Nani e ballerine

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

La locuzione nani e ballerine è entrata nell'uso giornalistico e politico per riferirsi, in maniera proverbiale, al clima culturale, gaudente e cortigiano che, negli anni ottanta del XX secolo, aleggiò negli ambienti e permeò le frequentazioni della classe dirigente politica italiana che faceva riferimento al Partito socialista italiano di Bettino Craxi, Claudio Martelli e Gianni De Michelis[1]. Ora è generalizzata al circo cortigiano che circonda e si muove nel sottobosco di un ambiente politico di eterogenea composizione e di indole diseguale, composto di «amministratori, [...], uomini d'affari, professionisti intelligenti e militanti pieni di passione»[2].

Origine dell'espressionemodifica | modifica sorgente

Ania Pieroni è considerata il simbolo di quella stagione del costume politico etichettata con la locuzione nani e ballerine.

La paternità dell'espressione appartiene a Rino Formica[1][3], ministro delle Finanze, ma anche esponente di spicco dello stesso partito socialista, che la utilizzò per etichettare l'ambiente umano e politico della dirigenza del suo partito, bollata, con toni spregiativi, come una «corte[4] di nani e ballerine»[1][3].

L'epiteto era riferito in particolare all'Assemblea Nazionale del Partito socialista italiano, priva di ogni potere decisionale, con cui era stato sostituito il Comitato centrale, fino ad allora vero organo politico del PSI. Quell'assise, ossequente e pletorica, era imbottita di personaggi di varia indole e provenienza, da Sandra Milo a Gerry Scotti a Sergio Zavoli[3].

A fare da specchio di quella classe dirigente vi erano anche le aziende sotto controllo statale, oggetto di lottizzazione politica, con la massima visibilità offerta al fenomeno nelle televisioni di stato. Nel gruppo dirigente e nell'organico di quelle aziende, oltre ad amministratori politici e professionisti, facevano la loro comparsa esponenti di quella corte di «pupe di regime»[1] che si agitava intorno alla classe dirigente del PSI, e di cui viene considerato simbolo l'attrice Ania Pieroni[1], che fu legata da una relazione sentimentale al leader del PSI Bettino Craxi.

Uso nel lessico saggistico e giornalisticomodifica | modifica sorgente

L'espressione è entrata stabilmente nell'uso politico, giornalistico e saggistico, tanto da poter essere utilizzata anche a oltre un decennio dalla fine precipitosa di quella stagione del potere con l'avvento della parentesi di Mani pulite, sia con riferimento agli anni ottanta, sia quando si voglia operare una trasposizione temporale per adattare l'espressione al costume di stagioni politiche posteriori. Nel 2006, ad esempio, è stata utilizzata per commentare una nuova stagione del costume che, secondo il colorito lessico[5] di Luca Barbareschi, sarebbe in auge alla RAI degli anni 2000[1]. Analoga trasposizione metaforica viene operata dal saggista Giandomenico Capris, che utilizza l'espressione «nani e ballerine» per indicare la massiva schiera di personaggi che, nel 1995, durante la conduzione di programmi televisivi, fu mobilitata a sostenere le tesi in favore delle reti televisive facenti capo a Silvio Berlusconi, potenzialmente minacciate dall'eventuale esito abrogativo dei previsti referendum dell'11 giugno 1995[6].

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ a b c d e f Curzio Maltese, Nani e ballerine almeno cambiarono la tv, Corriere della Sera, 21 gennaio 2006
  2. ^ Salvatore Parlagreco, La guerra della [i.e. delle] due sinistre: dal frontismo alla diaspora, 2001, p. 245
  3. ^ a b c Sergio Stimolo, Gianna Fregonara, Onorevole parli chiaro, 1994, p. 166
  4. ^ Altre volte la frase viene riportata nella forma «circo di nani e ballerine». Si veda Salvatore Parlagreco, La guerra della [i.e. delle] due sinistre: dal frontismo alla diaspora, 2001 pp. 186 e 229
  5. ^ Le testuali parole che Luca Barbareschi, politico e uomo di spettacolo del Popolo delle Libertà, ha voluto riferire alla RAI sono state: «covo di mignottari» [nel quale] «la destra [...] non ha portato altro che zoccole» (riprese dal citato articolo di Curzio Maltese).
  6. ^ Giandomenico Crapis, Televisione e politica negli anni Novanta: cronaca e storia, 1990-2000, 2006, p. 161

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

Voci correlatemodifica | modifica sorgente








Creative Commons License