Nazionale di sci alpino dell'Italia

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Italia Italia
Sport Alpine skiing pictogram.svg Sci alpino
Federazione F.I.S.I.
Confederazione F.I.S.
Codice CIO ITA
Direttore tecnico Italia Claudio Ravetto (settore maschile)
Italia Raimund Plancker (settore femminile)
Olimpiadi[1]
discesa libera uomini 1 1 1
discesa libera donne 0 1 2
supergigante uomini 0 0 0
supergigante donne 2 0 2
slalom gigante uomini 3 0 0
slalom gigante donne 2 0 1
slalom speciale uomini 3 4 1
slalom speciale donne 1 2 0
combinata uomini 1 1 1
combinata donne 0 0 0
Medagliere ai Giochi olimpici 13 9 8
Per maggiori dettagli vedi qui
Mondiali[2]
discesa libera uomini 2 5 4
discesa libera donne 1 3 3
supergigante uomini 2 1 0
supergigante donne 2 2 0
slalom gigante uomini 4 0 3
slalom gigante donne 2 3 2
slalom speciale uomini 4 5 5
slalom speciale donne 1 2 3
combinata uomini 2 2 2
combinata donne 0 0 2
gara a squadre 0 0 0
Medagliere ai Mondiali 20 23 24
Per maggiori dettagli vedi qui
Coppa del Mondo
Coppa del Mondo 6 M - 0 F
Coppa del Mondo - Discesa 0 M - 2 F
Coppa del Mondo - SuperG 1 M - 0 F
Coppa del Mondo - Gigante 8 M - 2 F
Coppa del Mondo - Slalom 8 M - 0 F
Coppa del Mondo - Combinata 0 M - 0 F
Statistiche aggiornate al 15 aprile 2014

La Nazionale di sci alpino dell'Italia è la rappresentativa nazionale dell'Italia in tutte le manifestazioni dello sci alpino, dalle Olimpiadi ai Mondiali, dalla Coppa del Mondo alla Coppa Europa.

Raggruppa tutti gli sciatori di nazionalità italiana selezionati dagli appositi organi ed è posta sotto l'egida della Federazione Italiana Sport Invernali (FISI); è divisa in una squadra maschile e in una femminile, a loro volta articolate su vari livelli ("Nazionale A di sci alpino" o "di Coppa del Mondo", "Nazionale B di sci alpino" o "di Coppa Europa", Nazionale C di sci alpino, che affronta i Campionati mondiali juniores di sci alpino e altre competizioni); sono inoltre previste squadre giovanili, che prendono parte ai Mondiali juniores e alle altre manifestazioni internazionali di categoria.

Storiamodifica | modifica sorgente

Dalle origini agli anni sessantamodifica | modifica sorgente

Gli anni settanta e i primi anni ottantamodifica | modifica sorgente

La Valanga azzurramodifica | modifica sorgente

L' espressione "valanga azzurra" è di origine giornalistica e fu usata per la prima volta nel 1974 da La Gazzetta dello Sport, dal giornalista Massimo di Marco[3] a commento della gara di slalom gigante di Berchtesgaden, in Germania Ovest, del 7 gennaio. In quell'occasione la squadra italiana ottenne un risultato mai conseguito prima di allora da nessuna nazionale, aggiudicandosi le prime cinque posizioni della classifica finale. L'ordine di arrivo fu infatti[4]:

  1. Piero Gros (2:07.00)
  2. Gustav Thöni (2:09.23)
  3. Erwin Stricker (2:09.83)
  4. Helmuth Schmalzl (2:10.48)
  5. Tino Pietrogiovanna (2:10.77)
Gustav Thöni impegnato in una gara giovanile a San Pellegrino Terme

L'impresa ebbe vasta eco internazionale: il commissario tecnico della nazionale austriaca, Toni Sailer, disse: «Dovremo rivedere tutto, allenarci giorno e notte, perché questi italiani fanno paura»[3], mentre la stampa francese scrisse: «L'impresa sportiva della squadra italiana non ha precedenti statistici... rimarrà una pietra miliare nella storia dello sci»[5]. Il successo di Berchtesgaden non fu un evento isolato, ma rappresentò la massima espressione del dominio dello sci alpino italiano negli anni Settanta. Dal 1970 al 1979, infatti, la nazionale italiana riuscì ad aggiudicarsi numerosi trofei, in tutte le competizioni di sci alpino:

  • Mondiali
    • 6 medaglie (oltre a quelle olimpiche):
      • 4 ori (Gustav Thöni in combinata nel 1972, in gigante e in slalom nel 1974, in combinata nel 1976)
      • 1 argento (Piero Gros in slalom nel 1978)
      • 1 bronzo (Piero Gros in gigante nel 1974)

Bisogna anche ricordare il successo di Bruno Confortola, primo italiano a vincere la medaglia d'oro alle universiadi in discesa libera, e svariate vittorie nella Coppa dei paesi alpini, oltre a 5 Coppe Europa.

Il direttore tecnico della Valanga azzurra fu Mario Cotelli mentre Oreste Peccedi e Jean Vuarnet ne furono gli allenatori[3]. Vanno ricordati anche il preparatore atletico Karl Pichler e il massaggiatore Ivano Ruzza.

La Valanga rosamodifica | modifica sorgente

Poco dopo l'esplosione della Valanga azzurra, anche il settore femminile iniziò a ottenere i suoi primi risultati di rilievo in Coppa del Mondo; a quel gruppo, composto da atlete come Maria Rosa Quario, Daniela Zini, Claudia Giordani e Paoletta Magoni, fu dato il nome di "Valanga rosa". Grazie all'allenatore Daniele Cimini, la valanga rosa ottenne i migliori risultati di sempre.

Il post-Valanga azzurramodifica | modifica sorgente

Nonostante gli alfieri della Valanga azzurra abbiano continuato a collezionare podi per tutti gli anni settanta, dal 1976 cominciarono comunque a rarefarsi a causa dell'avvento del fuoriclasse svedese Ingemar Stenmark, e soprattutto per le tragedie di Leonardo David, di Roberto Burini e di Miki Adams, oltre all'incidente di Bruno Gattai, che distrussero un'intera generazione di sciatori italiani. Con il declino dei nostri due alfieri, nel 1980 iniziò un periodo opaco per la compagine italiana; uniche note positive furono i risultati ottenuti da Paolo De Chiesa, competitivo soltanto nello slalom speciale, che era già salito sul podio a metà degli anni '70, insieme ai suoi compagni di nazionale.

Questa situazione, caratterizzata da prestazioni non esaltanti, proseguì negli anni ottanta, con qualche occasionale exploit realizzato da atleti quali Robert Erlacher, Richard Pramotton e Michael Mair, e si concluse nel 1987, con il bronzo conquistato da un giovane Alberto Tomba nel gigante dei Mondiali di Crans-Montana. L'emiliano raccolse il testimone da uno Stenmark sul viale del tramonto e dall'anno seguente sarebbe divenuto l'uomo da battere nelle specialità tecniche.

Dagli anni ottanta agli anni novantamodifica | modifica sorgente

L'Italjetmodifica | modifica sorgente

Negli anni novanta Alessandro Fattori Kristian Ghedina, Peter Runggaldier, Werner Perathoner e Pietro Vitalini fecero emergere lo sci alpino italiano, tradizionalmente più competitivo nelle discipline tecniche, anche nelle gare di discesa libera e supergigante. La squadra italiana di velocità, soprannominata "Italjet"[6], riuscì a esprimersi agli alti livelli delle ben più quotate nazionali austriaca e svizzera.

Gli anni duemilamodifica | modifica sorgente

Nei primi anni 2000 si sono distinti Giorgio Rocca, Giuliano Razzoli (vincitore dell'oro olimpico a XXI Giochi olimpici invernali ), Christof Innerhofer, Denise Karbon, Nadia Fanchini, Manuela Moelgg e suo fratello Manfred Moelgg, Massimiliano Blardone. Nella stagione 2011/2012 ottengono buoni risultati nuovi atleti, come Stefano Gross, Cristian Deville, Giovanni Borsotti, Federica Brignone, Irene Curtoni.

Durante la stagione 2012-2013 la squadra italiana di velocità disputa la sua migliore prestazione collettiva, dall'introduzione della Coppa del Mondo; infatti gli azzurri giungono primi in 5 discesa: 3 Christof Innerhofer (Beaver Creek, Wengen, Garmisch) e 2 Dominik Paris (Bormio e Kitzbuhel), cui si aggiunge una vittoria in super-g (Matteo Marsaglia, Beaver Creek). Dominik Paris vinse anche l'argento in discesa ai mondiali di Schladming.

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ (EN) Medaglie olimpiche vinte dalla nazionale italiana sul sito ski-db.com. URL consultato il 10 giugno 2013.
  2. ^ (EN) Medaglie iridate vinte dalla nazionale italiana sul sito ski-db.com. URL consultato il 10 giugno 2013.
  3. ^ a b c Pierangelo Molinaro, Trent' anni fa esplose la Valanga azzurra in La Gazzetta dello Sport, 7 gennaio 2004, p. 32. URL consultato il 17 luglio 2010.
  4. ^ Scheda sulla gara sul sito ufficiale FIS. URL consultato il 14 luglio 2010.
  5. ^ Thoni, Gustav, Enciclopedia Treccani.
  6. ^ Elena Romanato, "Neve in riva al mare", si ripete l'evento in Il Secolo XIX web, 20 settembre 2009. URL consultato il 20 ottobre 2010. [Nell'articolo si accenna alla denominazione della nazionale di velocità]

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente








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