Calciomercato

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Calciomercato è il termine che designa l'insieme delle operazioni di "compravendita dei calciatori" compiute dalle società di calcio in periodi predefiniti dell'anno. Nonostante si parli correntemente di "compravendita dei calciatori", le trattative hanno in realtà ad oggetto il cosiddetto cartellino,[1] ossia il diritto esclusivo di godere delle prestazioni sportive del giocatore interessato, a titolo di prestito, compartecipazione o cessione definitiva.

Tipi di trattativemodifica | modifica sorgente

Ci sono diversi tipi di trattative:

  • Acquisizione o cessione a titolo definitivo: la società acquista o vende definitivamente il diritto alle prestazioni sportive di un giocatore in cambio di soldi e/o cedendo il cartellino di uno o più giocatori in suo possesso.
  • Acquisizione o cessione a titolo temporaneo (o prestito): un calciatore si trasferisce da una squadra all'altra per un periodo determinato di tempo. La società di partenza continua a detenere il cartellino del giocatore, che, in base agli accordi, può anche essere richiamato in caso di bisogno. Le società si possono accordare su un prezzo che la squadra ricevente il giocatore può pagare alla fine del periodo del prestito per acquistare l'intero cartellino (diritto di riscatto obbligatorio o meno). Il prestito può anche essere oneroso.
  • Acquisizione o cessione tramite clausola rescissoria: un giocatore risolve il contratto con la sua squadra tramite un indennizzo economico (clausola, la cui entità è fissata nel contratto) versato da parte di una squadra terza che si arroga il diritto di far sottoscrivere il contratto al giocatore.
  • Risoluzione del contratto (chiamata erroneamente anche rescissione che, nel diritto italiano, può avvenire solo quando il contratto sia stato stipulato in caso di bisogno e/o in caso di pericolo): può essere unilaterale o consensuale:nel primo caso il club o un giocatore risolvono prima della sua naturale scadenza il contratto che li lega ed il giocatore è ingaggiabile senza dover pagare niente. Tuttavia la risoluzione unilaterale è permessa solo per motivi disciplinari, ritenuti validi dal collegio arbitrale della Lega Calcio e per motivi penali (reclusione, ecc.) relativamente ai giocatori ma anche per ragioni giudiziarie in caso di fallimento del club.Nel caso della risoluzione consensuale, il club proprietario del cartellino si accorda col giocatore per terminare il rapporto lavorativo prima della scadenza naturale, pagando o meno una sorta di buonuscita.
  • Compartecipazione (o comproprietà): la squadra acquista metà del cartellino del giocatore, con la possibilità di mettersi d'accordo per il prezzo con cui acquistare l'altra metà a fine stagione (diritto di riscatto). Se le due società non arrivano alla risoluzione delle comproprietà (caso in cui all'atto dell'acquisto non vi è stato un accordo per il riscatto) la risoluzione viene operata mediante la presentazione di due offerte in buste chiuse: la squadra che ha offerto di più ottiene l'intero cartellino. La comproprietà può essere rinnovata ed esiste la possibilità di un contro-riscatto a favore della squadra cedente. Questo tipo di trattativa esiste solo in Italia.
  • Svincolamento: un giocatore senza contratto passa gratis a una squadra. Può accadere ad esempio quando un calciatore decide di cambiare squadra alla scadenza naturale del contratto con la sua squadra attuale. Tutto ciò è possibile grazie alla sentenza Bosman dal 1997. Prima di allora, il calciatore, seppur in scadenza di contratto, era comunque legato non contrattualmente alla sua ultima squadra, che riceveva dal nuovo team del suo vecchio calciatore un indennizzo di poco inferiore al reale valore di mercato del tesserato.

Sessioni del calciomercatomodifica | modifica sorgente

L'Atahotel Executive di Milano, sede del calciomercato italiano negli ultimi giorni delle sessioni
  • Sessione estiva: solitamente 1º luglio-2 settembre alle ore 23:00
  • Sessione invernale: 3 gennaio-31 gennaio alle ore 23:00

In Italia le sessioni di calciomercato sono regolate dalla FIGC e variano rispetto a professionisti o dilettanti (con il mercato riaperto a dicembre). Fino al 1995, oltre alla normale sessione estiva, si teneva solo una sessione autunnale, dal 1º al 31 ottobre. Dal 2000 al 2001 il calciomercato è rimasto aperto in un'unica grande sessione dal 1º luglio al 31 gennaio. Dal calciomercato estivo del 2013 la duratà è stata fissata dal 1º luglio al 2 settembre.

Le squadre non possono effettuare operazioni di calciomercato al di fuori delle "finestre" stabilite normativamente; tuttavia possono acquisire i cartellini di giocatori svincolati entro il 31 marzo oppure firmare contratti di opzione con società detentrici del cartellino di un giocatore interessato. L'opzione dà diritto ad una prelazione sulla scelta sulla squadra a cui vendere un giocatore ed è a favore della società acquirente. La società detentrice del cartellino è obbligata a vendere, a meno che non si parli di un semplice diritto di prelazione.

Anche se non sono ammesse operazioni di trasferimento dei cartellini, spesso tuttavia le società e i calciatori si accordano e firmano contratti anche al di fuori del calciomercato: questi diventano effettivi soltanto dopo che le società depositano i contratti alla Lega Calcio durante i termini concessi.

In Inghilterra è possibile trasferire giovani calciatori nelle serie inferiori in qualsiasi periodo dell'anno.

Parametro zeromodifica | modifica sorgente

Si definisce a parametro zero un acquisto di calciatori realizzato senza esborso finanziario. Fino alla metà degli anni novanta, i calciatori avevano l'obbligo di rimanere legati alla propria squadra anche dopo la scadenza del contratto e, se volevano essere ceduti, la nuova squadra doveva obbligatoriamente pagare una somma.

La regola cambiò quando il calciatore belga Jean-Marc Bosman del Liegi chiese di poter andare all'US Dunkerque. Le carte federali ponevano delle strette limitazioni al passaggio dei calciatori dal campionato belga a quello francese e l'affare saltò. Bosman si rivolse agli avvocati, che sostennero che questa situazione era incoerente con il Trattato di Roma sulla libertà di movimento dei lavoratori all'interno dell'Unione Europea. La Corte di Giustizia Europea accolse la richiesta di Bosman, ma involontariamente favorì la nascita del parametro zero: come tutti i lavoratori, i calciatori potevano così cambiare liberamente squadra allo scadere del contratto.

Questa pratica ha favorito i grandi club, che non devono più pagare le squadre in cui crescono i giovani talenti, e anche i calciatori stessi, che possono andarsene molto più liberamente in squadre che li pagano meglio. A rimanere danneggiate sono le piccole squadre, che una volta potevano sostenersi vendendo i propri campioni, ora sempre più spesso se li vedono soffiare alla scadenza del contratto da squadre che possono permettersi di pagare stipendi più elevati.

Precontrattomodifica | modifica sorgente

I giocatori che si svincolerebbero alla fine della stagione, hanno la possibilità di firmare un precontratto con un'altra società a partire dall'anno in cui il contratto ha termine. Esso non è però un trasferimento, ma un semplice contratto cautelativo.

La crisi del mercato nei primi anni 2000modifica | modifica sorgente

Verso la fine degli anni novanta si è registrato un aumento esponenziale del costo medio di trasferimento dei giocatori, dovuto ad una pericolosa tendenza al rialzo, una eccessiva valutazione di giocatori mediocri (anche causata dallo sfruttamento delle cosiddette "plusvalenze") ed a gestioni economiche deficitarie. Il record del trasferimento più costoso è stato infatti abbattuto praticamente ad ogni estate, arrivando a toccare la cifra di 150 miliardi di lire per il passaggio di Zinedine Zidane dalla Juventus al Real Madrid nell'estate 2001.

Questa corsa alla spesa ha poi causato una stagione di vacche magre, caratterizzate da problemi finanziari per la maggior parte delle squadre: due "big" di quegli anni come Lazio e Parma, sempre ai vertici sia in Italia che in Europa, per colpa dei miliardi di debiti accumulati sotto le gestioni di Sergio Cragnotti e Calisto Tanzi (padroni rispettivamente di Cirio e Parmalat, che anche hanno avuto pesanti rovesci e perdite) hanno subito grossi ridimensionamenti e hanno dovuto cedere i giocatori più rappresentativi, uscendo di fatto dalla lotta alle prime posizioni.

Non solo: nomi celebri come Fiorentina, Napoli e Perugia sono falliti e solo grazie ad una legge "ad hoc", il Lodo Petrucci, sono potuti ripartire dalle serie inferiori con una nuova proprietà. In realtà il Napoli si iscrisse alla serie C1 quando già erano scaduti i termini stabiliti nel Lodo Petrucci. Alcune Società di Calcio hanno avuto e continuano ad avere molti debiti ma a queste ultime non è stato attribuito lo stesso trattamento di Fiorentina, Napoli e Perugia: è il caso del Messina o della Lazio a cui è stato consentito di spalmare il debito in molti anni al fine di evitare il fallimento, in barba ad ogni legge dello Stato italiano. Ma i fallimenti non si sono fermati alle grandi squadre: decine di formazioni hanno avuto gli stessi problemi e ogni stagione dal 2002-2003 in poi è stata caratterizzata, dalla A alla C2, da penalizzazioni o retrocessioni causate da inadempienze finanziarie o fallimenti.senza fonte

Questa diffusa incertezza finanziaria si è ovviamente riflessa sul mercato: dal 2004-2005 in poi non ci sono più state grandi cifre come quelle degli anni passati e anche il volume di movimenti si è di molto ridotto. Le squadre, anche le più grandi, puntano molto sul meccanismo del prestito e riservano gli investimenti, eventualmente finanziati dalle casse private dei ricchi proprietari, solo per i campioni più famosi. Il calcio italiano sta in questi anni subendo il sorpasso di club stranieri, come quelli spagnoli e inglesi, nelle disponibilità finanziarie e nell'attrattiva verso i calciatori. I dirigenti ora pongono molta attenzione a raggiungere il pareggio di bilancio ed essere una società autonoma, che si finanzia grazie alle sue entrate. Negli ultimi tempi si sta sviluppando un movimento di opinione pubblica per cercare di ridurre i costi del calcio in generale, dagli stipendi ai prezzi dei biglietti allo stadio.

Il caso delle plusvalenzemodifica | modifica sorgente

Era uso comune in quegli anni il puro scambio di giocatori tra due società, senza esborso di denaro. Questa mossa si rivelava una vera e propria arma segreta per ripianare i bilanci delle società in cerca di ossigeno: il trucco approntato dagli operatori di mercato era infatti, al momento di scambiare i giocatori con un'altra società, di dare loro una valutazione spropositatamente alta, palesemente fuori mercato. Il guadagno era infatti che formalmente la vendita del proprio giocatore (e il conseguente incasso di una cospicua cifra) veniva ascritto al bilancio dell'anno in chiusura, spesso negativo, per migliorarne nettamente l'aspetto, mentre l'acquisto del giocatore, cioè l'esborso del costo del suo cartellino, veniva diviso sui bilanci degli anni successivi (pari al numero di anni di contratto dati al calciatore), riuscendo così a spostare il problema di pareggiare quella uscita alle prossime gestioni.

Entravano spesso in questo tipo di trasferimenti calciatori meno famosi, provenienti dalle giovanili, ai quali, neanche facenti parte della rosa della prima squadra, venivano date valutazioni di vari miliardi, ma anche dei campioni affermati come Hernan Crespo, Domenico Morfeo e Bernardo Corradi. Nel gennaio 2007 sono iniziate, da parte di varie procure italiane, Milano, Roma, Torino, Napoli, indagini su scambi di giocatori giovani, con valutazioni, stimate dalle procure in fase di indagine, fuori mercato; nel filone dell'inchiesta milanese è venuto fuori il caso dell'Inter e del Milan, circa il nome del giocatore Simone Brunelli della Primavera. L'ufficio indagini della Lega Calcio ha, peraltro, deferito i due medici sociali e i dirigenti responsabili per irregolarità non afferenti alle plusvalenze. Infatti leggere ammende sono state inflitte alle due Società per responsabilità oggettiva. Il calciatore Brunelli è stato altresì condannato a due mesi di squalifica per violazione art. 27 dello Statuto FIGC, art. 1, C.G.S. e art. 95 e ss. NOIF. rif.sentenza CAF n°281.

La questione del doping amministrativo rimane in attesa di una sua soluzione legislativa, resa difficile dalla difficile valutazione di parametri oggettivi per la valutazione di un giocatore giovane. Altre società che sono comparse in questa inchiesta sono Roma, Sampdoria, Lazio e Genoa. Nessuna di queste squadre è stata però sanzionata in maniera pesante.

Trasferimenti recordmodifica | modifica sorgente

Di seguito, la top ten dei trasferimenti più costosi nella storia del calciomercato[2].

Giocatore Da A Costo
(milioni di )
Stagione
1 Galles Gareth Bale Tottenham Tottenham Real Madrid Real Madrid 100,0 2013-2014
2 Portogallo Cristiano Ronaldo Manchester Utd Manchester Utd Real Madrid Real Madrid 94,0 2009-2010
3 Francia Zinédine Zidane Juventus Juventus Real Madrid Real Madrid 77,5 2001-2002
4 Svezia Zlatan Ibrahimović Inter Inter Barcellona Barcellona 70,0 2009-2010
5 Brasile Kaká Milan Milan Real Madrid Real Madrid 67,2 2009-2010
6 Uruguay Edinson Cavani Napoli Napoli Paris SG Paris SG 64,5 2013-2014
7 Portogallo Luís Figo Barcellona Barcellona Real Madrid Real Madrid 62,0 2000-2001
8 Colombia Radamel Falcao Atletico Madrid Atlético Madrid Monaco Monaco 60,0 2013-2014
9 Spagna Fernando Torres Liverpool Liverpool Chelsea Chelsea 58,5 2010-2011
10 Brasile Neymar Santos Santos Barcellona Barcellona 57,3 2013-2014

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Il nome deriva dalla tessera che documenta l'appartenenza dell'atleta alla società e alla relativa federazione; firmandola, l'atleta assume l'obbligo di gareggiare per la società ed esclusivamente per essa
  2. ^ Trasferimenti record, transfermarkt.it

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente

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