Province italiane in progetto

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Le province italiane in progetto durante la legislatura in corso nelle regioni a statuto ordinario devono essere proposte ad un procedimento legislativo ordinario, mentre nelle regioni a statuto speciale la competenza è affidata al governo regionale. Tutte le proposte di legge elencate decadono al momento della conclusione della stessa legislatura.

In passato sono state presentate 45 proposte nella XV legislatura e 56 nella XIII legislatura dal Parlamento della Repubblica Italiana e una dall'Assemblea Regionale Siciliana.[1]. Nel 2012 il Governo nazionale (presieduto da Mario Monti) tuttavia propose prima l'abolizione delle Province e poi solo il dimezzamento del loro numero, progetto che decadde poi per la fine anticipata della legislatura. Nella nuova legislatura, il nuovo Governo (presieduto da Enrico Letta), insediatosi nel maggio 2013, ha nel proprio programma l'abolizione di tutte le Province delle Regioni ordinarie, mentre la Regione Siciliana ad aprile 2013 ha già provveduto all'abolizione dei Consigli provinciali siciliani.

Progetti e leggi di riformamodifica | modifica sorgente

Primi progetti di riformamodifica | modifica sorgente

Il Parlamento italiano ha approvato la Legge 5 maggio 2009, n. 42, legge delega sul federalismo fiscale che mira a garantire alle province autonomia di entrata e di spesa, attraverso tributi propri, compartecipazioni e fondi perequativi, in attuazione dell'art. 119 della Costituzione.

Il 26 maggio 2010 era stata proposta l'abrogazione di alcune province, che però non ha avuto seguito[2].

Il 30 giugno 2010, è stato approvato dalla Camera dei Deputati il disegno di legge di riforma degli enti locali ("Carta delle Autonomie locali"), che individua le funzioni fondamentali delle Province. Il DDL AS 2259 è oraquando? all'esame della Commissione affari costituzionali del Senato della Repubblica.

Il 25 luglio 2011 viene respinta dalla Camera dei Deputati una proposta di legge che mirava all'abolizione dell'ente[3].

Il 12 agosto 2011 il Consiglio dei ministri ha approvato il cosiddetto decreto legge anti-crisi (Decreto-legge 12 agosto 2011, n. 138), contenente misure d'urgenza sul fronte economico e finanziario, tra cui è compresa l'abolizione e l'accorpamento delle province con popolazione inferiore ai 350mila abitanti[4] (da individuare sulla base dei dati del censimento demografico dell'8 ottobre 2011) che abbiano, altresì, una superficie inferiore ai duemilacinquecento chilometri quadrati[5]; nelle regioni con meno di 350 000 abitanti non potranno in ogni caso essere istituite Province[6]. Il provvedimento è tuttavia stato poi escluso dal decreto poiché il Governo ha ritenuto più corretto inserirlo in un nuovo disegno di legge costituzionale. Infatti, l'8 settembre 2011 il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge costituzionale che prevede l'obbligo del pareggio di bilancio in Costituzione e l'abolizione delle province come ente locale statale[7].

Riforma Montimodifica | modifica sorgente

Mappa delle nuove province deliberata dal Governo Monti

Il decreto legge 4 dicembre 2011 n. 201, convertito con modificazioni dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214[8] (cosiddetta Manovra Salva-Italia) stabiliva che il Consiglio provinciale, composto da un massimo di 10 membri, sarebbe stato eletto dai Consigli comunali secondo norme stabilite da legge dello Stato. I consiglieri provinciali avrebbero dovuto provvedere quindi ad eleggere tra loro il presidente. La durata dei Consigli non avrebbe subito modifiche. Le Giunte provinciali sarebbero state soppresse del tutto.

La profonda modifica prevista dal decreto prevedeva una graduale transizione dell'organo provinciale, i cui poteri sarebbero stati entro 12 mesi devoluti ai comuni e alle regioni secondo leggi regionali o, nel caso le regioni non si fossero attivate entro il 31 dicembre 2012, statali. I Consigli in carica eletti prima dell'entrata in vigore della nuova norma rimangono in carica sino alla loro naturale scadenza; per quelli in scadenza entro il 31 dicembre 2012, era prevista la nomina di un apposito Commissario in carica sino al 31 marzo 2013 per traghettare la provincia verso il suo nuovo assetto. Alla scadenza del mandato del vecchio Consiglio o del Commissario straordinario, si sarebbe proceduto alla nomina dei nuovi Consigli Provinciali secondo le nuove norme.

La Provincia di Trento e quella di Bolzano continueranno invece a possedere, in base allo statuto costituzionale della regione Trentino-Alto Adige, ciascuna un Consiglio provinciale composto da 35 membri eletti a suffragio diretto dai cittadini della provincia. I Consigli detengono il potere legislativo provinciale e supportano con la fiducia un presidente, eletto direttamente contestualmente al Consiglio in Trentino, e nominato dal Consiglio in Alto Adige, e una Giunta che esercita il potere esecutivo. L'unione dei due Consigli provinciali continuerà a formare il Consiglio regionale che si riunisce per la discussione delle limitate materie demandate alla Regione. Nella Valle d'Aosta il Consiglio regionale di 35 membri continuerà a detenere i poteri demandati dalle leggi ai consigli provinciali.

Con deliberazione del Consiglio dei Ministri del 20 luglio 2012 sono stati determinati i criteri per il riordino delle province a seguito decreto legge n. 95 del 6 luglio 2012, ed in particolare è stato stabilito che le province dovevano possedere i requisiti minimi di una dimensione territoriale non inferiore a 2 500 km² e una popolazione residente non inferiore a 350 000 abitanti (in base ai dati ISTAT). Contro tale decreto sono stati presentati innanzi alla Consulta i seguenti ricorsi per la declaratoria di illegittimità costituzionale della “riforma” delle Province, avviata con il decreto legge n. 95/2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 135/2012:

  1. Regione Molise, registro ricorso n. 133/2012;
  2. Regione Lazio, registro ricorso n. 145/2012;
  3. Regione Veneto, registro ricorso n. 151/2012;
  4. Regione Campania, registro ricorso n. 153/2012;
  5. Regione Lombardia, registro ricorso n. 154/2012;
  6. Regione Friuli Venezia Giulia, registro ricorso n. 159/2012;
  7. Regione Sardegna, registro ricorso n. 160/2012;
  8. Regione Piemonte, registro ricorso n. 161/2012;

Il 31 ottobre 2012 il Consiglio dei Ministri, viste le proposte pervenute da 13 su 15 regioni a statuto ordinario approvò il decreto legge sul riordino delle province in base al quale nelle regioni a statuto ordinario le province sarebbero diminuite da 86 a 51: questo numero comprendeva anche le dieci città metropolitane, la cui creazione avrebbe comportato la contestuale soppressione delle preesistenti province, ma escludendo le 25 province facenti parte delle Regioni a statuto speciale.

La riforma prevedeva in particolare con effetto dal 1º gennaio 2014[9]:

  • che a seguito del riordino le province delle regioni a statuto ordinario fossero 41 oltre a 10 città metropolitane; la relativa denominazione poteva essere modificata con decreto del presidente della Repubblica su proposta del Consiglio provinciale;
  • il mutamento di circoscrizione provinciale per alcuni comuni delle province di Brindisi e Taranto, per i quali si erano già assunte iniziative comunali volte a modificare le circoscrizioni preesistenti verso le province preesistenti di Bari e Lecce e per le quali era già stato espresso il parere della Regione;
  • che avrebbe assunto il ruolo di comune capoluogo (in cui devono avere sede tutti gli organi di governo della provincia) il comune capoluogo di regione o il comune già capoluogo di provincia avente maggiore popolazione residente, salvo il caso di diverso accordo - anche a maggioranza - tra i medesimi comuni, mentre non si sarebbe potuto istituire sedi decentrate.

Il decreto legge n. 188/2012 approdò alla Commissione Affari Costituzionali del Senato della Repubblica. Durante la seduta n. 455 del 14 novembre 2012 il senatore Oreste Tofani sollevò una questione pregiudiziale di costituzionalità su tale decreto legge. Nella seduta n. 460 del 21 novembre 2012 la suddetta pregiudiziale fu ritirata.

Nella seduta n. 470 del 10 dicembre 2012 la Commissione Affari Costituzionali del Senato della Repubblica, prendendo atto delle difficoltà emerse nell'esame del provvedimento, rinunciò alla sua conversione in legge. Il ministro Filippo Patroni Griffi, presente alla seduta con il sottosegretario Antonio Malaschini, rileva come "non si è determinata una sintesi su cui vi sia il più ampio consenso, anche a causa del numero elevato di emendamenti e subemendamenti presentati, nonché del mutato scenario generale".[10][11]

Il 3 luglio 2013 la Corte costituzionale ha dichiarato l'incostituzionalità del decreto, accogliendo i ricorsi presentati dalle regioni e, quindi, annullando le decisioni in materia che erano state prese dal governo Monti.

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Tra le tante, la Valcamonica proposta dall'on. Davide Caparini n. 604/2008, l'Avezzanese proposto dall'on. Rodolfo De Laurentiis n. 2119/2007, il Tigullio proposto da un gruppo di parlamentari n. 1846/2001, il Gelese in Sicilia, tramite una proposta di legge popolare.
  2. ^ Il taglio delle Province, un bluff, Il Tempo, 28 maggio 2010.
  3. ^ Europa Oggi - La mancata abolizione delle Province: Lega, Pdl e Pd non rinunciano alle poltrone inutili
  4. ^ Tagli e tasse, Berlusconi: "Il nostro cuore gronda sangue" - Tg24 - Sky.it
  5. ^ Mappa delle province italiane probabilmente destinate a scomparire
  6. ^ http://download.repubblica.it/pdf/2011/Manovrax.pdf?ref=HREA-1
  7. ^ Sindaci in 'sciopero' contro i tagli - Politica - ANSA.it
  8. ^ DECRETO-LEGGE 6 dicembre 2011, n. 201 Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici
  9. ^ DECRETO-LEGGE: Disposizioni urgenti in materia di Province e Città metropolitane
  10. ^ Legislatura 16ª - 1ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 470 del 10/12/2012
  11. ^ Province, il Senato rinuncia al decreto

Voci correlatemodifica | modifica sorgente








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