Peppino Gagliardi

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Peppino Gagliardi
Fotografia di Peppino Gagliardi
Nazionalità Italia Italia
Genere Musica leggera
Canzone napoletana
Periodo di attività 1963 – in attività
Etichetta Zeus, Jolly, Det, King, Philips, PG Records
Album pubblicati 14
Studio 13
Raccolte 1

Peppino Gagliardi (Napoli, 25 maggio 1940) è un cantante, autore e musicista italiano.

Biografiamodifica | modifica sorgente

Gli inizimodifica | modifica sorgente

Comincia a suonare la fisarmonica sin da bambino, diventando un piccolo prodigio nel suo rione, per poi passare al pianoforte; la carriera inizia da adolescente, con un complesso che chiama I Gagliardi, giocando con il suo cognome, e che ottiene molto successo nelle esibizioni dal vivo a Napoli e nei dintorni.

Nel frattempo scrive le musiche delle sue prime canzoni, a cui abbina i testi di un suo amico, Gaetano Amendola, a volte scritti in napoletano, che sono caratterizzati da una ricercatezza e da una poeticità raffinata.
All'inizio degli anni '60, dopo molta gavetta e serate, Peppino viene scovato dall’etichetta napoletana Zeus.

L'esplosionemodifica | modifica sorgente

Dopo un primo 45 giri che passa inosservato a livello nazionale, contenente "A voce 'e mamma", caratterizzato da un’interpretazione decisamente di rottura per i tempi, il successo arriva con "T'amo e t'amerò", che risale al 1963. Il successo di T'amo e t'amerò fu naturale. Da successo locale, divenne improvvisamente un successo regionale e poi nazionale, senza alcuna spinta di majors discografiche, ma solo grazie al passa parola ed all’interessamento dei giovani verso una ritmica d’impatto ed una interpretazione istintiva, ma allo stesso tempo reale e sincera del cantante, coautore anche del brano (anche se firmato dal solo Amendola).

Il successo fu tale che molti artisti, come Little Tony, cercarono di riproporlo ma con risultati artistici decisamente non paragonabili all'originale esecuzione incentrata su una interpretazione e timbrica molto particolare del cantante napoletano. Il successo fu così vasto ed importante da contribuire alla crescita dell’etichetta discografica Zeus, che nel frattempo ingaggiò e fece crescere altri giovani artisti locali, come Massimo Ranieri.

Il successo ovviamente fece catapultare sul giovane artista partenopeo le etichette più importanti. Riuscì a farsi notare da Walter Guertler, che rilevò il contratto con la Zeus e lo inserì in una delle più importanti case discografiche dell’epoca, la Jolly.

Nel 1965 interpretò due film musicarelli di Tullio Piacentini: Questi pazzi, pazzi italiani e 008 Operazione ritmo.

Le partecipazioni al Festival di Napolimodifica | modifica sorgente

Negli anni sessanta Gagliardi partecipa a numerosi Festival di Napoli: nel 1963 con "Maje", nel 1964 con "Nisciuno 'o ppo' capì"(scritta con Amendola) e "Mparame a vule' bene", nel 1966 con "Scriveme" (di Murolo) e "Sole malato" (di Pazzaglia e Modugno), "Sotte Stelle" (di Murolo e Gagliardi), ma è nel 1969 che con "O’ Scugnizzo" si piazza al terzo posto, oltre ad interpretare altri brani come "Ciento Notte" e "N’angiulillo".

Questa edizione del Festival napoletano fu molto importante per l’artista, che nel periodo dal 1965 al 1968 partecipa per tre volte al Festival di Sanremo: nel 1965 con "Ti credo" (anche in veste di autore), in abbinamento con Timi Yuro, nel 1966 con "Se tu non fossi qui", con Pat Boone (la canzone, scritta dal maestro Carlo Alberto Rossi, verrà reincisa anche da Mina) e nel 1968, dopo aver cambiato casa discografica ed essere passato alla Det, con "Che vale per me", con Eartha Kitt (anche questo brano è stato scritto da Carlo Alberto Rossi).

Partecipa inoltre per tre anni consecutivi a Un disco per l'estate: nel 1965 con Innamorarmi di te, nel 1966 con Voglio sapere e nel 1967 con Ricordati di me ma soltanto nel primo caso entra in finale.

Di notevole importanza fu sicuramente il Festival di Napoli del 1969, rilevanza che va individuata nell'approccio che l’artista diede alle varie interpretazioni dei brani presentati, quasi a voler contrastare e contestare l’operato della sua casa discografica precedente la Jolly, forse troppo legata a plasmare gli artisti verso i canoni commerciali dell’epoca.

Il Gagliardi del primo Sanremo, infatti, presenta un brano di forte impatto emotivo, dalla linea melodica particolare e molto elaborata, decisamente diverso dalle successive manifestazioni, in cui i brani non furono da lui firmati. La sua etichetta discografica tentava di plasmarlo al grande pubblico, quasi censurandolo e limitandone le doti di interprete umorale e allo stesso tempo musicista di strada ma di gran classe.

Tale fervore interiore venne infatti prima fuori con la famosa interpretazione del brano Se tu non fossi qui (interpretata con il crocifisso in mano) e successivamente nella manifestazione napoletana del 1969, con interpretazioni, come al solito molto particolari, ma meno soft rispetto alle precedenti. Al brano scritto dal maestro Carlo Alberto Rossi, Se tu non fossi qui, presentato alla massima manifestazione nazionale, Gagliardi fornì una interpretazione quasi “malata”, sporca ma decisamente particolare ed incisiva per l’epoca. Il brano fu poi reinciso, con più successo discografico, da Mina, anche se, a detta dello stesso autore e di molti critici, l’interpretazione del cantante napoletano rimane la migliore.

Nel 1968 firma con l'etichetta Det-CAM, e dopo un periodo di scarsi risultati discografici, trova nuovamente un discreto successo nazionale con il brano "Che vuole questa musica stasera", che divenne anche traccia musicale del film "Profumo di donna" di Dino Risi. Particolarità di quest'ultimo brano è anche l'enorme popolarità ottenuta all'estero, soprattutto Giappone, in cui addirittura nel 2004 raggiunse la seconda posizione in classifica, sempre con l'interpretazione originale dell'epoca del cantante napoletano.

Gli anni sessanta furono importanti ma anche molto difficili per l'artista napoletano. Da un lato il successo clamoroso con T'amo e t'amerò ed il primo contratto discografico importante, ma d'altro anche i primi contrasti con le etichette discografiche dell'epoca, che imponevano un certo standard e le prime difficoltà del cantante di imporre nuove e sue composizioni.

Tutto ciò diede origine a periodi di ingiusto anonimato discografico, che tuttavia fortificarono le ragioni dell'artista di voler imporre proprie composizioni e soprattutto cercare la piena libertà artistica.

La maturità e il successomodifica | modifica sorgente

Gli anni settanta rappresentarono il vero periodo d'oro per l'artista napoletano. Libero da legami con altre case discografiche, l'artista si concentra sulla sua attività compositiva, cercando un proprio filone musicale.

Cerca e trova un'etichetta indipendente la King, di proprietà di Aurelio Fierro, che riesce a garantire al musicista piena libertà musicale. Ecco pertanto nascere nell'artista la consapevolezza della propria creatività musicale ed anche interpretativa, con l'intento di imporle. La sua musica cambia diventa, in controtendenza con il suo recente passato, più melodica ma anche più complessa. Le radici che si fondono sono essenzialmente due: quella classica e quella napoletana. Il connubio artistico con il suo storico paroliere, Gaetano Amendola, si consolida maggiormente, ma non mancano collaborazioni importanti anche con altri artisti come Roberto Murolo.

Lo spartiacque artistico è rappresentato dal brano "Settembre" (1970), che oltre a classificarsi secondo all'importante manifestazione "Un Disco per l'Estate", vende moltissimo. A consolidare l'importante posizione assunta dal musicista napoletano nel panorama nazionale sono i successivi successi: "Gocce di Mare", "Ti amo così", "Sempre sempre" nel (1971), quest'ultima ancora seconda alla manifestazione "Un Disco per l'Estate", "Come le viole" (con cui ritorna al Festival di Sanremo nel 1972, classificandosi al secondo posto e soprattutto vendendo moltissime copie) e "Come un ragazzino" (favorita alla vigilia ma solo seconda a Sanremo nel 1973).

Peppino Gagliardi

Il pubblico gli dà ragione ma i critici a volte puntano un po' il dito sui testi e sulla similarità di alcune melodie composte dall'artista. In realtà il musicista napoletano offre un ventaglio musicale notevole, basti pensare che all'importante trasmissione televisiva "Canzonissima 1971", l'artista propone un brano, sempre di sua composizione, in fortissima controtendenza e sicuramente molto più difficile ed immediato dei precedenti, "La Ballata dell'uomo in più", ma il pubblico gradisce ancora.

Dal 1970 al 1973, Peppino Gagliardi partecipa alle più importanti manifestazioni e trasmissioni televisive dell'epoca, vedendolo quasi sempre assoluto protagonista. Gli elementi distintivi sono le sue indubbie doti di rendere armonico il connubio tra la raffinatezza interpretativa ed un timbro definito "nervoso", tanto da essere soprannominato "il cantante dell'amore nervoso".

Sono soprattutto l'immediatezza e la raffinatezza interpretativa del musicista che fanno la differenza, ma anche il suo profondo rispetto per la musica prodotta e ben suonata, ed è per questo che è sempre affiancato nelle incisioni da grandi strumentisti e musicisti, basti citare alcuni nomi: Maurizio e Guido De Angelis, Pino Rucher, Cicco Ciro, Tullio De Piscopo, Stelvio Cipriani ed il futuro premio Oscar Bill Conti.

Nel 1974 raggiunge forse l'apice artistico e creativo; infatti, dopo aver firmato con un'importante etichetta discografica, la Philips, Phonogram, pubblica due album nell'arco di 12 mesi, "Vagabondo della Verità" e "Quanno figlieto chiagne e vo' cantà , cerca int'a sacca... e dalle a libbertà" che rappresentano, soprattutto il secondo, l'apice artistico ed un punto di arrivo per il cantante - compositore napoletano.

L'album "Vagabondo della Verità", nel quale trova spazio il singolo di successo "La mia poesia" (quarta classificata a Un disco per l'estate), fornisce in modo più elegante e raffinato la concezione musicale dell'artista, pure e semplici melodie con liriche più evolute rispetto al recente passato, ma soprattutto un elemento notevole, ossia l'elevata padronanza interpretativa delle canzoni, tutte portanti il binomio Gagliardi - Amendola.

L'album, supportato da un'ottima promozione, ottiene un discreto successo con ottime canzoni tra le quali spiccano, oltre al singolo prima richiamato, anche:"Ragazzina",la title track "Vagabondo della Verità" e "Se mi telefonassi".

Nello stesso periodo il musicista si dedica e concentra, come detto in precedenza, alla sua più importante opera, quella di musicare poesie inedite dei più importanti poeti napoletani passati e contemporanei: Nicolardi, Di Giacomo, Murolo senior, E.A. Mario ed altri.

Il progetto, ambizioso e rischioso allo stesso tempo, aveva tuttavia una sua coerenza di fondo, insita nell'obiettivo artistico del musicista napoletano, ossia mostrare al pubblico la propria creatività compositiva unendola in simbiosi con una poetica ineccepibile, testimoniando allo stesso tempo il profondo rispetto per le sue radici napoletane, creando un prodotto più artistico che discografico proprio nel momento di sua più alta popolarità nazionale.

Il progetto ebbe seguito con l'avallo di tutti, basti pensare che gli eredi dei poeti sopramenzionati, diedero il consenso alla pubblicazione delle poesie inedite musicate dall'artista napoletano, che come per il precedente album, affidò gli arrangiamenti al musicista romano Claudio Gizzi. Il risultato raggiunto fu notevole, e l'album "Quanno figlieto chiagne e v cantà , cerca int'a sacca... e dalle a libbertà", pur non avendo avuto quel notevole successo commerciale degli album precedenti, rappresenta sicuramente l'opera artisticamente migliore e più importante di Peppino Gagliardi ed allo stesso tempo anche uno dei più importanti album di musica napoletana inedita moderna nonché un pregevolissimo documento storico, nel quale l'artista offre un gusto compositivo e delle interpretazioni impeccabili.

L'artista, pago dell'obiettivo raggiunto soprattutto dal lato della critica, si dedica alla creazione di una propria etichetta discografica la PG Record, pubblicando dal 1976 al 1980 tre album dell'artista, producendo e cercando di lanciare nuovi artisti e cantanti.

Nel frattempo si dedica alla partecipazioni a molte trasmissioni televisive e nel 1976 condusse su Rai 2 con Bruno Lauzi il programma varietà 'Bim bum bam'.

Fine degli anni settantamodifica | modifica sorgente

Nei successivi lavori discografici, prodotti dallo stesso compositore napoletano ed editi dalla sua etichetta discografica, la PG Records, tuttavia si incominciano a denotare delle evidenti flessioni, soprattutto dal lato produttivo. L’accuratezza produttiva e realizzativa che aveva contraddistinto i lavori discografici del 1974 è ben lontana; insorge forse una certa svogliatezza, probabilmente dovuta alla troppo prolificità richiesta dal mercato, che ora, forse inconsapevolmente, colpisce lo stesso artista napoletano, che agli inizi della sua carriera, come appunto si ricordava, contrastava fortemente il fare delle case discografiche.

L'incalzante flusso creativo e produttivo fa sì che l'artista si riproponga quasi subito al mercato nazionale con i seguenti album: "Momenti" e "La musica la gente ed Io", che viene anticipatamente dato alle stampe anche per merito della felice conduzione della trasmissione televisiva sulla reti nazionali, Bim, Bum, Bam del 1976-1977. Entrambi ottimi album anche se il secondo evidenzia maggiore voglia da parte dell'artista napoletano di scoprire e ricercare nuove sonorità. Tuttavia dobbiamo segnalare anche una flessione del compositore napoletano che sembra non mostrare più attenzione alle proprie valutazioni, forse perché anche trainato dalla sua équipe discografica. Le produzioni sembrano superficiali, più attente alle nuove sonorità imposte dal mercato che alla giusta dimensione dell’artista.

Esempio da citare è la perla dell’album "Momenti": il brano "Un Vecchio Tanto Vecchio", paurosamente sfregiato da un'incisione di basso fuori luogo ed invadenti loops di batterie elettroniche. L’unico brano che riporta l’artista napoletano ad un notevole standard qualitativo è "Il tuo viso stanco", voce e piano che accompagnano un testo di radice tenchiana, scritto anche questo con il grande autore [Lorenzo Raggi], in cui spicca anche una intensa incisione di Gagliardi al pianoforte.

L'album "La musica la gente ed Io", come già riportato, esce in concomitanza con il successo della trasmissione televisiva che il cantante conduce insieme a Bruno Lauzi, con al suo interno brani molto particolari che si distaccano per sonorità e vocalità dal Gagliardi conosciuto. Spiccano "Piccolo io", con ammiccamenti al blues, "Se non avessi avuto te" e soprattutto il brano "Mia Cara", ottima composizione sia sotto il profilo musicale che interpretativo.

Si incomincia nel frattempo a segnalare la propensione dell’artista napoletano a collaborare dal lato testuale e lirico con altri autori, non esclusivamente con il fidato G. Amendola. Per ricapitolare tra il 1974 ed 1977, l’artista compone, produce (con la sua etichetta PG record dal 1975) ed incide i seguenti album: “Vagabondo della Verità”,”Quanno figlieto……” , “Momenti”,”La musica, la gente ed io…!" e ”Avrei voluto scriverle io"'”. Troppi album per un mercato discografico ormai in piena crisi, cambiando rotta verso i gruppi filo americani ed il filone cosiddetto dei cantautori. Inoltre scelte discografiche ingiustificate e poco felici si fanno presto sentire.

Immaginare un’artista all’apice della propria carriera artistico e creativa dare alle stampe un album di standard italiani e napoletani appare molto discutibile anche oggi. Stiamo infatti parlando dell’album "Avrei voluto scriverle io" in cui l’artista si cimenta in brani classici riarrangiati, quali ad esempio: "'Santa Lucia Lontana"', "'Canzone Appassionata"', "'Valzer delle Candele"', "'Vecchia Roma"' ed altre…..

L’eleganza della produzione e la maestria con cui l’artista interpreta tali brani non colmano il buco creato dall’infelice ed intempestiva scelta discografica. Forse sarebbe stato meglio aspettare del tempo e riproporsi con propri brani.

È ovvio che i mancati successi discografici influirono sulla volontà dell’artista di distaccarsi per un po' dal mercato discografico in piena crisi, dedicandosi ad altri progetti artistici riguardanti il teatro, la sua etichetta discografica ed i concerti ovviamente.

Dalla fine degli anni settanta iniziarono anche a diradarsi le sue apparizioni non solo discografiche ma anche televisive, periodo che culminò con la decisione di allontanarsi dalla sua Napoli nel 1981 e trasferirsi con la sua famiglia nelle campagne romane. Ma prima di allontanarsi dalla sua terra, l’artista napoletano, in silenzio discografico da molti anni, riscopre la sua vena, dando alle stampe nel 1980 uno dei suoi album migliori: "Amore.....Ammore". L’album, uscito con l’etichetta Ri.Fi., presenta un equilibrato mix di brani in napoletano ed in lingua italiana, come dimostra il gioco di parole del titolo dell’album stesso, mostrando l’artista in ottima vena compositiva, riuscendo a realizzare un prodotto molto valido dal lato discografico ma ottimo dal lato artistico. Nota di rilievo è l’ormai stabile ingresso nell’equipe dell’autore Lorenzo Raggi. Brani di elevato assoluto spessore sono: "Pensa", "Malammore" e "Gennaro".

Gli anni ottantamodifica | modifica sorgente

Il decennio incomincia appunto con l’uscita dell’album Amore…Ammore accompagnata da interventi dell’artista in ambito televisivo in varie trasmissioni per la promozione. I risultati discografici non favorevoli, sicuramente lontani dai fasti della prima metà degli anni settanta, inducono l’artista a distaccarsi dalla scena discografica per un periodo di circa 4 – 5 anni, dedicandosi a progetti specifici, come per esempio la composizione di musiche teatrali ed altri progetti collaterali, pur continuando l’attività live in Italia ed Estero.

Il ritorno sulla scena discografica è nel 1984, anno in cui l’importante editore napoletano, Luciano Bideri, gli commissiona un importante progetto: musicare ed interpretare opere inedite del poeta napoletano Salvatore Tolino. Il risultato è "Io ssto’ ca’" , disco di discreta produzione, ma forse con un unico ed importante neo, quello di non essere stato un progetto nato esclusivamente dal musicista napoletano.

Nell’album, pur essendoci discrete canzoni, prima fra tutte la stessa title track, si nota un Gagliardi in tono minore, forse non pienamente coinvolto dal progetto. La produzione artistica è buona, ed è importante sottolineare come il cantautore napoletano affidi gli arrangiamenti ad un giovanissimo Peppe Vessicchio e il quartetto con Carlo Manguso(chitarra),Tommaso Sole(batteria),Raimondo Genovese(tastiere) e Francesco Cantelmo(basso).

Dopo la pubblicazione e la promozione dell’album, l’artista si allontana nuovamente dal panorama discografico, diradando maggiormente le sue apparizioni pubbliche, anche alla luce della scomparsa del suo grande amico e paroliere di sempre, Gaetano Amendola.

Inizia un periodo particolare per il musicista napoletano, nel quale prevalgono i rifiuti a varie proposte artistiche ed il conseguente e voluto allontanamento dal panorama musicale dell’epoca.

Alla fine degli anni ottanta è invogliato da un’etichetta napoletana indipendente a ripresentarsi a livello discografico al grande pubblico, garantendogli ampia autonomia artistica e produttiva. Inizia la collaborazione con il poeta Vincenzo Ventre, autore della maggior parte dei testi dei brani che comporranno l’opera discografica successiva "Il Viaggio", che per varie vicissitudini avrà luce nel 1993, ma che rappresenta forse la migliore e più ispirata raccolta di brani inediti dell’artista napoletano. Il musicista napoletano richiama con sé Claudio Gizzi, autore degli arrangiamenti degli album migliori, collaborando con i più importanti musicisti di sala per le registrazioni dei brani, che prodotti interamente nel 1988-1989, sono caratterizzati da una realizzazione impeccabile e da liriche molto belle, in alcuni casi visionarie (vedi il brano in "Via del Sorso" ) ed intimistiche. Brani come "Il Viaggio", "L’Amore", "La Rosa", "Via del Sorso" e "L’America" (con il testo in dialetto napoletano) sono decisamente sopra la media e da annoverasi come perle misconosciute. Ulteriore menzione va al brano “L’America”, che successivamente è stato rielaborato nel testo dallo stesso Gagliardi con Renzo Arbore, e proposto come "Pecchè nun ce ne jammo in America", che rappresentò la track di punta dell’album omonimo dell’Orchestra Italiana di Arbore pubblicato nel 1996, ottenendo un ottimo riscontro radiofonico e discografico.

A causa di vicissitudini discografiche tuttavia l’operazione discografica non trovò immediato sbocco, provocando nuovamente nell’artista uno stato di completo distaccamento e disinteresse.

Anni novantamodifica | modifica sorgente

I brani registrati nel biennio 1988-1989 sono pubblicati nel 1993 a seguito della partecipazione dell’artista al Festival di Sanremo del 1993 con il brano inedito "L’Alba", firmato dallo stesso artista e l’autore napoletano Sergio Cirillo. Il brano viene inserito nell’album "Il Viaggio", pubblicato dalla casa discografica Ricordi.

Per vicissitudini personali il musicista napoletano è costretto a sospendere la promozione dell’album e le attività collaterali, pur continuando i concerti live, soprattutto all’estero ma in modo sporadico.

Nel 1996, Renzo Arbore e con la sua Orchestra Italiana, dopo numerosi successi discografici, grazie alla riproposizione di brani della grande tradizione napoletano, pubblicano l’album "Pecchè nun ce ne jammo in America", il cui brano di punta, che dà il titolo alla pubblicazione, altro non è in realtà che il rifacimento del brano "L’America", scritto da Gagliardi e contenuto nell’album dell’artista napoletano "Il Viaggio" , con la caratteristica della rielaborazione di alcune parti di testo e l’introduzione di una parte rap.

Nel corso del 1997 l'etichetta Bideri decide di ripubblicare l'album "Io stoo' ca" ma con un altro titolo "Core Antico".

Nel finire degli anni novanta, il musicista tende a diradare maggiormente e nuovamente le sue apparizioni pubbliche, distaccandosi totalmente per un periodo dall’ambiente musicale e dedicandosi alla famiglia e superando alcune difficoltà di salute.

Cura e segue la crescita artistica e professionale del figlio, Massimiliano Gagliardi, pianista, che diventerà a seguire suo principale collaboratore.

Anni duemilamodifica | modifica sorgente

Inizia la collaborazione con il figlio Massimiliano Gagliardi, prima nella scrittura poi nella produzione artistica dei brani stessi.

Il distacco dall’ambiente musicale tuttavia rimane sino al 2003, anno in cui l’artista decide di riproporsi in concerti a due pianoforti e voce, accompagnato dallo stesso Massimiliano.

Nel 2003 è la volta invece di un importante progetto, la realizzazione della prima raccolta ufficiale.

L’idea iniziale era quella di rimasterizzare i brani più importanti del periodo cosiddetto d’oro, dal 1965 – 1973, quello discograficamente legato all’etichetta napoletana King Universal.

La riconosciuta creatività artistica del figlio Massimiliano ha tuttavia, ed in meglio, consentito il raggiungimento di un risultato differente, con l’apporto di nuove sonorità, aggiunta di strumenti agli arrangiamenti dell’epoca, ed in alcuni casi, di nuovi arrangiamenti ai brani, mantenendo in qualsiasi caso la traccia di voce dell'incisione originale dell’artista. La produzione è stata completata con la realizzazione di due brani inediti e l’inserimento di un inedito dell’epoca. Il risultato è un album triplo di elevata fattura, con la riscoperta, anche grazie alle nuove realizzazioni, di brani importanti e rifioriti, primi fra tutti: "Come un ragazzino", in cui il musicista napoletano si riappropria del suo strumento principale la fisarmonica, duettando con la sua voce dell'epoca, "Acqua dal Cielo", "A soffrire sarò io", "Ti Amo così", "La Ballata dell'uomo in più", una rielaborazione particolarissima di "T’Amo e T’Amerò" e soprattutto "Innamorarmi di te", spogliata dell'arrangiamento originale e rivestita di moderna sonorità. Gli inediti, scritti a quattro mani con il figlio Massimiliano, sono ottimamente realizzati e riconsegnano un Gagliardi in eccellente forma e vitalità: "Din Din Bo...", grido ribelle alla monotonia della vita e all’autodistruzione dell’essere umano, mentre "Stella di Maggio", riporta alle atmosfere classiche dell’artista napoletano, con un testo molto elegante.

Peppino Gagliardi si affida al figlio sia dal lato realizzativo (arrangiamenti, direzione delle session), che creativo, con testi particolari, raffinati e nel caso di “Din Din Bo…” innovativi rispetto allo standard dell’artista napoletano. Altro esempio in tal senso è “Innamorarmi di te”, in cui Massimiliano suona, elabora ed incide le armonie dei cori. Quest'ultimo è praticamente l'unico brano in cui padre e figlio in qualche modo duettano.

Nel 2005 viene ripubblicato l'album artisticamente più importante del musicista napoletano, “Quanno Figlieto chiagne e vò cantà .....”, grazie ad un accordo tra un'etichetta indipendente napoletana, Luchy Planet e la Universal.

Nel 2006 Giuliano Palma & the Bluebeaters pubblicano una cover in versione ska del successo “Come Le Viole” riscuotendo un notevole ritorno radiofonico e discografico.

Il 2006 rappresenta un anno importante in quanto l'artista ritorna in modo permanente alla sua attività live e finalmente trova pubblicazione la raccolta del triplo "La mia storia, la mia musica, tutto continua...." con distribuzione Rai Trade.

Il 18 settembre 2010 viene insignito dal Sindaco Giuseppe Antonio Fuschino della cittadinanza onoraria del Comune di Arzano, città dove ha mosso i primi passi artistici. In quella occasione tiene un concerto davanti ad un pubblico numeroso ed affettuoso.

Lo stile interpretativo e musicalemodifica | modifica sorgente

La caratteristica principale è sicuramente nella timbrica vocale molto particolare e dalla sonorità pastosa. Pur accostato ad altri cantanti famosi del periodo, definiti di "scuola melodica", Nicola Di Bari, Peppino di Capri, il suo modo di cantare e approccio musicale è stato sempre molto diverso, anche in considerazione delle sue particolari doti di polistrumentista (chitarra, pianoforte e soprattutto fisarmonica). Nel periodo di estremo successo 1970 - 1974, è stato più volte definito come il "divo dall'amore nervoso", per il suo modo di interpretare in modo intimistico e passionale qualsiasi brano del suo repertorio, sempre caratterizzato da una sofferenza sentimentale di fondo.

Sicuramente importante è stato l'influsso degli artisti francesi, almeno per ciò che riguarda l'interpretazione, mentre il Gagliardi musicista ha trovato invece il giusto equilibrio con la stesura di brani che miscelano, in modo perfetto, la tradizione della musica classica con quella popolare napoletana, incentrando la musicalità in dei refrain molto orecchiabili ma mai scontati e sempre molto elaborati.

Peppino Gagliardi ad un concerto nel 2007

Molto importanti sono state anche le realizzazioni, sempre molto curate e raffinate, con la scelta, da sempre, di lavorare con musicisti e strumentisti di estremo valore, gli unici capaci di dare sempre qualcosa di più al brano. Brani che sintetizzano oggettivamente le doti e le peculiarità del musicista sono: "T'amo e t'amerò" e "Ascolta mio Dio", per l'indubbia rottura verso i modi interpretativi dell'epoca, "Gocce di Mare", ballata melodica stile primi anni settanta, "La Ballata dell'uomo in più", per l'eleganza di musica e testo, "A Soffrire sarò io", per le indiscutibili doti interpretative e per finire l'intero album “Quanno Figlieto chiagne e vò cantà.....”, prodotto di assoluto valore storico-artistico in cui le doti musicali, autorali ed interpretative vengono sicuramente racchiuse.

Discografiamodifica | modifica sorgente

33 girimodifica | modifica sorgente

CDmodifica | modifica sorgente

45 girimodifica | modifica sorgente

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • Antonio Sciotti, Enciclopedia del Festival della Canzone Napoletana 1952-1981, ed. Luca Torre, 2011.
  • Autori Vari (a cura di Gino Castaldo), Dizionario della canzone italiana, ed. Curcio, 1990; alla voce Gagliardi Peppino
  • Fernando Fratarcangeli, Peppino Gagliardi. Discografia anni '60, pubblicato su Raro! n° 235, settembre 2011, pagg. 60-65







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