Pino Arlacchi

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Pino Arlacchi
Monogramma del Parlamento Europeo
Unione europea
Parlamento europeo
Pino Arlacchi
Luogo nascita Gioia Tauro (RC)
Data nascita 21 febbraio 1951
Titolo di studio Laurea
Partito IDV (dal 2009 al 2010), PD (2010)
Legislatura VII
Gruppo Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici
Circoscrizione Italia meridionale
sen. Giuseppe Arlacchi
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Luogo nascita Gioia Tauro (Rc)
Data nascita 21 febbraio 1951
Professione Professore ordinario
Partito Partito Democratico della Sinistra
Legislatura XIII
Gruppo Sinistra Democratica - l'Ulivo
Coalizione l'Ulivo
Circoscrizione Toscana
Collegio 3 Mugello
Incarichi parlamentari
  • Componente della 1ª Commissione permanente (Affari Costituzionali), dal 30 maggio 1996 al 14 marzo 1997
  • Componente della 4ª Commissione permanente (Difesa), dal 14 marzo 1997 al 31 agosto 1997
  • Componente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della mafia e delle altre associazioni criminali similari, dal 21 novembre 1996 al 31 agosto 1997
Pagina istituzionale
on. Giuseppe Arlacchi
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Partito Partito Democratico della Sinistra
Legislatura XII
Coalizione Progressisti

Giuseppe Arlacchi detto Pino (Gioia Tauro, 21 febbraio 1951) è un sociologo e politico italiano, considerato una delle massime autorità mondiali in tema di sicurezza umana ed attuale deputato europeo. Tra il 2006 e il 2008 ha fatto parte del comitato internazionale di tre esperti costituito dalla Repubblica popolare cinese sul tema della sicurezza dei Giochi Olimpici del 2008. Nel 2004, su incarico della Commissione europea, ha redatto il progetto della agenzia antiriciclaggio del Kosovo.

È stato Presidente della Associazione mondiale per lo studio della criminalità organizzata. Amico dei giudici Falcone e Borsellino, è stato presidente onorario della Fondazione Falcone e tra gli architetti della strategia antimafia italiana negli anni novanta del XX secolo. Come consigliere del Ministro degli Interni, ha redatto il progetto esecutivo della DIA, la Direzione Investigativa Antimafia, agenzia interforze coordinata a livello centrale. La DIA venne istituita nel 1991 assieme alla sua interfaccia giudiziaria, la Direzione nazionale antimafia, progettata da Giovanni Falcone. La DIA e la Procura Nazionale sono oggi i due pilastri del contrasto della grande criminalità in Italia e a livello mondiale.

Parlamentare del Partito Democratico della Sinistra per due legislature, prima alla Camera e poi al Senato, Pino Arlacchi è stato dal 1997 al 2002 sottosegretario generale delle Nazioni Unite, direttore dell'UNDCCP (ufficio delle Nazioni Unite per il controllo delle droghe e la prevenzione del crimine e direttore generale dell'ufficio delle Nazioni Unite a Vienna. Nel 2009 è stato eletto al Parlamento Europeo nelle file dell'Italia dei Valori. Dal 19 novembre 2010 ha aderito però al Partito Democratico e ha lasciato il gruppo parlamentare dell'ALDE per quello dell'Alleanza progressista dei Socialisti e dei Democratici al Parlamento europeo.

Biografiamodifica | modifica sorgente

Nel 1993 il governo Ciampi prese in considerazione Pino Arlacchi per l'incarico di supervisore dei servizi di sicurezza italiani, ma Arlacchi non accettò. Questo evento fu riportato dalla stampa, ma riemerse nel 1996 perché il giudice David Monti, che conduceva l'indagine su un gruppo di truffatori internazionali chiamata "Phoney Money", sequestrò un fax partito nel novembre '93 da un uomo d'affari italiano verso un suo corrispondente americano. Nel fax si dava per imminente l'incarico ad Arlacchi e si ipotizzava una minaccia per il "mondo libero", data la nota inclinazione verso sinistra di Arlacchi stesso.

Pino Arlacchi è stato professore associato di sociologia applicata presso l'Università della Calabria e la Cesare Alfieri dell'Università di Firenze, e visiting professor alla Columbia University di New York. Divenne poi professore ordinario presso l'Università di Sassari, dove è attualmente docente di Sociologia generale nella Facoltà di Scienze politiche.

Parlamentare del Partito Democratico della Sinistra per due legislature, prima alla Camera e poi al Senato, Pino Arlacchi è stato Vicepresidente della Commissione Bicamerale sulla mafia. Si è dimesso dal Senato nel 1997 per andare all'ONU su invito del Segretario Generale Kofi Annan, per ricoprire l'incarico di Vicesegretario Generale e Direttore esecutivo dell'UNDCP, il programma antidroga delle Nazioni Unite con sede a Vienna (salvo poi essere sollevato dall’incarico da Annan stesso a causa di una gestione poco trasparente) [1].

Durante il mandato di Arlacchi all'ONU, dal 1997 al 2002, la produzione di oppio ed eroina in Afghanistan - il maggior produttore mondiale - è stata quasi azzerata nel 2001, per riprendere in seguito, dopo l'invasione americana dell'ottobre dello stesso anno. La produzione di coca in Bolivia si è ridotta nello stesso periodo del 71% da 45.800 a 19.900 tonnellate. Pino Arlacchi ha istituito un sistema di monitoraggio satellitare delle coltivazioni illecite che ha contribuito ad eliminare le stesse in 10 paesi.

Come direttore esecutivo dell'UNDCP, Arlacchi ha proposto e fatto approvare nel 1998 all'Assemblea generale delle Nazioni Unite una strategia decennale di riduzione della domanda di droghe e di eliminazione delle colture di oppio e coca in tutto il mondo, chiamata "un mondo libero dalla droga". I risultati di questa strategia sono stati valutati nel marzo 2009 dai paesi membri della Commissione ONU sulle droghe. La dichiarazione politica votata all'unanimità alla fine dei lavori ha riconosciuto i progressi realizzati tramite questo approccio ed ha riconfermato la stessa strategia per altri dieci anni, fino al 2019.

Un altro importante risultato dell'attività di Arlacchi all'ONU è consistito nella promozione della Convenzione delle Nazioni Unite contro la Criminalità Organizzata Transnazionale approvata a Palermo da 124 paesi nel dicembre 2000 e pienamente operativa dal 2003. Si tratta del primo Trattato mondiale contro le mafie, che universalizza l'esperienza italiana e di altri paesi nel contrasto della grande criminalità. Al suo centro ci sono il sequestro dei beni di provenienza illecita, l'abolizione del segreto bancario per le indagini criminali e l'introduzione del reato di associazione mafiosa.

Pino Arlacchi ha ripetuto l'esperienza di creazione della DIA promuovendo la nascita di una agenzia speciale antidroga nel Tajikistan, paese collocato lungo la rotta nord della droga che parte dall'Afghanistan e raggiunge il mercato russo ed europeo. Questa agenzia di 500 uomini altamente specializzati ha sequestrato nei suoi due primi anni di vita (1998-2000) oltre 4 tonnellate di eroina, pari al fabbisogno annuo di due grandi paesi dell'Europa Occidentale. Tramite questa agenzia, e tramite un accordo di collaborazione con l'agenzia russa di osservazione satellitare, il Programma diretto da Arlacchi ha individuato il più grande sistema di stoccaggio della droga pesante mai scoperto: 40 depositi dislocati lungo 1300 km di frontiera tra Afghanistan e Tajikistan, capaci di contenere oltre 100 tonnellate di eroina, sufficienti ad alimentare i mercati del'Europa e degli USA per oltre un anno (foto satellitari e servizio pubblicati su "Panorama" nell'ottobre 2000).

Nel campo della lotta al riciclaggio del denaro sporco, Pino Arlacchi ha promosso la firma nel 2001 da parte di 34 paradisi fiscali di un accordo che li ha impegnati a lavorare assieme all'ONU per adeguare le loro legislazioni agli standard internazionali di trasparenza finanziaria e di contrasto del riciclaggio. L'accordo coinvolgeva il 70% del mercato finanziario offshore, la cui dimensione era nel 2000 di 4.000 miliardi di dollari.

Dal 2008 Pino Arlacchi è stato responsabile del dipartimento per la sicurezza internazionale dell'Italia dei Valori. Nel 2009 si è presentato alle Elezioni Europee nelle file dello stesso partito ed è stato eletto. Tuttavia, il 6 settembre del 2010, criticando alcune scelte di Antonio Di Pietro, si è autosospeso dal partito aderendo poi al Partito Democratico e al gruppo dei Socialisti e Democratici Europei[2].

Alle Elezioni europee del 2014 è candidato con il Partito Democratico nella circoscrizione meridionale.

Critichemodifica | modifica sorgente

Pino Arlacchi nel corso degli anni ha ricevuto molte minacce e intimidazioni causate dal suo impegno contro la criminalità e il malaffare. Arlacchi è stato protetto da guardie del corpo per complessivi 13 anni, e nel maggio 1994 è stato minacciato in pubblico da Totò Riina, il capo di Cosa Nostra. Nel corso di un processo, Riina si proclamò perseguitato politico e fece i nomi dei suoi tre principali nemici, tra cui, "quell'Arlacchi che scrive libri". Tradotta nei codici della mafia, quella dichiarazione era l'equivalente di una condanna a morte. Per tre volte Pino Arlacchi è stato oggetto delle attenzioni ostili dei servizi di sicurezza italiani. Nella seduta del Senato del 12 luglio 1994 l'allora ministro dell'Interno Roberto Maroni rivelò l'esistenza presso il SISDE, il servizio interno della sicurezza dello stato, di 21 fascicoli intestati a singoli esponenti politici, tra i quali Pino Arlacchi. Quattro anni dopo, nel 1996 fu sequestrato un fax del 1993 proveniente da ambienti dell'intelligence italiana e diretto negli USA a proposito delle azioni da intraprendere per impedire la nomina di Pino Arlacchi a supervisore dei servizi di sicurezza da parte del governo Ciampi. Dopo la nomina di Arlacchi all'ONU nel 1997, Arlacchi è stato vittima di una violenta campagna di stampa per le sue iniziative in Afghanistan, culminata nel 2001, lo stesso anno nel quale Pio Pompa, un collaboratore del capo del SISMI, inseriva Pino Arlacchi in una lista di personaggi da "colpire con azioni traumatiche".senza fonte

Alcune critiche gli sono state rivolte per la sua gestione dell'Alto Commissariato ONU per la lotta alla droga, soprattutto da rappresentanti dei Radicali Italiani come Maurizio Turco e Marco Cappato, fautori entrambi della legalizzazione del mercato delle droghe[3].

Pino Arlacchi ha risposto alle critiche in più occasioni ed anche nel suo sito web.senza fonte Ha anche intrapreso azioni legali nei confronti degli accusatori.

In qualità di capomissione per il Parlamento Europeo, Pino Arlacchi ha certificato che le elezioni in Azerbaijan del 9 ottobre 2013 sono state “libere, eque e trasparenti” contrariamente a quanto dichiarato da Ocse, Human Rights Watch e Freedom House - una differenza di vedute che ha sollevato più di un dubbio sulle ragioni dietro al suo giudizio.[1]

Arlacchi ha definito queste critiche incivili e faziose e ha replicato che la sua valutazione sulle elezioni presidenziali azere non era personale ma rifletteva quella di altri sessantacinque parlamentari appartenenti a tre diverse delegazioni (OSCE, PE, Consiglio d'Europa), e di oltre mille osservatori di altre 46 delegazioni presenti in loco e provenienti da tutto il mondo.

Pubblicazionimodifica | modifica sorgente

  • Territorio e Società. Calabria 1750-1950, Lerici, Roma, 1978.
  • Mafia, contadini e latifondo nella Calabria tradizionale. Le strutture elementari del sottosviluppo, Il Mulino, Bologna,1980.
  • La mafia imprenditrice. L'etica mafiosa e lo spirito del capitalismo. Il Mulino, 1983.
  • La palude e la città. Si può sconfiggere la mafia (con Nando dalla Chiesa). Mondadori, 1987.
  • Droga e grande criminalità in Italia e nel mondo, Sciascia, Caltanissetta-Roma, 1988.
  • Imprenditorialità illecita e droga. Il mercato dell'eroina a Verona (con Roger Lewis). Il Mulino, 1990.
  • Gli uomini del disonore. La mafia siciliana nella vita di un grande pentito Antonino Calderone, Mondadori, Milano, 1992.
  • Addio Cosa Nostra. La vita di Tommaso Buscetta. Rizzoli, 1994.
  • Il processo. Giulio Andreotti sotto accusa a Palermo. Rizzoli, 1995:
  • Schiavi. Il nuovo traffico di esseri umani. Rizzoli, Milano, 1999.
  • La mafia imprenditrice. Dalla Calabria al centro dell'inferno. Il Saggiatore, 2007
  • Perché non c'è la Mafia in Sardegna. Le radici di una anarchia ordinata. AM&D Edizioni, Cagliari, 2007.
  • L'inganno e la paura. Il mito del grande caos. Il Saggiatore, Milano, 2009.

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ a b http://www.corriere.it/inchieste/reportime/societa/diplomazia-caviale-baku-bruxelles/1ce1fdf4-470b-11e3-a177-8913f7fc280b.shtml
  2. ^ La notizia ANSA riportata sul sito personale di Arlacchi
  3. ^ Maurizio Turco: dossier arlacchi[1]

Altri progettimodifica | modifica sorgente

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente


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