Novembre (Pascoli)

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Novembre
Giovanni Pascoli 01.jpg
ritratto di Pascoli
Autore Giovanni Pascoli
1ª ed. originale 1891
Genere poesia
Lingua originale italiano

Novembre è un componimento poetico di Giovanni Pascoli, tratto dalla raccolta poetica Myricae.

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È l'11 novembre, l'"estate di San Martino"; ma all'illusione dei richiami di luce e di gioia portati dall'aria la natura non risponde: tutto è secco, e il colore funebre dell'autunno fa da cornice al ricordo di coloro che non ci sono più.

Analisimodifica | modifica sorgente

Una prima osservazione concerne la forma metrica del componimento: sono tre strofe saffiche di tre endecasillabi più un quinario a rima alternata ABAb.

Per "strofa saffica" si intende l'imitazione italiana (basata sul conteggio delle sillabe e la posizione degli accenti tonici) del modello ritmico creato dalla poetessa greca Saffo, basato sulla seguente successione di vocali lunghe e brevi: _ ~ _ _ _ / ~~ _ ~ _~.
Della struttura greca rimane la cesura - o pausa - dopo la quinta sillaba.
Questa rigorosa determinazione formale costituisce per Pascoli nello stesso tempo un'occasione per sperimentare una forma poetica rara (se ne trovano altri esempi in Giuseppe Parini e Giosuè Carducci), e per circoscrivere nei limiti di un modello severo e contenuto l'espressione di sentimenti altrimenti inafferrabili e oscuri.

Abbiamo già visto che la poesia simbolista tende in generale a isolare l'oggetto poetico nel "silenzio" del verso isolato, quando non della pagina bianca; lo stesso effetto Pascoli lo ottiene, in perfetta aderenza a quello che era il gusto italiano, restringendo i termini poetici nei limiti imposti dalle ferree regole della versificazione classica.
In quest'ottica va letta la Poesia all'interno del primo verso: «Gemmea l'aria / il sole così chiaro //», il cui effetto diventa quello di isolare con estrema evidenza il tema poetico iniziale, l'"estate" di San Martino.
La limitazione del numero dei termini, come l'isolamento grafico, genera concentrazione dei contenuti, aumenta la loro evidenza, li fornisce di un'aura di significato che favorisce la profondità della lettura simbolica.
L'area semantica che caratterizza questo componimento è la stessa che predomina in tutta la produzione pascoliana: il culto della morte come "situazione di assenza" (Nava), cioè come sistema di segni che rimandano costantemente al ricordo di chi non c'è più. In questo senso Novembre è emblematica: qualunque sia l'occasione del canto, in questo caso l'improvviso incanto dell'"estate di san Martino" [aria gemmea - sole chiaro - albicocchi in fiore], quel breve periodo di belle giornate che si hanno spesso ai primi di novembre, l'esito è ancora e sempre quello dello smarrimento e dell'angoscia pruno secco - piante stecchite - cielo vuoto - terra cavo].
L'impressione di semplicità che si ricava dalla struttura linguistica (fonetica e sintassi) della poesia dev'essere spiegata alla luce della nostra collocazione storica.

Pascoli è già un poeta del Novecento, e questo lo fa apparire semplice (fino al semplicismo) alla nostra sensibilità. La novità della lingua pascoliana si fa evidente se paragoniamo la sua sintassi con quella dei poeti precedenti. Ciò che in Pascoli viene meno quasi completamente è l'ipotassi, ovvero i costrutti dipendenti da una proposizione principale; in Novembre riconosciamo solo una consecutiva tra primo e secondo verso, mentre tutta la struttura del componimento si regge sull'uso assonanzato della congiunzione coordinante "e". L'agilità paratattica è funzionale all'effetto visivo che il poeta vuole ottenere nell'accavallarsi impressionistico delle apparizioni: la vicinanza improvvisa delle cose evoca analogie profonde.

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