Rebecca Nurse

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1leftarrow.pngVoce principale: Processo alle streghe di Salem.

Rebecca Nurse (Great Yarmouth, 21 febbraio 1621Salem, 19 luglio 1692) è stata un'artigiana statunitense. Questa fragile matriarca di 71 anni, sebbene non vi fosse alcuna credibile prova contro di lei, fu condannata all’impiccagione per stregoneria il 19 luglio 1692.

Biografiamodifica | modifica sorgente

Rebecca, figlia di William e Joanna Towne (nata Blessing), nacque nel 1621 a Great Yarmouth, in Inghilterra. Nel 1640, la sua famiglia emigrò nelle colonie britanniche del Nord America e si stabilì a Salem Village (oggi Danvers, nel Massachusetts). Rebecca aveva una sorella maggiore, Susan e due sorelle più giovani, Maria Easty e Sarah Cloyce, queste due ultime furono anche accusate di stregoneria. Nel 1645 Rebecca sposò Francis Nurse, anche lui di origine inglese, fabbricante e commerciante di articoli casalinghi in legno.

La famiglia Nurse viveva in una grande fattoria che faceva parte di una tenuta di 300 acri data in concessione a Townsend Bishop nel 1636. Francis all’inizio prese la tenuta in affitto per poi acquistarla gradualmente. La coppia ebbe otto figli: quattro femmine e quattro maschi. Rebecca Nurse era una fedele praticante e la sua famiglia era molto rispettata a Salem Village; Francis veniva spesso convocato come giudice arbitro per dirimere le controversie nel villaggio. Nel 1672 Francis fu nominato connestabile di Salem. Dalle cronache successive si sa che Rebecca aveva “acquisito la reputazione di donna di esemplare devozione da essere praticamente inimitabile nella comunità” tanto da far di lei una delle persone più “inverosimilmente” accusabili di stregoneria.

Incriminazione e processomodifica | modifica sorgente

La famiglia Nurse era sta coinvolta in acerrime dispute sui terreni con la famiglia Putnam. Il 23 marzo 1692 venne emesso un mandato di cattura nei confronti di Rebecca sulla base di accuse formulate da Edward e John Putnam. Dopo aver sentite le accuse mosse contro di lei, la settantenne invalida Nurse esclamò: “Sono innocente come un bambino non ancora venuto alla luce ma sicuramente qual è questo peccato che Dio ha scoperto in me di cui io non mi sia pentita da far sì che Egli abbatta su di me povera vecchia una tale afflizione”.

Ci fu una vera e propria protesta pubblica per le accuse mosse contro Rebecca che era considerata una pia donna e trentanove dei membri più influenti della comunità firmarono una petizione a favore della Nurse. Il calvario subito da questa donna viene spesso ritenuto come l’impulso per un cambiamento di opinione della città circa lo scopo del processo alle streghe. Il processo a Rebecca Nurse iniziò il 30 giugno 1692. Secondo le procedure in vigore all’epopca, la signora Nurse, alla pari delle altre accusate, dovette autodifendersi dal momento che non le fu concesso di avere un legale.

In forza della sua rispettabilità, molti membri della comunità, oltre ai suoi famigliari, testimoniarono in suo favore. Tuttavia la giovane Ann Putnam e i suoi fratelli, simulando convulsioni e crisi in aula, sostenevano che la Nurse li stava tormentando. Queste cosiddette “prove fantomatiche” erano consentite durante il processo per dimostrare che Satana tormentava gli altri nella comunità per volere dell’imputato. In risposta a questi sfoghi parossistici la Nurse dichiarò: “Io non ho mai rivolto lo sguardo ad altri se non a Dio”. Molte delle altre ragazze tormentate esitarono ad accusare la Nurse.

Alla fine del dibattimento la giuria pronunciò il verdetto di non colpevolezza della Nurse. Grazie alle proteste del pubblico e alle rinnovate dimostrazioni di spasmi da parte delle ragazze, il magistrato chiese che il verdetto venisse riconsiderato. In discussione era sopraggiunta la dichiarazione di un’altra prigioniera, una certa Hobbs “[lei] è una di noi”. A questa affermazione la Nurse non rispose, forse non avendola udita a causa della sordità. La giuria considerò questa assenza di risposta quale segno di colpevolezza e modificò il suo verdetto, condannando Rebecca alla pena capitale. Rebecca Nurse venne scomunicata il 3 luglio 1692, “abbandonata al maligno e alla dannazione eterna”. Il 19 luglio 1692, Rebecca, insieme ad altre quattro donne, fu condotta sulla Gallows Hill e impiccata.

Decesso e sue conseguenzemodifica | modifica sorgente

Molte persone definirono Rebecca Nurse "la donna dell’autodignità", per il dignitoso comportamento tenuto sul patibolo. Secondo consuetudine, dopo l’impiccagione il corpo della Nurse venne sepolto in una fossa vicino al patibolo, insieme ad altre streghe condannate, che erano considerate non degne di una sepoltura cristiana. La famiglia Nurse tornò segretamente dopo il tramonto e tirò fuori dalla fossa il corpo di Rebecca per seppellirla degnamente nella fattoria di famiglia. Nel mese di luglio del 1885, i suoi discendenti eressero un monumento di granito in quello che oggi è chiamato cimitero Rebecca Nurse Homestead a Danvers, (già Salem Village) nel Massachusetts. L’iscrizione sul monumento recita:

Rebecca Nurse, Yarmouth, England 1621. Salem, Mass., 1692.

O Christian Martyr who for Truth could die

When all about thee owned the hideous lie!

The world redeemed from Superstition's sway

Is breathing freer for thy sake today.

(Versi tratti dalla poesia “Christian Martyr," di John Greenleaf Whittier)

Nel 1892 vicino alla tomba di Rebecca Nurse venne eretto un altro monumento in ricordo dei 40 vicini di casa, guidati da Israel ed Elizabeth (Hathorne) Porter, che ebbero il coraggio di sostenere l’innocenza della Nurse firmando nel 1692 una petizione indirizzata alla Corte giudicante in Salem.

Ann Putnam junior, l’accusatrice di Rebecca, chiese pubblicamente scusa alla famiglia Nurse per aver accusato una innocente. Nel 1711, il governo riconobbe agli eredi un indennizzo per l’omicidio colposo di Rebecca Nurse. La fattoria dei Nurse finì nelle mani del discendente della famiglia Putnam, Phineas Putnam. La famiglia Putnam è rimasta titolare della proprietà fino al 1908. Oggi, dei 300 acri originari ne sono rimasti 27 sui quali vi è la casa originale e il cimitero meta di turisti.

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente

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