PJ Harvey

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PJ Harvey
PJ Harvey in concerto, 2 settembre 2004
PJ Harvey in concerto, 2 settembre 2004
Nazionalità Regno Unito Regno Unito
Genere Alternative rock
Indie rock
Periodo di attività 1991 – in attività
Album pubblicati 11
Studio 9
Raccolte 2
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Polly Jean "PJ" Harvey (Yeovil, 9 ottobre 1969) è una cantautrice e musicista britannica.

Biografiamodifica | modifica sorgente

Ha registrato dischi da solista sotto il nome di P.J. Harvey, ma ha cominciato la sua carriera come parte di un trio (con il batterista Rob Ellis e il bassista Steve Vaughan) anch'esso chiamato PJ Harvey.

Originimodifica | modifica sorgente

Figlia di un artigiano e di una scultrice, la Harvey è cresciuta in una piccola fattoria nel Dorset. In giovane età i genitori l'hanno introdotta al blues, jazz e all'art-rock music, che più tardi influenzeranno il suo stile musicale: «Sono cresciuta ascoltando John Lee Hooker, Howlin' Wolf, Robert Johnson, e molto di Jimi Hendrix e Captain Beefheart. Sono stata esposta a tutti questi musicisti molto compassionevoli in tenera età... e questo è sempre rimasto in me e sembra essere tornato in superficie a un'età molto più adulta. Penso che il modo in cui siamo quando cresciamo sia il risultato di quello che abbiamo conosciuto da piccoli», ha dichiarato a Rolling Stone nel 1995. Ha passato anche una fase di ribellione durante l'adolescenza, in cui ha ascoltato artisti più pop come U2, The Police, Soft Cell, Duran Duran e Spandau Ballet, e più tardi nella sua adolescenza è diventata una grande fan delle band indie statunitensi Pixies, Television e Slint, ma non, come molto critici hanno sospettato, di Patti Smith (un frequente paragone che viene fatto e che la Harvey liquida come "giornalismo pigro"). Più recentemente la Harvey ha detto di essere stata ispirata dalla musica folk russa, dal compositore italiano Ennio Morricone e da compositori classici come Arvo Pärt, Samuel Barber e Henryk Górecki.

Ha studiato sassofono per circa otto anni, e all'inizio della sua carriera ha fornito sax, chitarra e cori a Somerset bands Bologna, the Polekats, the Stoned Weaklings e Automatic Dlamini. All'età di 17 anni ha cominciato a scrivere le sue canzoni e nel gennaio 1991 ha formato l'originale trio PJ Harvey (lei stessa alla chitarra e voce, l'ex-Automatic Dlamini Rob Ellis alla batteria e Ian Olliver al basso, rapidamente sostituito da Steve Vaughan). Il debutto nella pista di skittle dello Sherborne's Antelope Hotel fu così disastroso che il proprietario dovette pregare la band di smettere di suonare perché quasi tutti i clienti avevano lasciato il posto. A questo punto la Harvey aveva anche completato un corso di arte allo Yeovil Art College e stava studiando scultura al Central Saint Martins College of Art & Design di Londra, ancora indecisa sulla sua futura carriera.

I primi annimodifica | modifica sorgente

PJ Harvey ha pubblicato il suo singolo di debutto Dress per l'etichetta indipendente Too Pure nell'ottobre del 1991. Fu votato come singolo della settimana su Melody Maker da John Peel, che ammirava «il modo in cui Polly Jean sembra investita dal peso delle sue stesse canzoni e arrangiamenti, come se l'aria fosse letteralmente risucchiata da questi... ammirabile, anche se non sempre piacevole». La primavera successiva ha pubblicato un altrettanto acclamato secondo singolo Sheela Na Gig, e il suo primo LP Dry nel 1992. Un'edizione limitata con un doppio LP contenente Dry e i demo per Dry, chiamato Dryer/Demonstration fu pubblicata nello stesso momento. La musica del trio, grezza, hard rock con mischiati elementi di punk, blues e grunge, conquistò velocemente le riviste e un forte culto in entrambi i lati dell'Atlantico. Rolling Stone nominò la ventiduenne PJ Harvey miglior autrice e miglior cantante donna dell'anno.

Infiammò gli animi quando nell'aprile del 1992 apparve in topless sulla copertina del magazine britannico New Musical Express; prima di quel momento la Harvey era stata etichettata come certamente femminista. In proposito la Harvey dichiarò al magazine Vox che «Non mi definirei femminista perché non capisco il termine o il bagaglio che si porta dietro. Penso che dovrei tornare indietro e studiarne la storia per associarlo davvero a me, e non sento il bisogno di farlo. Preferisco decisamente andare avanti a fare le cose nel modo in cui le ho sempre fatte». Più recentemente ha dichiarato al magazine Bust: «Non penso mai al femminismo, voglio dire non mi sfiora mai la mente. Certamente non penso in termini di genere quando scrivo canzoni, e non ho mai avuto problemi che non potessi superare per il fatto di essere una donna. Forse non sono grata per le cose che sono avvenute prima di me. Ma non credo ci sia nessun bisogno di essere consapevoli di essere una donna in questo campo. Mi sembra solo una perdita di tempo. Non offro un supporto specifico alle donne. Offro supporto alle persone che scrivono musica, molti dei quali sono uomini».

Nel 1993, sotto l'etichetta Island Records, escono due album in rapida successione, il rumoroso, intenso e fieramente senza compromessi Rid of Me con il trio originale, e il lavoro solista 4-Track Demos, che conteneva gli otto 4-track demo fatti in casa che sarebbero diventati Rid of Me, insieme a sei tracce inedite.

Lavori da solistamodifica | modifica sorgente

Dopo l'allontanamento da Ellis e Vaughan nell'agosto del 1993, PJ Harvey si imbarca in una carriera solista esplorando collaborazioni con altri musicisti. To Bring You My Love (1995, prodotto da Mark Ellis, anche conosciuto come Flood) divenne subito una pietra miliare del rock alternativo. To Bring You My Love fu un grande successo mondiale con oltre un milione di copie vendute. Registrazione più blues della precedente, vide PJ Harvey ampliare la sua tavolozza musicale, includendo archi, organi e effetti sonori elettronici. Generò inoltre una hit a sorpresa con il singolo Down by the Water. Il giudizio della critica fu più che favorevole e finì per essere eletto album dell'anno da The Village Voice, Rolling Stone, USA Today, People, New York Times e Los Angeles Times; PJ Harvey è stata anche votata come artista dell'anno da Rolling Stone e SPIN. Durante questo periodo cominciò anche a sperimentare con la sua immagine adottando uno stile elaborato, teatrale nei suoi show: mentre prima usava apparire nei concerti con semplici magliette nere, pantaloni mimetici e Doc Martens, struccata e coi capelli spettinati, adesso appariva con gonne a pallone, parrucche e appariscente make-up da vamp (compreso ciglia e unghie finte), usando i sostegni di scena come scope e un microfono illuminato in stile Ziggy Stardust. Negò ogni citazione alle drag queens nella sua immagine, che definì alla “Joan Crawford in acido”, ma ammise al magazine SPIN, «è questa combinazione di essere elegante e divertente e rivoltante tutto allo stesso tempo che mi affascina. Veramente trovo questo modo di portare il make-up, tutto sbavato, sia estremamente bello. Forse ho solo un senso della bellezza un po' distorto». Tuttavia più tardi dichiarò a Dazed & Confused che «era una sorta di maschera. Ero persa come persona a quel punto. Non mi era rimasto più senso di me stessa» e non ha più ripetuto lo stile teatrale del To Bring You My Love tour.

PJ Harvey durante un concerto ad Atene nel luglio del 2008.

Nel 1998 pubblica Is This Desire, un ambizioso e sperimentale album che incontrò pareri discordanti nella critica, ma che PJ Harvey cita come suo preferito. In questo album la chitarra è lasciata in disparte per lasciare spazio alla costruzione dei pezzi intorno all'elettronica, le tastiere, il piano e il basso. Ha riunito intorno a sé l'ex componente del gruppo Rob Ellis e il musicista Mick Harvey per il suo album del 2000 Stories from the City, Stories from the Sea. Scritto nel Dorset, a Parigi e a New York, fu un enorme successo di critica e di vendite, con più di un milione di copie vendute in tutto il mondo e che vinse il Mercury Music Prize l'anno successivo. L'album mischia suoni lussurreggianti, melodici, pop-rock con la grossolana, frustante energia punk delle prime registrazioni, e sembra significare per Polly un cambio di umore poiché canta come se avesse ritrovato felicità nella vita. Nel 2001 fu prima nella classifica delle 100 più grandi donne della musica rock stilata dei lettori del magazine Q. Il 31 maggio del 2004 è stato pubblicato il successivo album, Uh Huh Her. Per la prima volta dopo 4-Track Demos, PJ Harvey l'ha prodotto da sola e ha suonato tutti gli strumenti eccetto la batteria. L'album ha ottenuto un generale positivo riscontro da critica e fans. Il 23 ottobre 2006 ha pubblicato The Peel Sessions 1991-2004, raccolta del materiale registrato per lo show radiofonico del dj della BBC John Peel. Il suo ultimo lavoro, White Chalk, pubblicato in Europa il 24 settembre 2007, è stato prodotto da Flood, John Parish e Eric Drew Feldman, e segna una radicale svolta nel suo stile, essendo prevalentemente composto di ballate pianistiche.

Per essere quarantaduenne, ha ottenuto un grande numero di riconoscimenti: ha vinto il Mercury Music Prize nel 2001 e nuovamente nel 2011, al momento unica artista ad averlo vinto due volte. Inoltre ha ottenuto sei nomination ai Brit award, cinque nomination ai Grammy e due ulteriori nomination ai Mercury Music Prize.

Collaborazionimodifica | modifica sorgente

Accanto al suo proprio lavoro, PJ Harvey ha contribuito a otto canzoni nel Vol. 9 & 10 di The Desert Sessions di Josh Homme, è apparsa nell'album di Nick Cave Murder Ballads (nella canzone “Henry Lee”) e nell'album di Tricky Angels with Dirty Faces (nella canzone “Broken Homes”). Ha offerto chitarra, basso e cori all'album It's a Wonderful Life degli Sparklehorse (nelle canzoni “Eyepennies” e “Piano Fire”). Nel 1996 ha registrato sotto il nome di Polly Jean Harvey, l'album Dance Hall at Louse Point con John Parish. Ha prodotto, suonato e scritto cinque canzoni per l'album Before the Poison di Marianne Faithfull nel 2004. Ha infine eseguito dal vivo con la cantante islandese Björk la cover dei Rolling Stones "(I Can't Get No) Satisfaction" durante la cerimonia di consegna dei Brit Awards nel 1994. Ha inoltre collaborato con Thom Yorke, frontman dei Radiohead, nella canzone "This Mess We're in" (contenuta nell'album Stories from the City, Stories from the Sea). Ha collaborato con Mark Lanegan, per le parti corali di due canzoni nell'album Bubblegum.

Altri lavorimodifica | modifica sorgente

Oltre alla meglio conosciuta attività musicale, Polly Jean ha anche recitato nel film del 1998 The Book of Life di Hal Hartley, una moderna storia basata sul personaggio di Maria Maddalena, e in un cameo come coniglietta-cantante nel cortometraggio A Bunny Girl's Tale di Sarah Miles. Inoltre è scultrice, e alcuni pezzi sono esibiti alla Lamont Gallery e al Bridport Arts Centre, e ha pubblicato poesie.

Discografiamodifica | modifica sorgente

Album studiomodifica | modifica sorgente

Raccoltemodifica | modifica sorgente

Altri progettimodifica | modifica sorgente

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente

Controllo di autorità VIAF: 87126508 LCCN: no96057794








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