Niccolò Bettoni

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Niccolò (o Nicolò) Bettoni (Portogruaro, 24 aprile 1770Parigi, 19 novembre 1842) è stato un editore e tipografo italiano.

Biografiamodifica | modifica sorgente

Figlio di Giampietro Bettoni e Angela Zanon, figlia del ricco industriale del settore tessile e autore di scritti economici Antonio Zanon, compì i propri studi presso il Seminario di Portogruaro. Nel 1810 sposò la bresciana Maddalena Bellegrandi.

Nel 1787 frequentò per un solo anno la facoltà giuridica dell’Università di Padova.

A partire dal 1788 ricoprì vari incarichi amministrativi. Nel 1797, caduta la Repubblica di Venezia, venne nominato amministratore della provincia di Udine ma si dimise dall’incarico dopo il trattato di Campoformido. Fu chiamato a Brescia, nel 1800, a ricoprire la carica di Segretario Generale della Prefettura del Mella e nel 1803 quella di Ispettore della Tipografi a Dipartimentale del Mella.

Appassionatosi all'arte tipografica in seguito ad un incontro con Giovanni Bodoni, nel 1806 acquistò la "Tipografia Dipartimentale del Mella" (Brescia) dove verranno stampate, tra l'altro, la prima edizione Dei sepolcri di Ugo Foscolo e la prima edizione dell'Iliade di Vincenzo Monti.

Nel 1808 aprì la seconda tipografia, a Padova, con il nome "Nicolò Zanon Bettoni" della cui direzione fu incaricato il latinista Giuseppe Codognato. La tipografia, ceduta nel 1819, continua l’attività con il nome "Tipografia della Minerva".

Aprì una terza tipografia in Alvisopoli nel 1810 affidandone la direzione al fratello Giovanni. Tre anni più tardi, nel 1813, la tipografia "Alvisopoli" verrà ceduta e trasferita a Venezia dove acquisterà fama sotto la direzione di Bartolomeo Gamba.

Nel 1819 aprì una quarta tipografia a Milano, vicino al Teatro alla Scala. L'imperatore d'Austria Francesco I, visitandola nel 1825 avallò un prestito di 4.000 fiorini che l'editore investì aprendo una quinta tipografia a Portogruaro, la "N. Bettoni e Figli". Scaduto il termine per la restituzione del prestito Bettoni incominciò però ad avere problemi finanziari.

Nel 1832, dopo la rovina della tipografia di Milano, seguì quella delle tipografie di Brescia e Portogruaro. A maggio Bettoni decise dunque di trasferirsi a Firenze dove intendeva dar vita al Panteon delle Nazioni, una serie di ritratti di uomini illustri ma il progetto fallisce per la severità della Censura del Granducato. In settembre partì per Parigi, imbarcandosi clandestino sulla nave francese Sully.

A Parigi riprese il progetto del Panteon delle Nazioni di cui escono nel 1835 i primi quattro fascicoli.

Dopo anni di disavventure e delusioni, perseguitato dai creditori, morì a Parigi il 19 novembre 1842.

A lui è intitolata la Biblioteca Comunale di Portogruaro.

Produzione Tipograficamodifica | modifica sorgente

  • Aglaja Anassillide, Rime pastorali, 1807.
  • Ugo Foscolo, Dei Sepolcri, 1807.
  • Isabella Teotochi Albrizzi, Ritratti, 1808.
  • Vincenzo Monti, Iliade, 1811.
  • A.A. V.V., Vite e ritratti di donne illustri, 1815[1].
  • Vincenzo Drago, Storia della antica Grecia dalla giunta dei titani all'incendio di Corinto, 1820
  • A.A. V.V., Vite e ritratti di venticinque uomini illustri, 1823.
  • Biblioteca portatile di agricoltura pratica, 1826[2].
  • Nicolò Bettoni, I castelli in aria: Copia di lettera ad Enrichetta, 1829.
  • Fiore degli oratori sacri italiani, 1830.
  • Lucio Anneo Seneca, Volgarizzamento della 24. e 25. pistola di Seneca in continuazione di quelle pubblicate negli anni 1820 - 22 - 24 - 26. Testo di lingua inedito, 1831.

Invenzionimodifica | modifica sorgente

Al Bettoni si deve l'invenzione del torchio a pressione cilindrica (l'innovazione consisteva nel modo di pressione: non più con un braccio di leva ma con una manovella che faceva scorrere il piano sotto un cilindro) grazie al quale vinse, nel 1824, il premio per le Belle Arti all’Esposizione di arti e manifatture dell’Ateneo Bresciano.

Bettoni offrì un modello del suo nuovo torchio allo Zar Nicola I di Russia che ricambiò con il dono di un piccolo torchio, di quelli in uso nelle stamperie del suo Stato Maggiore.

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ L'opera contiene, tra gli atri, una Vita di Vittoria Colonna di Isabella Teotochi Albrizzi.
  2. ^ Doveva comporsi di 24 vol. in 12°, di ca. 300 pagine ciascuno, a Lire 2 austriache per volume. Ne uscirono due soli volumi.

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • Piero Barbèra, Nicolò Bettoni: avventure di un editore, 1892.

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente

Voci correlatemodifica | modifica sorgente








Creative Commons License