Qoelet

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.
« Io allora ho proclamato i morti ormai trapassati più beati dei vivi ancora in vita e più beato di entrambi chi non esiste ancora e non ha ancora visto il male perpetrato sotto il sole »   (Qoelet 4,2-3)
Antico Testamento
Cristianesimo, Cattolico, Ortodosso, Protestante

Ebraismo (Torah-Tanakh-Talmud-Chumash)

Pentateuco:

Profeti anteriori o Libri storici:

Profeti posteriori - Profeti maggiori:

Profeti posteriori - Profeti minori:

Scritti:

Meghillot:

Sino a qui riferimenti ebraici

Deuterocanonici
(non canonici per/secondo gli ebrei,
canonici per cattolici e ortodossi,
apocrifi per protestanti)
Ortodosso
Copto
Siriaco (Peshitta)
Progetto Religione
uso tabella

Il Qoelet, o Ecclesiaste (ebraico קהלת, Qohèlet, "radunante", dallo pseudonimo dell'autore; greco Ἐκκλησιαστής, ekklesiastès, "radunante"; latino Ecclesiastes o Qoelet), è un testo contenuto nella Bibbia ebraica (Tanakh) e cristiana.

È scritto in ebraico (con diversi aramaicismi), e la sua redazione è avvenuta in Giudea nel IV o III secolo a.C. ad opera di un autore ignoto che scrive per bocca del Re Salomone, perché in quel periodo si era soliti attribuire opere a personaggi storici considerati sapienti[1]. Lo stesso artificio è stato adoperato dal Libro della Sapienza scritto nel I secolo d.C. (La Bibbia Ed. san Paolo, 2009 - pag. 1374).

Qoelet è composto di 12 capitoli contenenti varie meditazioni sapienziali sulla vita, molte delle quali caratterizzate da un tenore pessimistico ("tutto è vanità").

Etimologiamodifica | modifica sorgente

L'etimologia del termine ebraico Qohèlet deriva dal participio presente femminile del verbo qahal, che significa convocare, adunare, "radunare in assemblea". Letteralmente dovremmo tradurre Qohèlet, participio presente femminile, con l'animante, nel senso di colei che anima il discorso, l'animatrice.

La desinenza femminile può indicare il genere, ma anche una funzione; poiché i verbi collegati a Qohèlet sono nella forma maschile, si tratta di un attributo che è diventato, in seguito, nome proprio.

I Greci tradussero questa parola con il termine Ekklesiastès - traduzione greca dei Settanta che ha reso l'ebraico "qahal" (assemblea) con l'equivalente greco "Ekklesia". "Ekklesiastès" significa dunque "colui che parla o che partecipa all'assemblea", senza nessun collegamento alla terminologia cristiana.

Tuttavia, Plutarco usò questo termine in modo duplice per indicare l'atteggiamento di Qohèlet sia quando si pone da solo i quesiti in qualità di maestro (concionator), sia quando si risponde in qualità di spettatore.

Contenutomodifica | modifica sorgente

Allegoria della Vanità, Nicolas Régnier.

Nel Qoelet viene esposto, in forma dialettica, un contraddittorio tra il bene e il male. La riflessione ruota intorno a due interrogativi, ovvero a cosa serva fare il bene e a cosa serva fare il male. Se la morte è l'unica conclusione della vita, allora tutto sembra vano. Qoelet allora suggerisce: "Abbi fiducia nel Padre e segui le sue indicazioni". È qui che si legge la famosa frase Vanitas vanitatum (vanità delle vanità), significando che tutto non è altro che cosa vana, fatua.


Il Qoelet nelle arti e nella cultura di massamodifica | modifica sorgente

Il terzo capitolo del Qohelet - segnatamente i versi 1-8 - sono serviti da spunto al cantante folk statunitense Pete Seeger per comporre negli anni cinquanta la canzone Turn! Turn! Turn!.senza fonte

La famosa espressione "Vanitas Vanitatum" ispirò a Robert Schumann la composizione del primo dei 5 Pezzi in Stile Popolare op. 102 per violoncello e pianoforte. Il testo degli ultimi quattro Lieder (Vier ernste Gesaenge op. 121, del 1896) del grande compositore tedesco Johannes Brahms (1833-1896) sono tratti dall'Ecclesiaste. Inoltre viene ripresa da Petrarca nel suo sonetto "Voi ch' ascoltate in rime sparse il suono", prima poesia del "Canzoniere", nella sua forma completa "Vanitas Vanitatum et omnia vanitas", tradotta in Italiano volgare.

La nemesi del protagonista del romanzo Q di Luther Blissett prende il nome dal Qohelet. Il titolo del libro corrisponde alla firma usata da Qohlet nelle sue lettere a Pietro Carafa.

Giudizio di Voltairemodifica | modifica sorgente

Voltaire, alla voce Salomone del suo Dizionario Filosofico, parla in questi termini dell'Ecclesiaste:

« Chi parla, in quest’opera, è un uomo disingannato dalle illusioni di grandezza, stanco dei piaceri e disgustato della scienza. È un filosofo epicureo, che ripete ad ogni pagina che il giusto e l’empio sono soggetti agli stessi accidenti; che l’uomo non ha niente in più della bestia; che sarebbe meglio non esser nati, che non c’è un’altra vita, e che non c’è niente di buono né di ragionevole se non il godere in pace il frutto delle proprie fatiche assieme alla donna amata. L’intera opera è di un materialista a un tempo sensuale e disgustato. Sembra soltanto che all’ultimo versetto sia stata aggiunta una frase edificante su Dio, per diminuire lo scandalo che un tal libro doveva provocare. I critici stenteranno a persuadersi che quest’opera sia di Salomone. Non è naturale che abbia detto: «Sventura al paese che ha un re bambino!» Gli ebrei non avevano ancora avuto re simili. Non è affatto naturale che egli abbia detto: «Io osservo il viso del re» È assai più verosimile che l’autore abbia voluto far parlare Salomone ma che, per quella mancanza di coerenza di cui son piene tutte le opere degli ebrei, abbia dimenticato spesso, nel corso del libro, che stava facendo parlare un re. Quel che sbalordisce è che quest’opera empia sia stata consacrata fra i libri canonici. Se si dovesse stabilire oggi il canone della Bibbia, non ci si includerebbe certo l’Ecclesiaste; ma esso vi fu inserito in un tempo in cui i libri erano molto rari, ed erano più ammirati che letti. Tutto quel che si può fare oggi è mascherare il più possibile l’epicureismo che prevale in quest’opera. Si è fatto per l’Ecclesiaste come per tante altre cose ben più rivoltanti; esse furono accettate in tempi d’ignoranza; e si è costretti, ad onta della ragione, a difenderle in tempi illuminati, e a mascherare l’assurdità o l’errore con allegorie »
(Voltaire, Salomone, in Dictionnaire philosophique)

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ (Introduzione al libro di Qoelet in La Bibbia, TILC di AA.VV., Elledici-Alleanza Biblica Universale, Seconda Edizione, ottobre 2000.)

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • Guido Ceronetti, Qohélet. Colui che prende la parola, versione e commenti, Adelphi, 2002
  • Paolo Sacchi, Qoelet, San Paolo, 20057.
  • Qohelet o l'Ecclesiaste, Einaudi, 1990
  • Brunetto Salvarani, C'era una volta un re... Milano, Paoline 1998;
  • Divo Barsotti, Meditazione sul libro di Qoelet, Brescia, Queriniana, 1979;
  • Gianfranco Ravasi, Qohelet. Il libro più originale e scandaloso dell'Antico Testamento, edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 1988;
  • Piergabriele Mancuso (a cura di) Qohelet Rabbah. Midras sul Libro dell'Ecclesiaste, Giuntina, Firenze, 2004;
  • Paolo De Benedetti, Qohelet, un commento, a cura di Gabriella Caramore, Brescia, Morcelliana, 2004;
  • Stefano Momentè, Qohelet', parole di Verità', Bologna, Andromeda, 2009;
  • Giuseppe Bellia e Angelo Passaro (a cura di), il Libro del Qohelet - tradizione, redazione, teologia, Pubblicato da Paoline, 2001; ISBN 8831520679, 9788831520676. 404 pagine

Altri progettimodifica | modifica sorgente

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente

Bibbia Portale Bibbia: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Bibbia







Creative Commons License