Salvatore Borsellino

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Salvatore Borsellino

Salvatore Borsellino (Palermo, 11 aprile 1942) è un attivista italiano.

Biografiamodifica | modifica sorgente

Fratello minore del magistrato Paolo Borsellino si laurea in ingegneria, professione che svolge fino alla Strage di via d'Amelio avvenuta il 19 luglio 1992, in cui quest'ultimo fu ucciso dalla mafia assieme ai membri della scorta (Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi) si è dedicato attivamente alla sensibilizzazione riguardo al contrasto alla criminalità organizzata, il malgoverno e le collusioni tra politica, poteri occulti e mafia, chiamata trattativa stato mafia[1].

Salvatore Borsellino con l'agenda rossa alla manifestazione in memoria di Peppino Impastato. Cinisi, 9 maggio 2010.

Nel 2009 promuove a Palermo con la redazione del suo sito, in occasione del 17º anniversario della strage di Via D'Amelio e in collaborazione con il Comitato Cittadino Antimafia "19 Luglio 2009", la prima Marcia delle Agende Rosse da cui nascerà il "movimento delle Agende Rosse".

Il movimento delle Agende Rossemodifica | modifica sorgente

Il nome del movimento fa riferimento all'agenda di Paolo Borsellino, sparita dopo la strage di via D'Amelio. In quell'agenda Borsellino scriveva appunti personali, supposizioni e dichiarazioni di collaboratori di giustizia come Gaspare Mutolo. L'agenda sparì dalla borsa di cuoio del magistrato che era sul sedile posteriore dell'auto su cui viaggiava il Giudice Borsellino.
Esisterebbero prove fotografiche e video di un carabiniere, Giovanni Arcangioli, con in mano la borsa. Nei confronti del carabiniere fu istruito un processo per favoreggiamento nei confronti di Cosa Nostra e per la sottrazione dell'agenda, ma non si è arrivati alla fase dibattimentale.
Il capitano avrebbe fornito versioni diverse in diversi interrogatori: in un primo momento disse di aver dato quella borsa all'ex Magistrato Giuseppe Ayala, poi di aver dato la borsa ad un ufficiale di servizio ed infine di averla riportata all'interno della vettura ancora in fiamme, dove fu poi ritrovata la borsa.
I collaboratori e i familiari di Paolo Borsellino confermano che il Magistrato non si separava mai dall'agenda, soprattutto dopo la morte di Giovanni Falcone. La moglie del Magistrato ha confermato che il 19 luglio 1992 nella borsa era stata messa anche l'agenda rossa.

Posizioni politichemodifica | modifica sorgente

Nel dicembre 2012 decide di sostenere il progetto politico di Antonio Ingroia e la sua coalizione Rivoluzione Civile. Il 17 gennaio 2013 annuncia invece la rottura con il Pm palermitano affermando che Ingroia fa politica vecchio stampo.[2] Salvatore Borsellino ha poi però ribadito il suo appoggio a Ingroia[3], con un occhio di riguardo al Movimento 5 Stelle, dichiarando che solo Rivoluzione Civile e Movimento 5 Stelle sono per lui gli unici “voti utili”.[4]

Cittadinanza onorariamodifica | modifica sorgente

Il 13 luglio 2012, il Comune di Napoli, per volere del sindaco Luigi de Magistris, gli conferisce la cittadinanza onoraria della città partenopea[5][6].

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Nino Luca, Salvatore Borsellino: «Via D'Amelio strage di Stato» in Corriere della Sera, 17 luglio 2009. URL consultato il 17-01-2010.
  2. ^ Polisblog - Rivoluzione Civile: Salvatore Borsellino rompe con Ingroia «Fa politica vecchio stampo»
  3. ^ Salvatore Borsellino: 'Ingroia, ancora tanta strada da fare, ma il mio appoggio non mancherà'
  4. ^ Cosa penso davvero di Ingroia e del suo progetto politico - Salvatore Borsellino - Il Fatto Quotidiano
  5. ^ Concita Sannino, Borsellino cittadino onorario in la Repubblica, 12 luglio 2012, p. 4 sezione:Napoli. URL consultato il 13 luglio 2012.
  6. ^ Cittadinanza onoraria a Salvatore Borsellino in Web Tv del Comune di Napoli, 13 luglio 2012.

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

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