Porta Nuova (Milano)

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Coordinate: 45°28′47.6″N 9°11′33.23″E / 45.479889°N 9.192564°E45.479889; 9.192564

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Porta Nuova
Milano, Porta Nuova 02.jpg
Porta Nuova negli anni '50
Ubicazione
Stato Italia Italia
Località Milano
Indirizzo piazzale Principessa Clotilde
Informazioni
Condizioni Italia
Costruzione 1810-1813
Uso Daziario-Ornamentale
Realizzazione
Architetto Giuseppe Zanoia
Appaltatore Città di Milano
 
Porta Nuova agli inizi del Novecento.

Porta Nuova è una delle sei porte principali di Milano, ricavata all'interno dei Bastioni. Posta a nord della città, si apriva lungo la strada per Monza. Caratterizzata oggi dalla presenza dell'arco neoclassico dello Zanoia (1810-1813) e degli annessi caselli daziari, sorge al centro di piazzale Principessa Clotilde, allo sbocco di corso di Porta Nuova.

In passato Porta Nuova identificava inoltre uno dei sei sestieri storici in cui era divisa la città, il Sestiere di Porta Nuova.

Storiamodifica | modifica sorgente

La porta spagnola (XVI secolo)modifica | modifica sorgente

La Porta Nuova attuale che si apre nei Bastioni di Milano sorse decentrata a occidente rispetto all'asse viario (oggi via Manzoni) su cui erano sorte in precedenza le omonime porte di epoca romana (sul tracciato delle Mura romane) e di epoca medievale (sul tracciato delle Mura medievali).

Il vecchio Ponte delle Gabelle, accesso alla città del Naviglio della Martesana, quando al posto del viale sovrastante correvano i Bastioni

Il medesimo sestiere era servito, in epoca romana, dalla porta Aurea, collocata lungo le mura Massimianee del tracciato romano, sull'odierna via Manzoni all'incrocio con via Monte Napoleone. Nella cinta medievale si collocava allo sbocco in piazza Cavour dove ancora oggi è presente, perfettamente integra. Se, come era avvenuto per le altre porte, con la costruzione delle mura spagnole essa fosse stata semplicemente spostata più all'esterno lungo la medesima direttrice, sarebbe collocata al termine dell'attuale via Daniele Manin. Tale porta, invece, fu ricavata parecchio più a occidente, tra il Seveso e la Martesana.

Il rifacimento dello Zanoia (1810-1813)modifica | modifica sorgente

La porta spagnola venne demolita in epoca napoleonica, quando si avviò un progetto per convertire le principali porte dei bastioni ad una funzione daziaria e ornamentale, visto il superamento della loro funzione militare: l'edificazione di una porta monumentale contribuiva al nuovo riassetto urbanistico anulare attorno all'area dei bastioni, favorendo lo sviluppo urbano a nord della città. L'attuale porta, presente ancora oggi in piazzale Principessa Clotilde (stessa collocazione della precedente porta spagnola demolita), venne costruita su progetto dell'architetto Giuseppe Zanoia e si apriva sul tracciato dell'antica via romana che collegava la città con la Brianza. La costruzione avvenne tra il 1810 e il 1813. Il suo valore commerciale derivava dalla prossimità al naviglio della Martesana, allora navigabile. Per entrare in città, il naviglio dapprima sottopassava il ponte delle Gabelle e i bastioni[1], quindi superava la leonardesca conca dell'Incoronata per aprirsi nel laghetto di San Marco, da cui proseguiva lungo una seconda conca omonima e si immetteva nella fossa navigabile all'inizio di via Fatebenefratelli. Lungo i bastioni, dal Ponte delle Gabelle, scorreva il Redefossi che riceveva prima le acque in eccessi della Martesana e, appena oltre Porta Nuova, il Seveso. Seppure interrato, il Redefossi segue ancora oggi il medesimo percorso.

Nel 1840 venne inaugurata, appena al di là della Martesana, la stazione di Porta Nuova, prima stazione ferroviaria della città, al servizio della Milano-Monza. L'edificio principale si è conservato ed è stato trasformato nell'albergo di lusso Maison Moschino nel 2010.

Architetturamodifica | modifica sorgente

La porta è un arco trionfale, richiamante lo stile ionico, ad un fornice costruito in blocchi di arenaria giallastra, ornato da bassorilievi, che collega i due caselli daziari porticati, anch'essi in arenaria, collocati simmetricamente ai due lati. L'arenaria utilizzata è molto friabile, per cui le decorazioni di cui il monumento è ornato esteriormente sono soggette ad erosione nel tempo, aggravata dall'inquinamento, e parte delle sue ornamentazioni originarie oggi sono scomparse o scarsamente visibili.[2] Nel 2002 l'associazione "Castelli e Ville Aperte in Lombardia" ha ricevuto dal comune di Milano l'assegnazione dell'opera per il suo uso e restauro conservativo.

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ È il passaggio sotto l'arco ricavato nelle mura che veniva chiamato tombon, tombone: Francesco Cherubini, Vocabolario milanese italiano, 1814 e Giuseppe Banfi, Vocabolario milanese-italiano: ad uso della giovemtù, 1857. Spesso, erroneamente, tale appellativo viene attribuito al laghetto (darsena) che si apriva più a valle. Tale errore può essere ingenerato da una vecchia osteria con quel nome che ancora oggi si apre dove iniziava il laghetto
  2. ^ Gli edifici milanesi costruiti in arenaria sono molto scarsi proprio per questo motivo

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • Giuseppe Banfi, Vocabolario Milanese-Italiano: ad uso della gioventù, presso la Libreria di educazione di Andrea Ubicini, Milano, 1857 (da Google Libri)
  • Bonvesin da La Riva, De magnalibus Mediolani, testo critico, traduzione e note a cura di Paolo Chiesa, Libri Scheiwiller, Milano, 1998
  • Francesco Cherubini, Vocabolario milanese-italiano, Stamperia Reale, Milano, 1814
  • Bruno Pellegrino, Così era Milano – Porta Nuova, Edizioni Meneghine, Milano, 2011

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

Altri progettimodifica | modifica sorgente

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente








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