Riccardo Brengola

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Il Maestro Riccardo Brengola a Siena ca. 2003

Riccardo Brengola (Napoli, 18 marzo 1917Roma, 16 maggio 2004) è stato un violinista italiano.

Biografiamodifica | modifica sorgente

Il padre Carlo era violoncellista e si era dedicato con successo anche alla liuteria, ma le durissime condizioni economiche dell'immediato dopoguerra lo spinsero, nel 1919, a emigrare a Casablanca, in Marocco, con la moglie e il figlio. Qui aprì un negozio di strumenti musicali, spartiti e dischi.

Quando Riccardo compì tre anni, il padre decise di farne un violinista: gli costruì con le sue mani il primo violino e cominciò a impartirgli lui stesso le lezioni. Il piccolo aveva talento e la disciplina paterna gli permise, in breve, di eseguire in pubblico alcune musiche arabe. A sei anni fu iscritto al Conservatorio di musica e decorazioni di Casablanca. Il suo maestro, Lucien Salin, proveniente dalla scuola di Lucien Capet, ricorreva alla violenza fisica per correggere gli errori degli allievi, colpendo con un arco molto pesante le dita dei ragazzi ogni volta che sbagliavano una nota. Il violino di Riccardo era sempre incrostato di sangue e le unghie della mano sinistra erano perennemente nere e sollevate.

Contemporaneamente al conservatorio, il bambino frequentava la scuola elementare spagnola annessa alla chiesa. Qui imparò la sua quarta lingua: parlava infatti francese, arabo e napoletano stretto, mentre allora ignorava l'italiano. A undici anni si diplomò al Conservatorio. L'anno successivo, nel 1929, Mussolini gli assegnò una borsa di perfezionamento ed egli partì, da solo, per Roma, dove entrò a far parte della scuola di Arrigo Serato.

Poco tempo dopo si diplomò all'Accademia di Santa Cecilia di Roma e all'Accademia Musicale Chigiana di Siena.

In quegli anni partecipò a molti concorsi e vinse premi prestigiosi, fra cui quello che a Taormina riunì i vincitori di tutte le Rassegne nazionali del Premio Nicolò Paganini e il Premio della Chigiana per il perfezionamento.

Nel 1937 fu l'unico italiano tra i vincitori del Primo concorso internazionale E. Ysaye di Bruxelles. Nel 1949 si aggiudicò il primo premio del Concorso internazionale di esecuzione musicale di Ginevra.

Intanto, nel 1938, Brengola aveva conosciuto a Siena la pianista Giuliana Bordoni, che frequentava il corso di perfezionamento di Alfredo Casella all'Accademia Chigiana. Lei aveva diciotto anni, lui ventuno. Si sposarono tre anni dopo, il 18 agosto 1941, nella cappella del palazzo Chigi Saracini, sede dell'Accademia Musicale Chigiana: un matrimonio che durò quasi sessant'anni e dal quale nacquero tre figli.

Nel frattempo Brengola aveva dato vita nel 1939 al celebre Quintetto Chigiano di cui facevano parte Mario Benvenuti, Giovanni Leone, Mario Filippini e Sergio Lorenzi. Il complesso si trasformò successivamente nel Sestetto Chigiano d'Archi di cui facevano parte Giovanni Guglielmo (violino), Mario Benvenuti e Tito Riccardi (viole), Alain Meunier e Adriano Vendramelli (violoncelli). Parallelamente fondò un duo con la moglie e insieme registrarono per la Rai, fra l'altro, l'integrale delle Sonate di W.A.Mozart.

All'attività cameristica Brengola affiancò sempre quella di solista, docente e direttore d'orchestra (disciplina cui si era dedicato in seguito, seguendo i corsi di Paul van Kempen). Nel 1941 fu nominato insegnante di ruolo per meriti eccezionali al Conservatorio di Pesaro; poi fu la volta di Venezia, Bologna, Napoli, Roma. Nel 1943 ebbe la docenza del corso di Musica di Insieme all'Accademia Musicale Chigiana, che conservò fino al 1997.

Fu per molti anni docente di Musica da Camera presso i Corsi di perfezionamento dell'Accademia di Santa Cecilia a Roma e tenne corsi e seminari per le più importanti istituzioni musicali del mondo fra le quali Buenos Aires, Barcellona, Dublino e Tokyo.

La sua intensa attività fu particolarmente dedicata alla riscoperta di opere di Boccherini per pianoforte e violino e per quintetto e sestetto, registrate anche su disco, e alla musica del Novecento, di cui fu uno dei primi estimatori e un grande comunicatore: eseguì, spesso in prima assoluta, lavori di Alfano, Mortari, Frazzi, Martucci, Malipiero, Casella, Ferrari, Respighi, Zafred, Lavagnino, Nordio, Busoni, Veretti, Pizzetti, Petrassi, Peragallo, Berio, Ravinale, e molti altri.

Fra le sue incisioni: le tre Sonate di Brahms per violino e pianoforte (per l'Unicef); i Quintetti di Boccherini, Bloch, Brahms, Schumann, Shostakovich (per la Decca). Fino alla sua morte, avvenuta nel 2004, fu accademico di Santa Cecilia.

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