Remo Vigorelli

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Remo Vigorelli (Milano, 21 febbraio 1893Milano, 16 febbraio 1977) è stato un politico, banchiere e dirigente d'azienda italiano.

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Diplomatosi in ragioneria, si laurea nel 1914 in Economia e Commercio alla Università Bocconi di Milano.

Sin da giovane, mostrò un grande interesse verso il mondo della politica focalizzandosi sui problemi sociali. A soli 18 anni divenne Presidente della Federazione Giovanile Diocesana di Lodi, città in cui si trasferì seguendo il padre che era Cancelliere del locale Tribunale. Nella sua attività politica, fu tra i fondatori del Partito Popolare Italiano.

Precedentemente fu membro della Piccola Costituente dei 40 che, il 17 dicembre del 1918 a Roma presso l'albergo S. Chiara, doveva portare alla fondazione del Partito Popolare Italiano (PPI).

Infatti, il 18 gennaio del 1919 sarà con Don Sturzo e con Alcide De Gasperi tra i fondatori del partito che poi, alla fine del fascismo sarebbe diventato la Democrazia Cristiana.

Come banchiere, dopo una esperienza nelle Casse Rurali e in Banche d'ispirazione cattolica in qualità di Sindaco (presso la Banca del Lavoro e delle Cooperative ed il Credito Nazionale di Roma), entrò - nel 1913, appena laureato - nella Banca Sant'Alberto di Lodi come vice Direttore Generale. Nel 1917 il mondo imprenditoriale cattolico pavese pensò di creare una banca cattolica locale. Remo Vigorelli fu chiamato a fondare ed a dirigere il Piccolo Credito Pavese e vi rimase fino al 1919. Esonerato dal servizio militare per via delle responsabilità nella vita civile e professionale, dopo Caporetto venne richiamato alle armi e frequentò la Scuola Allievi Ufficiali e la Scuola Bombardieri di Sassuolo. Pronto per il fronte, inquadrato in una specialità particolarmente pericolosa, giunse l'Armistizio.

Dopo la Grande Guerra tornò alla Banca Sant'Alberto di Lodi in qualità di Direttore Generale. Nel contempo venne nominato Consigliere della Federazione della Banche Italiane. Nel Febbraio 1923 venne chiamato al vertice della Banca Cattolica Piccolo Credito Novarese (PCN)che si trovava in difficoltà. Circondato da un gruppo di suoi fedeli collaboratori ne risollevò le sorti aumentando la solidità patrimoniale, migliorando la pessima qualità del portafoglio, incrementando la quota di mercato e la penetrazione territoriale con quasi 100 sportelli. La crisi del '29 interruppe il processo di risanamento e vanificò l'opera fatta. Per effetto di vecchi investimenti in portafoglio deliberati delle passate direzioni e caldeggiati - per motivi politico sociali - dal regime fascista (e.g. Bonifiche Ferraresi), la Banca subì pesantemente gli effetti della crisi. Fece fronte in soli 8 giorni con 52 Milioni di Lire di pagamenti su 30 di patrimonio e 430 di depositi. Remo Vigorelli si rivolse a Banca d'Italia e successivamente a Benito Mussolini, con cui ebbe un lungo colloquio, al fine di salvare la banca e soprattutto i numerosi piccoli depositanti. Mussolini colse l'occasione per salvare quest'ultimi, sacrificare l'azionariato e fare assorbire la banca cattolica dalla concorrente Popolare di Novara, questa già in mano ad una dirigenza di sicura fede fascista. Nominata una commissione d'inchiesta di Banca d'Italia e del Ministero delle Finanze, Remo Vigorelli ed i suoi dirigenti ne uscirono indenni e senza rilievi significativi.

Inviso al Regime per il suo passato politico e di antifascista, padre di sette figli, nei due anni di difficoltà seguenti alla fine della banca, fu Professore di Scienze Bancarie alla Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, incarico che mantenne per qualche anno ancora dopo essere rientrato nel mondo del lavoro.

Infatti, grazie al fratello Pietro Vigorelli, uno dei massimi dirigenti della SNIA, venne presentato a la Rinascente di Milano, il cui azionariato era il medesimo. Entrato come dirigente, brevemente ne divenne capo del personale, consigliere e direttore generale.

Nel medesimo periodo fu consigliere lombardo e nazionale dell'UCID (Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti).

Sposò Agnese Manzoni; discendente dallo stesso ceppo dello scrittore Alessandro ed ebbe 7 figli.

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Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • Umberto Chiaramonte, "Economia e Società in Provincia di Novara durante il fascismo 1919-1943", Capitolo 7: La Banca cattolica del PCN - La Direzione di Remo Vigorelli pagg. 273-320, Milano, Franco Angeli, 1987
  • Banca PCN - Relazione della Commissione d'inchiesta letta agli azionisti nell'Assemblea del 2 ottobre 1930 - Novara, Tipografia Severino, 1932
  • L'Azione novarese, numero del 16 febbraio 1923
  • Corriere della Sera del 19 gennaio 1994: "Rinasce il Partito popolare italiano. La Dc lodigiana scopre Vigorelli pioniere di don Sturzo nella Bassa"
  • Dossier n. 4 "La banca de prèt - Storia della Banca Piccolo credito novarese" supplemento al n. 40 del Corriere di Novara, 23 ottobre 1980
  • Gabriele De Rosa, "il Partito Polopare Italiano" Universali Laterza 1976







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