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Po


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Po - Wikipedia

Po

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Po
SorgentePo.jpg

La sorgente del Po a Pian del Re

Nazione bandiera Italia
Regioni Stemma Piemonte
Stemma Lombardia
Stemma Emilia-Romagna
Stemma Veneto
Lunghezza 652/682 km[1]
Portata media 1.540 m³/s
Bacino idrografico 71.000 km²
Altitudine sorgente 2.022 m s.l.m.
Nasce Monviso - Pian del Re

44°42′4″N 7°5′38″E / 44.70111, 7.09389

Sfocia Mare Adriatico

44°57′45″N 12°30′4″E / 44.9625, 12.50111

Mappa del fiume

Il Po è un fiume dell'Italia settentrionale. La sua lunghezza, 652 km [1] lo rende il più lungo fiume interamente compreso nel territorio italiano[2], quello con il bacino più esteso (ca. 71.000 km²) e anche quello con la massima portata alla foce, sia essa minima (assoluta 270 m³/s), media (1.540 m³/s) o massima (13.000 m³/s).

Ha origine in Piemonte, bagna cinque capoluoghi di provincia (nell’ordine Torino, Pavia, Piacenza, Cremona e Ferrara) e segna per lunghi tratti il confine tra Lombardia ed Emilia-Romagna, nonché tra quest’ultima e il Veneto, prima di sfociare nel mare Adriatico in un vasto delta con 6 rami. Per la maggior parte del suo percorso il Po scorre in territorio pianeggiante, che da esso prende il nome (pianura o valle padana).

In ragione della sua posizione geografica, della sua lunghezza, del suo bacino e degli eventi storici, sociali ed economici che intorno ad esso hanno avuto luogo dall’antichità fino ai giorni nostri, il Po è riconosciuto come il più importante corso fluviale italiano.


Indice

modifica Idronimo

Il Po era chiamato dai Greci Ἠριδανός Eridanós (da cui il latino Eridanus e l'italiano letterario Eridano). Questo nome in origine indicava un fiume mitico che sfociava nell'Oceano e solo in seguito venne identificato con il Po. Eridanós contiene l'antichissima radice (*RDN) comune ad altri fiumi europei (Rodano, Reno, Danubio).
Presso i Liguri era detto Bodinkòs, da una radice indoeuropea (*BHEDH) che indica "profondità", la stessa da cui derivano i termini italiani "botola" e "fossa, fossato".
Il nome latino Padus - da cui l'aggettivo "padano" - deriverebbe secondo l'opinione più diffusa dalla stessa radice di Bodinkòs; secondo un'altra versione deriverebbe dalla parola celtoligure pades indicante una resina prodotta da una qualità di pini selvatici particolarmente abbondante presso le sue sorgenti.
Il nome italiano "Po" deriva appunto dalla contrazione (Padus>Pàus>Pàu>Pò) di Padus; in diverse lingue europee, soprattutto slave (ceco, slovacco, polacco, sloveno, serbo, croato) ma anche in rumeno il fiume è ancora oggi chiamato Pad.

modifica Importanza

Attraversa con il suo corso gran parte dell'Italia settentrionale, da ovest verso est percorrendo tutta la Pianura Padana.
Sulle sue rive abitano circa 16 milioni di persone e sono concentrate oltre un terzo delle industrie e della produzione agricola italiana, così come oltre la metà del patrimonio zootecnico. Ciò rende il Po e il suo bacino una zona nevralgica per l'intera economia italiana ed una delle aree europee con la più alta concentrazione di popolazione, industrie e attività commerciali.

modifica Corso del fiume

Valle Po
Il Po a Torino
Il Po in provincia di Ferrara

La sua sorgente si trova in Piemonte in provincia di Cuneo sulle Alpi Cozie e precisamente in Località Pian del Re ai piedi del Monviso (3.841 m), sotto un grosso masso riportante la targa che ne indica l'origine. Arricchendosi notevolmente dell'apporto di altre innumerevoli sorgenti (non è errato affermare che "il Monviso stesso è la sorgente del Po"), prende a scorrere impetuoso nell'omonima valle.

Da qui sbocca in pianura dopo appena una ventina di km lambendo i territori della città di Saluzzo. In questo tratto vari affluenti arricchiscono la portata del fiume che entra in breve nella provincia di Torino attraversandone lo stesso capoluogo. A Torino il fiume, nonostante abbia percorso solo un centinaio di km dalle sorgenti, è già un corso d'acqua notevole con un letto ampio 200 m e una portata media già prossima ai 100 m3/s.

Con andamento verso est, costeggia poi le estreme propaggini del Monferrato giungendo nella piana Vercellese dove si arricchisce dell'apporto di importanti affluenti come la Dora Baltea e la Sesia. Piegando con corso verso sud, continua poi a lambire in sponda destra il Monferrato in provincia di Alessandria, bagnando le città di Casale Monferrato e Valenza (Italia). Qui funge anche da confine regionale tra Piemonte e Lombardia cominciando ad assumere dimensioni maestose.

Presso Bassignana, il fiume punta definitivamente verso est per merito anche della forte spinta del Tanaro, suo principale tributario di destra. Dopo questa confluenza il Po, ormai possente nella portata (oltre 500 m3/s), entra in territorio lombardo scorrendo in provincia di Pavia. Pochi km a sud del capoluogo pavese il fiume riceve il contributo essenziale del Ticino, suo principale tributario per volume d'acque, diventando così navigabile (grazie alla sua portata ora di oltre 900 m3/s) anche da grosse imbarcazioni sino alla foce.

Dopo questa confluenza il fiume prende a scorrere per parecchi km nella zona di confine tra Lombardia e Emilia-Romagna, bagnando città importanti come Piacenza e Cremona, ricevendo contributi notevoli dagli affluenti alpini Adda, Oglio e Mincio e moltissimi altri fiumi minori provenienti dall'Appennino che ne accrescono la portata ad oltre 1.500 m3/s.

Giunto infine nella zona di Ferrara il fiume scorre "pensile" sul confine tra Veneto (provincia di Rovigo) ed Emilia-Romagna, nella regione storica del Polesine.

Qui il fiume inizia il suo ampio delta (380 km2), dividendosi in 5 rami principali (Po di Maestra, Po della Pila, Po delle Tolle, Po di Gnocca e Po di Goro) e 14 bocche; un ulteriore ramo secondario (il Po di Volano) che attraversa la città di Ferrara, è ora inattivo. Il grande fiume sfocia quindi nel Mare Adriatico, attraversando territori appartenenti ai Comuni di Ariano nel Polesine, Goro, Porto Tolle e Porto Viro.
Il delta del Po, per la sua grande valenza ambientale, è stato dichiarato patrimonio dell'umanità dall'UNESCO.

Nel suo corso in pianura il Po si divide spesso in diversi rami formando diverse isole fluviali, la più grande delle quali (escludendo quelle presenti alla foce) è l'Isola Serafini, situata nei pressi della foce dell'Adda a Castelnuovo Bocca d'Adda, ma estesa circa 10 km2 all'interno del comune di Monticelli d'Ongina.

modifica Regime

Il bacino idrografico del Po (ampio circa 71.000 km2) copre gran parte del versante meridionale delle Alpi e quello settentrionale dell'Appennino emiliano-romagnolo cosicché il regime del fiume è misto di tipo alpino (piene tardo-primaverili ed estive e secche invernali) ed appenninico (piene primaverili ed autunnali e secche estive), pur prevalendo in ogni caso il regime appenninico poiché, a dispetto dell'alimentazione estiva da parte dei ghiacciai alpini, le minime portate si riscontrano comunque nel corso dell'estate (solitamente in agosto).

Statua al fiume Po, Torino, piazza CLN

Le piene del fiume, generalmente concentrate in autunno a causa delle piogge, sono abbastanza frequenti e possono essere anche imponenti e devastanti come avvenuto svariate volte nel secolo scorso. Per questo sono molto importanti gli argini e golene: novembre 1951, ottobre 1968, settembre 1993, novembre 1994 e ottobre 2000. L'ultima escrescenza, in ordine di tempo, quella dell'aprile 2009.

Determinanti nella loro formazione sono soprattutto i tributari piemontesi del Po (Dora Baltea, Sesia e Tanaro in particolare) e lombardi (Ticino). Per fare alcuni esempi, durante la piena del novembre 1994 il fiume mostrò già in Piemonte, dopo la confluenza del Tanaro, una portata di colmo di oltre 11.000 m3/s, quasi paragonabile a quella poi transitata molto più a valle nel Polesine.

Lo stesso avvenne anche nell'ottobre 2000, sempre in Piemonte, dove il fiume superò già a partire dal comune di Valenza i 10.000 m3/s di portata massima di piena a causa soprattutto dei contributi pesantissimi di Dora Baltea e Sesia.

I valori massimi assoluti di portata del Po sono stati raggiunti durante gli eventi alluvionali del 1951 e del 2000 con picchi di oltre 13.000 m3/s nel medio-basso corso.

modifica Affluenti

Il Po è alimentato da innumerevoli rii, torrenti e fiumi che raggruppano un insieme di ben 141 affluenti. Tra questi citiamo, nell'ordine con il quale affluiscono al Po:

modifica Principali città del Po

Si trovano lungo le rive del Po le seguenti città:

Si trovano a poca distanza dal suo corso le seguenti città:

modifica Cartografia

L'opera cartografica fu proseguita con l'instaurazione del Regno Lombardo-Veneto dagli austriaci, che disegnarono il tratto da Ficarolo fino alla confluenza del Ticino (1815).
Due carte di 47 tavole (530x889 mm) furono realizzate nel 1821. Queste mappe furono successivamente aggiornate una da Elia Lombardini (1853) e l'altra da Francesco Brioschi (1872).

Solo con l'Unità d'Italia si otterrà un'opera cartografica più completa del fiume, quando Francesco Brioschi (1887) realizzò una nuova mappa a stampa da Moncalieri fino al delta. La mappa è in un'unica tavola (730x9000 mm) in scala 1:50.000. Questa mappa è ancora oggi utilizzata per gli aggiornamenti e la rappresentazione del fiume.

modifica Autorità sul fiume

Il lungo Po a Torino

Fino alla riforma attuata nel 2002, il Po e i suoi affluenti erano soggetti all'autorità del Magistrato per il Po, un organo del Ministero dei lavori pubblici con sede a Parma, istituito nel 1955, dopo la catastrofica alluvione del 1954, per coordinare e, dal 1962, unificare le competenze dei vari organi competenti. Peraltro, già nel 1806 Eugenio Napoleone, Viceré d'Italia, aveva istituito un Magistrato civile per lavori generali che riguardano il grande sistema del Po.

In seguito alla riforma del 2002, correlata al decentramento di funzioni dallo Stato alle regioni, l'intero Bacino del Po è stato affidato ad un'agenzia interregionale denominata Agenzia Interregionale per il fiume Po (AIPO[3]), anch'essa con sede a Parma, alla quale sono state trasferite le competenze del vecchio Magistrato con in più alcune nuove competenze sulla navigazione interna. L'AIPO è un ente strumentale di quattro delle Regioni che compongono il bacino del Po: Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto. La Regione Valle d'Aosta e le province Autonome di Trento e Bolzano usufruiscono di speciali uffici locali. La Regione Liguria e la Regione Toscana affidano la gestione dei corsi d'acqua del bacino ricadenti nei loro territori all'AIPO mediante "protocolli d'intesa" e particolari "convenzioni".

L'attività di pianificazione del bacino è curata dall'Autorità di Bacino del fiume Po (AdBPo), organismo misto Stato-Regioni. L'AIPO attua la pianificazione redatta dall'AdBPo mediante attività di programmazione degli interventi e gestione dei corsi d'acqua, oltre al "servizio di piena", mediante 12 sedi periferiche che coprono l'intero bacino: da ovest verso est, Torino, Alessandria, Pavia, Milano, Piacenza, Cremona, Parma, Reggio nell'Emilia, Mantova, Modena, Ferrara e Rovigo.

modifica Annotazioni storiche

Il Po ingrossato a S. Benedetto (MN), maggio 2009

Nella preistoria la linea di costa era molto più ad ovest rispetto ad oggi ed il Po si divideva in due rami circa all'altezza della attuale Guastalla. A Nord scorreva il Po di Atria (Adria) che sfociava vicino a Chioggia. Il ramo a sud sfociava in mare presso l'antica città di Spina.
La Rotta di Sermide (VIII secolo a.C.) modificò il corso del Po di Adria, che allora arrivava fino all'attuale Ficarolo e poi piegava verso sud. Il Po ad Adria riceveva meno acqua e si interrò nel volgere di alcuni secoli. Di esso rimase in parte l'attuale Canal Bianco.

Il Po di Spina si suddivise in due rami: l'Olana (ora Po di Volano) e il Padoa (da cui deriva il nome Po), chiamato anche Eridano. Della allora linea di costa rimangono antichi dossi fossili: l'Argine Agosta all'interno delle Valli di Comacchio.
L'Olana sfociava più a nord (rispetto a Spina) ed aveva anche una ulteriore diramazione verso nord da cui nasceva il tratto detto Gaurus (da cui derivano i nomi Goro e Codigoro) che sfociava nei pressi dell'attuale Mesola; le dune fossili di Massenzatica a sud e dall'altra sponda quelle di San Basilio testimoniano l'antica foce.

Nel I secolo d.C. esistono le fosse Augusta, Clodia, Filistina, Flavia, Neronia e Messanicia (questa collegava il Padoa a Ravenna con un percorso di 18 km), che permettevano di navigare da Ravenna ad Aquileia rimanendo sempre all'interno di lagune e percorrendo canali artificiali e tratti di fiumi.
Polibio afferma che il Po si risaliva per 2000 stadi (cioè per 355 chilometri, circa fino al Tanaro) a partire dall'antica foce del Volano. Plinio dice che il Po era navigabile fino a Torino come i suoi affluenti maggiori.
Strabone scrive che per andare da Piacenza a Ravenna seguendo il corso del Padus occorrevano due giorni e due notti.
In epoca romana i porti più importanti sul Po sono: Cremona, Pavia (sul tratto terminale del Ticino), Piacenza, Brescello, Ostiglia, Vicus Varianus (l'attuale Vigarano) e Vicus Hobentia (l'attuale Voghenza).
Polibio descrive il luogo di Trigaboli, dove il Po si divideva nei due rami dell'Olana e del Padoa. Trigaboli deriverebbe da tres gabuli, tre capi, probabilmente l'attuale Codrea.
A monte della biforcazione doveva esserci un porto chiamato Bodencus. Bodencus o bodincus è un termine celtico di origine ligure che significava profondo e che fu usato anche per indicare il fiume Po; una conferma si ha guardando la mappa del 1568 conservata presso il Comune di Ferrara, dove da questa fino quasi all'attuale Codigoro, il Po di Volano viene chiamato Bodenco. La stessa mappa chiama Trigaboli la parte portuale di Ferrara sita a sud della stessa, sulla sponda destra del Po di Volano.

Poco dopo Ficarolo e prima di Ferrara, nella stessa mappa viene indicato Canale di Venezia un ramo che serviva per giungere nella città lagunare passando per il porto a nord di Ferrara. Solo nella parte terminale si sovrapporrà con l'attuale omonimo ramo a nord del Po di Goro.

In epoca medioevale il ramo principale del delta era costituito dall'attuale Po Morto di Primaro, formatosi nell'VIII Secolo più a sud del Padoa, che scorre a sud delle Valli di Comacchio e che, dalla metà del XVIII secolo, costituisce la parte terminale del fiume Reno (anch'esso un tempo affluente del Po) nel quale il Reno stesso fu convogliato a seguito della creazione del Cavo Benedettino.
Anche il Po di Volano, che scorre a Ferrara, era uno dei due corsi principali: questa situazione si protrasse fino al 1152, quando il fiume ruppe la diga del nord presso i giunti delle braccia, a Ficarolo (provincia di Rovigo, a 20 km ad ovest di Ferrara); il corso del fiume si modificò e cominciò gradualmente ad assumere la conformazione attuale.
Il nuovo tratto, più breve degli altri, dove l'acqua scorreva quindi più veloce, divenne il corso principale chiamato Po di Tramontana e poi Po di Venezia, deviando dal Po di Volano a Pontelagoscuro, qualche chilometro a nord di Ferrara.

Tra il 1600 e il 1604 la Repubblica di Venezia, nonostante le rimostranze dello Stato Pontificio, deviò il tratto finale del corso del Po tramite l'opera che fu chiamata "taglio di Porto Viro".
Questa modifica estese in pochi anni il delta verso est, formando nuovi territori compresi nell'attuale Delta del Po, interrando parzialmente la sacca di Goro. Si formarono da nord a sud i rami del Po di Levante, Po di Maistra, Po di Pila, Po delle Tolle, Po di Gnocca e il Po di Goro (che preesisteva ma raddoppiò la lunghezza). Inoltre a sud e a nord dell'attuale delta, nelle aree litoranee private di apporto di sedimenti, in aggiunta al fenomeno della subsidenza, si acuirono fenomeni di erosione del cordone dunoso litoraneo e delle spiagge.
Una mappa del 1693 chiama Po di Venezia la biforcazione nord del Po di Goro. Proseguendo verso est e giunto nei pressi di Donada lo stesso ramo viene denominato Po delle Fornaci.
Il Po di Levante, durante le grandi bonifiche operate negli anni trenta del secolo scorso, riguardanti l'idrovia Fissero-Tartaro-Canalbianco, venne staccato dal Po di Venezia, rimanendone collegato tramite la conca di navigazione di Volta Grimana, e divenne il ramo terminale del Canalbianco.
Il Po di Volano raggiunge il mare con un piccolo estuario sfociando nella sacca di Goro.

modifica Fauna ittica

Il Po ed i suoi affluenti presentano una fauna ittica originaria del più alto interesse biogeografico ed ecologico, con un altissimo tasso di endemismo. Purtroppo a partire dalla seconda metà del XX secolo sono state introdotte molte specie ittiche alloctone che hanno inquinato questa straordinaria biodiversità conducendo a rarefazione molte specie endemiche.

Alcune specie endemiche o subendemiche dell'area padana sono qui di seguito riportate:

Ordine Famiglia Nome scientifico Nome comune Immagine
Acipenseriformes
Acipenseridae
Acipenser naccarii Storione cobice Acipenser sp.1 - Aquarium Finisterrae.JPG
Cypriniformes
Cobitidae
Sabanejewia larvata Cobite mascherato
Cyprinidae
Barbus caninus Barbo canino
Barbus plebejus Barbo italico
Chondrostoma genei Lasca
Chondrostoma soetta Savetta
Rutilus aula Triotto
Rutilus pigus Pigo
Telestes muticellus Vairone Telestes muticellus.jpg
Perciformes
Gobiidae
Knipowitschia panizzae Ghiozzetto di laguna
Knipowitschia punctatissima Ghiozzetto striato
Padogobius bonelli Ghiozzo padano
Pomatoschistus canestrinii Ghiozzetto cenerino Pomatoschistus canestrinii.jpg
Petromyzontiformes
Petromyzontidae
Lethenteron zanandreai Lampreda padana
Salmoniformes
Salmonidae
Salmo trutta marmoratus Trota marmorata Salmo marmoratus.jpg

Di seguito una lista parziale di alcuni dei più diffusi alloctoni:

Tra tutte queste specie alcune (Siluro soprattutto ma anche Aspio e Lucioperca) sono estremamente dannose in quanto potenti predatori che divorano quotidianamente grandi quantità di pesci mentre altre (ad esempio Breme, Blicca, Gardon, Rodeo, ecc..) danneggiano la fauna autoctona in quanto competitori.

Nell'agosto del 2009 è stato pescato, nelle acque del fiume, un piranha della specie Pygocentrus nattereri. [4]

modifica Disastro ambientale del 2010

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Disastro ambientale del fiume Lambro.

Il 24 febbraio 2010, nelle acque del Po si è verificato il più grave disastro ambientale della storia del fiume, a causa dello sversamento di milioni di litri di petrolio e idrocarburi che, attraverso l'affluente Lambro, hanno raggiunto il Po. La marea nera, secondo una stima del WWF, sarebbe rimasta nel grande fiume almeno 5 giorni, e non era escluso che il petrolio potesse raggiungere il mar Adriatico.

La notte tra il 22 e il 23 febbraio 2010, in una raffineria in disuso "La Lombarda Petroli" sita a Villasanta vicino a Monza, degli ignoti criminali hanno sabotato tre silos pieni di petrolio per abitazioni, e di idrocarburi. Attraverso i canali di scolo, le sostanze inquinanti esondate dai serbatoi hanno raggiunto il fiume Lambro. Spinto dalla corrente del fiume, il petrolio cominciò a viaggiare verso il Po. L'allarme scattò immediatamente, e i vigili del fuoco, i volontari della protezione civile e i tecnici dell'ARPA predisposero delle barriere per impedire che la marea nera giungesse al Po.

Nonostante il lavoro incessante durato tutta la notte, la marea nera nelle tarda mattinata del 24 febbraio raggiunse il Po nei pressi di Piacenza.

Secondo il WWF la marea nera sarebbe giunta entro l'1 marzo al mare Adriatico con conseguenze devastanti. Per scongiurare questo rischio, la "task force" formata dai Vigili del Fuoco, Protezione Civile, Corpo Forestale dello Stato e i tecnici dell'ARPA pose lungo il corso del Po delle barriere di materiale assorbente lunghe 100 metri, per impedire che il petrolio raggiungesse il mare. Fortunatamente, queste barriere funzionarono e gran parte del petrolio venne trattenuto; solo una piccolissima parte degli idrocarburi raggiunse il delicatissimo ecosistema del delta e quindi il mare, ma dopo breve tempo si vaporizzò grazie all'azione del vento e del sole.

In generale, gli effetti del petrolio sull'ecosistema del Po sono stati molto più limitati rispetto ai danni subiti dal suo affluente Lambro, dato che è proprio in questo fiume che gli idrocarburi si sono maggiormente riversati.

modifica Note

  1. ^ a b Qualora la si voglia invece considerare a partire dalle più lontane sorgenti del sistema fluviale nel suo complesso (quelle del Maira), esso raggiunge la lunghezza di 682 km.
  2. ^ Il più lungo fiume che nasce in Italia è la Drava (749 km), affluente del Danubio, le cui sorgenti si trovano nel comune altoatesino di Dobbiaco. In Valle Spluga, in provincia di Sondrio, e precisamente nel comune di Madesimo, nasce altresì, e scorre in territorio italiano per circa 15 km, il Reno di Lei, uno dei rami secondari del fiume Reno, il quale è lungo 1.326 km e scorre per gran parte della sua lunghezza in Germania.
  3. ^ Il sito ufficiale dell'Aipo
  4. ^ Grosso Piranha pescato nel Po. www.corriere.it, 23-08-2009. URL consultato il 24-08-2009.

modifica Bibliografia

  • Giovanni Bedani. Memorie storiche di Pontelagoscuro - Ferrara, 1905.

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