Canavese

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Neolitico nel Canavese)
bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Canavese (disambigua).
Canavese
Stati Italia Italia
Regioni Piemonte Piemonte (BI, TO, VC)
Territorio suddiviso in 133 comuni
Capoluogo
Ivrea-Stemma.png
Ivrea
Superficie 2 047,61 km²
Abitanti 335 367 (28 febbraio 2009)
Densità 164 ab./km²
Lingue italiano; in uso anche il piemontese e francoprovenzale
Canavese – Mappa

Il Canavese (Canavèis in piemontese; Canapisium / Canavisium in latino) è una regione storico-geografica del Piemonte estesa tra la Serra di Ivrea, il Po, la Stura di Lanzo e le Alpi Graie, ossia il territorio compreso tra Torino e la Valle d'Aosta e, verso est, il Biellese e il Vercellese. I suoi centri di maggior rilievo sono le città di Ivrea, considerata la capitale del Canavese, quindi Chivasso, Ciriè, Cuorgnè e Rivarolo Canavese.

Geografiamodifica | modifica sorgente

L'area geografica denominata Canavese non ha una definizione univoca. Nella Guida del Canavese scritta da A. Maselli e stampata ad Ivrea nel 1904 si afferma:

« Il Canavese non ha attualmente, né mai ebbe una circoscrizione propria. Né la storia, né la geografia gli danno precisi confini »
(A. Maselli)

La definizione forse più precisa è quella data dall'Enciclopedia Treccani, pur avendo il difetto di non ricomprendere l'abitato di Villareggia, sito oltre la Dora Baltea:

« Con questo nome [Canavese] si suole indicare quella parte del Piemonte compresa tra la Serra d'Ivrea e il corso inferiore della Dora Baltea da Mazzè sino alla confluenza con il Po, il corso di questo fiume sino alle vicinanze della confluenza della Stura di Lanzo, la riva sinistra della Stura, escludendo una piccola parte della pianura a nord di Torino (Settimo Torinese), quindi le vette culminanti delle Alpi Graie dalle Levanne al massiccio del Gran Paradiso (Valle del Malone, Val di Locana, Val di Soana e Val Chiusella»
(Enciclopedia Italiana di scienze, lettere ed arti, Istituto Poligrafico dello Stato, Roma, 1949)
Le campagne intorno a Samone

Il territorio, solcato dai fiumi Dora Baltea, Chiusella, Soana, Malone e Orco, è dominato dall'Anfiteatro morenico di Ivrea e dal massiccio del Gran Paradiso, che contornano la vasta area pianeggiante intorno a Chivasso. Numerosi i laghi glaciali, tra cui spiccano quello di Candia Canavese e quello di Viverone al confine orientale con il Biellese.

La capitale storica del Canavese è la città di Ivrea, città di origine celtica che divenne Municipium romano nel I secolo a.C., mantenendo il nome di Eporedia, da cui il termine eporediesi con cui sono definiti i suoi abitanti. Nonostante ciò, il toponimo deriva dall'antico abitato di Cuorgnè, Canava, posto sulle rive del torrente Orco o, più probabilmente, sulle pendici del monte Quinzèina, dove ancor oggi si trova l'abitato di Nava. Secondo alcuni potrebbe invece essere legato all'antica coltivazione in zona della canapa. Gli abitanti della regione sono detti canavesani.

Il Canavese è generalmente suddiviso in Alto Canavese (i dintorni di Cuorgnè, Rivarolo Canavese, Castellamonte e le valli Orco, Soana e Malone), Eporediese (i dintorni di Ivrea, racchiusi dal suo anfiteatro morenico) e Basso Canavese (San Giusto Canavese, dintorni di Caluso, Mazzè, fino a Chivasso, e al Torinese).

Parchi e Riserve Naturalimodifica | modifica sorgente

Lago di Ceresole Reale

Storiamodifica | modifica sorgente

Preistoriamodifica | modifica sorgente

Nella zona del Canavese sono avvenuti numerosi ritrovamenti archeologici riconducibili al periodo neolitico. L'ambiente che si presentò agli occhi dei primi colonizzatori agricoli dell'anfiteatro morenico di Ivrea era significativamente diverso da quello attuale. Dopo la fine dell'ultima glaciazione, quella di Wurm, più o meno 12.000 anni or sono, l'unico ambiente vivibile nell'arco alpino erano i rilievi, ove un ecosistema comparabile a quello dell'attuale tundra sub-artica costituiva un habitat ideale per numerosi branchi di ungulati (camosci, stambecchi, capridi selvatici). Alla fine della glaciazione fece seguito un periodo relativamente breve di forte aumento della temperatura, con conseguente rapido sviluppo della foresta nelle zone di pianura. A questo periodo seguì un peggioramento, della durata di circa un millennio, che ridusse nuovamente la vegetazione, per arrivare infine alla fase climatica Boreale, quella della definitiva scomparsa dei ghiacciai dalle zone di pianura.

I diagrammi pollinici ci mostrano, a partire dal 6000 a.C., una forte crescita delle specie arboree, fino a quote molto elevate, favorita da un clima significativamente più caldo ed umido di quello attuale (fase climatica Atlantica). Mancavano alcuni alberi che oggi ci sono così familiari, come il castagno, arrivato con la conquista romana, la robinia, di origine americana; altri erano meno diffusi, come la betulla, specie colonizzatrice di disboscamenti recenti. Una grande foresta ricopriva la pianura ed i fianchi delle montagne, nella quale le querce, talvolta gigantesche, dominavano la scena, accompagnate in pianura da frassini, olmi, carpini, tigli e pioppi, mentre in quota ai pioppi si sostituivano il pino e l'abete bianco. Il notevole contingente di spore di felci, assieme ad altre entità indicatrici di ambiente umido e di ristagni d'acqua, completavano il quadro di una selva attraversata da fiumi e torrenti dal corso incerto e punteggiata da una miriade di specchi d'acqua.

Il popolamento umano si consolidò nel corso dell'età del bronzo; tra i reperti risalenti a questo periodo particolarmente ben conservati sono quelli ritrovati nei pressi di bacini lacustri tuttora esistenti o che con il tempo si sono trasformati in torbiere. Di notevole importanza sono per esempio le ricerche effettuate sui villaggi palafitticoli di Viverone[1] e di Bertignano, dove furono anche rinvenute alcune piroghe.[2]

I siti che hanno restituito reperti attribuibili al neolitico sono gli alti morfologici del castello di San Martino, Santa Maria di Doblazio e Panier a Pont Canavese, la Boira Fusca e Navetta a Salto, Monte Cordolo a Fiorano e la collina castellamontese di Filia. I rimanenti due siti sono perilacustri, Montalto Dora e Viverone. I siti in altura attualmente infestati dalle robinie e dal castagno (che compare in Italia nell'età del ferro) erano allora popolate da essenze tipo betulle, roverelle, faggi, pino bianco; la pratica del taglia e brucia (burning agricolture) per creare radure, bonificando e fertilizzando i soffici terreni dei terrazzi può aver indotto le comunità ad iniziare la domesticazione dei cereali presenti allo stato selvatico, coltivabili con attrezzature limitate a strumenti di legno indurito sul fuoco. La vegetazione e la collocazione in altura avranno sicuramente favorito la domesticazione ovocaprina senza tralasciare comunque le oscillazioni tra allevamento e caccia ai camosci sicuramente presenti a quote appena superiori.

Periodo romanomodifica | modifica sorgente

In epoca pre-romana il Canavese fu abitato dai Salassi, un popolo di origine celtica. Il primo scontro con Roma risale al 143 a.C., quando i Salassi resistettero alle truppe del console Appio Claudio Pulcro. Nei successivi quarant'anni non vi furono battaglie degne di nota, ma certamente proseguì la penetrazione economica di Roma, che permise al Senato di fondare nel 100 a.C. la colonia romana di Eporedia (l'odierna Ivrea,[32]) su un preesistente villaggio fortificato dei Salassi. La resistenza delle popolazioni in pianura e nella vicina Valle d'Aosta fu risolta nel 25 a.C. dall'imperatore Augusto il quale, come narra lo storico Strabone, ottenne la resa dei Salassi e poté fondare il municipium di Augusta Praetoria.[3] Ivrea divenne così un importante snodo per i commerci che, tramite Eporedia, Aosta e i valichi del piccolo e del Gran San Bernardo, si svolgevano tra la Pianura Padana e le Gallie. Pregevoli testimonianze relative a quest'epoca sono state rinvenute anche sotto la chiesa di San Benigno Canavese, dove è presente un mosaico romano appartenente a un'antica abitazione di periodo imperiale.

Medioevo e Rinascimentomodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Marca d'Ivrea.
La torre campanaria dell'Abbazia di Fruttuaria

Dopo la caduta dell'Impero Romano, il Canavese fece parte di un ducato longobardo e di una contea franca (verso la fine del VIII secolo d.C.) e acquisì notevole importanza sotto Arduino, re d'Italia tra l'anno 1000 e il 1015[4]. Quindi sorsero le piccole dinastie dei "Conti Rurali" dall'autorità assoluta ed insindacabile, che diedero poi vita al feudalesimo. Nel Trecento la regione fu teatro delle rivolte dei Tuchini[5], abitanti dei piccoli Comuni rurali che si ribellarono contro lo strapotere dei signori feudali. Nel Basso Medioevo il territorio fu frammentato tra la dominazione dei Vescovi di Ivrea, dei Marchesi del Monferrato, dei Principi di Acaja e dei Savoia; questi ultimi ne acquisirono il dominio a partire dal XIV secolo. Nel periodo che segna la transizione tra Medioevo e Rinascimento il Canavese, anche grazie alla relativa stabilità politica assicurata dallo stato sabaudo, conobbe una discreta crescita economica; tra le varie opere realizzate all'epoca è da segnalare il Naviglio di Ivrea, la cui costruzione come canale navigabile fu avviata da Amedeo VIII su disegno di Leonardo da Vinci con lo scopo di collegare la città di Ivrea a quella di Vercelli.[6]

Età moderna e contemporaneamodifica | modifica sorgente

Verso la fine del Settecento i francesi invasero il Canavese e vi imposero le nuove leggi ed i costumi giacobini della rivoluzione provocando la rivolta della popolazione già lacerata dai numerosi e interminabili conflitti. Nei primi dell'Ottocento la situazione si fece particolarmente difficile poiché Napoleone dopo la vittoria di Marengo penetrò a Torino provocando l'insurrezione dei paesi del Canavese che, tuttavia, restarono sotto il suo dominio fino al 16 aprile 1814, quando rientrarono i Savoia. Nel XIX secolo si svilupparono nuove industrie e rifiorirono l'artigianato e l'agricoltura, lasciando tracce indelebili nel paesaggio della regione. Il Canavese fu poi interessato, specie a partire dal secondo dopoguerra, da una diffusa crescita dell'edificato, specie nelle aree pianeggianti,[7] e dalla costruzione di varie infrastrutture tra le quali l'autostrada Torino-Aosta e la A4/A5 - Diramazione Ivrea-Santhià, ovvero la cosiddetta Bretella. Alcune di queste infrastrutture, oltre che le campagne e i centri abitati della zona, furono pesantemente danneggiate dall'alluvione che colpì l'area nell'ottobre 2000 provocando l'esondazione della Dora Baltea e di vari altri corsi d'acqua piemontesi e valdaostani.[8]

Eventimodifica | modifica sorgente

Carnevale di Ivrea: la Battaglia delle Arance

Luoghi d'interesse storico ed artisticomodifica | modifica sorgente

Castellimodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Castelli del Canavese.
Castello di Agliè
Castello di Ivrea
Castello di Rivarolo

Il paesaggio del Canavese si presenta ovunque punteggiato di castelli e rocche, costruiti a partire dall'alto Medioevo, testimonianza dei diversi casati nobiliari e della travagliata storia di questa regione.

Chiese e Abbaziemodifica | modifica sorgente

Altri edifici di cultomodifica | modifica sorgente

Curiositàmodifica | modifica sorgente

Molti dei toponimi del Canavese terminano con un particolare suffisso in «» tronca e accentata; ne sono esempi i centri di Agliè, Mazzè, Vialfrè, Vestignè, Loranzè, Cuorgnè, Lusigliè, Ciriè, Arè. Fenomeni simili si osservano spesso nei territori caratterizzati da una forte identità storico-culturale (similmente al caso dell'Insubria, dove moltissimi toponimi terminano in -ate, es. Canegrate, Segrate, Tradate, Carnate, eccetera).

Persone legate al Canavesemodifica | modifica sorgente

Economiamodifica | modifica sorgente

L'economia del Canavese si regge prevalentemente sull'industria, in particolare siderurgica e metallurgicasenza fonte, e un tempo anche su quella informatica con l'Olivetti di Ivrea. Le attività agricole riguardano l'allevamento e lo sfruttamento forestale nelle valli alpine, sull'agricoltura (cereali, vite) nell'area collinare e in pianura.

In Canavese si coltiva l'Erbaluce di Caluso che nell'ottobre 2010 ha riconosciuto il marchio DOCG.

Oltre al turismo, molto sviluppati sono i settori dell'industria meccanica, tessile e chimica[9].

Comunimodifica | modifica sorgente

Non esiste una precisa definizione territoriale del Canavese: nelle ipotesi più inclusive si considera un'area di 2.047,61 km² che comprende 133 comuni (di cui 130 appartenenti alla Provincia di Torino, due alla Provincia di Biella e uno alla Provincia di Vercelli) per un totale di 335.367 abitanti[10].

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ AA.VV., Biella e provincia: Candelo, Santuario di Oropa, Valle del Cervo, Oasi Zegna, Borgaro, Touring Editore, 2003. ISBN 88-365-2570-9.
  2. ^ Augusto Cavallari-Murat, Tra Serra d'Ivrea, Orco e Po, Torino, Istituto bancario San Paolo di Torino, 1976. (ISBN non esistente).
  3. ^ Strabone, Geografia - libro IV 6-7. (ISBN non esistente).
  4. ^ Geoturismo Italia
  5. ^ Contesto ambientale, culturale, artistico e storico del bacino Canavese
  6. ^ www.ovestsesia.it Cenni storici, Consorzio Ovest Sesia. URL consultato il 23-11-2010.
  7. ^ osservatoriopaesaggio.ecomuseoami AMI - orografia, nuclei antichi ed espansioni recenti (cartina in formato .pdf), Osservatorio del Paesaggio AMI. URL consultato il 23-11-2010.
  8. ^ Elena Masuelli, Alluvione 2000, dieci anni fa in La Stampa, 15 ottobre 2010. URL consultato il 23-11-2010.
  9. ^ Canavese in Enciclopedia Zanichelli, Bologna, Zanichelli, 1995.
  10. ^ Dati ISTAT al 28-02-2009, cfr. Bilancio demografico mensile ISTAT 2009

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente

Piemonte Portale Piemonte: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Piemonte







Creative Commons License