Palazzo dello Strozzino

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Coordinate: 43°46′15.01″N 11°15′09.25″E / 43.770836°N 11.252569°E43.770836; 11.252569

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Palazzo dello Strozzino

Il palazzo dello Strozzino si trova in piazza Strozzi a Firenze. In parte demolito nell'Ottocento, vi venne realizzata un'opera comunque importante dell'architettura del primo Novecento, il cinema Odeon, tuttora esistente.

Storiamodifica | modifica sorgente

La maggior parte delle case intorno alla piazza e nel Corso degli [[Strozzi, ora via Monalda, nei pressi della chiesa di Santa Maria degli Ughi, appartenevano alla famiglia Strozzi. Dopo monumentale palazzo Strozzi, la residenza più bella era il palazzo detto "Lo Strozzino", che tra l'altro era più antico, e venne in seguito così chiamato per distinguerlo da quello più famoso, situato di fronte, ed anche perché fu la residenza di rami secondari rispetto a quello principale di Filippo Strozzi il Vecchio.

Viene anche chiamato palazzo delle Tre Porte per via dei tre portali sulla facciata principale che ancora oggi si vedono. Il terreno apparteneva a Palla di Noferi Strozzi e dopo il suo esilio nel 1434 venne ceduto ai cugini Agnolo Strozzi e Carlo Strozzi, figli di Palla di Novello Strozzi.

Essi fecero dare l'inizio ai lavori per la costruzione del palazzo verso il 1457, su case più antiche degli Strozzi e sulla piazzetta chiamata "Marmora". Il disegno è attribuito a Filippo Brunelleschi, ma vi dovettero intervenire più architetti, tra i quali Michelozzo: a lui viene attribuita la facciata almeno nella parte inferiore, dove si riscontra un rustico bugnato in pietra forte irregolare. Non deve trarre in inganno la sporgenza digradante verso l'alto che ricorda palazzo Medici-Riccardi, in quanto frutto di interventi graduali nei secoli, l'ultimo dei quali risalente all'Ottocento. Non è chiaro quando Michelozzo avrebbe lavorato al palazzo, se prima o dopo il grande palazzo per i Medici; in ogni caso questo palazzo sembra suggerire un linguaggio architettonico ancora in via di formazione, con l'assenza di elementi quali la panca di via e la distribuzione irregolare delle finestre al pian terreno.

Il primo piano, come le bifore e le bozze più lisce e regolari, è invece attribuito a Giuliano da Maiano, che vi avrebbe lavorato attorno al 1456: il cambio di stile al di sotto della cornice marcapiano fa infatti pensare a un repentino cambio di progetto. La parte superiore ricorda anche le geometrie usate da Bernardo Rossellino su progetto di Leon Battista Alberti a palazzo Rucellai.

All'interno esisteva un cortile, probabilmente ascrivibile a Michelozzo, realizzato verso il 1460: esso era circondato da un elegante portico a colonne, poi distrutto per farne una sala di cinematografo, l'attuale Cinema Odeon.

Una volta completo il palazzo era molto grande e occupava un intero isolato, con ben 121 stanze, sebbene fosse solo su due piani invece dei canonici tre. Con l'estinzione del ramo degli Strozzi proprietario della residenza durante l'Ottocento, il palazzo passò ai Sanminiatelli e ai Landi, per poi venire espropriato e passare di nuovo ad altri proprietari. In questo periodo venne realizzato anche il secondo piano, con il bugnato appena accennato per sottolineare il digradare della facciata verso l'alto come in altri famosi palazzi fiorentini, soprattutto guardando al vicino palazzo Strozzi.

Con i lavori di sventramento per Firenze Capitale (dal 1865) l'area venne profondamente stravolta. Nell'ultimo decennio del secolo il palazzo venne parzialmente demolito per creare via dei Sassetti ed allargare via degli Anselmi.

Il cinema Odeonmodifica | modifica sorgente

L'edicola del cinema Odeon

Il palazzo, ormai privo dei muri perimetrali su più lati era in attesa di una sistemazione decorosa. Tra il 1914 e il 1915 si demolì un'altra parte del complesso, compreso il bel cortile quattrocentesco, per costruire tra il 1920 e il 1922 (passata la prima guerra mondiale) il cinema Teatro Savoia, poi Odeon, su progetto di Marcello Piacentini in collaborazione con Ghino Venturi.

Il progetto, che oltre al cinema-teatro e al locale da ballo, prevedeva due piani di appartamenti per uffici ed usufruiva dei muri perimetrali del palazzo, ripristinati e impaginati in stile neorinascimentale. Nell'occasione vennero ridisegnate due facciate e su un spigolo venne posto la lanterna a forma di tempietto circolare con nudi efebici in bronzo, opera dello scultore Marescalchi.

L'interno del cinematografo, che occupa il piano terreno, il mezzanino e parte del primo piano si caratterizza per una fitta ornamentazione alla quale lavorarono lo scultore Giovanni Gronchi per i lacunari e le placchette in stucco, lo scultore Antonio Maraini per le tre Muse in legno dorato e policromo sul boccascena ed altri artiste e ditte specializzate per il complesso decorativo.

Celebrato negli articoli dell'epoca come un modello di "mirabile armonia" tra struttura architettonica generale e funzione, e celebre per la modernità e gli accorgimenti tecnici, oggi il cinema-teatro è considerato l'unico esempio nel panorama artistico cittadino degli anni Venti, "capace di attirare, riassumere ed esaurire in sé le sparute e più autentiche potenzialità dèco degli operatori fiorentini"[1].

Pochi furono gli elementi antichi riutilizzati (alcune volte, peducci e colonne) nell'ingresso e nel foyer.

Sul retro dell'edificio, su piazza Davanzati, venne creata una fontana decorativa e vennero apposti due stemmi decorativi. Su via dei Sassetti una lapide riporta: "Costruito nel MCMXXII per conto della S.A. Sindacato Immobiliare Toscano - Restaurato nel MCMXXXVIII".

L'internomodifica | modifica sorgente

Cinema Odeon
Cinema Odeon
La cupola

All'interno, un atrio-corridoio perimetrale filtra l'accesso alla sala da spettacolo. L'ingresso al cinema avviene da via degli Anselmi, mentre il portone centrale su via dei Sassetti immette nello scalone per la discesa nel sottosuolo. Dalla piazza Strozzi si accede invece al corridoio colonnato coperto con volte a vela, che costituisce il settore originale del palazzo dello Strozzino. Da via degli Anselmi si accede infine all'atrio rettangolare ornato da due fontane e con al centro il bancone della biglietteria con coronamento in legno intagliato da Umberto Bartoli, originale dell'epoca. Alle due testate sono collocati i banconi per il bar e si dipartono le due scalinate di collegamento con la galleria superiore.

Il grande vano per lo spettacolo, con platea a forma rettangolare e galleria a ferro di cavallo con palchetti laterali al secondo ordine, tenta una mediazione fra gli antichi organismi teatrali e i moderni luoghi di spettacolo cinematografico. Coperto da una grande cupola circolare di vetri colorati, in origine apribile tramite un congegno elettrico, la sala presenta un ricchissimo apparato decorativo, che riunisce gli stucchi bianchi e dorati delle colonne istoriate con placchette decorative, le tre Muse in legno dorato a coronamento del boccascena, i putti i festoni di palmette e le formelle centrali delle balaustre dei palchi, i due arazzi appesi sotto gli arconi laterali e la grande decorazione a stucco dorato sulla parete di fondo della galleria superiore, il prezioso telone in seta rosso cocciniglia e rosoni in lamina d'oro, dando vita ad un insieme prezioso e raffinato di ispirazione déco.

L'arredo originale della sala, in velluto rosso, è stato rinnovato nel 1987 ed è attualmente in velluto giallo oro; sono ancora in loco le poltroncine in legno originali delle due gallerie del secondo ordine.

Il foyer del primo piano presenta una copertura a lacunari ornati di stucchi con segni zodiacali e si articola in uno spazio centrale più ampio ornato da una fontana, mentre un'alta zoccolatura in marmo venato decora le pareti.

I piani superiori, destinati ad uffici, si articolano intorno al grande invaso della sala cinematografica la cui cupola è protetta da un lucernario in vetro.

Oltre ai locali da spettacolo e agli uffici della Gestione Germani, il fabbricato ospita la Direzione compartimentale della coltivazione dei tabacchi e l'Assessorato allo sviluppo economico del Comune di Firenze e, al piano interrato, un discoteca storica, lo Yab.

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Cresti C., Firenze capitale mancata. Architettura e città dal piano Poggi a oggi, Milano 1995, pagina 224.

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • Sandra Carlini, Lara Mercanti, Giovanni Straffi, I Palazzi parte seconda. Arte e storia degli edifici civili di Firenze, Alinea, Firenze 2004.
  • Marcello Vannucci, Splendidi palazzi di Firenze, Le Lettere, Firenze 1995 ISBN 887166230X
  • Vedi anche la bibliografia su Firenze.

Altri progettimodifica | modifica sorgente








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