San Marco dei Cavoti

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San Marco dei Cavoti
comune
San Marco dei Cavoti – Stemma San Marco dei Cavoti – Bandiera
Piazza del Carmine vista dal belvedere della Grazionella
Piazza del Carmine vista dal belvedere della Grazionella
Dati amministrativi
Stato Italia Italia
Regione Regione-Campania-Stemma.svg Campania
Provincia Provincia di Benevento-Stemma2.png Benevento
Sindaco Francesco Cocca (lista civica Rinnovamento nella continuità) dall'08/06/2009
Territorio
Coordinate 41°18′39″N 14°52′50″E / 41.310833°N 14.880556°E41.310833; 14.880556 (San Marco dei Cavoti)Coordinate: 41°18′39″N 14°52′50″E / 41.310833°N 14.880556°E41.310833; 14.880556 (San Marco dei Cavoti)
Altitudine 695 m s.l.m.
Superficie 48,8 km²
Abitanti 3 576[1] (30-6-2011)
Densità 73,28 ab./km²
Frazioni Aia del Fuoco, Borgognone, Calisi, Capoiazzo, Casaiarocca, Casone Cocca, Catapano, Ciannavera, Coperchiata, Cretazzi, Cuponi, Fontana dell'Olmo, Fontanelle, Fontecanale, Fonte dei Cavi, Fonte di Stelle, Fonte Zuppino, Francisi, Franzese, Iaminardi, Leccata, Maddalena, Montedoro, Montelse, Nevizzica, Padino, Paolella, Perreri, Peschiti, Piana delle Cardarelle, Piana delle Logge, Pilabove, Piloni, Pirosa, Riccetto, Ripa, Rocce, San Severo, Santa Maria la Macchia, Sole Bianco, Stampone, Tamburrino, Toppo della Chiesa, Toppo San Silvestro, Toppo Santa Barbara, Tosti, Turone, Valle di Stefano, Zenna
Comuni confinanti Baselice, Colle Sannita, Foiano di Val Fortore, Molinara, Pago Veiano, Pesco Sannita, Reino, San Giorgio La Molara
Altre informazioni
Cod. postale 82029
Prefisso 0824
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 062064
Cod. catastale H984
Targa BN
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Nome abitanti sammarchesi
Patrono san Marco
Giorno festivo 25 aprile
Localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
San Marco dei Cavoti
Posizione del comune di San Marco dei Cavoti nella provincia di Benevento
Posizione del comune di San Marco dei Cavoti nella provincia di Benevento
Sito istituzionale

San Marco dei Cavoti (IPA: [ˌsanˈmarkoˌdeikaˈvɔti]) è un comune italiano di 3 576 abitanti[1] della provincia di Benevento in Campania.

Il centro, di fondazione provenzale, è noto come paese del torrone, produzione tipica locale. Fa parte della Comunità montana del Fortore.

Geografia fisicamodifica | modifica sorgente

Territoriomodifica | modifica sorgente

Il centro storico di San Marco dei Cavoti è ubicato su un'altura ad un'altezza compresa tra i 690 e i 710 m s.l.m., uno degli ultimi contrafforti orientali dell'Appennino campano prima che degradino, nell'area del fiume Fortore, fino al Tavoliere delle Puglie. La sua posizione consente una vista panoramica che si spinge a sud fino ai monti del gruppo del Partenio, ad ovest fino al Taburno e nord-ovest fino al massiccio del Matese. Il territorio comunale si sviluppa in direzione Nord-Sud per circa 12 km. Presso i suoi confini nordorientali si trova il Monte San Marco (detto anche Telegrafo, 1007 m s.l.m.), uno dei massicci montuosi più alti della porzione orientale della provincia di Benevento. A sud-est di quest'ultimo la Strada statale 369 Appulo Fortorina, che collega San Marco ai paesi dell'area fortorina, attraversa il Passo del Casone Cocca (in territorio di Molinara, 891 m s.l.m.), così denominato da un'antica casa colonica appartenuta a questa distinta famiglia di proprietari terrieri, oggi estinta.

Il centro urbano è lambito dal torrente Tammarecchia con le rocce della cascata Ripa. Il corso d'acqua scorre in direzione Nord-Sud confluendo infine nel fiume Tammaro, che scorre in una vallata in contrada Calisi, al confine con il comune di Pago Veiano.

Climamodifica | modifica sorgente

Il clima è rigido in inverno e abbastanza temperato in estate.

Storiamodifica | modifica sorgente

Gli insediamenti scomparsimodifica | modifica sorgente

I luoghi limitrofi all'attuale centro urbano di San Marco furono abitati già in epoca preromana: il loro fulcro era la città di Cenna, corrispondente all'attuale contrada Zenna, come sostengono molti storici (Filippo Cluverio, Luca Olstenio, Christoph Keller, Barthold Georg Niebuhr e Alfonso Meomartini). Lo storico antico Diodoro Siculo ricordava che Cenna era alleata dei Romani e fu assediata dai Sanniti dopo la battaglia di Lautulae.

Quando Cenna fu distrutta, forse da un terremoto, gli abitanti edificarono più a valle un nuovo paese, San Severo, posto su di un colle nei pressi dell'abitato attuale, oggi detto Toppo di Santa Barbara dal nome della chiesa ancora esistente (situato fra la contrada che, infatti, viene ancora oggi chiamata San Severo, e contrada Calisi). Qui, negli anni ottanta, alcuni ritrovamenti archeologici nei terreni di proprietà dei signori Jelardi provarono in quei luoghi l'esistenza di un cimitero i cui importanti resti, consegnati alla Soprintendenza allora guidata da Werner Joannowsky, vennero catalogati e portati a Benevento.

Dalla fondazione al XIX secolomodifica | modifica sorgente

Porta di Rose, una delle porte del nucleo medievale

Il terremoto del 9 settembre 1349 distrusse l'abitato di San Severo. All'epoca feudatario della zona era Guglielmo Schabran, conte di Ariano ed Apice. Gli abitanti superstiti si spostarono a nord e, a circa 4 km di distanza, edificarono un nuovo paese. Luigi Schabran, figlio di Gugliemo, nel 1352 decise per il ripopolamento concedendo particolari agevolazioni a chi si fosse stabilito nel nuovo centro. Così negli anni immediatamente successivi vi si stanziò una colonia di Provenzali provenienti dalla città di Gap, giunta nell'area al seguito di Carlo I d'Angiò.[2]

Il nucleo originario sorse ai piedi di un'altura dove fu edificata la chiesa di San Marco, in onore del santo vescovo di Eca cui gli Shabran erano particolarmente devoti. Il nuovo centro fu denominato appunto San Marco, cui si aggiunse l'appellativo dei Cavoti, da Gavots, abitanti di Gap. A ricordo dell'arrivo dei Provenzali rimagono anche i toponimi delle contrade Francisi, Franzese e Borgognona.

Feudatari del paese furono gli Shabran (che nel frattempo divennero i Sabariani di Benevento) fino al 1528, quando il viceré del Regno di Napoli conferì il titolo di marchesi di San Marco ai Cavaniglia[3].

La popolazione fu decimata dall'ondata di peste del 1656. A partire dalla metà del XVIII secolo, invece, il paese iniziò ad espandersi fuori dalle mura, in particolare verso la vallata a sud, ed oltre Porta Grande.

Fino al XIX secolo fu assai fervida a San Marco l'attività dei Padri Domenicani (qui detti Padri Cavoti) riuniti attorno al carismatico Padre Ludovico Papa, in due conventi nel centro urbano nonché in uno extraurbano, nei pressi dell'attuale cimitero. Nella prima metà del Settecento si sviluppò il culto di San Diodoro Martire che ebbe una sua confraternita.

All'inizio del XIX secolo i Caracciolo di San Vito ereditarono il feudo, ma lo tennero per pochi anni, fino all'abolizione del feudalesimo. Cedettero poi gran parte dei beni e i diritti di terraggiare e di nomina arcipretale alla famiglia Jelardi (ossia i conti francesi Gaulart - o Gaullart - de Pies, poi latinizzati Galardus, discendenti dai fratelli Giovani, Guglielmo e Rinaldo Gaulart de Pies), rappresentata da Federigo e poi dal nipote cav. Nicola. Altri terreni del circondario passarono in proprietà a nobili o agiate famiglie locali tra cui Zurlo, Jansiti, de' Conno, Baldini e Giampietro, nonché Ricci, Valente e De Leonardis.

Nel 1891 Innocenzo Borrillo fondò nel paese una fabbrica di torrone, prima di una serie che lo ha reso una produzione tradizionale del luogo.

Dall'inizio del XX secolo ad oggimodifica | modifica sorgente

Notevole fu lo sviluppo di San Marco del Cavoti durante gli anni Venti e Trenta del Novecento quando, grazie alla presenza del sammarchese Arturo Jelardi ai vertici provinciali del Partito Nazionale Fascista, il paese divenne sede di Pretura, e vi furono anche altre opere di ammodernamento dell'abitato.

Il paese subì invece un duro colpo con il terremoto che nel 1962 colpì l'Appennino campano. I danni al centro storico furono ingenti, in particolare alla Chiesa Madre di San Marco che, pochi anni dopo, fu abbattuta e ricostruita. Questo, insieme alla significativa emigrazione, causò l'abbandono di gran parte dell'abitato medievale mentre si svilupparono nuovi quartieri attorno ad esso.

Nel ventennio successivo, a San Marco si insediò un distretto industriale tessile. Per qualche tempo si ebbero inoltre delle estrazioni petrolifere, con la presenza di un impianto estrattivo dell'Agip, poi esaurito e smantellato.

A partire dal 1995, importanti opere pubbliche vennero promosse dall'amministrazione del sindaco Francesco Cocca. Fra i principali interventi furono il restauro del centro storico e la fondazione del Museo degli orologi da torre (1997), nonché la valorizzazione turistica con l'istituzione della Festa del Torrone, nel 2001. I fondi e contributi dell'Unione Europea furono efficacemente utilizzati, tanto che il comune fu indicato come "modello di buona pratica amministrativa" dalla Regione Campania e dal Ministero dell'Economia e delle Finanze. Anche l'ONU, nella XIII Assemblea generale delle Regioni (ARE), ha mostrato interesse a diffondere in altri paesi l'approccio innovativo dell'amministrazione municipale sannita per l'accesso ai finanziamenti pubblici.

Nel terzo millennio la crisi dell'industria tessile ha determinato la chiusura di varie fabbriche, mentre si è notevolmente incrementata l'attività di sfruttamento dell'energia eolica.

Monumenti e luoghi di interessemodifica | modifica sorgente

Architetture religiosemodifica | modifica sorgente

Facciata della Chiesa del Carmine
  • Chiesa di Maria SS. del Carmine (XIV secolo), situata nella piazza omonima. Ha subito vari rimaneggiamenti nei secoli successivi; in particolare conserva degli affreschi del XVIII secolo.
Scorcio della nuova chiesa di San Marco Evangelista con la Torre dei Provenzali
  • Chiesa di San Marco Evangelista (1975), sulla sommità del centro medievale. La chiesa originaria risaliva alla fondazione del paese, ed era dedicata a San Marco di Eca; solo successivamente il culto si spostò su San Marco evangelista. L'edificio, dall'armoniosa architettura, venne restaurato dal sindaco Federico Jelardi nella seconda metà del XIX secolo. Il campanile originario, invece, era stato abbattuto all'inizio dello stesso secolo, e rimpiazzato con la vicina Torre dei Provenzali. L'edificio fu gravemente danneggiato dal terremoto del 1962 e si decise per la ricostruzione da zero. La nuova chiesa fu poi ristrutturata in forme più armoniche nei primi anni duemila dal parroco Mons. Michele Marinella. L'edificio conserva al suo interno pregevoli opere di arte antica, tra cui un notevole crocifisso, due grandi tele sacre (XVII secolo), i putti del fonte battesimale ricomposto e alcune statue, tra cui un'Addolorata e San Diodoro Martire. Nel tempio sono altresì collocate le antiche sculture che, prima della ricostruzione, ornavano gli altari gentilizi laterali della vecchia chiesa, non più ricostruiti. Tra esse quelle di Santa Teresa (della famiglia Zuppa, restituita al culto dagli eredi, figli del dott. Armando) e di Sant'Antonio (della famiglia Cocca, restituita al culto dalla signora Anna Zurlo Mogavero), mentre quella di Sant'Alfonso Maria de Liguori della famiglia Jelardi è attualmente nella cappellina privata presso il palazzo omonimo. All'interno del tempio si trovano anche due mosaici artistici, raffiguranti rispettivamente l'ultima cena (anni 1970) e la Madonna del Carmine con Padre Pio (2010, donato alla chiesa da Armando Petronzo).
  • Chiesa di San Rocco, costruita nel largo omonimo, immediatamente fuori dalla Porta di Rose, dai pochi superstiti della peste del 1656. La chiesa è stata restaurata e riaperta al culto nel 1994.
  • Chiesa del cimitero (1932 circa), in stile eclettico, progettata dall'architetto Gennaro De Rienzo.
  • Chiesa rurale di Santa Barbara (XVI secolo), situata sull'omonimo toppo (collina). La struttura, rimaneggiata nei secoli successivi, è stata restaurata e riaperta al culto negli anni 2000.

Architetture civilimodifica | modifica sorgente

Torre dei Provenzali
  • Torre Provenzale (XIV secolo), antico carcere poi adibito a campanile della chiesa di San Marco.
  • Borgo medievale di Piazzetta Vicidomini con Palazzo Ricci (XIV secolo e successivi).
Scorcio dell'ex Palazzo Marchesale
  • Palazzo Zurlo, già palazzo Marchesale dei Cavaniglia (XVI secolo) in Via e Largo Vicidomini.
  • Largo del Casale, con resti di edifici in pietra e portali di antiche botteghe (XVI secolo e successivi).
  • Palazzo Cocca (XVI secolo e successivi), in Via Rovagnera, oggi sede del Museo degli orologi da torre.
  • Palazzo Costantini, in Piazza del Carmine.
  • Palazzo Jelardi (1850), in Piazza Risorgimento. Fu progettato in stile neoclassico dall'architetto gesuita Giovan Battista Iazeolla, su committenza del cavalier Nicola Jelardi, ed è tuttora abitato dai discendenti della famiglia. All'interno sono conservati affreschi di Francesco Capuano, e lavorazioni in pietra locale degli artisti scalpellini della famiglia Battaglini. L'edificio è vincolato dalla Soprintendenza per i beni archeologici di Salerno, Avellino, Benevento e Caserta.
  • Palazzo Zurlo, in Via Roma. Già proprietà Jansiti, tra il XVIII e XIX secolo divenne dimora della nobile famiglia Zurlo di Baranello, che già abitava il palazzo marchesale in Via Vicidomini. Il palazzo, tuttora di proprietà di tale famiglia, è stato restaurato nel 2012.
  • Antica fabbrica di torroni Borrillo, in Via Roma, con arredamenti originali della fine del XIX secolo.
  • Antica farmacia Assini con arredamenti d'epoca della ex farmacia de' Conno (proprietà privata).
  • Palazzo Colarusso in Piazza Risorgimento (XX secolo), edificato dall'imprenditore locale Eduardo Colarusso. Dopo un restauro negli anni 2000, è ora adibito a funzioni culturali ed è sede della Fondazione Iacocca.
  • Mulino Jelardi in contrada Calise (XVII secolo), lungo il percorso del Regio Tratturo.
  • Casino Jelardi (XIX secolo), in contrada Zenna. Residenza di campagna della famiglia, include la cappella gentilizia di Sant'Alfonso.
  • Casino Zurlo (XIX secolo), in contrada Montelse.

Architetture militarimodifica | modifica sorgente

  • Porta Grande (XIV secolo con rimaneggiamenti successivi) è una porta del borgo medievale che porta da via Roma alla chiesa Madre. Nel tempo è divenuta parte integrante dell'adiacente palazzo de' Conno-Jansiti, oggi proprietà comunale. Sono superstiti altre due porte: Porta di Rose a sud, e Porta Palazzo che, passando sotto il Palazzo Marchesale, conduce in Largo Vicidomini. La quarta porta del paese, Porta Nuova, è invece scomparsa.
  • Resti di antico torrione (XIV secolo) nei pressi di Piazza Mercato.
  • Casone Jelardi (attorno al XVI secolo), edificio fortificato in contrada Calise, a sud del paese. Realizzato dai Cavaniglia, oggi è proprietà dei Lembo Jansiti e Ialeggio. Era munito di un passaggio segreto sotterraneo (oggi in gran parte crollato) che collegava San Marco al vicino comune di Pago Veiano passando al di sotto del greto del fiume Tammaro ed era utilizzato come via di fuga in caso di invasione.

Altromodifica | modifica sorgente

  • Piazza Risorgimento: è una piazza a pianta quadrata sorta nel XVIII secolo al termine di Via Roma, e pavimentata in pietra calcarea locale. Vi si trovano i palazzi Jelardi e Colarusso; al suo centro è una fontana con vasca in piperno, ornata da quattro delfini in ghisa. La fontana, assieme all'acquedotto, venne realizzata nel 1909 dall'ingegner Giovanni Paolucci.
  • Belvedere della Grazionella (oggi Belvedere Mons. Michele Marinella): lo spiazzo davanti alla Chiesa di San Marco presenta un'ampia visuale verso sud, in particolare sul paese medievale dominato dalla Chiesa del Carmine, e sulle campagne e montagne circostanti.
  • Parco della Rimembranza, dedicato ai caduti di guerra. Ogni albero è intitolato ad una vittima della prima guerra mondiale. Al centro si trova il monumento ai caduti, opera dello scultore Amedeo Garufi.
  • Statua della Gloria (XX secolo) in Piazza Mercato, in bronzo. Inizialmente monumento ai caduti, è oggi dedicata agli Emigranti.
  • Monumento in pietra a Giulio Cesare Baricelli (1989) dello scultore Giulio Calandro, lungo via Porta Nuova.
  • Monumento a Papa Giovanni XXIII nella via omonima, opera di Giulio Calandro.
  • Tratturo Pescasseroli-Candela: una delle principali direttrici della transumanza nell'Italia meridionale, attraversa il territorio di San Marco dei Cavoti in contrada Calisi.

Aree naturalimodifica | modifica sorgente

La chiesa rurale di Santa Barbara, in cima all'omonima collina

Il territorio comunale include alcuni boschi: quelli di maggiore estensione sono quelli di Zenna, nella contrada omonima, e quello del Toppo (ossia "altura" in dialetto locale) Santa Barbara, in contrada Calisi. La flora arborea predominante è costituita da lecci e querce. Nella zona di Monte San Marco, invece, il popolamento boschivo è stato effettuato dalla forestale con abeti e pini.

Societàmodifica | modifica sorgente

Evoluzione demograficamodifica | modifica sorgente

Abitanti censiti[4]

Degno di nota è uno studio statistico condotto da Andrea Jelardi sulla popolazione sammarchese dal 1905 al 2011, che ha evidenziato come il paese presenti valori di longevità assai più alti rispetto alla provincia di Benevento, alla regione Campania e all'intera Italia, con età media sia maschile che femminile superiore di 1 - 2 puntipunti nel senso di anni?.

Il numero degli over 90 e over 95 è tuttora particolarmente elevato, così come quello degli over 80, ed inoltre, tra tutti i paesi del circondario con popolazione analoga o anche superiore, San Marco dei Cavoti è l'unico che negli ultimi due decenni ha avuto un considerevole numero di abitanti che hanno raggiunto o superato la soglia dei 100 anni di vita, con circa 30 ultracentenari o quasi centenari nel ventennio 1992-2012.

Su una popolazione di circa 3500 abitanti, negli ultimi anni la media degli ultracentenari in vita è rimasta stabile tra i 5 e i 6 all'anno, rivelandosi quindi di livelli superiori anche della Sardegna, regione tradizionalmente longeva dove il numero degli ultracentenari è di 20 su 10 000 abitanti contro 1 su 10 000 nel resto del mondo.

Tradizioni e folcloremodifica | modifica sorgente

Un bassorilievo inserito nella facciata di Palazzo Costantini, in Piazza del Carmine.

Paese ricco di tradizioni gelosamente custodite, San Marco e i suoi abitanti alla fine degli anni ottanta furono oggetto di studi antropologici e sociali da parte di alcuni studiosi che indagarono sulle locali usanze familiari e diedero poi alle stampe il lavoro Rituale, parentela e identità in un paese del Sannio (S. Marco dei Cavoti) a cura di Berardino Palumbo (edizioni Franco Angeli, 1991).

Istituzioni, enti e associazionimodifica | modifica sorgente

Le attività culturali e turistiche nel paese sono svolte dalla Pro Loco e da varie associazioni, tra cui Il Mosaico e l'Associazione Ettore Cosomati, fondata nel 1995, dedicata alla memoria del pittore locale. Quest'ultima, pur avendo cessato le attività pratiche dal 2000, svolge sporadiche iniziative editoriali; dal 2011 ne è membro, inoltre, un nipote dell'artista, erede di circa 100 opere, grazie al quale è stato programmato l'allestimento di una mostra semipermanente.

Tra le altre istituzioni culturali e sociali si ricordano lo storico Circolo Giulio Cesare Baricelli e il Circolo Raffaele Delcogliano, oggi non più esistenti, il Circolo San Marco di antica fondazione e tuttora attivo e l'Associazione Anziani, anch'essa in piena attività, dapprima sotto la presidenza di Angelantonio Mercuro e poi di Carmelina Del Re Ricci.

La Fondazione Lee Iacocca, voluta dall'industriale americano di origini sammarchesi da cui prende il nome, è stata istituita dal comune, dalla provincia e dall'Università degli Studi del Sannio, con l'intento di promuovere la mentalità imprenditoriale sul luogo. Sotto la sua spinta è stata fondata a San Marco la Scuola di Alta Formazione Manageriale.[5]

L'Associazione Origini Identità e Genti San Marco dei Cavoti (AOGIS) si occupa della conservazione delle memorie storiche del paese, legate soprattutto alle illustri personalità e agli emigrati. È stata fondata nel dicembre 2010 per iniziativa del giornalista e scrittore Andrea Jelardi, e inaugurata presso il palazzo Colarusso da Alberto Meomartini, Luigi Abete, Giancarlo Abete, Alfonso Ruffo nonché da due personalità di origini sammarchesi: l'imprenditore Claudio Cocca e il vicesindaco di Reggio nell'Emilia Mena De Sciscio.

L'associazione religiosa di più antica memoria è la Confraternita Maria SS. Del Carmine, che cura la realizzazione della Festa dei Carri ed è guidata da un priore, per tradizione appartenente alla famiglia Zurlo.

Degna di menzione nell'ambito del volontariato è poi la Fraternita di Misericordia che, fondata nel 1994, ha avuto il merito di istituire il primo servizio di ambulanza per il comune e il circondario che ne era fino ad allora sprovvisto. Alla stessa associazione si deve anche il restauro della Chiesa di San Rocco. L'Associazione ha avuto come presidente e cofondatore il giovane sammarchese Cherubino Costanzo, nato nel 1964 e prematuramente scomparso nel 2011.

Culturamodifica | modifica sorgente

Bibliotechemodifica | modifica sorgente

  • Biblioteca comunale.

Istruzionemodifica | modifica sorgente

San Marco dei Cavoti è sede del Liceo Classico Rosario Livatino e di un Istituto Tecnico, delle scuole elementari Giulio Cesare Baricelli e medie Luigi Shabran, e dell'asilo privato Santa Maria Goretti.

Palazzo Colarusso è sede dal 2009 di una Scuola di Alta Formazione Manageriale, legata alla Fondazione Lee Iacocca dell'ex presidente Chrysler di origini sammarchesi, e intesa come filiale italiana dello Iacocca Institute che ha sede negli USA. A Palazzo Colarusso in particolare si tengono i corsi per manager TV.[6]

Museimodifica | modifica sorgente

Uno degli orologi esposti nel Museo degli orologi da torre

Sono in allestimento altri due musei:

  • Museo della pubblicità e del packaging, nel Palazzo Jelardi. Raccoglierà circa 300 esemplari di antichi e moderni oggetti pubblicitari, donati da Andrea Jelardi; sarà affiancato da un archivio, una biblioteca ed un'emeroteca.
  • Museo della macchina fotografica: raccoglierà la prestigiosa collezione del fotografo sammarchese Angelo Costantino (1957-2009).

Cucinamodifica | modifica sorgente

Un torrone da record realizzato durante la Festa del Torrone 2007

Il torrone è di gran lunga il più noto ed importante dei prodotti tipici di San Marco. La prima fabbrica di torroni fu aperta nel 1891 dal cavalier Innocenzo Borrillo; nel suo laboratorio fu concepita una svariata gamma di torroni, ma anche altri dolci, bibite gassate.

Fra questi, il prodotto di punta sono tuttora i Baci, anche noti come Croccantino di San Marco dei Cavoti, ovvero barre di croccante composte da mandorle, nocciole e zucchero, originariamente ricoperte di naspro. Il nome, in particolare, nacque molto prima dei più famosi Baci Perugina, commercializzati solo a partire dal 1922. Il successo dei Borrillo spinse, nel 1926, anche un altro concittadino, Giuseppe Serio, a cimentarsi nella produzione di torroni: la sua ditta per prima iniziò a ricoprire i croccanti di cioccolato anziché naspro, e crearono così la versione attualmente più venduta dei Baci.

Dopo il 1971, con la scomparsa del cav. Borrillo, due suoi nipoti, Anna Maria e Michele, diedero vita ad altri laboratori oltre quello originario, gestito dal nipote omonimo Innocenzo junior. A questi se ne sono poi affiancati altri di più recente fondazione, ad opera di cittadini sammarchesi tra cui Giuseppe Palumbo con il marchio Torrone San Marco, Alfonso Fiorelli con La Provenzale e, più recentemente, Antonio Autore con il marchio Autore. Attualmente operano in paese circa dieci piccole fabbriche che producono anche pasticceria e cioccolatini.

La promozione del prodotto è, dal 2001, affidata alla "Festa del Torrone e del Croccantino", che si svolge tutti i week end di dicembre dall'8 al 24, e registra in ogni edizione un considerevole numero di visitatori.

Eventimodifica | modifica sorgente

Un carro di grano esposto al Raduno Internazionale delle Mongolfiere di Fragneto Monforte
  • Festa del patrono, San Marco evangelista (25 aprile), con una processione dei santi per le vie del paese.
  • Festa di Santa Barbara (1º maggio e 4 dicembre), con processione della statua dal paese alla chiesa dedicata alla santa in Contrada Calisi (1 maggio) e viceversa (4 dicembre)
  • Festa di Sant'Alfonso Maria de' Liguori (1º agosto), presso la cappella gentilizia del Casino Jelardi, in Contrada Zenna
  • Festa dei Carri e Maria SS. del Carmine (seconda domenica di agosto), con processione della statua per le vie del paese e sfilata di artistici carri di grano realizzati nelle varie contrade per devozione dei contadini.
  • Festa dell'emigrante (15 agosto), con degustazione gratuita di prodotti tipici.
  • Festa di San Diodoro Martire (seconda domenica di settembre), con processione per le vie del paese. Nel pomeriggio, da oltre 30 anni, viene poi tenuta la Passiata di San Diodoro, gara podistica su un percorso di circa 15 km.
  • Festa della Madonna del Rosario (primo sabato di ottobre), con realizzazione di fuochi e falò serali nei vari rioni del paese.
  • Festa del Torrone (8-24 dicembre circa), con stand gastronomici per le vie e piazze del paese, manifestazioni varie e spettacoli, realizzazione del Torrone più lungo del mondo.
  • ETHNOI - culture, linguaggi, minoranze, fino al 2009 chiamato Festival delle minoranze culturali ed etnolinguistiche. Istituito nel 2006, viene tenuto a cadenza annuale ed è promosso dal Ceic - Istituto di studi storici e antropologici.

Inoltre, nel 1995 San Marco dei Cavoti ospitò il Premio Musicale Luigi Meomartini, nel 2000 una mostra dell'ultimo futurista vivente Guglielmo Roehrssen conte di Cammarata (Napoli, 1913-2008), mentre nel 2011, vi si è svolta la prima edizione del Premio Letterario Nero su Bianco dedicato alla memoria di Mino De Blasio

Persone legate a San Marco dei Cavotimodifica | modifica sorgente

Geografia antropicamodifica | modifica sorgente

Urbanisticamodifica | modifica sorgente

Porta Grande vista da Via Roma.

Il nucleo originario del paese è costituito dal Borgo Vicidomini (incentrato sull'omonimo largo, che fungeva da corte del palazzo marchesale) e dalla piazza del Carmine, sovrastate dall'altura dove sorse, e si trova tuttora, la Chiesa Madre, affiancata dalla Torre dei Provenzali, che originariamente ebbe la funzione di carcere. L'abitato era cinto da mura turrite cui si accedeva da quattro porte, delle quali oggi restano tre: Porta Palazzo, Porta Grande e Porta di Rose.

Un'espansione urbana al di fuori delle mura si ebbe solo dalla metà del XVIII secolo, e riguardò quella che attualmente è la parte bassa del paese (Via Crocella-Fontecavalli), ma soprattutto si diresse verso est, al di là di Porta Grande, dove furono urbanizzati Via Paradiso (oggi Via Roma) e Largo della Croce in fondo a questa (poi Piazza Risorgimento); da qui poi vi fu un ingrandimento del centro abitato verso nord lungo Via del Convento (poi Corso Garibaldi), e verso sud lungo Via del Sole (poi Via Mazzini). Piazza Risorgimento e l'asse di Via Roma che conduce nel nucleo medievale sono ancora oggi considerati il centro del paese.

Tra le opere ubanistiche novecentesche meritano una mezione particolare quelle attuate, negli anni del fascismo, dal podestà Michele Zurlo: sotto la sua amministrazione San Marco fu datata di un nuovo cimitero, dell'attuale edificio scolastico e di un ponte sul torrente Tammarecchia per il collegamento extraurbano.

L'espansione urbana perdurò fino agli anni Sessanta. Dopo il sisma del 1962 la popolazione abbandonò il centro storico semidistrutto per concentrarsi nella parte alta del paese, dove si ebbe la costruzione di nuovi alloggi per lo più popolari. Il nucleo antico è stato restaurato e ripopolato solo con l'amministrazione Cocca dal 1995.

Economiamodifica | modifica sorgente

Agricolturamodifica | modifica sorgente

Per secoli l'agricoltura e l'allevamento sono stati la principale attività di San Marco dei Cavoti. Nell'anno 2000 la superficie agricola utilizzata era di 3 505,34 ettari[7]. Tra le coltivazioni principali sono grano, orzo, mais, vitigni e uliveti. La differenza di altitudine nel territorio comunale, ovviamente, comporta una sostanziale diversità di utilizzo dei terreni. Tra essi i più fertili e di migliore qualità sono quelli della contrada Calisi che è a un livello altimetrico più basso e, vicina al fiume Tammaro e al torrente Tammarecchia: infatti è anche attraversata dal Tratturo Pescasseroli-Candela.

L'allevamento riguarda tradizionalmente bovini e ovini; dal 1913 circa si è sviluppato anche l'allevamento del cavallo avelignese, una razza equina proveniente da Avelengo, in provincia di Bolzano, che venne qui introdotta dal veterinario Giuseppe Zurlo. Negli anni l'allevamento locale ha ottenuto il privilegio di apposito Nucleo di selezione.

Produzione di energiamodifica | modifica sorgente

Nel corso degli anni ottanta, un decisivo impulso all'economia del comune venne dal settore petrolifero: diverse trivellazioni furono effettuate allo scopo di ricercare idrocarburi. Furono scavati tre pozzi: il "Benevento 002" tra Via Fontecanale e la contrada Padulo Piano, con una profondità di 3939 m; il "Benevento 003" lungo la Via di Colle, con una profondità di 3723 m; il "Molinara Nord" (situato nel territorio di San Marco, a dispetto del nome del comune limitrofo) lungo Via della Montagna, con una profondità di 5400 m. I primi due furono realizzati dall’Agip, l’ultimo dalla Fina.

L'attività estrattiva cessò in concomitanza con l'inizio del XXI secolo per l'esaurimento dei giacimenti. Alcune inchieste giornalistiche sollevarono dubbi sulle modalità di dismissione, in particolare ipotizzando che i pozzi ormai vuoti fossero stati utilizzati come terminale per lo smaltimento illegale di rifiuti tossici e nocivi.

Sempre nel settore energetico è di particolare rilevanza l'installazione, negli ultimi anni, di un grande parco eolico ubicato a nord del paese, in zona montuosa.

Artigianato ed industriamodifica | modifica sorgente

Degna di nota era l'attività molitoria, di antichissima tradizione ed oggi dismessa. Due mulini ad acqua si trovavano nei pressi del centro abitato, lungo il Tammarecchia, e uno in contrada Calisi, lungo il Tammaro. Originariamente erano tutti di proprietà della famiglia dei feudatari Cavaniglia, e vennero poi ceduti con il diritto di terraggiare alla famiglia Jelardi nel XIX secolo. L'ultimo di essi, oggi diruto, restò in attività fino ad una distruttiva alluvione, nel 1949.

Nel settore dell'artigianato e della piccola industria si distinsero, a partire dalla fine dell'Ottocento, alcune importanti attività, favorite specialmente dalla distanza tra il paese e il capoluogo e dalla difficoltà nei collegamenti, che indussero la popolazione locale a rendersi in certo qual modo autosufficiente. Tra tali iniziative imprenditoriali si ricordano una tintoria per lane e tessuti fondata da Giuseppe Cocca, un molino e pastificio fondato e gestito nei primi anni del Novecento dal nipote omonimo di professione notaio, un lanificio della famiglia Ricci, un oleificio della famiglia Costantini e l'Antica Apicoltura Ielardi, fondata nel 1925 da Nicola Ielardi e tuttora attiva nella produzione di miele di varie qualità. Ma soprattutto, fu importante per l'economia locale la fondazione, nel 1891, della prima fabbrica di torrone della famiglia Borrillo, seguita poi da molte altre. A tutt'oggi, industria dolciaria è quella trainante del settore secondario nel paese.

Inoltre, a partire dagli anni settanta anche il settore tessile conobbe un fiorente sviluppo, avviato da Giovannino Rito, maresciallo dei Carabinieri a riposo che, a metà del decennio, fondò la Irene Confezioni, specializzata nella produzione e nel confezionamento per conto terzi. Ad opera di altri imprenditori (De Lucia, Rito, Cocca, Tremonte, Beatrice, Zeno etc.) rapidamente sorsero numerose altre industrie, tutte specializzate in lavori su commissione dei grandi marchi della moda italiana. Nacque così distretto industriale tessile di San Marco dei Cavoti, che dopo circa circa 25 anni di grande splendore è stato drasticamente ridimensionato, a seguito degli spostamenti delle commesse all'estero.

Terziariomodifica | modifica sorgente

Grazie soprattutto all'istituzione della Festa del Torrone, il paese negli anni 2000 ha conosciuto un consistente incremento dell'afflusso turistico, che ha favorito in particolare lo sviluppo di attività alberghiere, agrituristiche e di ristorazione in genere.

Infrastrutture e trasportimodifica | modifica sorgente

Il paese è attraversato dalla ex Strada statale 369 Appulo Fortorina (ora strada provinciale 51), che attraversa il territorio del Fortore innestandosi da un lato sulla Strada statale 212 della Val Fortore conducendo così a Benevento; dall'altro sfociando invece sulla Strada statale 17 dell'Appennino Abruzzese e Appulo Sannitica, che conduce a Lucera e Foggia.

Amministrazionemodifica | modifica sorgente

Di seguito è la lista dei primi cittadini di San Marco dei Cavoti dal 1812 in poi.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1812 ... Domenico Jansiti Sindaco
... ... Giovanbattista La Vigna Sindaco
... ... Pasquale Baldini Sindaco
... ... Nicola Ricci Sindaco
... ... Francesco Borrillo Sindaco
... ... Michele Zurlo (senior) Sindaco
... ... Antonio Cocca Sindaco
... ... Diodoro Valente Sindaco
... ... Vincenzo Giampietro Sindaco
4 agosto 1860 ... Giuseppe Costantini Sindaco su nomina del re Francesco II di Borbone
  • Nel Regno d’Italia, dal 1860:
Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
... ... Giuseppe Costantini Sindaco confermato in carica dal luogotenente Cialdini a nome del re Vittorio Emanuele II, il 13 settembre 1861
... ... Diodoro Valente Sindaco
... ... Michelantonio Valente Sindaco
... ... Vincenzo Jansiti Sindaco
... ... Cavalier Federico Jelardi Sindaco
... ... Ferdinando Baldini Sindaco
... ... Biagio Ricci Sindaco
... ... Vincenzo Costantini Sindaco
... ... Giovanni Lombardi Commissario prefettizio
... ... Biagio Ricci Sindaco
... ... Simone Cadelo Commissario prefettizio
... ... Giovandonato Zurlo Sindaco
... ... Biagio Ricci Sindaco
... ... Nicola Cocca Sindaco
1922 ... Pellegrino Testa Commissario prefettizio Inizio del ventennio fascista
... ... Cosimo Masiello Commissario prefettizio
... ... Alfonso Assini Podestà
... ... Pasquale Andreani Commissario prefettizio
... ... Giuseppe Jelardi Podestà
... ... Michele Zurlo (junior) Podestà
... ... Mario Jelardi Commissario prefettizio
... ... Giovanni Ambrosiano Commissario prefettizio
... ... Alfredo Inglese Commissario prefettizio
... ... Mario Liquori Commissario prefettizio
... ... Luigi Radassao Commissario prefettizio
Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
... ... Pio Zurlo Sindaco
... ... Michele Zurlo (junior) Sindaco
... ... Antonio Valente Sindaco
... ... Camillo Maio Sindaco
... ... Vincenzo De Leonardis Sindaco
... ... Diodoro Cocca Sindaco
3 giugno 1985 16 giugno 1990 Matteo Cavoto DC Sindaco
20 giugno 1990 24 aprile 1995 Matteo Cavoto DC Sindaco
24 aprile 1995 14 giugno 1999 Francesco Cocca Partito Popolare Italiano Sindaco
14 giugno 1999 14 giugno 2004 Francesco Cocca Partito Popolare Italiano Sindaco
14 giugno 2004 14 giugno 2009 Angela Tremonte Lista Civica di Centro Sinistra Sindaco
14 giugno 2009 in carica Francesco Cocca Lista Civica Sindaco

Altre informazioni amministrativemodifica | modifica sorgente

Il paese fa parte della Comunità Montana del Fortore.

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ a b ISTAT - Bilancio demografico mensile al 30-6-2011.
  2. ^ Comune di San Marco dei Cavoti - Cenni storici. URL consultato il 01-10-2013.
  3. ^ a Napoli il toponimo di Calata San Marco si riferisce appunto a loro che vi ebbero un palazzo
  4. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  5. ^ Fondazione Lee Iacocca. URL consultato il 02-10-2013.
  6. ^ Una scuola per manager di cinema e tv (Realtà Sannita). URL consultato il 1º ottobre 2013.
  7. ^ Camera di Commercio di Benevento, dati e cifre, maggio 2007

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • Alfonso Meomartini, I comuni della provincia di Benevento, De Martini, Benevento 1907
  • Angelo Fuschetto, Fortore sconosciuto, Ed. Abbazia di Casamari (Fr) 1977;
  • Angelo Fuschetto, Fortore di ieri e di oggi, 1981;
  • Angelo Fuschetto, San Marco dei Cavoti: dall'antica San Severo beneventana alla scomparsa del feudo, 1984;
  • Angelo Fuschetto, Giulio Cesare Baricelli, medico e filosofo, nel panorama della cultura napoletana del Seicento: un figlio dell'età barocca, 1988;
  • Angelo Fuschetto, La Battaglia su Monte San Marco fra anglo-canadesi e tedeschi: 3-4 ottobre 1943, 1991;
  • Angelo Fuschetto, Comunità fortorine tra passato e futuro, 1997;
  • Angelo Fuschetto, Una testimonianza di vita pubblica nel primo Novecento, 2000;
  • Angelo Fuschetto, La notte dei lunghi coltelli nel fascismo sannita: riflessi sammarchesi, 2001;
  • Angelo Fuschetto, Dimitri Fuschetto La rivolta contadina del 1912 a San Marco dei Cavoti, 2002;
  • Angelo Fuschetto, La chiesa madre di San Marco Evangelista: dalle origini ai giorni nostri, 2003;
  • Angelo Fuschetto, Dalle Alpi Alte ai Colli sammarchesi, antichi legami e ritrovate amicizie, dalla Provenza al Mezzogiorno, Ed. Auxiliatrix, Benevento 2006;
  • Andrea Jelardi, Giuseppe Moscati e la scuola medica sannita del '900, Realtà Sannita, Benevento 2004
  • Andrea Jelardi, Roberta Meomartini, D. De Sciscio, L.Mercuro, San Marco dei Cavoti, storia, arte, cultura, itinerari turistici, Ed. Realtà Sannita, Benevento 2006
  • Andrea Jelardi, Sanniti nel ventennio, Ed. Realtà Sannita, Benevento 2007
  • Angelo Fuschetto, I 1000 passi di una comunità-Memoria Muta di San Marco dei Cavoti, Ed. Auxiliatrix, Benevento 2010
  • Andrea Jelardi, Saluti da Benevento - Storia illustrata della città e della sua provincia, Realtà Sannita, Benevento 2010.
  • Andrea Jelardi, Dizionario Biografico dei Sammarchesi, Realtà Sannita, Benevento 2010
  • Lucia Gangale, San Marco dei Cavoti e dintorni nell'unità d'Italia, Aesse Stampa, Benevento, 2010
  • Andrea Jelardi - Marco Borrillo, Innocenzo Borrillo e i maestri del Torrone, Realtà Sannita, Benevento 2013

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

Altri progettimodifica | modifica sorgente

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente








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