Museo dell'automobile di Torino

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Museo nazionale dell'automobile di Torino
Logo mauto.ai .png
Tipo Auto, automobilismo
Indirizzo Corso Unità d'Italia 40, 10126 Torino
Sito http://www.museoauto.it

Il Museo nazionale dell'automobile di Torino (MAUTO), precedentemente intitolato a Carlo Biscaretti di Ruffia ora a Giovanni Agnelli,[1][2][3] ha sede a Torino ed è considerato tra i più importanti e antichi musei dell'automobile del mondo.[4] Il museo dell'auto è visibile anche su internet tramite un Tour virtuale sul sito Google Maps con la funzione Street View.[5]

Storiamodifica | modifica sorgente

Nato come Museo Nazionale dell'Automobile, prende origine da una proposta avanzata durante il congresso indetto dall'Automobile Club di Torino nel 1932, per celebrare i "Veterani dell'Automobile", ovvero coloro che avevano conseguito la patente di guida da almeno 25 anni. Latori della proposta furono due pionieri del motorismo italiano, Cesare Goria Gatti e Roberto Biscaretti di Ruffia, entrambi cofondatori dell'Automobile Club e della Fiat. Nel 1933 Giuseppe Acutis, presidente dell'Associazione dei Costruttori di Autoveicoli, invitò Carlo Biscaretti di Ruffia e Giuseppe di Miceli, allora direttore dell'Automobile Club di Torino, ad organizzare una Mostra retrospettiva nell'ambito del Salone di Milano, per sondare l'interesse degli appassionati in vista di eventuali sviluppi. Carlo Biscaretti era stato fin da giovanissimo a fianco del padre Roberto, dedicando alla passione per i motori tutta la sua attività di artista, tecnico e giornalista. Riuscì così ad ottenere in prestito una trentina di vetture che furono presentate al Salone, sollevando grande interesse nel pubblico.

Un'Aquila Italiana e una Temperino custodite dal museo in un'installazione antecedente al restauro

Il 19 luglio 1933 la Città di Torino deliberò di fondare il museo, nominando un apposito comitato promotore ed ottenendo l'approvazione del Capo del Governo, Benito Mussolini, che personalmente impose la denominazione "Museo Nazionale dell'Automobile". Pochi giorni dopo, il podestà di Torino, Paolo Thaon di Revel, affidò a Carlo Biscaretti l'incarico di "ordinatore provvisorio", che sarebbe durato vent'anni. Il problema principale era trovare una sede adatta. Le acquisizioni vennero concentrate inizialmente in un magazzino di via Andorno, nella ex Fabbrica Aquila Italiana (la collezione avrebbe poi cambiato indirizzo altre quattro volte prima di approdare a quello definitivo di corso Unità d'Italia) finché nel 1938 si giunse al trasferimento del materiale esistente, costituito ormai da un centinaio di vetture e telai, una biblioteca e un archivio, nei locali ricavati sotto le gradinate dello stadio comunale, aperti ufficialmente al pubblico nel maggio 1939. La sistemazione non era però molto funzionale. Gli ambienti erano inadatti, con sbalzi di temperatura che scoraggiavano l'affluenza dei visitatori e danneggiavano i materiali. Durante la seconda guerra mondiale la collezione rimase pressoché intatta sia durante i bombardamenti sia durante la successiva presenza delle truppe alleate, ma la biblioteca e l'archivio andarono in parte distrutti o dispersi. Dopo il conflitto, si ritornò a parlare di una nuova sistemazione e di una strutturazione definitiva dell'ente. L'Associazione dei Costruttori cominciò ad interessarsi del museo e nel luglio 1955 decise di promuovere la costruzione una nuova sede. Il terreno fu trovato in corso Unità d'Italia, di proprietà del Comune di Torino; i finanziamenti furono assicurati dalle fabbriche di automobili e dalla famiglia Agnelli, alle quali si aggiunsero presto le case di pneumatici, le compagnie petrolifere, le banche cittadine ed altri enti.

Fianco del nuovo museo dell'automobile di Torino appena restaurato

Mentre cominciavano i lavori per la costruzione, l'Ente venne rifondato e rinominato "Museo dell'Automobile", con rogito notarile del 22 febbraio 1957, poi riconosciuto con decreto del presidente della Repubblica l'8 ottobre dello stesso anno. Carlo Biscaretti di Ruffia fu nominato presidente del consiglio di amministrazione. Alla sua morte, avvenuta nel settembre 1959, il consiglio deliberò all'unanimità che l'istituzione portasse il suo nome, a ricordo del suo impegno per la costruzione del museo.[6] Il museo fu solennemente aperto al pubblico il 3 novembre 1960.[7] Nel corso della sua storia, il museo si è arricchito di nuove sezioni: il centro di documentazione e la biblioteca. Nel 1975 la biblioteca ed il centro si sono notevolmente arricchiti di libri, documenti originali e fotografie, grazie al lascito Canestrini. Negli ultimi anni sono diventati sempre più evidenti i limiti dell'edificio, soprattutto per la mancanza di spazi espositivi, ormai saturi. Nel 2003 viene approvata la ristrutturazione del museo da parte della Città di Torino[8] e il 10 aprile 2007 il museo viene chiuso al pubblico per avviare un grande processo di ristrutturazione che lo riguarderà per 3 anni fino al 19 marzo 2011. Oltre che ad una ristrutturazione dell'edificio e dei suoi spazi interni, sia espositivi che di servizio, in accordo con la Città di Torino viene sensibilmente rivista anche l'organizzazione dell'ente, che viene rifondato. La nuova struttura si presenta quindi completamente rivista sia nella sua organizzazione amministrativa sia negli spazi interni ed esterni; l'area che circonda l'edificio viene rivalutata e all'edificio stesso viene aggiunto un nuovo corpo dal volume superiore a quello preesistente. Gli spazi interni hanno ricevuto un completo rivolgimento dell'allestimento e del percorso espositivo. La collezione viene integrata da ambientazioni e installazioni interattive e viene divisa in tre parti distinte, una per ogni piano. Il quartiere inoltre viene rivalorizzato dal museo stesso con una serie di attività complementari che fanno vivere il Museo dell'Automobile a tutte le ore del giorno e della sera; diventando un elemento trainante del rinnovo urbano del quadrante sud della città. Il 19 marzo 2011,[9] durante le celebrazioni del 150º anniversario dell'Unità d'Italia in corso in città, alla presenza del presidente Giorgio Napolitano che dopo aver visitato il museo ha dichiarato: <<Arte e industria sono la nostra forza>>,[10] il museo ha riaperto i battenti al pubblico, presentando il nuovo allestimento. Oltre al presidente Giuseppe Alberto Zunino e al direttore Rodolfo Gaffino Rossi, al vertice della nuova gestione del museo c'è anche Lapo Elkann che è stato anche il responsabile della scelta degli allestimenti e dell'immagine del museo.[1][2][11] La presenza di Lapo Elkann non è un caso: la Fiat, oltre ad essere fra i fondatori del museo e aver finanziato il progetto di ristrutturazione, è all'interno della società che lo gestisce.[10][12] Il museo dopo i primi 30 giorni dalla sua riapertura ha ricevuto già 40.000 visitatori,[13] 9.200 solo nel primo fine settimana.[14][15]

Il museomodifica | modifica sorgente

L'entrata del museo, prima del restauro
La facciata del nuovo museo nel 2011

L'edificiomodifica | modifica sorgente

1960modifica | modifica sorgente

La sede che sorge sulla sponda sinistra del Po a poca distanza dal Lingotto, dal 1960 ospita il Museo dell'Automobile di Torino ed è tra i pochi edifici costruiti appositamente per ospitarvi la collezione di un museo e rappresenta anche un esempio particolare di architettura moderna. Il progetto è opera dell'architetto Amedeo Albertini,[16] autore, a Torino, anche del palazzo SAI, dello stabilimento Lavazza, e degli uffici RIV; le strutture in cemento armato furono calcolate dall'ingegnere Ivailo Ludogoroff. Furono due i fattori presi in considerazione per l'avvio del progetto: la posizione panoramica verso il fiume Po e la collina, ed il particolare carattere del materiale da esporre che non si adattava ad un ambiente raccolto e delimitato ma che evocava già di per sé il concetto di grandi spazi. L'edificio, nel suo progetto originale del 1960 è caratterizzato quindi da un'imponente facciata rivestita in pietra, di forma convessa sviluppata in lunghezza, che dà l'illusione di essere sospesa su una vetratura sottostante; in verità la facciata è retta da una grossa trave in ferro dal peso di 60 tonnellate e appoggia su quattro grossi pilastri in acciaio inossidabile e calcestruzzo. Tutto l'edificio era stato edificato sopra una collina artificiale ed era costituito da un volume principale largo quanto la facciata ma che tendeva a ridursi mentre si inoltrava verso l'interno della collina. Da questo edificio due moduli laterali sospesi andavano a collegarsi ad un secondo edificio che aveva circa la stessa volumetria del primo e creavano quindi un giardino d'inverno nel cortile interno del museo. Al secondo blocco quindi si staccava (posteriormente spostato di lato) un terzo volume, dalle caratteristiche molto industriali, lucernari sul tetto e mattone a vista, che slanciava la pianta dell'edificio creando una piccola "coda". Una delle caratteristiche più originali è la soluzione di sostentamento delle maniche di collegamento, tra i fabbricati principali e quelli trasversali, che si presentano con un'orginale geometria a "V".[17]

2011modifica | modifica sorgente

Il nuovo atrio interno del museo
La carrozza di Bordino in una suggestiva illustrazione dove i cavalli "spariscono" sostituiti dal motore a vapore.

Nel 2011 la sede del museo viene riaperta dopo una corposa ristrutturazione che ha riguardato quasi tutte le parti dell'edificio originale, mantenendole intatte ma pesantemente rivisitate al loro interno. All'edificio originale viene aggiunto un nuovo edificio completamente nuovo, il livello della collina viene abbassato e viene quindi modificata la modalità di accesso all'edificio per chi viene dalla strada. Viene aggiunto dello spazio interrato adibito ad ospitare le vetture della collezione non esposte nel museo vero e proprio e la scuola di restauro.[18] Il cortile interno viene trasformato in una grande sala chiusa da una copertura volta a massimizzare l'illuminazione da parte del sole. Lo stile dell'intervento è riconducibile all'architettura high-tech, sia negli esterni, sia negli interni. Tutti i corpi del nuovo edificio vengono rivestiti, solo da un lato, da un nastro laterale staccato dai corpi stessi. La facciata, sebbene abbia ricevuto degli ammodernamenti, è rimasta invariata, così come la "coda" posteriore. In verità tutti gli edifici preesistenti non hanno subito modifiche architettoniche,[19] anche la caratteristica scala principale interna è rimasta inalterata, anche se nel nuovo progetto l'accettazione si trova al ridosso del grande atrio interno dalla quale partono le scale mobili facendo sì che il percorso della mostra inizi dal secondo piano. L'operazione di ristrutturazione è costata 33 milioni di euro (23 dei quali finanziati dalla Città di Torino che nel novembre 2011 entra tra i soci),[20][12] 2/3 dei quali sono stati spesi per la ristrutturazione dell'edificio e 1/3 per gli allestimenti interni. La riqualificazione del museo ha portato a quasi il doppio gli spazi utili per le esposizioni: dagli 11.000 metri quadri della struttura precedente agli oltre 19.000 metri quadri di quella attuale.[21] Il bando per la ristrutturazione dell'edificio è stato vinto dall'architetto Cino Zucchi di Milano, la Recchi Engineering di Torino e la Proger di Roma,[20][22][23] su un totale di 38 candidati.[24] Il progetto di allestimento museale è stato ideato dallo scenografo franco-svizzero François Confino con la collaborazione dello Studio LL.TT Cravetto-Pagella Architetti Associati, l'arch. Carlo Fucini e il Light designer canadese François Roupinian. Il nuovo percorso museale elabora e approfondisce soluzioni allestitive che rappresentano una sintesi tra le necessità scientifiche e la spettacolarizzazione, caratteristiche entrambe necessarie ad una struttura espositiva contemporanea inserita in un circuito europeo e mondiale.

Il percorso espositivomodifica | modifica sorgente

L'esposizione del museo viene completamente rivista nella ristrutturazione dello stesso e, in veste completamente rinnovata,[25] riapre al pubblico nel 2011. Le automobili sono disposte in più di 30 sale allestite con scenografie e installazioni dove le vetture vengono contestualizzate. Sebbene la collezione permanente del museo comprenda più di 200 vetture,[26] di queste ne vengono esposte circa 160; le altre vengono conservate nel cosiddetto Garage ricavato nel piano interrato del nuovo edificio (insieme alla Scuola di restauro) e visitabile su esplicita richiesta.[18] Oltre alle vetture della collezione permanente il museo ha pure un'esposizione temporanea, dove espone concept car, modellini o concept sulla mobilità. Ma le automobili non sono le uniche protagoniste, durante il percorso espositivo vengono illustrati motori e altri componenti dell'automobile o oggetti legati ad essa. L'esposizione attraversa tre secoli di storia, espone automobili prodotte tra il 1769 e il 1996 (esclusi i concept e le vetture in esposizione temporanea). Tutti i modelli esposti sono originali firmati da più di 80 case automobilistiche diverse. Le vetture esposte quindi vengono distribuite sui tre piani dell'edificio partendo dal secondo piano; per ogni piano la mostra è caratterizzata da una tematica molto ben precisa:

Uno dei tanti allestimenti del museo: una Fiat 600 Multipla auto da viaggio per moltissime famiglie che ha creato il concetto di monovolume.
Il percorso automatizzato a bordo di convogli su rotaia per vedere le fasi d'assemblaggio della Fiat 500.
  • L'automobile e il Novecento: Questa sezione della mostra parla della storia dell'automobile, dalla nascita della stessa alle passioni e ai cambiamenti tecnologici e agli avvenimenti che l'hanno cambiata. In quest'area viene illustrato come i cavalli spariscono per lasciare posto al motore, si vive il mito e la ricerca della velocità e di come l'automobile vede sportività e lusso divisi in modo netto prima e congiunti poi. In questa sezione non si vive l'auto solo da un punto di vista storico; oltre alla condizione delle automobili e dei vari produttori di veicoli durante la prima guerra mondiale e l'esplosione degli anni venti e trenta, viene esposto anche il carattere dell'automobile che cambia con gli anni, dalla ricerca dell'aerodinamica alla rivoluzione industriale in Italia, alla presenza di modelli di piccolissime dimensioni affiancati da modelli di grande stazza. Una sezione è anche dedicata ai giovani che entrano in contatto con l'automobile e la rivoluzionano, dal movimento hippie alla vita notturna e le diversità fra le nuove tendenze europee e quelle del resto del mondo. Un occhio di riguardo in questa sezione è stato dato al vecchio continente che in un primo periodo vede una netta divisione fra le regioni al di qua e al di là della cortina di ferro. L'Europa capitalista infatti è rappresentata da una moderna Ferrari 412: una lussuosa, performante e costosa sportiva italiana, l'Europa Comunista invece viene rappresentata da un'utilitaria economica dallo stile antiquato: una Syrena L 105 donata dalla Fiat Auto Poland di Bielsko-Biała. In un secondo periodo invece l'Europa affronta la globalizzazione, avvenimento al quale la mostra dedica la penultima parte della prima sezione con una mappa interattiva collegata ad un proiettore e tribune per gli spettatori. Infine viene trattato anche il destino dell'automobile che nella mostra viene visto come ecosostenibilità.
  • L'uomo e l'automobile: Al primo piano della struttura viene trattato il rapporto fra uomo e l'automobile, non solo il lato emotivo e le passioni, ma anche la funzione dell'auto, come è costruita e di cosa è costituita e perché. Il percorso nasce con un'intera area dedicata a Torino, una delle principali culle mondiali dell'automobile, qui vengono esposti omaggi alla Bertone con per esempio il manichino per carrozzeria di una Alfa Romeo Giulietta Sprint, ma anche storiche vetture Lancia e Fiat. In una stanza è stata allestita sul pavimento una grande mappa retroilluminata di Torino, dove sono evidenziate varie date storiche che riguardano il mondo dell'automobile, come per esempio la nascita della Fiat nel 1899 e la costruzione del lingotto nel 1923. Al centro della stanza vi è una Fiat 500 con un modellino in scala della Mole Antonelliana sul tettuccio. Segue un'intera area dedicata alla meccanica e alla sua evoluzione, dall'evoluzione della ruota ai modelli di vetture completamente "nudi" con i telai completamente in vista. La seconda sezione del percorso è sicuramente la parte più suggestiva dell'intero museo; nella stanza dedicata alla produzione vera e propria di una vettura è stato allestito un percorso guidato dove i visitatori possono salire a bordo di convogli automatici su rotaia e vedere da vicino tutta la fase produttiva di una Fiat 500 del 2007. La mostra poi degenera da razionalità a follia e affronta una tematica davvero inedita: la passione per l'automobile che diventa ossessione. In questa parte infatti non vengono più esposte solo automobili, ma vasche da bagno con le ruote e altri oggetti di ogni tipo che rimandano al mondo dell'automobile in modo caricaturale ed esagerato. La parte finale della seconda parte è invece dedicata alle competizioni e alla massima formula. In questa sezione non si è dato spazio solo ai piloti di Formula 1 ma soprattutto alla Ferrari contestualizzate insieme ad alcune monoposto Alfa Romeo in una simulazione di grande gara ad alta velocità.
  • L'automobile e il design: Nell'ultima sezione del percorso espositivo viene trattato il sempre più grande rapporto che c'è fra l'automobile e il disegno industriale, dalla fase creativa e stilistica a quella metaprogettuale alla progettazione vera e propria. L'automobile vive in questa sezione il lato libero e creativo dello stile che si scontra con i vincoli progettuali e le condizioni del mercato. In questa sezione, che è la più piccola delle tre, vengono esposti i vari concetti applicati all'automobile e le persone che hanno firmato le carrozzerie delle più famose automobili del mondo. Una sala è interamente dedicata ai designer automobilistici mentre la parte finale della mostra è allestita con pedane espositive e concept car, sia prototipi marcianti, sia modellini di resa o studio come quello dell'Alfa Romeo Brera Concept. Alla fine, prima dell'uscita è presente un'area dove viene allestita di volta in volta un'esposizione temporanea.

Il centro documentazionemodifica | modifica sorgente

Il nuovo centro di documentazione (al quale è dedicata un'area di 800 m2[27] progettata dallo Studio LL.TT)raccoglie al suo interno schede tecniche e storiche, fotografie, documenti, atti societari, libretti di uso e manutenzione, tariffari, manuali per le riparazioni, dépliant commerciali di vendita, schemi costruttivi, articoli, riferimenti bibliografici, albi d'oro, classifiche, biografie e tutto ciò di relativo all'automobile che è stato possibile raccogliere nel corso degli anni. Anche il centro è diviso in sezioni, che riflettono la suddivisione tematica della biblioteca: storia delle fabbriche, biografie, storia delle corse, storia della tecnica, varie, veicoli industriali, carrozzieri italiani e stranieri, saloni dell'automobile, musei dell'automobile. Il fondo di fotografie è costituito da decine di migliaia di stampe in bianco/nero, originali d'epoca, di cui attualmente è in corso una catalogazione informatizzata. La biblioteca raccoglie circa 7000 testi, la maggior parte dei quali fuori commercio e di difficile reperibilità. È divisa in sette sezioni (storia della locomozione, storia delle marche, delle corse, della tecnica, biografie, circolazione e traffico, economia e varie). All'interno del centro di documentazione è presente anche un'emeroteca che raccoglie riviste automobilistiche di moltissimi paesi e un corposo archivio fotografico.

La collezionemodifica | modifica sorgente

Vetture dei primi del Novecento facenti parte della collezione del museo

La collezione permanente del museo conta più di 200 vetture, più alcuni telai e circa una ventina di motori. Le vetture sono di circa 80 marche diverse (molte di queste ormai scomparse) in rappresentanza di nove paesi (Italia, Belgio, Gran Bretagna, Germania, Paesi Bassi, Francia, Polonia, Spagna e Stati Uniti d'America).

Tra i pezzi più pregiati comprende la vettura a vapore Bordino del 1854; la prima automobile Fiat, la FIAT 3 ½ HP del 1899, priva ancora di retromarcia; La Jamais Contente del 1899, la prima automobile a superare la velocità di 100 km/h; il primo modello Benz del 1893 con il cambio di velocità a cinghie; la Peugeot Type 3 del 1893, il primo modello Peugeot presente in Italia, appartenuta alla famiglia Rossi.[4] la Bernardi 3,5hp del 1896; il primo modello Oldsmobile del 1904; la Fiat del 1907 che vinse il Gran Premio dell'ACF; l'Itala 35/45 HP che nel 1907 vinse il Raid Pechino-Parigi; l'Itala "Palombella" del 1909 appartenuta alla regina Margherita; La vettura elettrica STAE del 1909;, la Rolls-Royce Silver Ghost del 1914; l'Isotta Fraschini 8 del 1920; la Diatto 30 del 1925; l'Alfa Romeo P2 del 1930; la Austin Seven del 1932; La Fiat 500 "Topolino" del 1936; la Ferrari 500 F2 con cui Alberto Ascari vinse il titolo mondiale nel 1952; la Lancia Aprilia del 1948; la Cisitalia 202 sempre del '48; la Fiat Turbina del 1954; la Jaguar E 4.2 del 1969; la Iso Rivolta Lele F del 1972; la Ferrari 126 C2 con cui Gilles Villeneuve corse nel 1982 o la Ferrari F40 del 1987 e tante altre.[28] Tra questi modelli "storici" vi è anche il progetto di veicolo a molla del 1478 realizzato da Leonardo da Vinci.[29] Oltre a queste auto che hanno segnato il 1900 la collezione negli anni si è arricchita di nuovi veicoli, non solo modelli di serie come la nuova Fiat 500 del 2007 ma anche concept car come la Fiat Ecobasic la Fioravanti LF1, un prototipo del 2009 che vede la firma della Fioravanti e concretizza un progetto congiunto fra tre delle aziende leader della componentistica per auto: Magneti Marelli, Brembo e Pirelli, volto a migliorare la sicurezza nelle monoposto di Formula 1.

Una Alfa Romeo 8C Competizione esposta al museo

Oltre ai concept troviamo anche vetture di serie ma prodotte in serie limitata come la dream car: Alfa Romeo 8C Competizione, esposta anche nella versione "spider". La collezione è arricchita non solo da concept come l'Alfa Romeo Disco Volante o il concept EYE realizzata dallo IED di Torino per la Tesla Motors ma anche da moltissime vetture da competizione e monoposto di formula uno come la Ferrari F310 di Michael Schumacher del 1996, la monoposto Alfa Romeo 179B o la 155 V6 TI famosa per aver dominato nel DTM sin dal suo primo anno di partecipazione.

Il "Garage" e la "Scuola di restauro"modifica | modifica sorgente

Nel piano interrato, creato insieme al nuovo edificio grazie al restauro del 2011, è presente, in un'area di quasi 2000 m2[27], il cosiddetto Garage dove vengono conservate il patrimonio del museo non esposto. Queste auto, che fanno parte della collezione permanente del museo ma che per motivi logistici non vengono esposte, possono essere comunque visitabili ma solo tramite esplicita richiesta. Questa sala permette non solo al museo di arricchire la sua collezione con nuove vetture, ma di inserirle a rotazione negli anni andando quindi a ringiovanire nel tempo il percorso espositivo. Insieme a questa sala il piano interrato ospita anche la Scuola di restauro dove non solo vengono restaurate le vetture per poi essere esposte ma anche dove gli specialisti del settore possono tramandare le proprie conoscenze ai giovani allievi al fine di creare nuove figure professionali.[18]


Altre strutture e servizimodifica | modifica sorgente

La libreria interna al museo, dove è possibile acquistare libri e riviste sull'automobile

L'edificio non contiene solo stanze e servizi prettamente legati al museo, poiché la struttura non è stata concepita solo per ospitare il museo ma anche per intrattenere molte attività complementari e diventare nuovo punto di riferimento per il quartiere.[30] Sono infatti presenti servizi correlati come una libreria dove è possibile comprare libri e riviste sull'automobile, un bar-ristorante e caffetteria e un centro congressi composto da due sale: una sala congressi da 150 posti (155 m2) ed un'auditorium a gradinate da 401 posti (450 m2). Inoltre è presente un centro didattica di 360 m2 mentre gli uffici dell'amministrazione coprono un totale di 335 m2.[27]

modifica | modifica sorgente

MAUTO è il logo del nuovo Museo dell'Automobile di TOrino: è stato realizzato dallo studio In Testa, una società che fa capo al gruppo societario fondato da Armando Testa, e nasce con la necessità di dare maggiore personalità all'immagine del museo senza rivoluzionarla ma solo rinnovarla. Il logo è caratterizzato dalla dicitura MAUTO e da una ruota stilizzata.[31]

Riconoscimentimodifica | modifica sorgente

Il museo riceve il premio IN/ARCH-ANCE 2011 come miglior edificio di nuova costruzione.[21]

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ a b Lapo Elkann al vertice del museo Giovanni Agnelli. URL consultato il 14 dicembre 2011.
  2. ^ a b inaugurazione museo. URL consultato il 14 dicembre 2011.
  3. ^ museo dell'auto intitolato a Giovanni Agnelli. URL consultato il 14 dicembre 2011.
  4. ^ a b Amedeo Benedetti - Bruno Benedetti, Gli archivi della Scienza. Musei e Biblioteche della Scienza e della tecnologia in Italia, Genova, Erga, 2003, pp. 48-49.
  5. ^ Museo dell'automobile su Google Maps..
  6. ^ omniauto.it articolo sul museo nazionale dell'automobile di Torino. URL consultato il 14 dicembre 2011.
  7. ^ storia. URL consultato il 14 dicembre 2011.
  8. ^ Delibera del 19 dicembre 2003 della Città di Torino per l'approvazione del nuovo statuto e la ristrutturazione del museo. URL consultato il 14 dicembre 2011.
  9. ^ comunicato stampa apertura museo. URL consultato il 14 dicembre 2011. (file .pdf)
  10. ^ a b La Stampa: Napolitano, visita al Museo dell'Auto: "Arte e industria sono la nostra forza". URL consultato il 14 dicembre 2011.
  11. ^ al rilancio del museo ci pensa Lapo Elkann. URL consultato il 14 dicembre 2011.
  12. ^ a b Approvato dal Consiglio comunale il nuovo statuto. URL consultato il 14 dicembre 2011.
  13. ^ 40.000 visitatori in 30 giorni. URL consultato il 14 dicembre 2011.
  14. ^ Torino: oltre 140 mila visitatori in un fine settimana grazie ai 150 anni dell'Unità d'Italia. URL consultato il 14 dicembre 2011.
  15. ^ museo preso d'assalto da 9000 visitatori. URL consultato il 14 dicembre 2011.
  16. ^ amedeo albertini architetto dell'edificio del 1960. URL consultato il 14 dicembre 2011.
  17. ^ museo automobile di Torino, edificio del 1960. URL consultato il 14 dicembre 2011.
  18. ^ a b c il garage e la scuola di restauro. URL consultato il 14 dicembre 2011.
  19. ^ slide concept di progetto. URL consultato il 14 dicembre 2011. (file.pdf)
  20. ^ a b finanziamenti e vincitori. URL consultato il 14 dicembre 2011.
  21. ^ a b dettagli ristrutturazione e premio. URL consultato il 14 dicembre 2011.
  22. ^ bando vincitori. URL consultato il 14 dicembre 2011.
  23. ^ dati di progetto e di concorso. URL consultato il 14 dicembre 2011.
  24. ^ sito del concorso per il restauro del museo. URL consultato il 14 dicembre 2011.
  25. ^ spiegazione video del museo. URL consultato il 14 dicembre 2011.
  26. ^ servizio sul museo dell'automobile. URL consultato il 14 dicembre 2011.
  27. ^ a b c metri quadri dei locali. URL consultato il 14 dicembre 2011.
  28. ^ collezione e dati museo. URL consultato il 14 dicembre 2011.
  29. ^ veicolo a molla Leonardo da Vinci. URL consultato il 14 dicembre 2011.
  30. ^ attività complementari: dichiarazioni del direttore. URL consultato il 14 dicembre 2011.
  31. ^ logo MAUTO. URL consultato il 14 dicembre 2011. (file .pdf)

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

Altri progettimodifica | modifica sorgente

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente









Creative Commons License