. Falco" sono curati e seguiti dal Gruppo Scout AGESCI "Genova XX", che li utilizza come laboratorio di quartiere all'aperto per proporre ai propri ragazzi attività di cittadinanza attiva nel quartiere, curando le piante e un'aiuola botanica delle piante aromatiche. Una bacheca posizionata nei pressi delle scale che conducono alla Chiesa di S. Rocco è custodita dagli scout che la utilizzano per pubblicizzare manifestazioni ed eventi e per promuovere lo scautismo.

Giardini pubblici "Maurizio Orengo"modifica | modifica sorgente

I giardini pubblici "Maurizio Orengo" si trovano in Via Bernardini e sono intitolati al fondatore del gruppo scout di Molassana (Genova XX), a poche decine di metri dalla Cappelletta dell'Olmo. Essenzialmente, sono la copertura di un garage seminterrato, sul quale sono stati ricavati spazi all'aperto per la cittadinanza, con giochi per bambini, aiuole, panchine e un piccolo fabbricato con la sede molassanese del CAI - Ule.

Architetture religiosemodifica | modifica sorgente

Nell’ex circoscrizione di Molassana si trovano sette chiese cattoliche parrocchiali, tutte di antiche origini; quattro di queste appartengono al vicariato Medio - Alto Bisagno dell'arcidiocesi di Genova e tre (S. Eusebio, Montesignano e S. Gottardo) al vicariato MarassiStaglieno.

Chiesa di Santa Maria Assuntamodifica | modifica sorgente

Genova Molassana chiesa Assunta.jpg

Le prime notizie storiche riguardo alla chiesa di Molassana, dedicata a Nostra Signora Assunta risalgono al 1143, quando fu citata nel “registro arcivescovile” come dipendente dalla pieve di S. Siro di Struppa ma si ritiene che in quel luogo esistesse una cappella, poi demolita, già prima dell’XI secolo. Non è noto quando la chiesa dell’Assunta sia stata eretta in parrocchia (si ha notizia di un rettore nel 1268, ma solo in un documento del 1481 è attestata come sede parrocchiale); i registri parrocchiali iniziano dal 1602. Ristrutturata nel XVII secolo, subì furti e gravi danni durante gli eventi bellici del 1746-1747. Nel 1880 fu restaurato l’antico campanile.

La chiesa ha un’unica navata con sette altari; tra le varie opere d’arte che vi sono conservate una statua lignea della Madonna del Rosario, della scuola del Maragliano e un dipinto raffigurante il Battesimo di Cristo attribuito ad Antonio Maria Vassallo.[9] Nella chiesa si trovavano un tempo alcune antichità di epoca romana: una testa in marmo dell'imperatore Vitellio, e i resti di un sarcofago romano con le figure in bassorilievo della dea Minerva e di un fauno, oggi conservate rispettivamente nel Museo di archeologia ligure di Pegli e nel museo di Palazzo Bianco a Genova. Il sagrato della chiesa è decorato con un caratteristico “risseu” di ciottoli di mare.

Chiesa di San Rocco di Molassanamodifica | modifica sorgente

Dal XVII secolo a Molassana bassa esisteva una cappella dedicata a San Rocco, rifatta e ampliata nel 1937 ed eretta in parrocchia dal card. Giuseppe Siri nel 1963. Per l’aumento di popolazione del quartiere negli anni sessanta fu decisa la costruzione di una vera e propria chiesa accanto all’antica cappella. La nuova chiesa, costruita in cemento armato su progetto dell'architetto Giorgio Gnudi, fu consacrata dal card. Siri il 4 marzo 1967.

Chiesa di San Giacomo Maggioremodifica | modifica sorgente

Genova Molassana chiesa San Giacomo.jpg

In origine nella frazione di San Giacomo vi era un oratorio, costruito nel 1347 come sede di una delle più antiche confraternite della val Bisagno. Incendiato dagli Austriaci nel 1747 fu ricostruito pochi anni dopo. Nel 1903 fu restaurata la facciata e ampliato il piazzale, dove negli anni sessanta fu collocato il busto di papa Giovanni XXIII. Con un primo decreto del card. Siri nel 1954 la chiesa fu costituita in vicaria autonoma; con un successivo decreto del 23 febbraio 1960 fu eretta in parrocchia, con decorrenza dal 19 marzo dello stesso anno.

Un mosaico sulla facciata raffigura San Giacomo con pellegrina, bastone e conchiglia, segni distintivi dei pellegrini che si recavano a Santiago de Compostela e che in questo luogo ricevevano ospitalità durante il loro viaggio. Il portico a destra della chiesa, oggi ingresso della sacrestia, era quello dell’antico ospitale. All’interno della chiesa è conservata una cassa processionale raffigurante “San Giacomo che sconfigge i Mori”.[7][9]

Chiesa di San Pietro di Pinomodifica | modifica sorgente

Genova Molassana chiesa San Pietro Pino.jpg

Il primo documento che fa riferimento all’esistenza di una chiesa a Pino risale al 1183. La chiesa, con il titolo di San Giovanni del Castello, è espressamente nominata in un altro documento del 1201, come dipendenza della chiesa di Sant'Olcese. Nel 1514 acquisì il titolo di San Pietro; non è noto quando divenne parrocchia autonoma, ma questo avvenne probabilmente alla metà del XVI secolo[11] La chiesa, consacrata nel 1641, fu gravemente danneggiata e depredata dalle truppe austriache durante la guerra del 1746-1747. Restaurata, fu nuovamente consacrata dall’arcivescovo Giovanni Lercari il 19 ottobre 1772. Nuovi restauri furono effettuati alla facciata nel 1886, mentre recentemente sono stati effettuati lavori di consolidamento delle fondamenta.

Chiesa di S. Eusebiomodifica | modifica sorgente

La chiesa di S. Eusebio, nel quartiere omonimo, a differenza delle altre chiese di Molassana fa parte, insieme a quella di Montesignano, del vicariato Marassi - Staglieno dell’arcidiocesi di Genova. Come la maggior parte delle chiese genovesi, è nominata per la prima volta nel 1143 come cappella di S. Eusebio de Luco, dipendente dalla pieve di S. Siro "de Molaciana". Alla cappella era annesso ospizio per i pellegrini. Divenuta in seguito parrocchia autonoma nel XV secolo (1401 secondo alcune fonti, 1481 secondo altre) divenne una dipendenza della chiesa di San Michele Arcangelo di Montesignano. Solo nel 1929 fu nuovamente eretta in parrocchia, con un decreto del card. Dalmazio Minoretti.

Chiesa di S. Michele Arcangelo di Montesignanomodifica | modifica sorgente

  • Vecchia chiesa parrocchiale. La prima chiesa nella zona di Montesignano si trovava nella frazione Mermi ed è citata in documenti del 1212 come parrocchia autonoma, con giurisdizione su Terpi e Montesignano; dal XV secolo estese la sua giurisdizione anche su Sant’Eusebio. Questa chiesa, gravemente danneggiata da un movimento franoso, fu ricostruita XVIII secolo ma una nuova frana nel 1818 la fece parzialmente crollare (i suoi resti furono demoliti alcuni decenni dopo[12]); il titolo parrocchiale fu allora trasferito all’oratorio della Madonna del Carmine di Terpi, successivamente ingrandito e trasformato in chiesa parrocchiale, ed arricchito con arredi sacri e decorazioni provenienti da chiese genovesi soppresse. All’interno della chiesa sono conservati un dipinto raffigurante San Michele attribuito al pittore fiammingo Cornelis de Wael, una statua lignea della Madonna del Carmine di Giambattista Bissone e affreschi di Giuseppe Passano.[7]
  • Nuova chiesa parrocchiale. La sede ed il titolo parrocchiale negli anni ottanta del Novecento sono stati trasferiti ad una nuova chiesa, costruita nella parte più bassa del quartiere, che, come quella di S. Eusebio, fa parte del vicariato Marassi - Staglieno dell’arcidiocesi di Genova. La prima pietra del nuovo edificio fu benedetta dal card. Siri il 20 ottobre del 1984. La struttura, costruita su progetto dell'ing. Giovanni Canepa in stile moderno, ha un caratteristico campanile e due vetrate disegnate dall'artista greco Giorgio Oikonomoy. La chiesa, intitolata a S. Michele Arcangelo, S. Maria del Carmine e S. Giustino martire, fu consacrata nel 1989 dall’arcivescovo Giovanni Canestri.

Chiesa di San Gottardomodifica | modifica sorgente

Nell’attuale quartiere di San Gottardo esisteva anticamente una chiesa intitolata a S. Martino, detta San Martino de' Corsi, citata per la prima volta nel registro arcivescovile del 1143. Secondo gli storici dell’Ottocento Angelo e Marcello Remondini la scomparsa chiesa di San Martino, con annesso ospitale, sorgeva più in alto dell’attuale quartiere, sulla via per il valico di Trensasco, nella località Creuxu (da cui il toponimo “Corsi”) [7], mentre più a valle esisteva una modesta cappella intitolata a San Gottardo. Secondo Giovanni Carraro, sacerdote e storico, esisteva invece una sola chiesa, corrispondente all’attuale cappella, che intorno al Cinquecento avrebbe cambiato l'intitolazione da San Martino a San Gottardo[13], cosa assai insolita nel genovesato; l’intitolazione al santo bavarese testimonia probabilmente il transito di pellegrini provenienti dal nord Europa. Questa cappella, dipendente da San Bartolomeo di Staglieno e la cui presenza è attestata dal 1580, fu eretta in parrocchia il 15 luglio 1891 con decreto dell'arcivescovo Salvatore Magnasco.

Negli anni sessanta del Novecento, per l’aumento della popolazione del quartiere, fu decisa la costruzione di una nuova chiesa. La prima pietra di questa nuova chiesa, che sorge accanto alla precedente cappella, fu posata il 26 marzo 1961 alla presenza del card. Giuseppe Siri. Due anni più tardi, il 18 marzo 1963, lo stesso card. Siri inaugurò la nuova chiesa. Nella chiesa si trova una statua in marmo raffigurante S. Gottardo, che in precedenza si trovava nella Cattedrale di San Lorenzo.

Infrastrutture e trasportimodifica | modifica sorgente

Strademodifica | modifica sorgente

Molassana si trova lungo la ex Strada statale 45 di Val Trebbia, che collega Genova a Piacenza attraverso il Passo della Scoffera. Questa strada, lunga e tortuosa, nel tratto ligure collega con Genova i comuni di Bargagli, Davagna, Torriglia e i centri dell’alta Val Trebbia e attraverso il tunnel Bargagli-Ferriere, con l’alta Val Fontanabuona. Oggi una strada urbana a scorrimento veloce, costruita negli anni ottanta, percorre la sponda sinistra del Bisagno, evitando l’attraversamento del centro abitato di Molassana; questa strada di scorrimento è collegata al centro del quartiere dal ponte Alexander Fleming, inaugurato nel 1984.

Il casello autostradale più vicino è quello di Genova-Est (nel quartiere di Staglieno) sull'Autostrada A12, a circa 4,5 km da Molassana.

Ferroviemodifica | modifica sorgente

Italian traffic signs - icona stazione.svg La stazione ferroviaria della rete nazionale più vicina a Molassana è quella di Genova Brignole, a circa 6,5 km.

Cultura e societàmodifica | modifica sorgente

Teatro dell'Orticamodifica | modifica sorgente

A Molassana ha sede il Teatro dell'Ortica: si tratta di una compagnia di teatroterapia e teatro sociale, unica in Liguria nel suo genere.

Pubblica Assistenza Molassanamodifica | modifica sorgente

La Pubblica Assistenza Molassana (acronimo PAM) è stata costituita nel 1970 come succursale della Pubblica Assistenza Burlando, divenendo autonoma nel 1975. In attesa di una nuova sistemazione, attualmente ha sede in alcuni locali messi a disposizione dalla parrocchia di S. Rocco.[14]

Gruppo Scout "Genova XX"modifica | modifica sorgente

Il Gruppo scout AGESCI "Genova XX" ha sede nella la storica Cappelletta dell'Olmo di Via Elia Bernardini, e dal 1983 -anno della fondazione- si occupa di educare i bambini e i ragazzi molassanesi che ne fanno parte secondo gli ideali e i valori tipici dello scautismo. Al 2010, il Genova XX ha coinvolto più di 500 ragazzi nel corso dei suoi anni di attività. Il Genova XX ha due Branchi di lupetti che accolgono bambini/e di 8-12 anni: assieme al Branco "Roccia della Pace", che ha sede nell'ex asilo di Molassana Alta, situato lungo d'acquedotto storico nei pressi della Parrocchia di Santa Maria Assunta, dal 2011 è stato aperto il Branco "Seeonee", con sede presso la Parrocchia di S. Giacomo Maggiore di Molassana. Il Reparto "Apaches", formato da ragazzi/e di 12-16 anni, si riunisce presso la Cappelletta dell'Olmo, ed è attualmente costituito dalle squadriglie Leoni, Puma, Aquile e Falchi. La branca R/S accoglie ragazzi/e di 16-21 anni, dal 1992 al 2012 è stata gestita in condivisione con i vicini gruppi Genova 23 (di Prato) e Genova 48 (di Montesignano) con il nome di "Alta Val Bisagno"; dal dicembre 2012 è tornata nuovamente autonoma sotto il Genova XX con il nome di Clan "Sand Creek".[15] Il 26 giugno 2011 i nuovi giardini pubblici di Via Bernardini sono stati intitolati a Maurizio Orengo, fondatore del gruppo scout di Molassana (Genova XX). Durante l'alluvione di Genova del 4 novembre 2011, l'acqua, nella sede di via Bernardini, ha raggiunto la quota di 2,40 metri.

Sportmodifica | modifica sorgente

Impianti sportivimodifica | modifica sorgente

Il quartiere è dotato di numerosi impianti sportivi, fra cui lo storico impianto polisportivo di Ca' de Rissi (campo sportivo della società calcistica Sport Club Molassana Boero), il complesso sportivo “Angelo Baiardo” di Montesignano (terreno di gioco della U.S. Angelo Baiardo) e il centro polisportivo di più recente edificazione della Sciorba, anch’esso nella zona di Montesignano.[16]

Sport Club Molassana Boeromodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sport Club Molassana Boero.

La squadra di calcio del Molassana Boero, che attualmente partecipa al campionato regionale ligure di Promozione, è una delle storiche squadre calcistiche di Genova e della Liguria; la società vanta uno dei settori giovanili più fiorenti della Liguria ed è strettamente legata alla U.C. Sampdoria. La categoria più alta raggiunta nella sua storia è stata la seconda divisione nel campionato 1924-1925 (corrispondente all'attuale serie B).

Nel vivaio rosso-azzurro sono cresciuti l'ex centrocampista di Milan e Genoa Stefano Eranio e Fabrizio Casazza, ex portiere di Sampdoria, Lazio, Torino, Udinese e Venezia.

Il Trofeo Caravella, organizzato dalla società, è da oltre 25 anni è il torneo calcistico giovanile della Liguria con il maggior numero di squadre partecipanti. Da questo torneo sono passati giocatori del calibro di Buffon, Rosina, Montolivo, Pellissier, Lazzari, Donati, Foggia, Mantovani, Maresca, Pistone, Cozza e molti altri poi divenuti professionisti.[17]

Unione Sportiva Angelo Baiardomodifica | modifica sorgente

L'Unione Sportiva Angelo Baiardo, fondata nel 1946 da alcuni giovani di Montesignano, prende il nome da un giovane deceduto nell'ultimo conflitto mondiale. La società calcistica, che nella stagione 2009/10 milita nel campionato ligure di Promozione (girone B), dal 1970 dispone di un proprio campo di gioco nella zona di Mermi, comprendente un campo di calcio, quattro campi da tennis e un campo di calcetto.[18]

Nell’U.S.D. Angelo Baiardo è cresciuto calcisticamente Franco Rotella (mancato prematuramente nel 2009, a soli 42 anni) prima di iniziare la sua carriera professionistica nel Genoa e in altre società di rilevanza nazionale.

Nel 2010 responsabile tecnico delle squadre giovanili è stato Francesco Casagrande, che ha militato in diverse società professionistiche, tra le quali Cagliari, Fiorentina e Sampdoria.[19]

Persone legate a Molassanamodifica | modifica sorgente

  • Giovanni II, vescovo di Genova dal 984 al 1019, figlio di un fittavolo della tenuta vescovile di Molassana.
  • Paride Batini (1934-2009), leader storico dei portuali genovesi, che ha guidato per 25 anni nella veste di console della CULMV; nato il 26 ottobre 1934 a Vicopisano, in provincia di Pisa, ha vissuto da bambino a Molassana, in una delle case popolari del quartiere “Arizona”.[20]
  • Giovanni Battista Egisto Sivelli (1843-1934), garibaldino e ultimo reduce della spedizione dei Mille.

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Notiziario statistico della città di Genova 4/2012
  2. ^ La zona di Montesignano, comprendente anche San Gottardo, con 13.776 abitanti, risulta la più popolata; l’area di Molassana ha 9.435 residenti e Sant’Eusebio 2.718.
  3. ^ http://www.assedil.it/public/quaderni/1_2008_1.pdf
  4. ^ Questo bandito tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento imperversava nelle strade dell’entroterra di Genova, assaltando le carovane di muli dirette verso l’interno. Fu arrestato e fucilato dai francesi nel 1804. La sua storia, romanzata, divenne oggetto di un dramma storico per marionette rappresentato dal burattinaio savonese Pier Luigi Brigati, detto “Gambarutti” (“Giuseppe Musso, ovvero il gran Diavolo sulle montagne di Genova”)
  5. ^ http://www.genova20.com/Imm_Giornale_Mola/Il%20Giornale%20di%20Molassana%202-2007.pdf Il Giornale di Molassana, 2-2007
  6. ^ Regio Decreto Legge 14 gennaio 1926, n. 74
  7. ^ a b c d e f g h i j k Corinna Praga, "Genova fuori le mura”
  8. ^ a b Storia e immagini dell'antico acquedotto civico di Genova.
  9. ^ a b c TCI, " Guida d’Italia – Liguria (ed. 2009)”
  10. ^ M. Codebò - H. De Santis, "Studi di archeoastronomia nel Genovesato".
  11. ^ Gli annali del Giustiniani (intorno al 1530) la indicano come dipendenza di San Giacomo di Molassana, mentre verso la fine del secolo il visitatore mons. Francesco Bossio la indicò come parrocchia autonoma.
  12. ^ http://www.cattolicigenovesi.org/archivio_22.html La chiesa sorgeva dove è ora il campo sportivo A. Baiardo
  13. ^ Giovanni Carraro, "San Bartolomeo di Staglieno", Genova, 1936, citato su [1]
  14. ^ http://www.pamolassana.org/ Sito della Pubblica Assistenza Molassana
  15. ^ Sito del Gruppo Scout Molassana Genova 20.
  16. ^ http://www.sciorba.it/centro.html Centro Polisportivo della Sciorba.
  17. ^ Sito della S.C. Molassana Boero 1918.
  18. ^ http://www.angelobaiardo.it/new/default.asp?pagina=storia.html Sito dell’Unione Sportiva Angelo Baiardo
  19. ^ http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:eVG0viflxXsJ:www.cittadigenova.com/Quando-parava-Battara/Cagliari-Samp-da-doppio-ex-Francesco-14999.aspx+baiardo+%22Francesco+Casagrande+%22&cd=3&hl=it&ct=clnk&gl=it
  20. ^ http://home.rifondazione.it/xisttest/dip_36/e-morto-il-leader-dei-portuali-genovesi Biografia di Paride Batini sul sito del PRC.

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bibliografia su Genova.
  • Corinna Praga, Genova fuori le mura, Genova, Fratelli Frilli Editori, 2006. ISBN 88-7563-197-2.
  • Guida d’Italia - Liguria, Milano, TCI, 2009.

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente

Genova Portale Genova: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Genova







Creative Commons License