Onniscienza

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.

L'onniscienza è un fenomeno paranormale e parapsicologico. Si tratta della facoltà di essere a conoscenza di tutto ciò che è accaduto in passato, che sta accadendo nel momento presente e che accadrà nel futuro.

Descrizionemodifica | modifica sorgente

Il termine deriva dal latino omnia, aggiunto a sciens, ed è generalmente utilizzato per indicare una prerogativa strettamente divina, in quanto le religioni ebraica, cristiana e musulmana ritengono che solo Dio possa essere a conoscenza di tutto ciò che esiste e avviene nel Creato.

L'onniscienza è usata anche come strumento nella narrativa: chi narra un romanzo o un racconto infatti, il cosiddetto «narratore onnisciente», analizza ed espone i fatti in maniera generalmente oggettiva. Un narratore viene definito onnisciente quando ha "focalizzazione zero".

Definizionimodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Attributi di Dio.

Esiste una distinzione tra:

  • onniscienza inerente - l'abilità di conoscere qualunque cosa uno scelga di conoscere e che possa essere conosciuta.
  • onniscienza totale - sapere veramente tutto ciò che può essere conosciuto. Alcuni teologi cristiani moderni sostengono che l'onniscienza di Dio è inerente anziché totale e che Dio sceglie di limitare la Sua onniscienza, al fine di preservare il libero arbitrio e la dignità delle Sue creature.[1] Giovanni Calvino, tra gli altri teologi del XVI secolo, associandosi alla definizione di Dio come essere onnisciente nel senso totale, abbracciò la dottrina della predestinazione.

Controversiemodifica | modifica sorgente

Onnipotenza (potere illimitato) è talvolta intesa implicare anche la capacità di conoscere tutto ciò che sarà.

Il nonteismo spesso sostiene che il concetto stesso di onniscienza è intrinsecamente contraddittorio.

Se l'onniscienza, in particolare per quanto riguarda le scelte che un essere umano farà, sia compatibile con il libero arbitrio, è stato dibattuto da teisti e filosofi. L'argomento che la prescienza divina non sia compatibile con il libero arbitrio è conosciuto come fatalismo teologico. In generale, se gli esseri umani sono veramente liberi di scegliere tra diverse alternative, è molto difficile capire come Dio possa sapere quale sarà tale scelta.[2]

Dio ha creato la conoscenzamodifica | modifica sorgente

Omniciencia, murale di José Clemente Orozco

Alcuni teisti affermano che Dio ha creato tutta la conoscenza e quindi ne ha immediato accesso. Questa affermazione richiama una contraddizione di tempo circolare: presupponendo l'esistenza di Dio, prima che esistesse la conoscenza non vi era nessuna conoscenza, il che significa che Dio non era in grado di possedere la conoscenza prima della sua creazione. In alternativa, se la conoscenza non era una "creazione", ma semplicemente esisteva nella mente di Dio da sempre, non ci sarebbe contraddizione. Nel pensiero tomista, che asserisce l'esistenza di Dio al di fuori del tempo a causa della Sua capacità di percepire tutto in una volta, tutto ciò che Dio conosce nella Sua mente già esiste. Quindi, Dio non sa nulla che non sia in esistenza (altrimenti esisterebbe), e Dio sa anche tutto quello che è in esistenza (altrimenti non esisterebbe), e Dio possiede questa conoscenza di ciò che esiste e non esiste in qualsiasi punto nella storia del tempo.

La contraddizione di tempo circolare potrebbe far supporre qualsiasi cosa in merito a Dio, come la creazione della vita, nel senso che prima che Dio creasse la vita, Dio non era vivo. Inoltre per assumere ulteriori attributi e poter dire ad esempio che Dio è misericordioso, prima della creazione della misericordia Egli non sarebbe stato misericordioso, e prima della creazione del concetto di negazione (nel senso di presumere qualcosa come non esistente), nessuno avrebbe avuto alcuna nozione di ciò che non è. Queste apparenti contraddizioni tuttavia presuppongono che tali attributi siano definiti separatamente e separati da Dio, il che non è necessariamente così. Non è un dato di fatto che attributi che possono essere assegnati oppure utilizzati per descrivere l'umanità, possano essere ugualmente (o anche in modo simile) attribuiti a Dio. Si prenda il bene e il male come esempio: la bontà è biblicamente definita come ciò che procede da Dio; è intrinseca al Suo essere e si rivela più prominentemente attraverso la Sua offerta della Legge dell'Antico Testamento, la cui osservanza è la definizione stessa di bontà e la cui trasgressione (anche con un minimo di motivazione) è la quintessenza del male. Un discorso simile potrebbe essere usato per l'onniscienza di Dio (cioè la conoscenza). Elude l'idea ancor di più assumere che il concetto di "nulla" o di negazione sia stato creato, quindi è apparentemente impossibile concepire una nozione quando ne risulta un paradosso.

Supporre che la conoscenza nel senso di Platone descritta come una credenza che è vera, vuol quindi dire che prima che tutto venisse ad essere, è stato concepito come totale immaginazione di Dio fino all'insieme di verità. Un versetto, "Dio creò l'uomo a Sua immagine", afferma che Dio immaginò la forma degli esseri umani, prendendo l'immagine come una parola radice di immaginare, erroneamente intesa come l'uomo che somiglia a Dio - [questo versetto della Genesi 1:26 è nella Bibbia ebraica. La parola "immagine" viene tradotta da due parole ebraiche: demuth - somiglianza o similitudine, e tselem- una parola oscura che si traduce con immagine o idolo.[3] È difficile quindi accettare la lettura dell'autore che rende questo versetto col significato di "Dio immaginò la forma degli esseri umani"]

Le definizioni dell'onniscienza di cui sopra riguardano quello che viene chiamata conoscenza proposizionale (sapere che), in opposizione a conoscenza esperienziale (sapere come). Che qualche entità sia onnisciente nel senso di possedere tutta la conoscenza proposizionale possibile non implica che tale entità possieda anche tutta la possibile conoscenza esperienziale. Le opinioni divergono dibattendo se il Dio proposizionalmente onnisciente dei teisti sia anche in grado di possedere tutta la conoscenza esperienziale. Ma sembra per lo meno ovvio che un essere infinito divino presunto di necessità infinitamente onnisciente saprebbe ad esempio come una persona finita [l'uomo] si senta mentre muore poiché Egli [Dio] avrebbe accesso a tutta la conoscenza, inclusa l'evidente esperienza del morente. C'è un terzo tipo di conoscenza: pratica o conoscenza procedurale (sapere come fare). Se l'onniscienza è considerata tutta la conoscenza, allora tutta la conoscenza di tutti i tipi sarebbe pienamente conosciuta e compresa.

Il paradosso dell'onniscienza che crea informazione e conoscenzamodifica | modifica sorgente

Simbolo Quantitativo (una "I" per "Informazione" con un'ellisse che la centra), usato per rappresentare la quantità di informazioni / infodinamiche come funzione di cambiamento nell'entropia. È un tentativo basilare per considerare l'informazione quale forza fisica trattandola analogamente a modelli termodinamici fisici (illustrazione creata dal biochimico psicologo Dr Ray R. Mansuri)

Il Paradosso dell'Onniscienza può essere definito da questi interrogativi:

  • "Può un Ente onnisciente, onnipotente, eterno, atemporale, senza confini, senza limiti e incontenibile creare ciò che già non sappia?"
  • "Se l'informazione è la sostanza, causalità, necessità e fondamento basilare di tutto ciò che esiste, non potrebbe un Ente onnisciente essere letteralmente tutto e niente dell'esistenza?"

In verità, se una siffatta entità senza confini e senza limiti in cui è incontenibile, la sua onniscienza dovrebbe quindi essere letteralmente e totalmente infinita, senza confini o limiti alla sua conoscenza. Dovrebbe conoscere l'infinito passato, presente, futuro, e l'infinita totalità dell'esistenza stessa. Quindi, in termini più semplici prima di esaminare in profondità la presente questione, il paradosso espone questo problema intrinseco di base:

  • Se un'entità onnisciente potesse sempre "sapere" come creare nuove informazioni che già non sa, non è mai "onnisciente" e mai lo sarà o potrebbe essere. Questo diventa un problema di regressione infinita che invalida la premessa di essere "onnisciente". Viene invalidata anche l'"onnipotenza" perché non potrebbe mai farsi "onnisciente" se potesse infinitamente creare nuove informazioni che già non conosca. Così le premesse per loro natura autocollassano, e sono considerate in tale paradosso come concetti impossibili.[4]

Si arriverebbe al punto dove l'onniscienza, per definizione e in rispetto agli altri attributi, renderebbe impossibile la creazione di nuove informazioni che questa ipotizzata entità non conosca già, o renderebbe impossibile a questa entità di avere la capacità di creare qualcosa - anche al punto in cui la sua presunta onnipotenza renderebbe impossibile essere onnisciente che, a sua volta, renderebbe impossibile essere onnipotente a causa del problema del regresso infinito. Di conseguenza affermare che l'Ente possa creare ciò che già non sa non ha assolutamente senso, dato che non vi è nulla che un tale presupposto Ente già non sappia. Questo paradosso sfida le caratteristiche indicate al punto che gli attributi forniti sono "autoconfutazioni" sequenziali. Un risultato è che introduce anche un altro paradosso che mostra come la creazione sarebbe quindi una azione impossibile in cui un'entità onnisciente potrebbe solo infinitamente sapere tutto con l'incapacità di creare o modificare qualsiasi cosa in esistenza. In questo senso, l'infinito passato, presente e futuro sono infinitamente già esistenti e conosciuti. Così il passato, il presente, il futuro e qualsiasi cosa di essi, semplicemente esisterebbe senza possibilità di creazione, o deviazione/cambiamento. Ciò distruggerebbe anche il libero arbitrio completamente, rendendo l'atto della creazione impossibile, sfidando la sua onnipotenza, e rendendo l'esistenza stessa del tutto e infinitamente determinata al punto che anche il passato, presente e futuro di questa teorizzata entità sarebbe tutto da determinare. Alcuni potrebbero sostenere che il paradosso è facilmente risolto se si considera che un tale essere sarebbe personale. In questo senso, l'essere onnisciente dovrebbe liberamente scegliere cosa creare e istanziare nella realtà. Tuttavia un tale argomento non risolve o risponde al paradosso che può anche essere esteso ulteriormente nelle seguenti domande:[5]

  • Come si fa a "sapere" come creare l'esistenza, o la realtà stessa in esistenza, se il proprio Io lo richiede?
  • Come si fa a "sapere" come creare in esistenza ciò che il proprio Io necessita che esista e funzioni?

Così il paradosso della creazione di nuove informazioni, l'informazione stessa, o la creazione dell'esistenza stessa e far esistere un sistema di informazioni come un sistema cognitivo da una posizione di infinita conoscenza, diventa un argomento di autoconfutazione e sfida gli attributi indicati. Il solo dire che l'Ente può creare nuove informazioni è visto come ammettere che l'Ente in questione non è o non era mai onnisciente senza limiti e confini. Peggio ancora, se la scienza e teoria dell'informazione sono corretti, l'inerzia dell'informazione stessa (energia) sarebbe probabilmente richiesta come prima causa alla quale si farebbe poi sostenere un sistema cognitivo in grado di alimentare l'esistenza di una mente, o di un stato di coscienza – rendendo così un'entità cosciente impossibile ad esistere senza causa, e una entità cosciente impossibile a rappresentare una causa prima, o risolvere un regresso all'infinito. Ciò è particolarmente vero quando si afferma che l'Ente ha creato "tutto". Così il paradosso sta nel come fa l'Io a creare e sa come creare in esistenza ciò che l'Io necessita che esista, funzioni, o anche sappia che se esiste? Ciò porta in primo piano la questione paradossale:[5]

  • Che cosa è X oggetto, luogo, sostanza, cosa, o entità senza l'Esistenza?

Quindi, cosa è Dio senza esistenza? Questa domanda è interessante se si considera altre credenze religiose o concetti di Dio, come il panteismo o il "naturalismo metafisico" dove essenzialmente l'esistenza stessa e le sue regole e le leggi nel loro insieme sono considerate Dio, o una credenza sull'avere un Dio personale a cui sarebbe stato obbligatorio richiedere l'esistenza e le sue regole tanto quanto qualsiasi altra cosa nell'ambito dell'esistenza stessa. È qui che si può sostenere che è impossibile ottenere un concetto di Dio più alto o massimo poiché l'esistenza, come entità in sé, sarebbe la totalità della causalità, ogni forza di causa, ogni effetto dalla causa, tutto dell'esistenza, ogni regola normativa o legge, ogni proprietà e attributo e la stessa necessità e il valore essenziale di tutto quello che è, è stato, potrebbe essere, o mai sarà. Stessa esistenza sarebbe dunque la sua somma infinita totale di informazione ed espressione. In questo contesto, si capisce che le entità coscienti non possono esistere senza causa, o rappresentare una causa prima.[6]

Ciò ci porta di nuovo alla domanda di come si possa "conoscere" come creare in esistenza senza necessitarli i seguenti: la coscienza, i sistemi cognitivi, gli organi di senso, le informazioni, o anche l'esistenza stessa. Questi che sembrano anche essere il fondamento basilare, la necessità, e la causa della nostra esistenza cosciente. Cioè, come può un'entità ideare e portare tutti i seguenti oggetti o concetti elencati appresso in esistenza se sono così centrali per la nostra esistenza, o l'esistenza di qualsiasi altra entità cosciente? Qualcuno potrebbe cercare di sostenere che la risposta a questa domanda sta nel fatto che un tale essere creativo (cioè l'onnipotenza) non ha bisogno di nessuna di queste presunte necessità. O che sarebbero sostenute come false poiché l'essere stesso è affermato quale attualizzazione delle "informazioni" comprese nella qualità dell'onniscienza. Tuttavia, ciò non avrebbe senso poiché l'onniscienza necessita di "conoscere", e la conoscenza richiede... informazioni, e la consapevolezza richiede una fonte di inchiesta informativa.[7] con mezzi per accedere, assorbire ed elaborare tali informazioni. Peggio ancora, se l'essere è senza limiti e senza confini nella sua onniscienza, si pone in discussione in che modo possa "sapere" come attualizzare nuove informazioni che già non conosca? Così ancora una volta si ha un'autoconfutazione. Diventa un paradosso all'interno di un paradosso che sembra semplicemente autoannullare un essere onnisciente illimitato e senza confini. Altri potrebbero affermare che senza che l'essere attualizzi tali informazioni come aspetto intrinseco della sua stessa natura, non ci sarebbero le informazioni tanto per cominciare... Ma ancora una volta un sistema cognitivo lo richiederebbe almeno per funzionare, se non addirittura per sostenere uno stato cosciente che richiederebbe informazioni per essere cosciente e consapevole. Vedi anche: Teoria dei sistemi, Analisi dei sistemi dinamici, Teoria delle biforcazioni, ed un argomento interessante e intuitivo ABC... basato sulla scienza/teoria delle informazioni:[6]

  • A: Non ci può essere scelta o decisione presa senza informazioni
  • B: Non ci può essere coscienza o consapevolezza senza informazioni
  • C: Non si può avere conoscenza senza informazioni
  • D: Non si può fare nulla senza informazioni
  • E: Non si può esistere senza valore informativo
  • F: Non si può pensare senza informazioni
  • G: Non si può nemmeno sapere se si esiste, senza informazioni
  • H: Non si può rispondere, replicare, o reagire senza informazioni
  • I: Non ci può essere "Io" senza le informazioni che danno all'"Io" un'identità.
  • J: Non ci può essere alcuna morale, etica, o di leggi senza informazioni
  • K: Non si possono avere o esprimere emozioni o sentimenti senza informazioni
  • L: Non si possono avere esperienze o fare esperienze di niente senza informazioni
  • M: Non si può avere un posto dove esistere in modo da essere esistente, senza una struttura, sistema, o valore informativi.
  • N: Non si può creare o progettare alcunché senza informazioni
  • O: Non si può avere la capacità di elaborare le cose senza informazioni
  • P: L'intelligenza non può esistere senza le informazioni da applicare
  • D: Nessun sistema o processo può esistere senza informazioni
  • R: Causa ed effetto non possono esistere senza informazioni
  • S: La logica non può esistere senza informazioni
  • T: La ragione non può esistere o le cose non possono avere un motivo/scopo senza informazioni
  • U: Non ci può essere nessun significato senza informazioni
  • V: Non ci può essere nessun valore senza informazioni
  • W: Non ci può essere capacità senza valore informativo
  • Y: Non ci può essere complessità senza struttura informativa
  • Z: Non si può trasmettere, inviare, o esprimere un messaggio senza informazioni

Sebbene alcuni punti di cui sopra possano essere discutibili, tuttavia solo alcuni di essi apparentemente basterebbero come premesse per iniziare una discussione critica. Nonostante ciò, alcuni documenti religiosi come evidenziati nella letteratura teologica si concentrano a sostenere attributi come l'onniscienza. Siamo in grado di esplorare queste idee in ideologie religiose, come il cristianesimo o l'ebraismo (due esempi tra tanti). Specificamente, nel cristianesimo ortodosso vi è un insieme di attributi specifici, alcuni di quali già rilevati supra, che sono usati per descrivere il loro Dio. Tra questi attributi vi sono i seguenti:

Giovanni Damasceno, La Fonte di conoscenza (Πηγὴ γνώσεως), spec. De Fide Orthodoxa:[8]

Estratto 1:

"L'increato, il non-originato, l'immortale, l'illimitato, l'eterno, l'immateriale, il buono, il creativo, il giusto, l'illuminante, l'immutabile, l'impassibile, l'incircoscritto, l'incontenibile, l'illimitato, l'indefinibile, l'invisibile, l'inconcepibile, il nullavolente, l'avente potere e autorità assoluti, il datore di vita, l'onnipotente, l'infinitamente possente, il santificante e comunicante, il contenente e sostenente tutte le cose e il provveditore di tutto ciò e simili che Egli possiede per Sua natura. Questi non vengono ricevuti da una qualsiasi altra fonte, al contrario, è la Sua natura che comunica tutto il bene alle Sue creature secondo la capacità di ciascuna."

Estratto 2:

"E ancora una volta, vi è la Sua conoscenza di tutte le cose da un semplice atto di conoscenza. E vi è il Suo vedere distintamente con il Suo occhio divino, immateriale, che tutto vede in una sola volta."
  • Incontenibile
  • Illimitato
  • Onnipresente
  • Il contenitore e sostenitore di tutte le cose
  • Onnisciente
  • Immateriale
  • Atemporale
  • Infinito

Sebbene questi otto attributi siano stati affermati e difesi da molti teologi e filosofi, come Richard Swinburne, William Craig e Donald Wacome,[9][10][11] tali attributi sono spesso messi in dubbio e dibattuti da altri.[12]

Solipsismo onnisciente dalla prospettiva di un designer (L'Ente OnniscienteQuesto in procinto di progettare e creare qualcosa che deve esistere, come per es. un essere umano.)

Io =: riferimento al designer e a tutte le informazioni che danno all'"Io" un Identità, o esistenza alle cose, e valore.

  1. Sono onnisciente
  2. Ho un'idea di qualcosa che voglio costruire, plasmare, o fare esistere
  3. So infinitamente tutto di questa cosa, persona, o luogo infinitamente prima, e infinitamente dopo che l'ho costruito/a, o anche pensato/a.
  4. Io saprei nel mio disegno tutto ciò che potrà infinitamente mai fare.
  5. Io saprei tutto sull'essenza o essere del mio disegno al punto di essere veramente e letteralmente quello del mio disegno (oggetto, soggetto, cosa o luogo) in ogni modo infinitamente letterale (e si deve prestare molta attenzione al termine infinito)
  6. Io saprei tutto quanto sopra infinitamenteo nel passato, presente e futuro.
  7. Questa cosa che ho disegnato sarebbe solo in grado di fare ciò che è stata progettata a fare, e ciò che ho già infinitamente saputo che farà.
  8. Anche se volessi affermare che io sono solo onnisciente su quello che è conoscibile, 5, 6 (passato e presente) e 7 sarebbero tutti conoscibili. L'onniscienza renderebbe detto Ente di essere la totalità dell'esistenza stessa nel migliore dei casi possibili: ciò in cui tutto il resto sarebbe il sottoprodotto dell'entità (esistenza) stessa.

A questo proposito, vediamo come si potrebbe cercare di argomentare che le azioni creative di tale entità onnisciente potrebbero attualizzare la sua onniscienza e produrre un'istanza di realtà distinta dall'Io di questa entità come proprietà generate. O in termini panenteistici,[13] entità proiettate o immaginate nella propria mente. In questo caso, tutte le possibil entità create si dicono letteralmente parte della mente propria dell'Ente onnisciente e quindi rendendo tutte le cose dichiarate al di fuori di sé come autoimmaginate e nonentità proiettate.[14] Così l'azione creatrice di questo essere e la sua autolimitazione rende realtà e individualismo impossibili siccome l'atto stesso della creazione è azione di per sé, o solo della propria immaginazione. Ciò però sfiderebbe l'onniscienza, e rivendicherebbe ancora la creazione di nuove informazioni, anche se immaginate, da una posizione di onniscienza senza limiti e senza costrizioni, o da una posizione di sapere infinitamente già tutto quello che potrebbe mai essere conosciuto. Così ancora una volta il paradosso mostra l'onniscienza come un argomento di autoconfutazione dell'attributo o proprietà di un tale presunto Ente onnisciente. È apparentemente impossibile conciliare l'onniscienza come attributo di un essere senza diventare vittima sconfitta dal proprio attributo.

Onniscienza contro libero arbitriomodifica | modifica sorgente

Sorge una domanda: un'entità onnisciente conosce tutto anche in merito alle sue proprie decisioni nel futuro - proibisce quindi a quell'entità il libero arbitrio?

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Determinismo e Libero arbitrio.

Onniscienza anterogradamodifica | modifica sorgente

L'onniscienza anterograda è quel tipo di onniscienza che incorpora in Dio la completa conoscenza del futuro.

Un'obiezione comune al libero arbitrio è il fatto che Dio conosce il futuro e ciò che è già noto non è considerato parte del libero arbitrio, ma è considerato predestinazione.

Se al futuro fosse data la definizione della fisica, si potrebbe definirlo così: il passato è qualcosa che è noto, il futuro è qualcosa che non si conosce, ma potrebbe avere una serie infinita di possibili linee temporali ramificate, e il presente è l'eliminatore delle possibilità. Dio conoscendo il futuro non lo determina, poiché la sua conoscenza non è un processo deterministico proveniente dal passato, ma piuttosto una conoscenza che esiste nel presente e futuro attualizzata dalla libera azione umana. Il futuro esiste come una rete di possibilità il cui esito è noto all'Ente Onnisciente ma non predittivamente dal passato, piuttosto postdittivamente da presente e futuro. L'errore che spesso si fa qui è quello di confondere la comprensione umana delle Sue azioni e dei fenomeni fisici con la conoscenza posseduta dall'Essere Divino. Le due cose non sono uguali, e una volta che si è capito questo, tutti i presunti paradossi vengono risolti.

Un'altra possibile risposta è quella di affermare che Dio conosce il futuro, ma non lo influenza. Si può ipotizzare che Dio conosca tutti i possibili eventi futuri, il che significa che vedrebbe un numero infinito di line temporali disposte su un piano e queste linee di tempo rimarrebbero in esistenza anche se non scelte. Un tale Dio conoscerebbe ogni modo possibile di come qualcosa possa essere. Conoscerebbe tutte le probabilità matematiche per esempio di ottenere un evento A e saprebbe anche se un libero agente (come un essere umano) potrebbe causare ad A di accadere. In virtù del suo autocontrollo, Dio permette agli esseri umani di modellare e adattare la loro vita secondo le loro decisioni. In questo modo tutti i paradossi apparenti sono risolti, poiché si può avere un mondo con un Dio Onnipotente, Onnisciente e Libero, mentre simultaneamente si attualizza la possibilità di libero arbitrio nell'Ordine del Creato, come si attua negli esseri umani.

La spiegazione precedente in realtà contraddice l'onniscienza. Gli eventi previsti devono accadere per la natura stessa di Dio che è onnisciente. Se la Sua conoscenza non è deterministica, sarebbe possibile per gli esseri umani di comportarsi in un modo che Dio non avrebbe previsto, ma così facendo si andrebbe fuori del reame della Sua conoscenza che è presupposta essere infinita. E se uno vuole fare appello alla natura misteriosa di Dio e dei Suoi modi di essere al di là dell nostra comprensione, allora si pone la questione del perché si debba dire una qualunque cosa su di Lui che è inconoscibile.

Usi non teologicimodifica | modifica sorgente

La Teoria dei giochi studia l'onniscienza: nel contesto di un gioco, i giocatori possono essere onniscienti.

Il campo letterario dell'analisi e della critica può presentare l'onniscienza dal punto di vista del narratore. Un narratore onnisciente, quasi sempre un narratore in terza persona, è in grado di rivelare intuizioni in personaggi e ambientazioni che non sarebbero altrimenti chiari dagli eventi della storia e che nessun singolo personaggio potrebbe esserne a conoscenza. Il narratore è quindi onnisciente, conosce alla perfezione situazioni del presente, passato e futuro, conosce la psicologia dei personaggi, ciò che pensano, come agiscono, perché agiscono (Manzoni ne è un esempio).

Un insieme di tecniche di sorveglianza che contribuiscano a molte conoscenze disparate circa i movimenti, le azioni, le conversazioni, l'aspetto, ecc. di un individuo (o organizzazione) è talvolta chiamata "tecnologia onnisciente".

La parola in (EN) "omniscient" (onnisciente) caratterizza un personaggio fittizio nell'album musicale di Devin Townsend intitolato "Ziltoid the Omniscient".

Rappresentazioni teologichemodifica | modifica sorgente

Diagramma dei Nomi di Dio (XVII secolo)

I concetti di onniscienza possono essere definiti come segue (usando la notazione della Logica modale):

x è onnisciente =def \forall p(p \Rightarrow Kxp)

In parole, per onniscienza totale:

x è onnisciente =def Per tutte le proposizioni p: se p (è vero), allora x sa che p (è vero)

Per l'onniscienza inerente si interpreta Kxp in questo e il seguente come x può sapere che p è vero, così per l'onniscienza inerente questa proposizione si scrive:

x è onnisciente =def Per tutte le proposizioni p: se p (è vero), allora x può sapere che p (è vero)

Ma un'analisi logica critica dimostra che questa definizione è troppo ingenua per essere corretta e quindi deve essere qualificata come segue:

x è onnisciente =def \forall p((p \land \Diamond Kp) \Rightarrow Kxp)

In parole:

x è onnisciente =def Per tutte le proposizioni p: se p (è vero) e p è (logicamente) conoscibile, allora x conosce [/può conoscere] che p (è vero)

La successiva definizione è necessaria perché ci sono proposizioni logicamente vere ma logicamente inconoscibili come "Nessuno sa che questa frase è vera":

N = "Nessuno sa che N è vero"

Se N è vero, allora nessuno sa che N è vero; e se N è falso, allora non è il caso che nessuno sa che N è vero, che significa che qualcuno sa che N è vero. E se qualcuno sa che N è vero, allora N è vero; quindi, N è vero in ogni caso. Ma se N è vero in ogni caso, allora è logicamente vero e nessuno lo sa. Inoltre, l'N logicamente vero non solo non è conosciuto di essere vero ma anche impossibilmente noto di essere vero, poiché ciò che è logicamente vero è impossibilmente falso. La frase N è un logico contro-esempio della definizione non qualificata di "onniscienza", ma non mette in discussione quella qualificata.

Ci sono altri esempi logici che sembrano minare anche questa definizione ristretta, come il seguente (chiamato "Il Bugiardo Divino Rafforzato"):

B = "Dio non crede che B sia vero"

Se B è vero, allora Dio (o qualsiasi altra persona) non crede che B sia vero e quindi non sa che B è vero. Di conseguenza se B è vero, allora c'è una verità (cioè "B è vero") che Dio non conosce. E se B non è vero (= falso), allora Dio falsamente crede che B sia vero. Ma credere la falsità che B sia vero è credere la verità che B non è vero. Quindi, se B non è vero, allora c'è una verità (cioè "B non è vero") che Dio non sa. In questo modo ed in ogni caso c'è una verità che Dio non conosce e non può conoscere, perché la conoscenza implica una vera credenza.

Mentre la frase N è un'inconoscibilità relativa al non-conoscitore, B è un'inconoscibilità relativa al conoscitore, il che significa che il nostro concetto di onniscienza evidentemente ha bisogno di essere ridefinito ancora una volta:

x è onnisciente =def \forall p((p \land \Diamond Kxp) \Rightarrow Kxp)

In parole:

x è onnisciente =def Per tutte le proposizioni p: se p (è vero) e p è (logicamente) conoscibile a x, allora x conosce [/può conoscere] che p (è vero)'

Onniscienza nella teologia giudeo-cristianamodifica | modifica sorgente

Rappresentazione semplice dell'Onniscienza divina
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sapienza divina, Ein Sof e Sefirot.

Il Dio onnisciente unicamente semplice ed eternomodifica | modifica sorgente

Nella tradizione giudeo-cristiana Dio conosce tutto, è onnipresente (presente ovunque, in tutta la creazione divina e al suo di fuori) e nulla può essere nascosto a Dio. Dio onnisciente unicamente semplice ed eterno vede il passato, presente e futuro simultaneamente. Questo Dio è come un osservatore su una strada di montagna che guarda giù a valle, vedendo il resto della strada e tutti i suoi punti in un'unica volta. Il tempo non passa per Dio, poiché tutto il tempo è per Lui presente. Ne consegue che qualsiasi evento che sia mai accaduto è presente simultaneamente davanti a Dio. L'età dei dinosauri, l'impero di Alessandro Magno, la Guerra civile americana, l'arrivo dei primi coloni in Australia, l'uomo sulla Luna, oggi e la fine del mondo sono tutti, indistintamente, presenti al Dio eterno.

I sostenitori del Dio eterno quindi affermano con forza la versione dell'onniscienza divina totale. Il Dio eterno, atemporale, conosce tutto - passato, presente e futuro. Per Dio naturalmente non c'è passato, né presente e né futuro, poiché tutti gli eventi temporali sono simultaneamente presenti a Dio. Tuttavia, Dio conosce a quale punto della "strada del tempo" si collochino le nostre vite. Un tale Dio conosce il nostro futuro assolutamente, in ogni particolare.[15] Tale concetto è certamente attraente per le teologia judeo-cristiana, ma presenta un problema serio: se Dio conosce gli eventi che per noi sono futuri – anche se non futuri per Dio, perché per Lui sono eternamente presenti – come facciamo ad essere liberi? Se Dio sa da sempre che il giovane Tizio sposerà una donna chiamata Caia nel giorno del suo 27º compleanno, ha Tizio (o Caia) una qualche altra possibilità di scelta?

In altre parole, se Dio sa il nostro futuro, è il nostro futuro totalmente determinato e siamo quindi come burattini sotto il controllo di un grande burattinaio? Parti della tradizione cristiana lo hanno implicato. L'intera idea della predestinazione, che comporta l'affermazione che le nostre vite sono determinate da Dio, può essere considerata come opposta alla libertà umana. Tuttavia, si afferma anche che Dio abbia concesso agli esseri umani il dono delle liberetà in modo che possano scegliere ciò che vogliono, e se girarsi verso Dio o rifiutarLo. L'amore richiede libertà, libertà di scelta, e se le nostre azioni sono completamente determinate e contrallate da Dio, allora apparentemente non possiamo essere liberi.

Ci sono due alternative di esporre la conoscenza di Dio:

  1. Se Dio conosce Y, allora necessariamente Y accadrà (dove Y è un evento del mondo), oppure
  2. Se Y accade, allora necessariamente Dio conosce Y.

I due casi sono significativamente differenti. Nel primo caso, è la conoscenza di Dio che fa accadere l'evento Y. Nel secondo caso, è l'accadere dell'evento Y che causa a Dio di conoscerlo. Il primo porta alla predestinazione, il secondo no. Nel primo caso, ciò che accade nel mondo accade perché Dio sa che accadrà e quindi gli esseri umani non possono essere liberi in nel verso senso della parola.

Se il Dio totalmente semplice ed eterno conosce le nostre azioni future, che significato si può dare alla credenza che siamo liberi? Boezio (480-524), che fu console dell'Antica Roma analizzò tale problema. Venne accusto falsamente e messo in carcere ed i suoi figli furono trattati similmente. Il suo libro, De consolatione philosophiae, fu scritto in prigione come un dialogo nel quale la Filosofia, personificata da "una donna di aspetto oltremodo venerabile nel volto, con gli occhi sfavillanti e acuti più della normale capacità umana; di colorito vivo e d'inesausto vigore, benché tanto avanti con gli anni da non credere che potesse appartenere alla nostra epoca", dimostra che l'afflizione patita da Boezio per la sventura che lo ha colpito non ha in realtà bisogno di alcuna consolazione, rientrando nell'ordine naturale delle cose, governate dalla Provvidenza divina. Nel libro Boezio cerca di farsi una ragione della sua sventura.[16]

Boezio dice alla Filosofia che Dio conosce ogni cosa. Dio quindi conosce le azioni future degli esseri umani e ciò dovrebbe allora significare che uomini e donne non sono liberi. Tuttavia la Filosofia risponde che ciò è un errore: Dio sì conosce eternamente quello che faremo in futuro, ma la conoscenza di Dio non è causale. Dio vede eternemente le nostre azioni future, ma ciò che Dio vede è il risultato della nostra libertà - Dio non ci causa di agire in un qualche particolar modo (questa è l'opzione 2 supra).

Su questa base, quindi, Dio può eternamente sapere tutte le azioni umane, passate, presenti e future, senza eliminare la libertà umana. Le nostre libere azioni sono ciò che Dio vede, e che Dio le veda non ci causa di agire in un certo modo. Dio eternamente conosce che il giovane Tizio sposerà Caia, ma saranno Tizio e Caia a decidere di sposarsi, Dio non causerà loro di farlo.[15]

L'unico problema è che questa attraente posizione non è possibile se Dio è totalemnte semplice ed eterno, o almeno Tommaso d'Aquino sosteneva che non fosse possibile.[17] Per Tommaso, Dio non è un essere con attributi, tutti gli attributi di Dio sono identici tra loro. La Sua saggezza, amore, giustizia, conoscenza, ecc. sono tutte identiche in Dio. Dio non dipende dall'universo in nessuna cosa. Dio quindi non sa cosa accade nell'universo perché queste cose accadono; piuttosto, le cose accadono nell'universo perché Dio le conosce. In altre parole, la conoscenza di Dio è causale. Sorprendentemente, a quanto pare l'opinione di Tommaso d'Aquino porta al determinismo, alla predestinazione di tutte le cose da parte di Dio. Nell'Islam quest'idea è fondamentale: tutto accade per volere di Allah. Alcuni cristiani (per esempio i calvinisti) affermano questa posizione e considerano che Dio predestina alcune persone ad andare in Paradiso, mentre altre ad andare all'inferno. Giovanni Calvino scrive:

"Quando attribuiamo preconoscenza a Dio, intendiamo che tutte le cose sono sempre state e rimangono perpetuamente davanti ai suoi occhi cosicché per la sua conoscenza nulla è futuro o passato ma tutte le cose sono presente... Egli le tiene e vede come se fossero veramente poste dinnanzi a Lui."[18]

Calvino asserisce che Dio conosce l'esito di ogni azione umana dagli inizi dei tempi. Dicendo questo, si allinea con le maggiori tradizioni della Chiesa. Nella Città di Dio, Agostino d'Ippona scrive:

Se si ammette l'esistenza di Dio, pur negandone la prescienza del futuro, questa è l'affermazione dello sciocco ... Un essere che non ha prescienza di tutti gli eventi futuri, certamente non è Dio.[19]

Tuttavia, il problema di questa tesi è che, se accettata, gli esseri umani non sono liberi. Per circa 1700 anni teologi e filosofi hanno lottato con questo problema e, sebbene siano state proposte varie soluzioni, nessuna delle proposte funziona veramente. Agostino sostiene che se tu hai un amico che conosci molto bene, puoi immaginarti che sia sul punto di peccare. La tua conoscenza però non gli causa di peccare. "In modo simile Dio non costringe nessuno a peccare sebbene egli veda in anticipo coloro che stanno per peccare di propria volontà."[20] La prescienza di Dio e la prescienza dell'amico sono però differenti qualitativamente. La prescienza umana può errare - ciò fa parte dell'essere umani. Ma la prescienza di Dio non può errare, dato che Egli è perfetto nella Sua onniscienza, a differenza della persona umana. Poiché le azioni peccaminose dell'amico sono volontarie, si potrebbe asserire che la "conoscenza" che pecchi sia niente di più che un'intuizione, mentre la conoscenza di Dio no.

Un'altra alternativa viene proposta dal gesuita e filosofo Gerard Hughes,[21] che accetta il fallimento della soluzione di Tommaso d'Aquino, confermando che porta al determinismo. Allora Hughes propone l'alternativa che le azioni umane causano a Dio di conoscere cosa accade. In tal caso la libertà è garantita. Sono le tue libere scelte che causano a Dio di sapere. Dio sì conosce il passato, presente e futuro, ma Dio conosce perché Dio eternamente vede tutto ciò che accade - Dio eternamente vede l'interezza del tempo ma sa cosa accade perché accade.

Le alternative di Tommaso e di Hughes possono venir poste come segue:

  • Tommaso effettivamente dice: "Se Dio sa che X accade, allora X accade perché Dio lo sa."

Mentre

  • Hughes effettivamente dice: "Qualsiasi cosa accada, Dio sa che accade perché accade."

Eccoci dunque ritornati all'alternativa nr. 2 riportata all'inizio di questa sezione.
Sembra una buona alternativa, ma si potrebbe controbattere, insieme a Tommaso d'Aquino, che tale seconda alternativa è inconsistente con la semplicità di Dio, dato che significa che Dio dipende dagli esseri umani per la Sua conoscenza. Dio non può più esser considerato un'unità se la Sua conoscenza non è identica agli altri Suoi attributi, cosa invece essenziale nel modello totalmente semplice adottato da Tommaso. Se la conoscenza di Dio dipende dagli esseri umani, allora la conoscenza di Dio non è fissata nell'eternità ma soggetta agli eventi del tempo. Se la conoscenza di Dio dipende dalle libere scelte degli esseri umani, la conoscenza di Dio dipende da Dio che vede eternamente cosa succede. Ciò significa che la conoscenza di Dio dipende da una decisione fatta nello spazio e nel tempo. La conoscenza di Dio è comunque immutabile poiché Dio vede l'interezza del tempo in un unico atto eterno di consapevolezza. Ciò salvaguardia la libertà ma a spese di compromettere questo modello di Dio in tal modo da renderlo incoerente.[15]

Il Dio eterno e l'onniscienzamodifica | modifica sorgente

Il secondo modello di Dio deve quindi essere esaminato. Se Dio è eterno e tuttavia interno al tempo, allora il tempo passa per Dio come passa per gli esseri umani. Dio conosce tutti gli eventi del passato e tutto ciò che succede nel presente. Dio inoltre conosce tutti i fattori che determineranno il futuro.

In base a questo, il futuro è futuro anche per Dio, ma il tempo non domina Dio nello stesso modo che domina le brevi vite degli umani. Tuttavia gli eventi che sono nel futuro per noi,lo sono anche per Dio. Se questo è il caso, allora noi siamo liberi e Dio vede le nostre azioni libere. Però Dio non può conoscere il futuro – il futuro è davvero aperto davanti a noi e a Dio. Siamo noi umani che dobbiamo decidere come agire e noi che dobbiamo decidere come vogliamo essere e/o diventare. Dio naturalmente sa tutto ciò che facciamo e tutto ciò che decidiamo, ma Egli rispetta la nostra libertà.[22] Ma il problema maggiore è che Dio non conosce il futuro: certo, Dio conosce ogni individuo eccezionalmente bene e può predirre cosa accadrà in futuro, ma non è la stessa cosa dell'onniscienza. Questa è comunque la soluzione proposta dal teologo Richard Swinburne, quando afferma che l'onniscienza di Dio significa che Dio sa tutto ciò che è logicamente possibile sapere – e continua dicendo che questo non include il futuro. È logicamente impossibile, data la libertà umana, che Dio conosca il futuro.[23]

Questa visione si adatta bene all'idea del caos e della casualità al livello di particella fondamentale dell'Universo. Il futuro è aperto autenticamente ma nei limiti stabiliti dalla creazione divina ed è nell'ambito di questo Universo aperto che gli esseri umani si sono evoluti per diventare creature che possono scegliere se rispondere a Dio o no, che possono scegliere se svilupparsi in creature compassionevoli, amorevoli e benevoli, o rifiutare tale percorso. C'è da credere quindi, secondo quanto sopra, che Dio valorizzi ed apprezzi questa libertà umana perché solo nella libertà l'amore può divenire possibile.[15]

Onniscienza nell'India buddhistamodifica | modifica sorgente

Buddha, di Otgonbayar Ershuu

Il tema dell'onniscienza è stato molto dibattuto in varie tradizioni indiane, ma specialmente dai buddhisti. Dopo le escursioni di Dharmakirti sul tema di ciò che costituisce una valida cognizione, Sàntaraksita[24] e il suo studente Kamalasila studiarono a fondo la materia in Tattvasamgraha (VIII secolo) e il suo commentario, il Panjika. Gli argomenti del testo possono essere generalmente suddivisi in quattro sezioni:

  • La confutazione che le cognizioni, sia percepite, dedotte, o altro, possano essere usate per negare l'onniscienza.
  • Una dimostrazione della possibilità di onniscienza attraverso l'apprendimento della natura universale aperta a tutte le conoscenze, esaminando che cosa significa essere "ignorante" (colui che ignora) e la natura della mente e della consapevolezza.
  • Una dimostrazione della onniscienza totale, dove sono a disposizione dell'essere onnisciente tutte le caratteristiche individuali (svalaksana).
  • La dimostrazione specifica dell'onniscienza non esclusiva di Buddha Shakyamuni.[25]

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ John Polkinghorne, Science and Theology, SPCK/Fortress Press, 1998. ISBN 0-8006-3153-6
  2. ^ Ron Barnette, a Bright-OMNISCIENCE AND FREEDOM, Valdosta.edu, 16/09/1999. URL consultato il 04/06/2013.
  3. ^ Concordanza Strong: "demuth: likeness, similitude; Original Word: דְּמוּת".
  4. ^ Gianluca Reuven Mattioli, "Conoscenza superiore e attributi primari dell'Motore Immobile", in Journal of Philosophical Studies, maggio 1989, Vol. 3, pp.337-357.
  5. ^ a b Per questa sezione cfr. int. al., Anna Baldazzi, "Le Scienze dell’informazione e le teorie della transizione: un paradigma in continuo mutamento", AIDAinformazioni, Anno 20, gennaio–marzo, Numero 1/2002, pp. 25-30; vedi anche F. Jacob, La logique du vivent, Parigi: Gallimard, 1970 («trad.it.» La logica del vivente, Torino: Einaudi, 1971).
  6. ^ a b "CAUSALITY OR CAUSATION - THE FUNDAMENTAL FACT PLAINLY EXPLAINED", di Ted Honderich, su The Determinism and Freedom Philosophy Website.
  7. ^ Qualitative Inquiry, Personal.psu.edu. URL consultato il 05/06/2013.
  8. ^ Full text of "An Exact Exposition Of The Orthodox Faith", Archive.org. URL consultato il 05/06/2013.
  9. ^ Richard Swinburne, The Coherence of Theism
  10. ^ William Lane Craig, Reasonable Faith
  11. ^ Divine Omniscience & Free Will, Tyler.net, 18 marzo 1989. URL consultato il 05/06/2013.
  12. ^ "Cosmological reasons for God's nonexistence", del Raving Atheist Forum".
  13. ^ Česky, Panentheism - Wikipedia, the free encyclopedia, En.wikipedia.org. URL consultato il 05/06/2013.
  14. ^ nonentities - definition of nonentities by the Free Online Dictionary, Thesaurus and Encyclopedia, Thefreedictionary.com. URL consultato il 05/06/2013.
  15. ^ a b c d Peter Vardy, The Puzzle of God, Fount, 1999, pp. 158-168; vedi anche Peter Vardy & Julie Arliss, The Thinker's Guide to God, MediaCom Education, 2003, pp. 109-116, e passim.
  16. ^ Boethius, The Consolation of Philosophy, trad. V. Watts, Penguin, 1969.
  17. ^ Su sul Tomismo e le espressioni specifiche di questa sezione, si veda Anthony Kenny, Aquinas: A Selection of Critiacl Essays, Doubleday, 1969, ss.vv..
  18. ^ Giovanni Calvino, Istituzione della religione cristiana (1559), 2 voll., a cura di G. Tourn, UTET, Torino 1971, Libro III, cap. XXI.
  19. ^ La Città di Dio, Libro V, sez. 9.
  20. ^ Agostino, De libero arbitrio.
  21. ^ Nel suo The nature of God, Routledge, 1995, passim.
  22. ^ Questo concetto si adatta bene all'approccio ireneo del problema del male - cfr. Peter vardy & Julie Arliss, The Thinker's Guide to Evil, John Hunt Publishing, 2003.
  23. ^ Richard Swinburne, The Existence of God, Oxford University press, 1979; vedi anche il suo The Coherence of Theism, nella trilogia sul Teismo, Clarendon Press, 2ª ed. riveduta, 1993.
  24. ^ Śāntarakṣita (sanscrito: शान्तरक्षित) (725–788) - cfr. "stanford.edu": Śāntarakṣita (Stanford Encyclopedia of Philosophy) - fu un rinomato bramino buddista indiano e monaco/abate della Università Nalanda. Śāntarakṣita fondò la scuola filosofica nota come Yogacara-Svatantrika-Madhyamaka, che unì la tradizione Madhyamaka di Nagarjuna, la tradizione Yogacara di Asanga ed il pensiero logico ed epistemologico di Dharmakirti.
  25. ^ Sara L. McClintock, Omniscience and the Rhetoric of Reason. Wisdom Publications, 2010.

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente








Creative Commons License