Quattro province

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Per Quattro province si intendono quattro province sull'Appennino ligure:

Storicamente zona di transito per commercianti, eserciti, pellegrini e viaggiatori, vi passavano antiche percorrenze come la via Postumia (tracciata da Aulo Postumio Albino nel 148 a.C.) che collegava Genova ad Aquileia; la via Francigena, che durante il Medioevo portava i pellegrini dalla Francia a Roma e da qui a Gerusalemme; la via degli Abati che partiva da Bobbio; la via del sale attraverso la quale transitava, verso la pianura Padana, il sale proveniente dalla Liguria.

Nei tempi andati l'area era molto più ampia:senza fonte si estendeva fino alla pianura Padana a nord e al mare a sud, lambendo la provincia di Parma ad est. I cambiamenti socio-economici hanno totalmente cambiato i modi di vita tradizionali. L'inurbamento e il conseguente spopolamento delle campagne, la difficoltà di mantenere in vita usanze non più indispensabili alla vita sociale dei piccoli nuclei, l'innegabile fascino del nuovo che va a soppiantare un vecchio che portava con sé ricordi e richiami ad una vita povera e difficile, ne hanno notevolmente ridotto la superficie.

Strumenti musicali tipici delle quattro province

Geografiamodifica | modifica sorgente

La definizione di un esatto confine di questa zona è difficile. L'estensione attuale è limitata alle aree montane e valligiane di val Borbera e val Curone nella provincia di Alessandria, alta valle Scrivia, alta val Trebbia, val d'Aveto, val Fontanabuona, val Pentemina in provincia di Genova, valle Staffora, alta val Tidone in provincia di Pavia, val Trebbia, val Boreca, bassa val Tidone, val Luretta, alta val Nure in provincia di Piacenza.

Si deve all'opera del fiume Trebbia e dei torrenti Scrivia, Aveto, Bisagno, Borbera, Boreca, Curone, Lavagna, Staffora, Tidone, l'aver scavato vallate impervie nelle quali la difficoltà di comunicazione e le strade tortuose - unite alla tenacia dei montanari - hanno contribuito a preservare dal rischio di estinzione una fetta importante del patrimonio culturale italiano.

Storia [1]modifica | modifica sorgente

Molte sono le testimonianze della presenza dei Liguri fin dall'Età della pietra (villaggio neolitico a Travo, val Trebbia piacentina) e nell'età del ferro (castelliere, villaggio fortificato di Guardamonte nell'Alessandrino).senza fonte

Ben documentata anche la presenza dei Romani: molti i toponimi, i ritrovamenti archeologici (resti della città di Libarna in val Scrivia) e la documentazione storica (Tabula alimentaria traiana del Municipio di Velleia del II secolo d.C.). Secondo lo storico Polibio, nel dicembre del 218 a.C., Annibale inflisse una pesante sconfitta al console romano Tito Sempronio Longo nella battaglia della Trebbia. Alcuni toponimi della Val Trebbia e della val Boreca, come Zerba sembra rechino traccia dal passaggio delle truppe di Annibale.

Dal IV secolo, sotto la pressione crescente delle popolazioni barbariche, si verificò una migrazione dalla costa ligure e dalla pianura verso le zone montuose. Si formarono così nuovi insediamenti basati su un'economia di sussistenza agro-pastorale.

La storia del territorio è fortemente legata alla presenza del monastero di Bobbio(PC), centro storico e culturale di primaria importanza e ricco feudo monastico con possedimenti in tutto il nord Italia, fondato nel VII secolo dal monaco irlandese San Colombano, anche in funzione di punto di controllo dei traffici da e verso il Mar Ligure, specie per il controllo del traffico del sale verso la via del sale.

Dopo la caduta dei Longobardi a opera di Carlo Magno, il Sacro Romano Impero in seguito riassegnò il territorio costituendovi dapprima la Marca Obertenga e poi i Feudi Imperiali, con lo scopo di mantenere un passaggio sicuro verso il mare, oltre alla Contea vescovile di Bobbio, assegnò questi territori a partire dal 1164, a famiglie (dapprima discendenti degli antichi Obertenghi) quali: i Malaspina, i Fieschi, i Doria, i Pallavicino, i Landi e i Farnese) che dominarono per secoli questi feudi.

Napoleone abolì i feudi e il territorio venne diviso tra la Repubblica Cisalpina e la Repubblica Ligure, nel 1815 il Congresso di Vienna cedette gli ex feudi imperiali al Regno di Sardegna e nel 1861, questi territori vennero annessi al Regno d'Italia.

Culturamodifica | modifica sorgente

Tra gli elementi culturali comuni di queste vallate il più noto è quello musical-coreutico. Il modo di cantare dei cori, influenzato dal trallallero genovese, il repertorio delle musiche da piffero e le danze popolari dette, appunto, delle quattro province sono preziose testimonianze di una cultura antica miracolosamente sopravvissuta fino ai nostri giorni. Accomunano questi territori anche alcune feste popolari e riti calendariali quali le questue per il calendimaggio, il carnevale e i festeggiamenti dei Santi patroni.

Musicamodifica | modifica sorgente

La coppia di musicisti che suonano piffero e fisarmonica anima tutte le feste, non si balla senza musica dal vivo, con la fine della civiltà agricola-montanara sono rimasti loro i portatori della tradizione.

Il repertorio musicale è corposo, antico, trasmesso attraverso i secoli (il fifaro è citato in uno scritto del Pessagno su fatti della val Fontanabuona del 1578senza fonte) comprende oltre le melodie da ballo, brani che scandivano i momenti della vita contadina: questue come il cantamaggio, la galina grisa, il carlin di maggio, la Santa Croce; il carnevale con la povera donna; la partenza per la leva con leva levon; il matrimonio con la sposina (brano per accompagnare la sposa dalla sua casa alla chiesa) e altri brani "da strada" come la sestrina per accompagnare i cortei nelle varie occasioni.

I pifferai più famosi furono il mitico Draghino, Ernesto Sala di Cegni, Jacmon, Giuanen e Fiur in val Trebbia.[2]

La coppia piffero-fisarmonica porta il nome o più spesso il soprannome dei suoi componenti. Alcune di quelle attive oggi sono: [3]

La particolarità di repertorio e strumenti ha fatto sì che gruppi importanti per il folk revival come i Baraban, la Ciapa Rusa, i Tendachent, i Tre Martelli, i Musicanti del piccolo borgo abbiano introdotto i brani da piffero nei loro concerti.

Strumenti tradizionalimodifica | modifica sorgente

Lo strumento principe è il piffero (oboe popolare ad ancia doppia), accompagnato oggi dalla fisarmonica e fino agli anni trenta dalla müsa (cornamusa appenninica). Il piffero è costituito da tre parti: il musotto che è l'imboccatura che porta le ance; la canna che ha otto fori per la diteggiatura; la campana che termina lo strumento e porta in un forellino un penna di coda di gallo che serve a pulire le ance.

Il costruttore più famoso è stato Nicolò Bacigalupo, detto ü Grixiu (Cicagna, 1863-1937) attivo a Cicagna (val Fontanabuona GE) dal 1900, ciò che rimane della bottega del Grixiu (strumenti musicali semilavorati e attrezzi tra cui il tornio a pedale) è conservato nel Museo etnografico Ettore Guatelli di Ozzano Taro (PR). Oggi i pifferi continuano ad essere costruiti da Ettore Losini, detto Bani, di Degara di Bobbio (PC).

Ci sono gruppi musicali che hanno reitrodotto recentemente l'uso della müsa come i Musetta, gli Epinfrai, i Suonatori di Menconico e gli Enerbia.

Danze tradizionalimodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Danze delle quattro province.
Bimbi ballano l'alessandrina

I balli che animano le feste sono di tre tipi: di coppia, di cerchio e coreografici. Nei balli di coppia oltre a valzer e mazurche c'è la polka a saltini, un modo particolare di ballare la polka con il tipico "passo delle quattro province", ballo molto impegnativo sia per la velocità del ritmo sia per la coordinazione indispensabile tra i due ballerini. Nei balli di cerchio, i più antichi, la piana, l'alessandrina, la monferrina. Nei balli coreografici la giga a due, la giga a quattro e la povera donna. Si sono persi balli come il perigordino e la sestrina mentre sembra essere stata ricostruita la bisagna.

Il fatto che le zone dove la tradizione coreutica non si sia mai interrotta nel nord Italia siano solamente quattro: l'Occitania in Piemonte, la val Resia in Friuli, l'Appennino bolognese con i balli staccati e appunto le Quattro province, attira nelle vallate danzatori di danze tradizionali non solo italiani e chiama musicisti ed insegnanti per stage sia in Italia che nei paesi europei.

Le festemodifica | modifica sorgente

Molte sono le occasioni di festa che legano le comunità e danno (in alcune situazioni, a causa dello spopolamento montano, dette comunità sono molto piccole o si ricompongono nel periodo estivo col rientro per le vacanze nelle case di famiglia) l'occasione di ritrovarsi, per ballare, mangiare piatti tipici, ascoltare musica, rinsaldare i legami tra chi è rimasto e chi è partito e chi non è del posto ma è disposto a fare molta strada conoscere ed incontrare personaggi e tradizioni antiche.

Molti paesi o anche solo frazioni costruiscono un locale per riunirsi e ballare, a volte sono eleganti strutture altre volte costruzioni fatte alla buona, con materiali di recupero, la più simpatica è quella di Pizzonero (località che si raggiunge a piedi in val Boreca) costruita attorno ad un albero (vivo) con un tetto di teli e le pareti di frasche, per cui si balla girando attorno al tronco.

Festa nella balera di Pizzonero

Le feste più importanti:

  • Le questue: giro per le case o cascine di un gruppo di canterini/musicisti che cantando strofe benauguranti chiede ai padroni di casa tradizionalmente uova (o cibo, vino, dolci.) che verranno consumate dalla compagnia in bisbocce seguenti. Si svolgono generalmente per il primo maggio ma, in alcune zone prima di Pasqua, a cavallo del ferragosto o per la leva. Prendono un nome differente a secondo dei paesi, quella di Marsaglia di Corte Brugnatella in val Trebbia è il carlin di maggio, quella di Santo Stefano d'Aveto maggio, quelle di Cicogni e di Romagnese la galina grisa (a Romagnese si svolge per Pasqua il sabato Santo); mentre nei paesi a cavallo del comune di Bobbio, Corte Brugnatella e Brallo di Pregola viene festeggiata il 3 maggio e si chiama la Santa Croce.
  • Il carnevale: il più caratteristico è quello di Cegni in val Staffora con la storia del brutto che vuole sposare la povera donna e il corredo di balli, ravioli e musiche attira spettatori anche dall'estero.
  • La curmà di pinfri: raduno annuale di tutti i pifferai, si svolge, alla fine di ottobre a Cabella Ligure nella frazione di Capanne di Cosola, sul crinale tra la val Boreca e la val Borbera, il cuore delle Quattro province, in questa occasione oltre i musicisti della zona arrivano quelli che suonano il piffero ma vivono lontani e musicisti e ballerini europei interessati al repertorio e che trovano qui l'occasione di avere una carrellata di tutti i protagonisti e gli stili diversi.

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • Aldo Ambrogio, Danze rusticali piacentine - La scure. 15 gennaio -- 1928
  • Carmen Artocchini, Il folklore piacentino: tradizioni, vita e arti popolari -- Unione tipografica editrice piacentina, Piacenza 1971
  • Edward Neill, La musica popolare ligure - (La gazzetta del lunedì. 10 gennaio-29 maggio 1972) -- 1972
  • "Baraban"; Aurelio Citelli, Giuliano Grasso, Placida Staro, Musa di pelle, pinfio di legno nero... -- Madau 1984
  • Italo Sordi, L'albero del canto, -- FormIcona Editrice, Pavia 1985
  • Giuliano Grasso, Aurelio Citelli, La tradizione del piffero della montagna pavese - (Pavia e il suo territorio / "Regione Lombardia" ; Roberto Leydi, Bruno Pianta, A Stella: cura) -- Silvana, Milano 1989
  • Ferdinando Scianna, Ernesto Sala, 1907-1989 - Pavia e il suo territorio / Leydi, Pianta, Stella: cura. p 381-390—Silvana, Milano 1989
  • Roberto Leydi, Bruno Pianta, A Stella, Pavia e il suo territorio / - Mondo popolare in Lombardia. 14—Silvana, Milano 1990
  • Fabrizio Capecchi; Claudio Turrini, Un'isola tra i monti: le alte valli dell'Oltrepò fra il Trebbia e lo Scrivia -- Croma, 1990
  • Maria Bernabò Brea, La Valtrebbia dal Paleolitico all'età del ferro -- Gruppo di ricerca culturale La Minerva: Travo 1991
  • Per antiche strade di santi e pellegrini -- Archivi storici bobiensi, Centro studi della valle 1994
  • Fiorenzo Debattisti, Un viaggio nel tempo -- Guardamagna, Varzi 2000
  • Febo Guizzi, Gli strumenti della musica popolare in Italia --- LIM, Lucca 2002
  • Selvaggia val Boreca: storia e natura di un confine lungo 4 regioni [video VHS] / Andrea Agogliati: ideazione, commenti; Mauro Germano, Nando Bellani: riprese, montaggio - (Storia e natura delle alte valli piacentine) -- ASC: Salsominore, 2002
  • Carmen Artocchini, La ruota del tempo - Tradizioni popolari piacentine, vol. 1 -- Tep Edizioni d'Arte, Piacenza 2002
  • Carmen Artocchini, Fantasia e saggezza - Tradizioni popolari piacentine, vol. 2 -- Tep Edizioni d'Arte, Piacenza 2002
  • Carmen Artocchini, Le ore della gioia - Tradizioni popolari piacentine, vol. 3 -- Tep Edizioni d'Arte, Piacenza 2002
  • Mauro Balma, Claude Bonnafous, Paolo Ferrari, Luciano Messori, Agostino Zanocco, Giacomo Jacmon Sala -- Nota, Udine 2004
  • Fabio Milana, Maddalena Scagnelli, Alessandra Cocchi, Cristina Ghirardini, Paolo Ferrari, Le tradizioni musicali delle quattro province -- Soprip, Piacenza 2005
  • Paolo Ferrari, Claudio Gnoli, Zulema Negro, Fabio Paveto, Chi nasce mulo bisogna che tira calci - Viaggio nella cultura tradizionale delle Quattro Province -- Ass. Musa 2008

Discografiamodifica | modifica sorgente

  • 1986: I Suonatori delle quattro Province - Musica tradizionale dell'Appennino -- Robi Droli
  • 1987: Baraban - Il valzer dei disertori -- ACB
  • 1989: Canti e musiche popolari dell'Appennino pavese. I canti rituali, i balli, il piffero, a cura di Aurelio Citelli e Giuliano Grasso—ACB
  • 1990: Baraban - Naquane -- ACB
  • 1993: I Suonatori delle Quattro Province - Racconti a colori -- Robi Droli
  • 1994: Stefano Valla/Franco Guglielmetti - Traditions of the oboe = Traditions du piffero -- Silex mosaïque
  • 1999: Marco Domenichetti - Per sentieri di festa -- Felmay
  • 2000: Eva Tagliani. La voce delle mascherate, a cura di Aurelio Citelli e Giuliano Grasso—ACB
  • 2001: I Müsetta - La vulp la vâ 'ntla vigna -- Folkclub-Ethnosuoni
  • 2002: Stefano Faravelli/Franco Guglielmetti - Antiquae: danze delle 4 Province -- Spazio libero
  • 2003: Enerbia - Così lontano l'azzurro -- EDT
  • 2004: Musicisti Vari - Tilion -- Folkclub-Ethnosuoni
  • 2006: Musicisti Vari - Le tradizioni musicali delle quattro province -- SOPRIP
  • 2007: Musiche selvagge – Sentré -- ACB
  • 2009: Enerbia - La Rosa e la Viola - Le vie del Sale
  • 2012: Musicisti vari: Martéla la Paja -- Folkclub-Ethnosuoni

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Dove comincia l'Appennino. Il passato
  2. ^ Dove comincia l'Appennino. Persone
  3. ^ Suonatori delle quattro province

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente








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