Raimondo VI di Tolosa

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Statua di Raimondo che annuncia ai cittadini la morte di Simone di Montfort

Raimondo VI di Tolosa[1], detto Raimondo il Vecchio (Saint-Gilles, 27 ottobre 1156Tolosa, 2 agosto 1222), fu conte di Tolosa, duca di Narbona e marchese di Provenza.

Biografiamodifica | modifica sorgente

Moneta di Raimondo VI

Figlio del conte Raimondo V e di Costanza di Francia - figlia del re Luigi VI di Francia -, divenne conte di Mauguio nel 1173, l'anno in cui sposò la contessa di Mauguio Ermessinda (?-1176), figlia del signore d'Alais, Bernardo Pelet.

Rimasto vedovo nel 1176 sposò Beatrice figlia del visconte Raimondo Trencavel I di Béziers (?-1167, assassinato), ponendo fine ai dissidi con la famiglia Trencavel. Divorziarono nel 1193.

Nel 1193 sposò Borgogna di Lusignano, figlia del re di Cipro e re titolare di Gerusalemme Amalrico II di Lusignano (1145-1205). Divorziarono nel 1196.

Nel 1194, alla morte del padre gli successe nei titoli di conte di Tolosa e marchese di Provenza.

Nel 1196 sposò Giovanna d'Inghilterra (1165-1199), figlia di Enrico II d'Inghilterra (1133-1189) e vedova dal 1189, del re di Sicilia Guglielmo II il Buono. Con questo matrimonio pose fine alle difficili relazioni col regno d'Inghilterra, da quando, nel 1189, era divenuto re Riccardo I Cuor di Leone[2].

Rimasto vedovo, nel 1200, sposò la figlia dell'imperatore di Cipro, Isacco Comneno (1155-1196, avvelenato), detta la Signorina di Cipro (1177-?), che dopo il divorzio, nel 1202, da Raimondo sposerà l'anno dopo Teodorico di Fiandra.

Nel 1202, Raimondo si allontanò dall'alleanza col regno d'Inghilterra, dopo che a Riccardo I, sul trono, nel 1199, era succeduto Giovanni Senza Terra.

Nel 1203 infine sposò Eleonora d'Aragona (1182-1226), figlia del re Alfonso II d'Aragona (1157-1196) ponendo fine ai dissidi con la casa d'Aragona.

Governò con molta liberalità, mantenendo le libertà comunali ed estendendo le esenzioni fiscali. Fu, inoltre, un raffinato poeta che non amava la guerra, ma che dimostrava sufficiente energia, quando la situazione lo richiedeva. L'alterco con il legato del papa, Pierre de Castelnau[3] (1770-1208), lo dimostrò ampiamente.

Quando Pierre de Castelnau istituì una lega di pace per far fronte all'eresia catara, ottenne numerose adesioni ma non quella di Raimondo, che sosteneva così implicitamente i Catari. Il conte fu immediatamente scomunicato dal legato pontificio, e il Vescovo di Roma confermò la scomunica il 29 maggio.[4]

Pierre de Castelnau fu assassinato all'alba del 14 gennaio 1208, e Raimondo venne messo sotto accusa dalla Chiesa. Il pretesto tanto atteso per scatenare la Crociata contro gli albigesi era stato trovato, e Innocenzo III emise il 10 marzo una bolla infuocata che incitava a liberare il mezzogiorno francese dalla minaccia eretica.

Raimondo si vide revocare la scomunica a seguito dell'umiliazione, subita il 18 giugno 1209, di fronte al nuovo legato del papa, Arnaud Amaury, abate di Cîteaux, che guidava l'armata crociata.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Crociata albigese.
Miniatura rappresentante la cacciata degli Albigesi da Carcassonne nel 1209.

Raimondo, di fronte all'ostilità del legato del papa ed alla brutalità dei crociati, che dall'agosto 1209 erano guidati da Simone di Montfort[5], prima cercò l'appoggio dell'ex cognato, Giovanni Senza Terra[6], e poi cambiò nuovamente campo e nel 1211 fu nuovamente scomunicato dal concilio di Montpellier. Tentò, invano, di organizzare una resistenza contro i Crociati.

Pietro II,[7] re d'Aragona e fratello di Eleonora, dopo aver rivolto invano un appello al pontefice, scese in campo al suo fianco, a capo di una coalizione formata dai conti di Tolosa, di Foix e di Comminges e dal visconte di Béarn ma fu ucciso nella battaglia di Muret il 12 settembre 1213, e Raimondo VI fu costretto a fuggire in Inghilterra.[8]

Quando Giovanni senza Terra fu scomunicato e dichiarato decaduto dal trono d'Inghilterra da Innocenzo III ed era minacciato da un'eventuale invasione di una crociata guidata dal re di Francia, Filippo Augusto, Raimondo non riuscì ad aiutarlo[9].

Raimondo, all'inizio del 1214, assieme a Ferdinando del Portogallo, conte delle Fiandre, coordinò l'alleanza antifrancese, che portò alla sconfitta di Bouvines.

Nel novembre 1215 Raimondo fu a Roma a perorare la propria causa davanti al Concilio Lateranense IV, che condannò l'eresia dei Catari ed appoggiò incondizionatamente la crociata. Simone di Montfort fu riconosciuto conte di Tolosa, mentre le pretese del re di Francia di rendere la contea di Tolosa sua vassalla andarono deluse. Inoltre, al concilio lateranense, a Raimondo furono tolti anche i territori che egli possedeva entro i confini dell'impero e senza consultare l'imperatore[10], Ottone, che dopo il disastro di Bouvines, dell'anno prima, si era ritirato nei suoi feudi, Avignone ed il Contado Venassino, furono assegnati a colui che aveva guidato la crociata, Simone di Montfort. Comunque a Raimondo VI, privato dei suoi possedimenti, fu assegnata una rendita annua di 400 marchi d'argento ed i territori non ancora conquistati dai crociati, sarebbero stati conservati dalla chiesa e consegnati al figlio di Raimondo VI, anche lui di nome Raimondo, al raggiungimento della maggiore età.

Nell'aprile 1216, mentre Simone si trovava a Parigi, Raimondo, con l'appoggio del figlio Raimondo, il futuro Raimondo VII, sbarcò a Marsiglia dando inizio alla guerra di liberazione, sino a riconquistare Tolosa, il 12 settembre 1217. Simone di Montfort mise subito l'assedio, che alla sua morte, nel 1218, fu continuato dal figlio Amaury di Montfort. Dopo la morte di Simone di Montfort, Raimondo VI governò una parte della contea, che era stata riconquistata.

Morì nel 1222 lasciando al figlio Raimondo i titoli di conte di Tolosa e marchese di Provenza ed il peso della guerra contro i crociati, che successivamente contò anche sull'apporto dei re di Francia, Luigi VIII e poi Luigi IX, e che, pur terminando nel 1229 con il trattato di Parigi, non fece cessare gli abusi contro gli albigesi, delegati dopo la fine del conflitto all'Inquisizione, che mise al rogo in un secolo intero meno Catari di quanti ne avesse fatti bruciare in un anno Simone di Montfort.[11]

Discendenzamodifica | modifica sorgente

Raimondo ebbe una figlia da Beatrice:

ed un figlio da Giovanna:

e due figli naturali:

  • India, sposò, in prime nozze, Gilberto di Lautrec ed, in seconde nozze, nel 1226, il barone Bernardo II de L'Isle-Jourdain.
  • Bertrando I (1198-1249), visconte di Bruniquel, che diede origine alla casa dei visconti di Bruniquel.

Mecenate e trovatoremodifica | modifica sorgente

Patrono e mecenate, tra gli altri, di Ademar lo Negre, della opera del Coms de Toloza ci resta solo uno scambio di coblas con Porcier (Porcier cara de guiner) in una tenso dove figura come interlocutore anche un certo Folquet.[12]

            Porcier, cara de guiner,
            nas de gat , color de fer,
            a pauc tang no t sotter,
            car anc en tu s' en pacet,
            car meil degra cercar e cher
            per plan e per poig e per ser,
            e demandar o anet
            lor truoia ab vostre ver.[13]

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ In lingua occitana conosciuto anche come Coms de Toloza
  2. ^ Giovanna d'Inghilterra era la sorella prediletta di Riccardo I Cuor di Leone.
  3. ^ Pietro di Castelnuovo (o di Castelnau; in lingua autoctona Pierre de Castelnau), nel 1203, era stato inviato nella contea di Tolosa ed in altre contee e viscontee del sud della Francia da papa Innocenzo III, a capo di una delegazione di missionari, muniti di poteri legatizi, cioè erano Legati pontifici, ovvero rappresentanti del papa presso i conti (tra cui Raimondo VI) e presso i vescovi delle varie città interessate (Tolosa, Narbona, ecc..).
  4. ^ M.Roquebert, «La croisade albigeoise: guerre sainte ou de conquête?» in Historia, n.570, 1994, ora in AA.VV., Les Cathares. La croisade albigeoise, Paris, Tallandier, 1999, pp.21-22
  5. ^ Il re di Francia, Filippo Augusto, a cui il papa Innocenzo III, aveva chiesto di guidare la crociata, aveva rifiutato di impegnarsi, in quanto non intendeva interferire con nobili che non erano suoi vassalli, anche se Raimondo gli aveva procurato dei guai. Solo se il conte di Tolosa fosse stato riconosciuto eretico, Filippo disse «Allora saprò come comportarmi». Infatti chiese al figlio, Luigi di intervenire nella crociata solo nel 1222.
  6. ^ Giovanni Senza Terra non fu in grado di aiutarlo in quanto si trovava colpito dall'interdetto e si trovava impegnato nella controversia che lo opponeva al papa Innocenzo III.
  7. ^ Pietro II, il 16 luglio del 1212, era stato uno dei re cristiani vincitori della Battaglia di Las Navas de Tolosa, contro i mori di al-Andalus.
  8. ^ M.Roquebert, pp.23-24
  9. ^ Giovanni Senza Terra fu costretto a riconciliarsi con Innocenzo III, accettando le sue richieste, onde evitare la crociata contro i suoi possedimenti.
  10. ^ L'impero in Provenza subì un duro colpo, perché i territori che erano entro i confini dell'impero perduti da Raimondo VI, nel 1215, poi, col trattato di Parigi, del 1229, il nuovo conte di Tolosa Raimondo VII fu obbligato a cederli definitivamente alla chiesa.
  11. ^ M.Roquebert, p.25
  12. ^ Trobar, Coms de Toloza {PC 186}. URL consultato il 16 marzo 2013.
  13. ^ (FR) François-Just-Marie Raynouard, Choix des poésies originales des troubadours, vol. 5, 1820, p. 148. URL consultato il 16 marzo 2013.

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • E. F. Jacob, Innocenzo III, in «Storia del mondo medievale», vol. V, 1999, pp. 5-53
  • Austin Lane Poole, L'interregno in Germania, in «Storia del mondo medievale», vol. V, 1999, pp. 128-152
  • A. S. Tuberville, Le eresie e l'Inquisizione nel Medioevo: 1000-1305 ca., in «Storia del mondo medievale», vol. V, 1999, pp. 568-598
  • Frederik Maurice Powike, I regni di Filippo Augusto e Luigi VIII di Francia, in «Storia del mondo medievale», vol. V, 1999, pp. 776-828
  • Charles Petit-Dutaillis, Luigi IX il Santo, in «Storia del mondo medievale», vol. V, 1999, pp. 829-864
  • Rafael Altamira, La Spagna (1031-1248), in «Storia del mondo medievale», vol. V, 1999, pp. 865-896
  • Frederick Maurice Powicke, Inghilterra: Riccardo I e Giovanni, in «Storia del mondo medievale», vol. VI, 1999, pp. 143-197

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Predecessore Conte di Tolosa Successore Armoiries Languedoc.png
Raimondo V 1194–1215 Simone
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Raimondo V 1194–1222 Raimondo VII
Predecessore Conte di Tolosa Successore Armoiries Languedoc.png
Simone 1218–1222 Raimondo VII







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