Niccolò Manucci

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Niccolò Manucci (Venezia, 19 aprile 1638Chennai, 1717) è stato un medico italiano.

Partito da Venezia per l'Asia nel 1660 al seguito di un nobile inglese, lord Bellomont, in missione diplomatica, svolse in India vari incarichi da avventuriero presso la corte dei Gran Mogol, passando da artigliere a medico; svolse incarichi diplomatici per conto dei portoghesi di Goa. Nell'ultima parte della sua vita si ritirò a Pondichéry e dettò a vari copisti la Storia do Mogor, resoconto dei suoi viaggi e dettagliata descrizione dell'impero del Mogol di fine Seicento.

Ritratto di Niccolò Manucci. Bibliothèque Nationale de France, Cabinet des Estampes, Paris

Biografiamodifica | modifica sorgente

Niccolò Manucci nasce a Venezia il 19 aprile 1638, da Pasqualino Manucci e Rosa Bellini; è il primo di cinque figli. Non ha ancora compiuto quattordici anni quando si trasferisce a Corfù, presso uno zio e da qui si imbarca per Smirne. Durante il viaggio conosce Henry Bard, visconte di Bellomont; al suo seguito attraversa l'Anatolia, giunge sulla costa del mar Caspio e poi si reca in Persia. Si ferma a Isfahan, capitale della Persia, fino al 1655. Nel gennaio 1656, sempre al seguito di lord Bellomont, giunge a Surat, porto principale dell'India; da qui comincia il viaggio nell'impero del Gran Mogol.

Manucci e la compagnia di lord Bellomont giungono ad Agra, dove sono ospiti del governatore e degli inglesi del posto, finché il caldo asfissiante non li costringe a lasciare la città. Si mettono in marcia per Delhi. Prima di arrivare a destinazione, il 20 giugno 1656, lord Bellomont muore improvvisamente. Rimasto senza protettore, Manucci ottiene un colloquio con il principe Dara Shikoh, primogenito del Mogol Shah Giahan, che gli offre di entrare nell'esercito: Manucci si arruola come artigliere.

Verso la fine del 1656 scoppia la guerra di successione nell'impero tra i figli del Gran Mogol, Awrangzeb e Dara. Il 29 maggio 1658 Dara è sconfitto nella battaglia di Samugarh, fugge a Lahore, ma viene catturato e condannato a morte. Manucci si ritrova di nuovo senza protezione: rifiuta l'amnistia concessa da Awrangzeb a tutti gli europei che militavano nell'esercito sconfitto, a patto che essi si arruolassero nelle sue fila, e si mette in viaggio per il Kashmir, al seguito della carovana imperiale.

La carovana si ferma ad Agra, dove Manucci ritrova vecchi amici europei; quindi decide di partire per il Bengala. Giunto a Hughli, intercede presso il governatore a favore della costruzione di una chiesa per i gesuiti del luogo; colpiti dalle capacità diplomatiche di Manucci, i gesuiti gli offrono un incarico come portavoce presso il Mogol, oltre ad un matrimonio vantaggioso. Manucci rifiuta l'offerta e decide di rimettersi in cammino verso le regioni centrali dell'impero: desidera finalmente praticare la medicina, il cui studio non aveva mai abbandonato.

Partito da Hughli, si ferma a Patna, presso amici inglesi ed olandesi, poi si reca ad Allahabad ed infine si stabilisce ad Agra. Nel 1663 compie la sua prima operazione chirurgica, operando, con l'aiuto di un chirurgo olandese, il governatore della città. Nel frattempo scoppia una nuova guerra: Awrangzeb serbava il progetto di unificare tutta l'India, ma il suo piano aveva incontrato la resistenza di Maratha Sivaji, a capo della fazione induista. Manucci è arruolato come artigliere nell'esercito imperiale e dà prova delle sue doti di diplomatico, convincedo gli alleati di Sivaji a collaborare con l'imperatore. Dopo altre avventure, Manucci si ferma a Delhi, sotto la protesione del giovane figlio di Jai Singh, Kirat Singh. Alla sua morte si trasferisce a Lahore, dove si dedica alla professione di medico. Racimolata una discreta fortuna, decide di darsi alla pratica mercantile, ma la nuova attivita si rivela un fallimento. Malato e senza un soldo torna alla corte del Mogol.

Nel 1667 è un'altra volta a Delhi, con l'incarico di curare una delle mogli del principe Shah 'Alam, secondo figlio di Alamgir; in seguito viene nominato medico di corte. La vita al seguito del principe lo fiacca molto e nel 1683 ottiene di recarsi a Surat. Qui approfitta di un passaggio per l'enclave portoghese di Goa, offerto dall'amico François Martin, delegato della Compagnia Inglese delle Indie orientali. Goa era minacciata dall'esercito di Sambhaji, figlio di Sivaji: ancora una volta Manucci mette alla prova la propria abilità diplomatica, riesce a salvare Goa e, il 29 gennaio 1684, riceve l'onorificenza dell'ordine di Santiago.

Manucci ha ormai deciso di non fare più ritorno in Europa. Nel 1686 sposa Helizabet Hartley; si dedica alla medicina e alla scrittura delle sue memorie, i libri della Storia do Mogor, che per lo più detta a vari copisti. Nel 1706, alla morte della moglie si trasferisce a Pondichéry, sulla costa orientale del Deccan. Muore nel 1717 a Monte Grande, località nei pressi dell'attuale Chennai.

Operemodifica | modifica sorgente

Nel 1698, ritiratosi a Pondichéry, lontano dalla vita di corte, Manucci si dedica alla stesure delle sue memorie, che detta a vari copisti, nella lingua di ognuno di essi. La Storia do Mogor è un quadro completo della storia, dei costumi, della religione dell'Impero del Mogol e descrive gli avvenimenti degli ultimi sei anni del regno del Shah Giahan (1628-1658) e di tutto il regno di suo figlio Awrangzeb (1659-1707), il quale, salito al trono dopo aver sconfitto i fratelli, portò l'Impero alla sua massima estensione.

Il manoscritto dell'opera è conservato presso la Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia; un volume di illustrazioni è conservato presso la Bibliothèque Nationale di Parigi.

Il testo integrale è stato tradotto in inglese all'inizio del Novecento da William Irvine con il titolo Storia do Mogor, or Mogul. India 1633-1708 by Niccolas Manucci, venetian; Translated with introduction and notes by William Irvine, Londra, Murray, 1907. Una parte del testo italiano della Storia è pubblicato nel volume Storia del Mogol di Nicolò Manuzzi veneziano, a cura di Piero Falchetta; Milano, F. M. Ricci, 1986.

Fontemodifica | modifica sorgente

Controllo di autorità VIAF: 29628272 LCCN: nr92035612

biografie Portale Biografie: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di biografie







Creative Commons License