Ricompense militari romane

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Solido dell'imperatore romano Costantino II: la moneta reca nel recto l'effigie dell'imperatore con la corona d'alloro, mentre nel verso vi è una Vittoria nell'atto di reggere il medesimo serto d'alloro.
Corona muraria utilizzata come Corona di Città per le città italiane.
Esempio di corona navale.
Esempio di torque gallico esposto al Museo Nazionale di Lione.
Esempio di falere esposte nel Museo di Storia Tedesca di Berlino.
L'imperatore Augusto raffigurato con la corona civica.


Nell'antica Roma, i dona militaria erano le ricompense militari assegnate ai soldati od ufficiali valorosi. Tali ricompense si distinguevano in due classi, quella dei dona maiora, premi riservati a particolari atti di eroismo, e quella dei dona minora, premi di minore importanza, destinati a ricompensare l'impegno ed il valore dei soldati.

Dona maioramodifica | modifica sorgente

Nella scala delle ricompense militari romane, le corone rappresentavano i dona maiora ("doni maggiori"), superiori ai dona minora. Le corone potevano essere concesse dai generali ai soldati o, viceversa, tributate dalla truppa stessa al proprio comandante. La forma o il materiale con cui esse erano realizzate richiamavano il particolare merito che si intendeva onorare. La corona dava diritto anche all'accesso ad un premio in denaro e a particolari posizioni d'onore in seno all'organizzazione militare e alla società civile.

Questa la descrizione che ne fa Giuseppe Flavio al termine del lungo assedio di Gerusalemme:

« Tito diede ordine a chi era preposto a farlo, di leggere i nomi di tutti quelli che avevano compiuto particolari gesti di valore durante la guerra. E quando questi si facevano avanti, egli, chiamandoli per nome, li elogiava, si congratulava con loro delle imprese compiute quasi fossero le proprie, li incoronava con corone d'oro, distribuiva poi collane d'oro e piccole lance d'oro e vessilli d'argento. A ciascuno poi concesse di essere promosso al grado superiore. Distribuì anche dal bottino una grande quantità di argento, oro, vesti e altri oggetti. Quando tutti furono ricompensati [...] Tito scese tra grandi acclamazioni e si recò a compiere i classici e rituali sacrifici per la vittoria. Presso gli altari vi era un gran numero di buoi ed egli, dopo averli sacrificati, li distribuì all'esercito affinché banchettasse. Passò poi con i suoi generali a festeggiare per tre giorni. »
(Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, VII, 1.3.13-17.)

Tipi di coronemodifica | modifica sorgente

Corona trionfale

La corona triumphalis era assegnata al generale vittorioso acclamato imperator. Fatta d'alloro intrecciato, nel corso della cerimonia trionfale era rappresentata da una corona d'oro fatta in forma di foglie d'alloro sorretta sul capo del generale trionfante da uno schiavo. Per la sua caratteristica di corona propria del generale imperator, la corona d'alloro era anche in epoca imperiale attributo proprio dell'Imperatore.

Corona ossidionale

La corona obsidionalis era assegnata all'uomo che, con il proprio intervento, avesse salvato un intero esercito dalla distruzione. Era fatta d'erba intrecciata, per questo era detta anche corona graminea, cioè "corona d'erba". Era considerata il massimo simbolo del valore militare.

Corona civica

La corona civica era assegnata all'uomo che, con il proprio intervento, avesse salvato la vita di uno o più cittadini romani (ob cives servatos, "per i cittadini salvati"). Era realizzata in forma di serto di quercia, per questo era detta anche corona querquensis, cioè "corona di quercia". Creava un particolare legame parentale tra il salvatore e il cittadino salvato. A differenza delle altre corone, la corona civica poteva essere attribuita anche al di fuori del contesto militare.

Corona muraria

La corona muralis era assegnata al primo uomo che avesse scavalcato le mura di una città nemica. In oro, aveva forma di cinta muraria merlata e turrita ed è per questo detta anche corona turrita.

Corona castrense

La corona castrensis era assegnata al primo uomo che avesse scavalcato il vallo di un accampamento nemico. In oro, aveva forma di palizzata, con punte acuminate.

Corona navale

La corona navalis era assegnata al primo uomo che avesse arrembato una nave nemica e all'ammiraglio che avesse distrutto una flotta nemica. Si trattava dunque di due premi distinti, ma è incerta l'esistenza di un'unica corona oppure di due corone distinte, nel qual caso una sarebbe stata chiamata semplicemente navalis, mentre l'altra, simbolicamente decorata con dei rostri richiamanti quelli delle navi nemiche, sarebbe stata per questo detta corona rostrata. Entrambe le corone o la corona unica erano comunque realizzate in oro.

Corona ovale

La corona ovalis era assegnata al comandante cui fosse stata tributata un'ovazione, ma non il trionfo, avendo combattuto contro un nemico ritenuto inferiore. Era fatta di mirto intrecciato.

Usi delle corone romane in araldicamodifica | modifica sorgente

Le corone romane hanno avuto largo uso nel campo dell'araldica e in particolare nell'araldica civica italiana. In particolare le corone d'alloro e quercia sono state utilizzate nella composizione degli stemmi delle province e nello stesso emblema della Repubblica Italiana. Le corone murarie compaiono invece negli stemmi dei comuni e delle città e in quelli dell'Esercito Italiano e dell'Aeronautica Militare, mentre la corona navale è utilizzata nello stemma della Marina Militare Italiana.

Dona minoramodifica | modifica sorgente

Inferiori alle corone, nella scala delle ricompense militari, erano i dona minora ("premi minori"). Queste decorazioni erano assegnate ai soldati come ricompensa ai soldati distintisi per prove di coraggio e abilità. La consegna avveniva nel corso di pubbliche cerimonie al termine delle campagne o delle battaglie e spesso all'assegnazione del premio si accompagnavano ricompense in denaro o in bottino. L'assegnazione del donum minor comportava, per il portatore, una condizione di prestigio all'interno del proprio reparto e della comunità militare.

L'uso di questi premi ci viene tramandato ad esempio da Svetonio e Tacito, quest'ultimo riferendosi all'incontro del germano Armino con il fratello, alleato dei Romani:

(LA)
« ut liceret cum fratre conloqui oravit. Erat is in exercitu cognomento Flavus, insignis fide et amisso per vulnus oculo paucis ante annis duce Tiberio. Tum permissu (...) unde ea deformitas oris interrogat fratrem. Illo locum et proelium referente, quodnam praemium recepisset exquirit. Flavus aucta stipendia, torquem et coronam aliaque militaria dona memorat. »
(IT)
« Chiese di poter parlare con il fratello, il quale militava nell'esercito romano con il nome di Flavo, soldato di straordinaria fedeltà e privo di un occhio, perduto, in seguito ad una ferita pochi anni prima, sotto il comando di Tiberio. Concessagli l'autorizzazione al colloquio, (...) chiese al fratello l'origine di quello sfregio sul volto. Quest'ultimo gli riferì il luogo e la battaglia. Arminio chiese ancora quale compenso avesse ricevuto. Flavo rammentò lo stipendio accresciuto, il collare, la corona e le altre ricompense militari»
(Tacito, Annales, II, 9)
(LA)
« Dona militaria, aliquanto facilius phaleras et torques, quicquid auro argentoque constaret, quam vallares ac murales coronas, quae honore praecellerent, dabat; has quam parcissime et sine ambitione ac saepe etiam caligatis tribuit. M. Agrippam in Sicilia post navalem victoriam caeruleo vexillo donavit. »
(IT)
« Distribuiva dona militaria preferibilmente le falere (medaglia) e le torques (collana) che fossero d'oro o d'argento, piuttosto delle corone obsidionali e murali, che erano superiori in onore. Distribuì queste in modo estremamente moderato, senza ambizione e spesso anche a "semplici soldati". Donò a Marco Vipsanio Agrippa di un vessillo azzurro dopo la sua vittoria navale in Sicilia»
(SvetonioAugustus, 25)

Tipi di ricompensemodifica | modifica sorgente

Armillæ

L'armilla (da armus, cioè "braccio") era un bracciale di metallo utilizzato anche quale protezione nelle armature, tipico della cultura greco-romana.

Torques

Il torque (da torquere, cioè "torcere") era un tipo di collare ritorto di metallici tipico della cultura gallo-celtica.

Falere

La falera (da phalera, cioè "orpello") era una vera e propria medaglia in forma di borchia metallica cesellata o sbalzata, apposta quale decorazione sulle armature. Derivava dai tipici medaglioni ornamentali utilizzati quali elementi decorativi nell'abbigliamento femminile o nella bardatura dei cavalli.

Ricompense imperialimodifica | modifica sorgente

Altri particolari tipi di ricompense erano quelli concessi in età imperiale direttamente ed esclusivamente dall'Imperatore a ufficiali o soldati che si fossero particolarmente distinti nel corso delle campagne militari e del cui uso testimonia ad esempio la seguente iscrizione:

(LA)
« Marco Vettio Cai filio Quirina Latroni, flamini divi Augusti, sacerdoti Cererum, anni CXXXVII, equo publico et in quinque decurias adlecto, praefecto cohortis I Alpinorum equitatae, donis donato ab Imperatore Caesare Nerva Traiano Augusto Germanico Dacico bello Dacico hasta pura, corona murali, vexillo argenteo, tribuno militum legionis II Adiutricis Piae Fidelis, praefecto alae Silianae civium Romanorum, torquatae, armillatae, procuratori annonae Ostiae et in Portu, procuratori provinciae Siciliae, procuratori Alpium Cottiarum, procuratori Mauretaniae Caesariensis, Marcus Vettius Euthychides libertus patrono optimo decreto decurionum. »
(IT)
« A Marco Vettio Quirino Latrone, figlio di Caio, flamine del Divo Augusto, sacerdote di Cerere, nell'anno centotrentasettesimo, cavaliere pubblico e scelto in cinque decurie, prefetto della cavalleria della I coorte degli Alpini, che ha ricevuto in dono dall'Imperatore Cesare Nerva Traiano Augusto Germanico Dacico in occasione della guerra dacica l'asta pura, la corona muraria e il vessillo argenteo, tribuno militare della Legione II Soccorritrice Pia Fidele, prefetto dell'Ala di cittadini romani della Siliana, decorato con collari e bracciali, procuratore dell'Annona di Ostia e a Porto, procuratore della provincia di Sicilia, procuratore delle Alpi Cozie, procuratore della Mauretania Cesarense, il liberto Marco Vettio Eutichide al proprio ottimo patrono per decreto dei decurioni»
(Iscrizione sepolcrale AE 1951,52)

Tipi di ricompense imperialimodifica | modifica sorgente

Hasta pura

L'asta pura era una particolare lancia (hasta) d'oro (pura, "[d'oro] puro").

Vexillum

Il vessillo argenteo era una speciale rappresentazione in argento di un vessillo, cioè di un'insegna legionaria. L'argento era un materiale pregiato dal particolare valore simbolico, in quanto con esso erano realizzate le aquile sacre portate in battaglia dalle legioni.

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

Fonti primarie
Fonti secondarie
  • Erik Abranson e Jean-Paul Colbus, La vita dei legionari ai tempi della guerra di Gallia, Milano, 1979.
  • (EN) Peter Connolly, Greece and Rome at War, Londra, Greenhill books, 1998. ISBN 1-85367-303-X.
  • William Smith, "Corona", A Dictionary of Greek and Roman Antiquities, John Murray, 1875.

Voci correlatemodifica | modifica sorgente








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