Pontedecimo

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Pontedecimo
Genova Pontedecimo panorama.jpg
Stato Italia Italia
Regione Liguria Liguria
Provincia Genova Genova
Città Genova-Stemma.png Genova
Circoscrizione Municipio V Valpolcevera
Quartiere Pontedecimo
Altri quartieri San Quirico
Codice postale 16164
Nome abitanti pontedecimesi
Mappa dei quartieri di Genova
Mappa dei quartieri di Genova

Coordinate: 44°29′52″N 8°54′15″E / 44.497778°N 8.904167°E44.497778; 8.904167

Pontedecimo (Pontedêximo /puŋteˈdeːʒimu/ in ligure) è un quartiere all'estrema periferia settentrionale del comune di Genova, ed è situato in Valpolcevera, alla confluenza dei torrenti Verde e Riccò, convenzionalmente considerata l'inizio del torrente Polcevera.

Panorama invernale
Pontedecimo: la confluenza tra i torrenti Verde (a sin.) e Riccò (a destra)

Fa parte del Municipio V Valpolcevera. A livello di unità urbanistiche sono comprese in Pontedecimo le unità di "Pontedecimo" e "San Quirico", che insieme hanno una popolazione di 12.765 abitanti (al 31 dicembre 2010[1]).

Storiamodifica | modifica sorgente

Originimodifica | modifica sorgente

Il borgo antico di Pontedecimo fu uno dei primi insediamenti nel fondovalle del Polcevera, nel luogo dove in epoca romana e medievale il Pons ad decimum milium o Pons ad decimum lapidem ab Januensi Urbe (cioè il punto dove sorgeva la decima pietra miliare da Genova), da cui deriva il nome del paese, attraversava il torrente Riccò. Da qui la Via Postumia, risaliva il versante opposto della valle valicando l'Appennino ligure nei pressi dell'attuale Passo della Bocchetta, dopo aver attraversato le località di Cesino e Langasco. Fu proprio in prossimità di questo ponte, infrastruttura strategica al crocevia di importanti strade che collegavano la Liguria con la Pianura Padana, che fin dall'epoca preromana si formò il primitivo borgo di Pontedecimo, composto dalle case in cui si aprivano le prime attività commerciali, artigianali e ricettive sorte come strutture di servizio a disposizione dei viaggiatori in transito.

Nel corso dei secoli il paese crebbe attorno alla cappella di San Giacomo, costruita nel 1167 e dipendente dalla pieve di San Cipriano, espandendosi nelle zone circostanti.

Presso il ponte nell'Alto Medioevo fu costruito un fortilizio, distrutto nel Trecento, come altri nella Valpolcevera, nel corso di scontri tra guelfi e ghibellini che causarono morte e distruzione in tutta la valle.

Il borgo anticomodifica | modifica sorgente

Antico stemma comunale di Pontedecimo.

Dal borgo medioevale, un tempo popolato da botteghe, laboratori artigiani e osterie, con la casa natale della Beata Chiara (Isabella Ghersi) e la parrocchiale di S. Giacomo, si sviluppò il paese come lo si vede ancor oggi, sovrastato a monte da un lato dall'antico abitato di Cesino e dall'altro dall'ex capoluogo comunale San Cipriano (oggi frazione di Serra Riccò), ben visibile sul versante sinistro della valle con il con il suo aguzzo campanile.

A dare impulso allo sviluppo del borgo fu nel 1585 l'apertura della strada della Bocchetta. Si trattò di un'espansione residenziale e urbanistica accompagnata dalla parallela fondazione di organismi civili e religiosi, che attestavano la ormai raggiunta unitarietà e consistenza della popolazione locale. Queste strutture comprendevano la sede operativa del Capitano di Polcevera, istituita nel 1585 nella casa dove successivamente nascerà la beata Chiara, un ospitale per i viandanti, operante dal XII secolo fino al 1775, quando fu demolito per l'ampliamento della strada di fondovalle, l'Oratorio della Morte e Orazione, costruito agli inizi del XVI secolo, e quello della dottrina Cristiana nel secolo successivo. Infine, nel 1640 i frati francescani vi costruirono il loro convento.

Il borgo, trovandosi sulla principale via di accesso a Genova, fu più volte luogo di passaggio di eserciti, subendone le nefaste conseguenze, in particolare durante la guerra di successione austriaca del 1746-1747 e l'occupazione napoleonica nel 1800.

Il torrente Polcevera, poco dopo la confluenza tra i torrenti Verde e Riccò che lo generano.

L'Ottocento (industrializzazione e sede comunale)modifica | modifica sorgente

Durante il governo sabaudo furono costruite la strada carrozzabile dei Giovi, inaugurata nel 1821 e la linea ferroviaria Genova-Torino, aperta nel 1854, con la relativa stazione ferroviaria, dotata anche di un deposito locomotive.[2]. All'epoca della costruzione della strada dei Giovi, proprio al bivio tra questa e l'antica strada della Bocchetta fu aperta la “Piazza Regina Margherita" (attuale “Piazza Pontedecimo”), oggi centro del quartiere moderno, che divenne subito la sede di fiere e mercati, oltre che il capolinea della linea tranviaria della Valpolcevera.

Nel 1853 il comune di San Cipriano assunse la nuova denominazione di Pontedecimo[3][4] che divenne la nuova sede comunale; il nuovo palazzo municipale, costruito nella seconda metà dell'Ottocento, sarà inaugurato nel 1882. Successivamente i confini del comune di Pontedecimo saranno modificati nel 1869, per il distacco dell'ex sede comunale di San Cipriano aggregata al comune di Serra Riccò[5], e nel 1889, con l'acquisizione della frazione Torre dal comune di Ceranesi[6].

La chiesa di San Giacomo Maggiore fu eretta in parrocchia nel 1857 distaccandosi da quella di San Cipriano.

Pontedecimo conobbe il suo maggiore sviluppo demografico nella seconda metà dell'Ottocento, con l'insediarsi in loco, per la ricchezza delle acque, di molte attività industriali legate all'arte molitoria (pastifici), alla siderurgia, alla meccanica, all'industria dolciaria ed alla tessitura. Allo sviluppo economico e sociale di Pontedecimo diede un grande impulso la realizzazione delle citate infrastrutture stradali e ferroviarie, che consentivano l'interscambio di materie prime e prodotti finiti. Come in tutta la Val Polcevera, queste attività industriali si sostituirono all'agricoltura sulla quale si era basata per secoli l'economia della zona, portando benessere ma anche i problemi derivanti dall'inquinamento.

Così il Goffredo Casalis descriveva l'economia del paese nel 1849, pochi anni prima dell'inaugurazione della linea ferroviaria e del trasferimento della sede municipale.

« Il territorio è composto di due elevate colline, che chiamansi una di S. Cipriano, e l'altra di Cesino: coltivansi entrambe a campi, a viti, a prati, ed a boschi: una strada per cui vi si ascende, è praticabile solamente a piedi, e con bestie da soma.

I prodotti principali sono i cereali, le civaje, le uve, le castagne, ed altre frutta di buona qualità, non che il fieno: non si mantengono bestie bovine, che pei bisogni dell'agricoltura: nel borgo molti sono applicati al commercio, e all'industria: sul torrente Verde esistono varii mulini per macinare i grani ad uso della capitale della Liguria. Il commercio dei cereali forma una delle principali ricchezze del paese. I viandanti ed i carrettieri vi trovano buoni alberghi e varie botteghe di commestibili. »

(Goffredo Casalis, "Dizionario geografico, storico, statistico e commerciale degli stati di S.M. il Re di Sardegna")

Verso la fine dell'Ottocento furono fondate la “Fratellanza” (società operaia di ispirazione socialista, fondata nel 1872) e la Società Operaia Cattolica (1879). Ai primi anni del Novecento risalgono la fondazione della Pubblica Assistenza Croce Verde (1908), dell'Unione sportiva Pontedecimo (1907) e del Ricreatorio San Luigi Gonzaga (1909) con la sezione sportiva Fulgor.

L'annessione alla Grande Genovamodifica | modifica sorgente

Il comune di Pontedecimo venne annesso a Genova durante il periodo fascista: infatti nel 1926 i confini della città vennero ridisegnati ed ampliati inglobando diversi comuni (ad ovest sino a Voltri, ad est sino a Nervi e a nord sino a Pontedecimo stesso), raggiungendo una notevole estensione con la creazione della Grande Genova[7].

Nel 1934 fu inaugurato l'ospedale, intitolato ad Andrea Gallino. Sempre nello stesso anno, nei pressi della piazza Regina Margherita, fu iniziata la costruzione di una “casa littoria”, mai completata e recentemente demolita per creare un piccolo giardino pubblico con parco giochi. Nel secondo dopoguerra l'espansione edilizia conseguente al vertiginoso aumento di popolazione (dai 3870 del 1883 ai circa 16500 attuali) ha finito per occupare quasi tutti gli spazi verdi intorno al primitivo borgo; Pontedecimo si è ingrandito nella valle del T. Verde, arrivando a formare un'unica conurbazione con il vicino centro di Campomorone, nella valle del T. Riccò fino alla località Rimessa, al confine con il comune di Mignanego ed in parte anche sul versante collinare di San Cipriano.

Nell'ultimo scorcio del XX secolo fu edificato nel quartiere il secondo carcere della città di Genova.

Monumenti e luoghi d'interessemodifica | modifica sorgente

Casa della Beata Chiaramodifica | modifica sorgente

Questo edificio si trova nel cuore del borgo antico e nel XVI secolo fu la sede del Capitanato di Polcevera, istituito nella seconda metà del Cinquecento, come narrano le notizie storiche ufficiali. In questa casa il 23 ottobre 1742 nacque la venerabile Chiara Isabella Ghersi, che sarebbe diventata monaca clarissa, morta a Gubbio il 27 ottobre 1800 nel monastero della SS. Trinità, dove era badessa. Sulla facciata si trova una targa rievocativa, fatta collocare nel 1900 dall'amministrazione comunale di Pontedecimo in occasione del centenario della morte di Isabella Ghersi.

Luoghi di cultomodifica | modifica sorgente

« Nel solo borgo di Pontedecimo veggonsi quattro chiese: quella de' cappuccini che insieme al convento annesso venne fondata nel 1641; l'oratorio della dottrina cristiana; l'oratorio dei morti; l'antica chiesa di S. Giacomo fondata nel 1167 da Bossenda abbadessa di s. Tommaso di Genova per comodo e benefizio degli abitatori di Pontedecimo: è da osservarsi che di questa chiesa di s. Giacomo nel 1452 era rettore il famoso Paolo Fregoso, poi arcivescovo, cardinale, e doge di Genova: nello stesso luogo sacro conservasi una campana, che ha in caratteri gotici la data dell'anno 1434. »
(Goffredo Casalis, "Dizionario geografico, storico, statistico e commerciale degli stati di S.M. il Re di Sardegna")

Chiesa di San Giacomo Maggioremodifica | modifica sorgente

La chiesa parrocchiale di San Giacomo

La costruzione della prima chiesa, voluta dalla madre badessa delle suore Cistercensi del monastero di San Tomaso di Genova, fu autorizzata dall'arcivescovo di Genova Ugone della Volta con un decreto del 6 giugno 1167. La dedica a San Giacomo maggiore testimonia il transito di pellegrini diretti a Santiago di Compostela. La chiesa appena costruita fu subito eretta in parrocchia, ma nel XV secolo perse la propria autonomia e divenne una semplice cappella, soggetta alla pieve di San Cipriano. Saccheggiata e gravemente danneggiata dagli austriaci nel 1747, fu sottoposta a lavori di ristrutturazione dal 1750 al 1755, trasformando l'originale stile romanico in barocco. Con l'espansione del borgo, divenuto comune autonomo nel 1853, la chiesa fu nuovamente eretta in parrocchia con decreto dell'arcivescovo Andrea Charvaz del 7 agosto 1857. Contemporaneamente fu decisa la costruzione di una nuova chiesa, costruita a partire dal 1869 dopo la demolizione della precedente, su progetto di Claudio Storace e Stefano Grillo e consacrata il 26 maggio 1872. La chiesa di San Giacomo conserva tra i vari quadri il “Battesimo di Cristo” di Giovanni Battista Paggi, pittore considerato "il padre della pittura genovese" nel primo Seicento.

Convento dei Cappuccinimodifica | modifica sorgente

Si trova nel cuore dell'antico borgo e fu fondato nel 1640. I Cappuccini si dedicarono a opere di assistenza e solidarietà in favore di poveri ed ammalati, in particolare durante la pestilenza del 1657, l'alluvione del 1834 e l'epidemia di colera del 1854. Per la legge napoleonica sulla soppressione degli ordini religiosi il convento fu chiuso nel 1810 e trasformato in caserma. I religiosi poterono farvi ritorno come preti nel 1814, ma solo l'anno successivo rivestirono nuovamente il saio francescano. Il convento fu poi nuovamente abbandonato in seguito alle nuove leggi di soppressione emanate nel 1866 dal governo sabaudo. In questa circostanza il sindaco Bartolomeo Levriero, su richiesta della popolazione si adoperò per evitare la chiusura, ma ottenne solo che due frati potessero restare per officiare le funzioni religiose, mentre il convento e il terreno circostante furono messi all'asta. Vinse l'asta per 48.000 lire un munifico benefattore, un certo Francesco Monticelli, che lo riconsegnò ai Cappuccini. In segno di riconoscenza il benefattore, morto nel 1877, fu sepolto nel convento stesso. L'interno della chiesa fu restaurato tra gli anni sessanta e settanta del XX secolo.

Oratorio della Morte ed Orazionemodifica | modifica sorgente

L'Oratorio della Morte ed Orazione

L'Oratorio, adiacente alla chiesa e recentemente ristrutturato, con il caratteristico campanile “alla cappuccina”, si ritiene che sia stato fondato dal movimento dei Disciplinanti all'inizio del XV secolo, ma è citato per la prima volta in un documento del 1531. Nel 1713 passò alla Confraternita della Morte ed Orazione, dedita ad opere di assistenza, allo svolgimento delle esequie ai defunti ed alla preghiera per le anime.

Chiesa di Sant'Antonino martire (Cesino)modifica | modifica sorgente

La chiesa di Sant'Antonino, nella frazione di Cesino, come altre chiese genovesi, era elencata nell'elenco delle decime dell'Arcidiocesi di Genova, risalente al 1143, ma si ritiene molto più antica. Il primo documento storico che parla della comunità cristiana di Cesino risale infatti all'anno 1040, ma la chiesa viene fatta risalire ad un'epoca anteriore e si ritiene che fosse già parrocchiale nell'anno 975. La chiesa fin dall'origine fu intitolata a Sant'Antonino martire, patrono di Piacenza, ma in alcuni periodi furono venerati come titolari anche Sant'Antonino di Firenze e Sant'Antonino di Pamiers. Intorno alla metà del Seicento la chiesa fu sottoposta ad un completo rifacimento, in stile Barocchetto genovese, a spese della benestante famiglia Rivara. Caratteristico l'altare sopraelevato, accessibile con scale laterali, al di sotto del quale si trova un altro altare dedicato a Nostra Signora del Carmine, contitolare della chiesa. I registri parrocchiali cominciano dal 1673, perché quelli precedenti andarono persi.

Altre localitàmodifica | modifica sorgente

Cesinomodifica | modifica sorgente

Veduta di Cesino

Cesino è una frazione collinare di Pontedecimo di antichissima origine, sparsa sulla costiera che separa le valli dei torrenti Riccò e Gioventina (affluente del Verde) e risale fino al passo della Bocchetta. L'abitato sorse a margine della via Postumia, che risaliva questa dorsale per raggiungere i valichi appenninici.

Il nome del paese, citato per la prima volta in un documento notarile del 1040, deriva dal termine ligure Cexin (piccolo ciliegio) a testimonianza di un'antica vocazione per la frutticoltura.

San Quiricomodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi San Quirico (quartiere di Genova).

San Quirico, che si trova nel fondovalle del Polcevera, poco più a valle di Pontedecimo. Già comune autonomo fino al 1926, quando fu costituita la cosiddetta Grande Genova, fu poi aggregato con le sue frazioni alla delegazione di Pontedecimo.

San Biagiomodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi San Quirico (quartiere di Genova)#San Biagio.
Chiesa di San Biagio

San Biagio fu fino al 1926 una frazione collinare del comune di San Quirico e come l'ex capoluogo fu accorpato alla delegazione di Pontedecimo.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa di San Biagio (Genova).

La prima memoria della chiesa di San Biagio risale al 1143, quando con altre chiese genovesi era elencata nell'elenco delle decime dell'Archidiocesi di Genova come cappella dipendente dalla pieve di S. Cipriano, ma divenne parrocchia autonoma già nel Duecento.

Il santuario di Nostra Signora della Guardiamodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Santuario di Nostra Signora della Guardia (Ceranesi).

Sul lato occidentale della Val Polcevera, si eleva il monte Figogna (804 m sul livello del mare), dove è situato il Santuario di Nostra Signora della Guardia, sulla sommità del quale, con una vista panoramica unica (dalla Corsica al Monte Cervino), si domina il borgo di Pontedecimo.

Pare che la denominazione "Guardia" risalga al fatto che da tempo immemorabile sorgesse su quel monte una torre d'avvistamento per segnalare l'arrivo di nemici che scendendo dalla valle Polcevera potessero minacciare Genova.

Il Santuario trae origine da un fatto prodigioso: documenti storici assicurano l'apparizione della Madonna avvenuta sul monte Figogna il 29 agosto 1490 ad un contadino, Benedetto Pareto.
Il Santuario della Guardia è meta di pellegrinaggi da ogni parte d'Italia e naturalmente di moltissimi devoti genovesi.

Trasporti e vie di comunicazionimodifica | modifica sorgente

Strademodifica | modifica sorgente

Pontedecimo è attraversata dalla strada provinciale SP 35 (ex Strada statale 35 dei Giovi) che collega Genova con la valle Padana attraverso il Passo dei Giovi.

A Pontedecimo ha inizio la strada provinciale SP 5 “della Bocchetta” che attraverso il valico omonimo porta nel Basso Piemonte (Voltaggio, Carrosio, Gavi Ligure, Arquata Scrivia).

Il casello autostradale più vicino è quello di Genova Bolzaneto sull'Autostrada A7, Genova - Milano, a circa 4 km.

In passato Pontedecimo costituiva uno dei capilinea della rete tranviaria di Genova.

Linee ferroviariemodifica | modifica sorgente

Pontedecimo è dotata di una propria stazione ferroviaria, un tempo molto importante, sulla storica linea dei Giovi Genova Sampierdarena - Busalla - Ronco Scrivia, attualmente percorsa esclusivamente da treni locali, mentre i treni a lunga percorrenza da Genova per Milano e Torino percorrono la cosiddetta “linea succursale dei Giovi", costruita negli anni ottanta del XIX secolo. Questa linea con l'alto viadotto a venti arcate sui torrente Verde caratterizza il panorama di Pontedecimo ma non ci sono stazioni nel quartiere.

Societàmodifica | modifica sorgente

La Pubblica Assistenza Croce Verde, fondata da un gruppo di cittadini nel dicembre 1907, divenne operativa il 1º gennaio 1908. Durante il periodo fascista, nel 1931, fu sciolta ed incorporata nella Croce Rossa Italiana. Questo fatto, pur nella contrarietà della popolazione, non fece tuttavia venire meno l'impegno dei volontari, che continuarono a prestare la loro opera di solidarietà all'interno della C.R.I. anche durante il secondo conflitto mondiale, durante il quale, nell'aprile del 1944, parteciparono attivamente al recupero delle salme dei partigiani trucidati alla Benedicta. Nell'immediato dopoguerra, la P.A. Croce Verde fu ricostituita, anche se l'atto ufficiale di rifondazione fu formalizzato solo nel 1952.

Sportmodifica | modifica sorgente

Storicamente molto intensa ed importante l'attività sportiva del quartiere.

Unione Sportiva Pontedecimomodifica | modifica sorgente

L'Unione Sportiva Pontedecimo 1907 che nel 2007 ha compiuto i suoi primi cento anni di vita, essendo stata fondata nell'agosto del 1907, con la sua sezione ciclismo dal 1934 organizza ogni anno l'importante manifestazione ciclistica internazionale del Giro dell'Appennino gara caratterizzata dalla salita del Passo della Bocchetta e che ha, storicamente, l'arrivo e la partenza proprio nel centro di Pontedecimo. Promotore di questa manifestazione fu Luigi Ghiglione, per molti anni presidente della società. L'edizione più memorabile di questa gara è considerata ancora oggi quella del 1955, che vide il trionfo del grande Fausto Coppi.

La società è attiva anche nel calcio e negli anni trenta e quaranta militò nella terza serie del campionato italiano. Attualmente, con la denominazione di Pontedecimo Polis, milita nel campionato ligure di Eccellenza. Nelle file del Pontedecimo ha iniziato la sua carriera Enrico Chiesa.

La Pontedecimo - Giovimodifica | modifica sorgente

La Pontedecimo – Giovi è stata una gara automobilistica in salita tenutasi per 28 edizioni dal 1922 al 1967, che ha visto tra i protagonisti i più famosi piloti di quei periodi, da Tazio Nuvolari, a Clemente Biondetti, Nino Farina, Gino Munaron e Sandro Munari.

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Notiziario statistico della città di Genova 1/2011
  2. ^ Questa linea ferroviaria aveva una forte pendenza, che inizialmente rese necessario l'impiego di una seconda locomotiva nel tratto Pontedecimo-Busalla. Il problema fu poi risolto con l'utilizzo di una locomotiva più potente, detta “Mastodonte”, che da sola riusciva a trainare i convogli nel tratto in salita (Approfondimenti sul sito della rivista Asti in … vetrina)
  3. ^ Regio decreto 7 maggio 1853, n.
  4. ^ Comune di Pontedecimo in siusa.archivi.beniculturali.it. URL consultato il 9 gennaio 2014.
  5. ^ Regio decreto 18 ottobre 1869, n. 5316
  6. ^ Regio decreto 2 giugno 1889, n.
  7. ^ Regio Decreto Legge 14 gennaio 1926, n. 74

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bibliografia su Genova.
  • M. Lamponi, Valpolcevera, come eravamo, 1983.
  • Guida d'Italia - Liguria, Touring Club Italiano, 1982.
  • C. Praga, Genova fuori le mura, 2006, Fratelli Frilli Editori.
  • G. Goffredo Casalis, Dizionario geografico, storico, statistico, commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna, 1849.

Altri progettimodifica | modifica sorgente

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente

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