Rugantino (film)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Rugantino
Titolo originale Rugantino
Paese di produzione Italia
Anno 1973
Durata 110 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere commedia
Regia Michele Massimo Tarantini
Soggetto Pasquale Festa Campanile, Sergio Corbucci Massimo Franciosa, Garinei e Giovannini
Sceneggiatura Enrico Oldoini Pasquale Festa Campanile, Massimo Franciosa, Garinei e Giovannini
Fotografia Gastone Di Giovanni
Montaggio Mario Morra
Musiche Armando Trovajoli
Scenografia Giancarlo Bartolini Salimbeni
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Rugantino è un film del 1973 diretto da Pasquale Festa Campanile. Ambientato nella Roma del 1848, porta sul grande schermo il soggetto dell'omonimo musical di Garinei e Giovannini. Il protagonista è impersonato da Adriano Celentano, che recita in un romanesco contaminato dalla cadenza settentrionale dell'attore.

Tramamodifica | modifica sorgente

Nella Roma papalina del 1848, il venticinquenne Rugantino, spaccone, arrogante e avverso a qualsivoglia lavoro, vive di espedienti aiutato dalla fida Eusebia che egli spaccia per sua sorella. I due insieme ottengono vitto ed alloggio raggirando il Marchese Sacconi, un anziano prelato il quale, deceduto, non dona loro alcun lascito. Entra in scena la bella Rosetta, moglie del violento e gelosissimo Gnecco Er Matriciano, croce e delizia di tutti i giovani romani, compreso Rugantino, il quale con degli amici scommette di sedurla prima della Sera dei Lanternoni. Il giovane, nonostante umilianti peripezie, riesce nell'intento ma finisce con l'innamorarsi della ragazza, tanto da non far menzione dell'impresa ai suoi compagni, per rispetto dell'amata; un contegno che presto viene meno a causa del suo carattere spaccone, ferendo così i sentimenti di lei. Nel frattempo Gnecco, condannato all'esilio per aver ucciso uno spasimante di Rosetta, torna illegalmente a Roma e durante il carnevale viene pugnalato da un criminale sotto gli occhi di Rugantino accompagnato dalla nobile Marta Capitelli. Il protagonista si fa trovare casualmente accanto al cadavere e quindi, per riscattarsi, si autoaccusa dell'omicidio, il cui movente sarebbe l'amore per Rosetta. Imprigionato e condannato a morte, con Rosetta che si dichiara perdutamente innamorata, sale sul patibolo sostenendo la sua colpevolezza, dimostrando così di essere un vero uomo. La vicenda si conclude con il boia Mastro Titta che giustizia un Rugantino pianto,rispettato e ammirato da alcuni,tranne dai principi Capitelli che lo deridono dicendo:"Morì ammazzato per una donna?? Ma si può essere così fregnoni?".

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente

cinema Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema







Creative Commons License