Raoul Nordling

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Raoul Nordling (Parigi, 11 novembre 1882Parigi, 1º ottobre 1962) è stato un diplomatico svedese, noto per la sua attività di mediazione durante la liberazione di Parigi.

Biografiamodifica | modifica sorgente

Raoul Nordling nacque a Parigi l'11 novembre 1882, dove il padre si era trasferito nel 1870; divenne vice console a Parigi nel 1905, all'età di 24 anni, e successivamente console nel 1917 e console generale nel 1926, svolgendo un ruolo importante durante l'occupazione tedesca della Francia durante la seconda guerra mondiale. In qualità di rappresentante della Croce Rossa, questa poté avere accesso ai prigionieri di guerra e, grazie alla sua opera di mediazione con il generale Dietrich von Choltitz, a cui Adolf Hitler, a seguito dell'avanzata degli Alleati in Normandia e verso la capitale, aveva conferito, il 7 agosto 1944, la nomina di comandante militare della cosiddetta gross Paris, la città poteè essere salvata dalla distruzione e lo spargimento di sangue limitato[1].

Dopo la fine del conflitto proseguì nella sua attività diplomatica a Parigi, dove gli venne concessa la cittadinanza onoraria, e, per i servigi resi durante i giorni della liberazione gli furono conferite la croix de guerre nel 1949 e la legion d'onore nel 1962. Morì nella capitale francese il 1º ottobre 1962.

La sua figura è ricordata nel film del 1966 Parigi brucia?, diretto da René Clément, con l'interpretazione di Orson Welles.

L'attività diplomatica durante la seconda guerra mondialemodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi liberazione di Parigi.

Nel mese di maggio del 1944, prima che avesse luogo lo sbarco in Normandia, Nordling si recò a Stoccolma per incontrare il Re Gustavo V di Svezia, allo scopo di esaminare un piano di mediazione tra le forze belligeranti, progettato dai paesi neutrali, cercando inutilmente di convincere il maresciallo Philippe Pétain ad aprire trattative di pace con Hitler e, durante gli ultimi giorni della battaglia di Normandia, con l'approssimarsi delle truppe Alleate alla capitale francese, la popolazione di Parigi, in quel momento occupata da 20.000 soldati tedeschi, iniziò a ribellarsi e gli ufficiali di collegamento Alleato non poterono opporsi[2].

Nordling avviò trattative con il generale von Choltitz, comandante della piazza, allo scopo di negoziare una tregua che, il 20 agosto 1944, venne inizialmente accettata[3] ma infranta il giorno successivo dalle SS, le quali aprirono il fuoco sui civili facendo riprendere i combattimenti che, da quel momento, cessarono solo dopo la liberazione della città[4], avvenuta il 25 agosto, con l'ingresso nella capitale della 2ª divisione corazzata francese, comandata dal generale Philippe Leclerc de Hauteclocque, alla quale venne consentito, a seguito di accordi intercorsi tra il comando alleato ed il generale Charles de Gaulle, comandante delle forze della Francia libera, di entrare per prima, sfilando in parata il giorno successivo[5].

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Hitler sostenne che Parigi "deve essere difesa fino all'ultimo uomo, senza badare alle distruzioni che potrebbero produrvisi; tutto deve essere minato, parigi sarà trasformata in un mucchio di rovine ed il comandante deve difendere la città fino all'ultimo e, se necessario, rimanervi seppellito. Vedi Biagi 1995 vol. VI, p. 2069.
  2. ^ La rivolta non poté essere controllata dai comandi Alleati, in quanto a Parigi nessuna fazione politica, essenzialmente comunisti e nazionalisti, "era disposta a farsi mettere nell'ombra dall'altra", ne tanto meno a farsi sottrarre il merito della presa della città. Vedi Carell 1960, p. 374.
  3. ^ Il giorno precedente von Choltitz aveva autorizzato, in segno di distensione, il rilascio di 4.213 prigionieri francesi e, dopo che la tregua fu accettata, liberò anche Alexandre Parodi, uno dei capi della resistenza più fedeli a de Gaulle. Vedi Keegan 2000, p. 415.
  4. ^ Le imboscate contro i tedeschi si susseguirono in tutte le strade, furono innalzate più di 400 barricate e dalle finestre delle case vennero lanciate bombe molotov sui blindati tedeschi. Vedi Biagi 1995 vol. VI, p. 2075.
  5. ^ Il generale von Choltitz disobbedì all'ordine di Hitler di distruggere la città, impedendo inoltre il protrarsi di una inutile resistenza, firmando formalmente la resa alle ore 15.15. Vedi Salmaggi, Pallavisini 1989, p. 581.

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • Enzo Biagi, La seconda guerra mondiale, vol. VI, Fabbri Editori, 1995. (ISBN non esistente).
  • Paul Carell, Arrivano! Sie kommen!, Bur, 1960. ISBN 88-17-11925-3.
  • John Keegan, La seconda guerra mondiale, Rizzoli, 2000. ISBN 88-17-86340-8.
  • Cesare Salmaggi - Alfredo Pallavisini, La seconda guerra mondiale, Mondadori, 1989. ISBN 88-04-39248-7.

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

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