Nazionale di rugby a 13 dell'Italia

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Italia Italia
Uniformi di gara
Manica sinistra
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Prima
tenuta
Manica sinistra
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Tenuta
alternativa
Sport Rugby union pictogram.svg Rugby a 13
Federazione F.I.R.L.
Soprannome Azzurri
Selezionatore Italia Carlo Napolitano
Record presenze Raymond Nasso (8)
Ryan Tramonte (8)
Record mete Ben Falcone (7)
Record punti Josh Mantellato (92)
Ranking RLIF 13ª (1 novembre 2013)
Esordio internazionale
Francia Francia 29 - 17 Italia Italia
Cahors, 15 aprile 1951
Migliore vittoria
Italia Italia 92 - 6 Russia Russia
Padova, 15 ottobre 2011
Peggiore sconfitta
Italia Italia 0 - 104 Scozia Scozia
Padova, 2009
Stadio nazionale
Stadio Plebiscito
(9.600 posti)

La nazionale italiana di rugby a 13 rappresenta l’Italia nelle gare internazionali di Rugby League (anche nota come Rugby XIII o a 13), variante professionistica del rugby a 15, oggi da questo radicalmente diverso, per via dei regolamenti ormai totalmente differenziatisi nel corso degli anni. Benché assai meno nota di quella di rugby XV, una nazionale italiana di rugby XIII è esistita fin dagli anni cinquanta. Si trova sotto la giurisdizione della Federazione Italiana Rugby League ed è affiliata alla Rugby League European Federation.

Cenni storicimodifica | modifica sorgente

Una selezione di giocatori italiani di rugby a 13, formata essenzialmente da giocatori della zona di Torino che si recarono in Inghilterra per giocare alcuni test match in quel Paese, esistette fin dai primi anni cinquanta. A Cahors, in Francia, il 15 aprile 1951, si tenne il primo incontro di una squadra ufficialmente riconosciuta come “Italia”: contro i più attrezzati francesi, l'Italia perse con un onorevole 17-29[1]; un anno più tardi i francesi restituirono la visita e allo stadio Comunale di Torino vinsero, seppure con uno scarto più ridotto, per 22-18[2].

Il decennio che seguì fu il periodo di massimo seguito per il rugby a 13 nell'Europa non britannica, cui seguì ben presto una rapida caduta d’interesse a favore del rugby a 15. Neppure l’Italia fu esente da ciò, nonostante l'organizzazione di due test match ufficiali contro l’Australia nel 1960 (a Padova e Treviso, persi entrambi). Da quel momento, e per più di trent'anni, il rugby XIII sostanzialmente sparì dal panorama sportivo italiano.

Furono proprio due rugbisti australiani di ascendenze italiane, Mick Pezzano e John Benigni, a cercare di ridar vita al rugby XIII in Italia negli anni novanta: i loro sforzi furono premiati quando, nel 1995, la nazionale italiana fu invitata al torneo World Sevens per quelli che furono i suoi primi incontri ufficiali dopo il 1960.

Da allora, l'Italia di rugby XIII ha disputato vari tornei ufficiali e a inviti; la nazionale è formata essenzialmente da giocatori australiani del Nuovo Galles del Sud con ascendenze italiane.

Nel 2008 e 2009 la nazionale italiana di rugby XIII ha partecipato al RLEF European Shield vincendolo, dopo aver battuto Germania e Rep. Ceca in entrambi i tornei.

Nel 2009 la nazionale italiana di rugby XIII ha partecipato pure alla Coppa d'Europa, subendo pesanti sconfitte nel girone di qualificazione a 3 contro Scozia e Libano, ma vincendo la finale per il quinto posto contro la Serbia.

Nel 2010 la nazionale non ha partecipato a tornei ufficiali ma ha giocato 3 partite internazionali: 2 contro il Libano (una vittoria e una sconfitta), e ottenendo il 6 ottobre una notevole vittoria contro il Galles per 13-6.

Il 2013 è stato l'anno del debutto dell'Italia nella Coppa del Mondo di rugby a 13. Dopo la promettente vittoria 32-16 contro il Galles e il pareggio 30-30 contro la Scozia, la sconfitta 16-0 contro le Tonga nell'ultima partita della fase a gironi è costata l'accesso ai quarti di finale.

Palmarèsmodifica | modifica sorgente

2008, 2009

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Movimentata partita in Francia dei Nazionali di rugby XIII in La Stampa, 16-17 aprile 1951. URL consultato il 28-6-2011.
  2. ^ L'Italia battuta dalla Francia nell'incontro di rugby XIII: 22-18 in La Stampa, 23 maggio 1952. URL consultato il 28-6-2011.

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente

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